(it) x la liberazione dei prigionieri politici in Italia

snd (snd@ecn.org)
Sun, 29 Sep 1996 03:34:31 +0200


Comunicato del CSOA Gramna di Cosenza

IL PATRIMONIO UMANO E POLITICO DELLE COMPAGNE E DEI COMPAGNI
RIGUARDA TUTTI NOI.
LA LORO LIBERAZIONE E' QUESTIONE COLLETTIVA.

Ancora circa 250 compagne e compagni vivono limitazioni pesantissime della
propria liberta', alcune decine sono tuttora rinchiusi nelle carceri
speciali, un centinaio sono esuli soprattutto in Francia (e ricordiamoci che
l'esilio e' dorato solo per i pochi "professori" e che tutti gli altri se la
passano malissimo!)
Condanne durissime e "speciali", pene lunghissime e "speciali", condizioni
di detenzione terribili e "speciali", i prigionieri comunisti hanno subito
tutto quanto il peso della legislazione d'emergenza e della rappresaglia
statale. E la privazione della liberta' continua oggi senza altro motivo
reale se non la vendetta verso coloro che non si sono pentiti ( o
dissociati, ma e' lo stesso), se non la volonta' di cancellare l'identita'
rivoluzionaria di coloro che non hanno pianto nei tribunali recitando il mea
culpa, se non il monito verso coloro che lottano contro l'esistente
ritenendo che occorra rovesciarlo.
Da alcune legislazioni, periodicamente, un settore molto ristretto di
parlamentari, la parte piu' "illuminata", cerca di portare all'ordine del
giorno della sede legislativa una discussione sull'indulto. Finora pero'
dalle istituzioni la chiusura era stata netta.
Si era levata piu' o meno solitaria la voce di Kossiga per cercare, in una
congiuntura di confusione e assenza di memoria nella societa', di chiudere
una pagina della storia di questo paese, ponendo sullo stesso piano,
stragisti, fascisti, gladiatori, piduisti e i compagni, con l'obiettivo di
arrivare ad una sanatoria per l'eversione di stato e soprattutto di
riscrivere la storia ad uso e consumo dei "vincitori".
Nessuno della nostra area ha mai dato spazio alcuno a questa posizione, che
veicola una cultura politica di distruzione dell'antagonismo e
dell'opposizione, tramite il riconoscimento postumo ed obliante di due
belligeranti in un conflitto magari determinato da "scenari internazionali",
e che soprattutto legittima tutta la fase della repressione statale.
Nella societa' "civile" per anni solo la voce di qualche garantista sparso
ha posto con piu' o meno forza la vicenda.
Soggetti degni di rispetto e credibilita', costoro pero' sono stati inermi
nel loro isolamento salottiero, troppo spesso ritenendo se stessi piu'
cassandre inascoltate che possibili attori di un movimento di massa.
Della liberta' per i detenuti comunisti le compagne e i compagni del
movimento antagonista abbiamo fatto da sempre una nostra centralita', che si
e' intrecciata alla lotta contro la repressione (che e' scattata ad ogni
aumento della radicalita' del conflitto), alle battaglie contro la
carcerazione di settori della classe sempre piu' ampi (sia della
composizione "classica" nel mezzogiorno, sia di quella "nuova" nelle citta'
settentrionali) e contro le istituzioni totali, all'appoggio
internazionalista alle lotte che ovunque nel
mondo si sono sviluppate contro il potere imperialista e i sistemi di
repressione.
Questi a differenza di quanto sostenuto in passato da compagni che non hanno
valutato nella corretta misura gli sforzi prodotti, spesso per una
impossibilita' oggettiva di comprenderli a pieno, a volte per concezioni
residue del passato. Vero e' che a mancare non e' stata la tensione politica
ne' la volonta' collettiva, ma una capacita' reale in grado di cambiare su
questo terreno i rapporti di forza ed imporre gli obiettivi prefissi.
Oggi la situazione appare mutata: le parole di Scalfaro pronunciate il 2
giugno a Camere riunite per il cinquantenario della Repubblica, le
successive dichiarazioni di Violante (anche qui pero' vale il bieco mercato
delle posizioni, ed i repubblichini di Salo' hanno piu' legittimita'
politica della lotta armata degli anni '70 e '80), le ulteriori prese di
posizione di altri soggetti a livello istituzionale, l'apparente
disponibilita' a discutere del problema da parte di quasi tutto l'arco
parlamentare, indicano chiaramente che su quel versante qualcosa si sta
muovendo, anche se in maniera spesso ambigua e contradditoria, sempre timida.
Cinque proposte di legge per l'indulto (due da fascisti e tre dalla
sinistra, PDS, Verdi e Rifondazione Comunista), tutte miranti ad eliminare
l'eccezionalita' delle normative giudiziarie e delle pene inflitte ai reati
"commessi con finalita' di terrorismo", sono state depositate in Parlamento.
La limitatezza delle proposte e' scontata, sia nell'impianto complessivo che
nello specifico ma, in una fase di assenza quasi totale del dibattito nella
societa' e dell'iniziativa sulla questione da parte dei compagni,
probabilmente era inevitabile. Anche se da parte di qualche legislatore ci
fosse stata (e lo pensiamo) la volonta' di formulare proposte migliori, la
forca caudina di ottenere il voto dei due terzi del Parlamento e il silenzio
delle piazze ci costringono oggi a ragionare su bozze di legge insoddisfacenti.
La mancanza di ogni riferimento agli esuli (tranne che nella proposta di
Cento) ed una serie di punti non risolti, ci impongono di riprendere la piu'
ampia mobilitazione possibile affinche' si giunga veramente alla liberazione
di tutti.
Inoltre c'e' il concreto pericolo che queste gia' non ottimali proposte
vengano ulteriormente peggiorate nel corso del dibattito, che si ritorni a
parlare di "ravvedimento" o di "scuse per le vittime" come condizioni
necessarie, di meccanismo discrezionale da parte dei magistrati e delle
altre autorita' giudiziarie, di scambio tra la liberta' e la dichiarazione
di essersi riconciliati con l'esistente (magari attraverso il carcere). O
che addirittura per l'ennesima volta la discussione si areni, bloccandosi
sul turpe scoglio (puramente elettoralistico) del "sangue versato" e del
"dolore dei parenti delle vittime". Oppure la strumentalizzazione
dell'ultima ondata di arresti per una fantomatica "banda armata anarchica".
Anche per questo ci appare poco comprensibile la posizione di quei compagni
che, in nome del meno peggio, del "primo passo", invitano a "non distrurbare
il manovratore": a nostro avviso nessuno portera' nulla a casa senza le
necessarie mobilitazioni.
E non dimentichiamo lo sciacallaggio di tutti coloro (temiamo tanti) che
saranno disponibili a discutere dell'indulto solo se parallelamente
avanzera' la proposta della "soluzione politica" per i reati di
tangentopoli: una sanatoria per i ladri di regime in cambio della liberta'
per i compagni detenuti! E non e' detto che il prezzo si fermi qua.
Ma veramente ci si puo' fidare dei "garantisti di destra", dei vari Sgarbi,
Maiolo e dei loro replicanti locali, pronti ad urlare per i potenti in
catene ma muti sia sulla detenzione politica che sul riconoscimento della
natura sociale dei comportamenti definiti "criminosi"?
Ci si puo' fidare di chi a destra al centro e a sinistra, dalla Parenti alle
redazioni di alcune riviste "democratiche", continuano ad agitare i presunti
"misteri" e "zone d'ombre" che starebbero dietro alla lotta armata e su cui
ancora indagare? Uomini dei servizi segreti italiani ed esteri compaiono e
scompaiono nelle loro fantasie allucinate e paranoiche, ma guarda caso non
compaiono mai dietro tutte le stragi e le altre terribili vicende
dell'eversione nera / statale dell'ultimo mezzo secolo.
Ci si puo' fidare dei "garantisti dell'ultima ora", quelli del "paese
normale", ansiosi di ringraziare per il lavoro svolto e riportare al loro
posto i giudici, prima che si avviino indagini anche su di loro e che la
magistratura occupi gli spazi del "politico"?
Fautori di ogni emergenza, oggi auspichiamo la chiusura di questa fase
affinche' la normalita' di una tranquilla alternanza al governo di due
segmenti del "pensiero unico" possa cancellare l' "anomalia" italiana.
Per tutto questo, pur consapevoli della necessita' che quasi tutte le aree
istituzionali si attivino positivamente, dobbiamo svolgere autonomamente il
nostro ruolo: non si puo' lasciare il gioco in mano dello stato, ma
riteniamo si possa e si debba esprimersi e lottare per creare a brevissimo
termine condizioni che pesino sulla sostanza della legge.
Non vogliamo essere pessimisti per forza. ma ci pare che allo stato attuale
permangano difficolta' notevoli affinche' si giunga realmente alla
liberazione dei detenuti comunisti: il rischio dell'arresto definitivo del
dibattito (gia' rinviato sine die in Commissione Giustizia della Camera dopo
la prima seduta) o il parto di una legge piu' di faccciata possibile e'
molto reale.
Riproporre urgentemente all'ordine del giorno dell'agire dei movimenti di
critica radicale all'esistente e di opposizione antagonista la necessita' di
una forte battaglia per la liberazione e' per noi una priorita'. Non ci
interessano ovviamente i meccanismi formali della legge, ma il
raggiungimento dell'obiettivo: che tutte/i possano uscire al piu' presto,
senza differenziazioni ne' condizioni, e che sia possibile il ritorno degli
esuli.
Liberare i prigionieri politici significa pure liberare gli anni '70,
restituire possibilita' di percorsi nuovi ed autentici di memoria ed
affermazione di identita', di rinnovato confronto, di lotte congiunte.

