(It) B. Vecchi, dal fordismo al postfordismo

Steve Wright (sjwright@vaxc.cc.monash.edu.au)
Mon, 15 Jul 1996 02:51:33 +0200


http://www.mir.it/mani/Quotidiano-archivio/9-Luglio-1996/art55.html

> [il manifesto] 9 Luglio 1996
>
> --------------------------------------------------------------------
> [Articolo Precedente] [Prima Pagina] [Articolo Successiva]
>
> --------------------------------------------------------------------
>
> Transconflitti
>
> Appunti da un incontro a Milano sulle forme della socialit=E0 e del
> conflitto nella transizione dal fordismo al postfordismo
>
> BENEDETTO VECCHI -
>
> L E NUVOLE ERANO minacciose, sabato a Milano, ma la variabile non
> era solo atmosferica: l'oggetto del contendere non =E8 stato n=E9 il
> terzo settore, n=E9 il lavoro autonomo, n=E9 la natura dei centri
> sociali, bens=EC l'interpetazione del processo produttivo
> capitalistico e le forme dell'agire politico nel postfordismo.
> L'incontro, organizzato dal centro sociale Cox18 in collaborazione
> con il Consorzio Aaster, aveva come titolo "forme della socialit=E0 e
> del conflitto nella transizione dal fordismo al postfordismo" e
> vedeva dietro il tavolo della presidenza Aldo Bonomi, Primo Moroni,
> Alfredo Salsano, Marco Revelli, Pier Paolo Poggio, Alberto Burgio e
> Christian Marazzi, cio=E8 gli animatori della discussione che su
> questi temi si =E8 dipanata da oltre un anno sulle nostre pagine. Gli
> onori di casa spettavano ovviamente a Primo Moroni, che ha la sua
> libreria Calusca in alcuni locali del centro sociale milanese
> ospitante. Ma subito la parola =E8 passata ad Aldo Bonomi, che ha
> parlato di crisi della istituzioni della socialit=E0, di crescita del
> lavoro autonomo nelle economie occidentali e di globalizzazione,
> indicando subito i nodi della discordia: in primo luogo, il giudizio
> positivo sul terzo settore, indicato da lui e da Marco Revelli come
> il terreno privilegiato in cui sperimentare i conflitti
> sull'estensione dei "diritti di cittadinanza" ai naufragi dello
> sviluppo capitalistico.
>
> Tuttavia, per Bonomi i temi controversi non si estinguono qui: c'=E8,
> per esempio, il rapporto tra lavoro autonomo e lavoro dipendente,
> quest'ultimo indicato come un "regno della tutela giuridica" in via
> di estinzione, mentre il lavoro autonomo sarebbe la manifestazione
> pi=F9 evidente di "un'intellettualit=E0 di massa messa al lavoro" che
> resta un buco nero nell'agenda politica dei partiti del movimento
> operaio. Infine, non poteva mancare nella scaletta il riferimento ai
> centri sociali, dato che Bonomi =E8 stato, insieme ad altri, il
> protagonista di una proposta di incontro tra amministratori,
> imprenditori illuminati e centri sociali che per mesi ha alimentato
> discussioni e divergenze.
>
> Una impennata polemica ha movimentato il corso degli interventi
> quando il direttore della Fondazione Micheletti Pier Paolo Poggio ha
> preso la parola: il postfordismo =E8 una bestia ancora selvaggia -
> diceva - che non si lascia imbrigliare in gabbie teoriche. Ad
> esempio, perch=E9 non evidenziare il lato oscuro del nuovo processo
> capitalistico, cio=E8 quella distruzione del legame sociale che mette
> a repentaglio la democrazia stessa? E come non sottolineare che i
> lavoratori autonomi se da una parte sono espressione di una
> "pervasivit=E0 del comando capitalistico" - l'ideologia
> dell'autoimprenditorialit=E0 - dall'altra costituiscono un possibile
> soggetto conflittuale nel postfordismo? Ma le parole pi=F9 violente
> sono state indirizzate all'incontro tra il pensiero di destra e i
> residui della sinistra radicale, quando quest'ultima parla
> apologeticamente del federalismo come formalizzazione di differenze
