ASSASSINI E STUPRI PER "BOLOGNA SICURA"

Cyber Joker (cyber.joker@ecn.org)
Sun, 3 Nov 1996 15:25:42 +0100


ASSASSINI E STUPRI PER "BOLOGNA SICURA"

In tempi di progetti istituzionali sulla sicurezza cittadina, non deve
sfuggire il ruolo protagonista delle forze "dell=92ordine" nel garantire uno
stato di permanente tensione criminale a Bologna. E=92 nella storia di=
questa
citta=92 il subire le violenze, gli omicidi e le stragi realizzate da agenti
dei servizi (dalle bombe nei treni e alla stazione) o della questura e delle
caserme come i poliziotti assassini della banda della uno bianca, solo
parzialmente "sgominata".
Ancora episodi gravissimi in questi giorni dimostrano quanto, oggi come in
passato, il marcio parta dalla cima e come siano i vertici a tollerare,
coprire, e proteggere i peggiori assassini di questa citta=92. Ne=92 e=92
realistico pensare che gli amministratori pidiessini possano essere stati o
essere a tutt=92oggi all=92oscuro di quel che avviene nelle questure=
bolognesi.
La piu=92 credibile delle ipotesi puo=92 portare a supporre che questi=
signori
abbiano anteposto una ipocrita e vile ragion di stato alla denucia di quanto
e=92 accaduto e accade nei corridoi di piazza Galileo o del Pratello e nelle
celle della Dozza, ma anche nelle strade e negli angoli oscuri della citta=
=92.
Ma il loro quieto vivere e=92 sempre piu=92 una minaccia alla vera sicurezza=
dei
cittadini e per capirlo basta semplicemente leggere i giornali.

coordinamento collettivi autorganizzati

Dalla Stampa Nazionale (Manifesto-Ansa ecc.)
BOLOGNA CARCERI Forse ucciso presunto suicida - Ispezione dopo il=
"suicidio"=20
UN ISPETTORE del dipartimento nazionale delle carceri =E8 giunto domenica al
carcere bolognese della Dozza per un'ispezione disposta in seguito alla
morte di un detenuto franco-tunisino, il trentaduenne Gergeos Laidi, trovato
impiccato, nella notte tra il 23 e il 24 settembre, alla porta del bagno di
una cella di isolamento dove era stato trasferito dopo una rissa con i
compagni, su cui la procura ha aperto un'inchiesta. Il sospetto =E8 che=
l'uomo
sia stato impiccato "post mortem" e che la morte sia dovuta a un omicidio
poi mascherato da suicidio. All'attenzione degli inquirenti anche l'ipotesi
che il detenuto sia stato picchiato dalle guardie carcerarie mentre veniva
trasferito dalla cella in cui era scoppiata la zuffa con gli altri detenuti
a quella d'isolamento.

6-Ottobre-1996=20

A Bologna un ispettore di polizia accusato di violenza carnale, concussione
e rapina. Sullo sfondo il processo della "Uno Bianca"=20
LIVIO QUAGLIATA - INVIATO A BOLOGNA - 08 ottobre 96
IL PRATELLO =E8 uno storico quartiere del vecchio centro di Bologna, un=
tempo
covo di briganti che all'ombra dei peri rubavano ai ricchi per dare ai
poveri (cio=E8 in qualche modo direttamente anche a se stessi) e pi=F9 tardi=
di
papponi, lucciole, osterie e studenti. Insomma, la Bologna che fu. Via via,
sempre pi=F9 negli ultimi anni, =E8 stato scientificamente "ripulito" da=
tutto
ci=F2 che potesse turbarne l'inventato decoro borghese: via gli immigrati,=
le
bancarelle, i tossici, i vecchi freak, i nuovi punk, i centri sociali e
qualunque altro elemento che potesse disturbare con la sua sola e troppo
visibile presenza il dolce suono prodotto dallo struscio tranquillo sopra il
ciottolato finto antico con cui l'amministrazione comunale ha voluto segnare
la "riconquista" del quartiere da parte dell'opulenta civilt=E0 urbana. E'=
la
Bologna che =E8.