Abbiamo proposto alle situazioni presenti al campeggio estivo di Ostuni
questa nostra posizione. Abbiamo dibattuto sulla necessita' di riprendere ad
attivarci su questo specifico e sull'indispensabilita' di farlo collettivamente.
Abbiamo proposto la realizzazione di una serie di inziative che, a partire
dalla citta' di Cosenza, attraversino la penisola durante i prossimi mesi
per realizzare una scadenza nazionale il piu' grossa ed incisiva possibile
a Roma (una manifestazione nazionale, perche' no?)
Hanno gia' espresso la loro piena disponibilita' a lavorarci costruendo
iniziative sul proprio territorio i compagni di Bari, Napoli, Torino,
Firenze e naturalmente Roma.
Speriamo che tutte le altre situazioni partecipino alla creazione di questo
percorso, a cominciare da questa data.

Invitiamo tutte le compagne e i compagni a partecipare al convegno che
terremo a Cosenza il 4 ottobre con la partecipazione di Cento, Gallinari,
Mattia, Miliucci, Palma, Russo Spena, Saraceni, Scalzone (video), Sorrentino
ed altri.

Abbiamo inviato lettere nelle carceri di Carinola, Latina, Trani, Novara,
Rebibbia, Sollicciano, Messina, Udine, chiedendo alle compagne e i compagni
li' rinchiusi un contributo al dibattito. Crediamo infatti che sia utile e
necessario ascoltare la loro voce e conoscere le posizioni di tutti i detenuti.

LE COMPAGNE E I COMPAGNI DEL C.S.A. GRAMNA

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