> su base neoetniche. Non si =E8 capito bene a chi Poggio si riferisse,
> ma qualcosa di pi=F9 si =E8 chiarito quando ha parlato delle polemiche
> sul "differenzialismo" o del feticismo della tecnologia presente in
> molte analisi sul postfordismo o dell'"uscita dalla rivoluzione per
> entrare nella religione" da parte di alcuni intellettuali radical o
> dell'"uscita dal conflitto per entrare nel volontariato" da parte di
> esperienze legate al movimento operaio.
>
> E' toccato a Albero Burgio accentuare le differenze reciproche. Con
> passione, ha spiegato che la polemica sul terzo settore =E8 solo la
> cartina di tornasole di una diversit=E0 ben pi=F9 profonda, che
> coinvolge l'idea di societ=E0 e di politica di ogni relatore. Certo,
> Burgio ribadiva la sua analisi sul "non-profit all'italiana" -
> settore sostitutivo del welfare state - ma ci=F2 che pi=F9 gli stava a
> cuore era la contestazione di un impianto teorico che vede nella
> socialit=E0 l'antitodo alla "identificazione tra capitalismo e
> societ=E0", mentre il politico niente altro sarebbe che strumento
> coercitivo delle soggettivit=E0 sociali.
>
> La parola =E8 passata dunque a Alfredo Salsano per dire che, certo,
> c'=E8 un tentativo da parte del grande capitale finanziario di
> istituzionalizzare il terzo settore, ma la presenza di un terzo
> incomodo tra lo stato e il mercato pu=F2 far crescere esperienze
> sociali non mercantitili basate sulla reciprocit=E0 e sulla logica del
> dono. Giudicare negativamente il settore "non-market" come aspetto
> regressivo di una critica al capitalismo sarebbe, per Salsano, un
> suicidio politico. Ma Revelli obiettava che =E8 il postfordismo
> l'oggetto del contendere: mondializzazione, segmentazione del
> processo produttivo sono sotto gli occhi di tutti e il terzo settore
> =E8 un prodotto specifico del postfordismo, che sussume la socialit=E0
> nel processo di valorizzazione del capitale. Per questo, il terzo
> settore pu=F2 essere il terreno di un conflitto radicale contro le
> nuove forme del capitalismo, sottraendo all'impresa il monopolio
> sulla societ=E0 e permettendo l'autogestione dal basso di una
> "rifondazione" dell'agire sociale: un punto sul quale, forse, =E8
> utile discutere; mentre ogni altra polemica perde ragion d'essere,
> perch=E9 =E8 proprio l'agire politico ad essere messo in scacco dal
> postfordismo.
>
> Per Marazzi =E8 strano che proprio il postfordismo non venga
> interpretato come un accumulo di contraddizioni. Il capitale
> distrugge la fabbrica fordista e propone l'impresa a rete e le
> tecniche del "down sizing": ma questa =E8, per il capitale, una
> contraddizione, perch=E9 il comando d'impresa perde il controllo sui
> flussi del sapere, vera materia prima della produzione capitalistica
> insieme al linguaggio, se consideriamo l'agire comunicativo come
> capacit=E0 di costituire comunit=E0. La seconda contraddizione riguarda
> la precariet=E0, la flessibilit=E0: tutte caratteristiche del terzo
> settore, che l'impresa capitalistica deve assumere come capacit=E0 di
> rispondere alle turbolenze del processo lavorativo.
>
> I relatori finiscono, ma il brain storming continua con gli
> interventi di Daniele Farina del Leoncavallo, Ermanno Gomma
> Guarnieri delle dizioni Shake, Pino Tripodi e tanti altri, fino a
> notte inoltrata, quando l'incontro viene terminato da Primo Moroni,
> che rimanda la discussione alla necessit=E0 di altri appuntamenti.
> --------------------------------------------------------------------
> [Articolo Precedente] [Prima Pagina] [Articolo Successiva]
>
> --------------------------------------------------------------------

--- from list aut-op-sy@lists.village.virginia.edu ---