Civico 21
In via del Pratello al civico 21, in un bel palazzo d'angolo, c'=E8 un
commissariato di polizia, il "Commissariato centro Due Torri", che da alcuni
giorni in citt=E0 fa molto lievemente parlare di s=E9. Uno dei sessanta
poliziotti che qui lavorano =E8 infatti indagato per violenza carnale,
concussione e rapina dal pubblico ministero Lucia Musti che assicura "tempi
rapidi". Secondo l'accusa la violenza carnale e la rapina sarebbero state
compiute ai danni di immigrati nordafricani, la concussione ai danni di
prostitute nigeriane. Ad accusare Antonio N. c'=E8 in particolare la
testimonianza di uno spacciatore marocchino, arrestato l'11 settembre in un
vagone ferroviario da due agenti della Polfer: a questi ha raccontato di
conoscere bene il poliziotto, famoso tra i suoi connazionali perch=E9 -
pistola in pugno - li obbligherebbe a sborsare somme di denaro e ad
offrirgli prestazioni sessuali.
L'immigrato marocchino dice anche di aver visto la scena una volta davanti
ai propri occhi, e un'altra volta di essere stato costretto a consegnare
assieme a un suo amico 400.000 lire. Quattro notti prima, il 7 settembre,
Antonio N. era stato visto da altri due agenti sempre nella zona della
stazione appena dopo aver "consumato" un rapporto con un uomo nascosti da
una siepe. Alla richiesta di identificazione N. aveva mostrato il tesserino,
dicendo che si era appartato con un informatore nell'ambito di un'indagine
sullo spaccio di eroina. A riprova aveva segnalato agli uomini della Polfer
la presenza di un marocchino nel vagone, pregandoli di non fare il suo nome
nel verbale perch=E9 non gli premeva passare per "eroe". Quando il=
marocchino
parla comincia per=F2 un'indagine interna, cos=EC vengono sentite anche=
diverse
prostitute che affermano di conoscere Antonio N. perch=E9 pi=F9 volte le=
avrebbe
costrette a prestazioni gratis (o a met=E0 prezzo) con diversi amici.
Eppure =E8 solo il 28 settembre che Antonio N. viene sospeso dal servizio e
che il questore denuncia la vicenda alla magistratura, quando cio=E8 sulle
pagine locali de la Repubblica compare un articolo che racconta l'intera
storia. La giornalista, Paola Cascella, viene duramente attaccata in un
documento sottoscritto dall'assemblea di poliziotti che si tiene nel
Commissariato Due Torri e dal Sap (il sindacato di destra). Inoltre il
questore Aldo Gianni difende il "suo" commissariato smentendo
categoricamente che lo stesso sia stato oggetto di un'ispezione ministeriale
appena pochi giorni prima delle prime segnalazioni del "fattaccio". Per
finire, la giornalista viene indirettamente - ma in modo calcolato, preciso
- minacciata. Gli altri giornali praticamente tacciono (per il Resto del
Carlino la notizia del giorno =E8 la nomina a diacono del nipote di Prodi),
cos=EC pure le istituzioni (il sindaco, il prefetto) di una citt=E0 che=
ancora
in questi giorni si ritrova sul collo il processo agli assassini della "Uno
Bianca": poliziotti che per otto anni se ne andavano in giro a rapinare e a
uccidere.

"Una mela marcia"
Il fatto =E8 che la vicenda - "in attesa che la magistratura faccia il suo
corso" - viene ridimensionata con la nota teoria della "mela marcia". Il
pazzo, il maniaco, il frustrato, "c'=E8 in ogni buona famiglia", e sia=
chiusa
qui. Peccato che nel caso in questione Antonio N. - "ma s=EC, un gay",=
dicono
informalmente ora i poliziotti - non sia un semplice agente ma un ispettore
capo, un dirigente, pi=F9 volte premiato per l'alto numero di arresti=
compiuti
in un commissariato che si vanta di essere tra i pi=F9 "efficienti" di
Bologna. Il commissario, il dottor Preziosa, con orgoglio racconta che da
dicembre, da quando cio=E8 nel palazzo di via del Pratello =E8 in corso una
"sperimentazione" voluta dal questore, gli arresti si sono decuplicati: da
una media di uno al mese a una media di nove. In che cosa consiste la
"sperimentazione"? Nello "scaricare" le scartoffie alla divisione
anticrimine - che resta paralizzata - liberando cos=EC i propri uomini per
"controllare il territorio".
E controllare il territorio vuol dire fermare, cacciare, arrestare ci=F2 che
disturba il decoro e i bravi cittadini. I quali, riuniti sotto la sigla
"Pattuglianti cittadini", con sede in via del Pratello 22, di fronte al
commissariato, lavorano gomito a gomito con le "forze dell'ordine". Alla
faccia del giusto polverone sollevato a Genova e Milano sulle ronde, qui i
"Pattuglianti" sono riconosciuti dal comune e hanno la targa in marmo come
fossero un'istituzione. E' un clima di certo dei pi=F9 propizi per pazzi,
maniaci o frustrati che abbiano il potere di una divisa e di una pistola. Se
l'ispezione ministeriale non ci fosse stata (ma c'=E8 stata) sarebbe da
inventare.=20
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