(it) Censura della rete in Francia

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Sat, 25 May 1996 14:44:05 +0200


[ "il manifesto" 15 maggio 1996 ]

I GENDARMI METTONO LE MANETTE A INTERNET

L'accusa e` diffusione di immagini pornografiche via telematica. Cos=EC i
gestori di due societ=E0 che forniscono l'accesso alla rete finiscono in
prigione. Ma il popolo della rete spegne le "home page"

- da Parigi Giuseppe Salza

Lo scorso martedi', 7 maggio, alcuni canali radio e tv francesi annunciano
che la Gendarmerie Nationale ha proceduto all'arresto dei responsabili di
due noti fornitori di accesso Internet. L'accusa - estrapolano i media - e`
gravissima: i due manager avrebbero gestito un network di immagini pedofile
via Internet. L'ufficiale che parla alla stampa e` soddisfatto
dell'oprazione di polizia: "Si e` trattato senza dubbio di un tentativo di
attirare gli abbonati, anche se le due aziende offrono vari altri servizi",
riporta l'agenzia Reuter. C'e` solo un grosso problema: FranceNet e
WorldNet, i due fornitori sotto accusa, non hanno affatto prodotto n=E9
commercializzato le immagini incriminate. Questi materiali, provenienti
dall'estero, erano semplicemente disponibili nella rete globale di Usenet,
meglio nota come le "news": una sarabanda di newsgroup, cioe` i gruppi di
discussione soprattutto su argomenti scientifiche e culturali, che veicola
testi, immagini e programmi informatici.

Usenet "pesa" 150 mila messaggi o 1 gigabyte di dati ogni giorno, ed e`
dunque impossibile da verificare singolarmente. Sabastien Socchard e Raffi
Garo Haladjian, i due manager, sono stati liberati dopo circa 48 ore di
custodia. "Sono rimasto scioccato dalla violenza e dall'arbitrarieta della
procedura", ha dichiarato Haladjian al quotidiano Le monde. I gendarmi
hanno anche proceduto al sequestro di materiale informatico presso le
societ=E0.

Queste notizie, diffuse negli ambienti telematici francesi nel giro di
propri minuti, hanno provocato la pi=F9 estesa ondata di protesta dell'inter=
a
comunit=E0 virtuale transalpina: una guerra (tuttora accesissima) contro
questa procedura censoria e le sue incongruenze, e contro una buona parte
dei media, per avere dato un'interpretazione erronea dei fatti e
dell'universo Internet.

E' forse la prima volta che il popolo della rete esce allo scoperto in
=46rancia. Tutte le argomentazioni della polizia sono state contestate e
controbattute. In primo luogo e` stata presa di mira la mancanza di
informazioni sul funzionamento della rete. La struttura particolare della
propagazione delle "news" (un server riceve i pacchetti di messaggi, li
copia sul proprio sistema, e poi li rispedisce automaticamente ad altri
server) e` tale che ogni anello della rete e` un semplice "trasportatore"
di informazioni.

Qualsiasi abbonato al mondo pu=F2 quindi accedere e "contribuire" alle news,
anche sotto forma anonima. Tagliare l'accesso ai gruppi dichiaratamente
pornografici (o revisionisti) non risolve certo il problema: gli utenti
possono collegarsi, tramite il proprio accesso locale ad Internet, a
centinaia di server "pubblici" di news situati all'estero, e recuperare
qualsiasi materiale proibito.

Ad ulteriore conferma dell'approsimazione nella operazione della
gendarmeria i due manager indiziati hanno accusato la gratuit=E0 della
procedura: il loro principale fornitore di news (che rifornisce la quasi
totalita dei providers francesi) e` Transpac, filiale dell'operatore
pubblico France Telecom, che non e` stato nemmeno citato nell'operazione
delle autorit=E0.

Nel tentativo di calmare le acque, il ministro alle telecomunicazioni (Rpr)
=46rancois Fillon ha preso pubblicamente le difese dei due operatori a fine
settimana: "Questa messa sotto accusa e` un controsenso", ha prontamente
dichiarato. "E' inconcepibile rendere un trasportatore di informazioni
resposabile delle informazioni che trasporta", ha quindi aggiunto l'uomo
politico.

Nemmeno la dichiarazione del ministro ha calmato l'emozione nella comunit=E0
Internet transalpina. Nelle ore successive all'arresto, quasi tutti i
providers Internet commerciali hanno bloccato l'accesso alle news in segno
di protesta (il blackout e` tuttora in corso). Sul Web, le home page si
sono tinte di nero e si sono dotate di un'icona tricolore (il simbolo
ufficiale della lotta), sulla falsariga di quella dell'Aids. Petizioni,
forum e mailing list specializzate sono sorte ovunque.

L'ondata di protesta ha rapidamente superato le frontiere: le pi=F9 note
comunit=E0 virtuali e organizzazioni italiane (Agora, l'Alcei, la Citta
invisibile) hanno parlato della "rafle". Negli Usa, il "luned=EC nero"
francese e` arrivato alle orecchie della rivista "Wired" e
dell'organizzazione Eff (l'Electronic frontier foundation), che si battono
contro l'applicazione del Communication decency act, a cui le autorita
transalpine sembrano essersi ispirate.

L'operazione contro i due providers francesi dimostra l'incompatibilit=E0
delle leggi esistenti con Internet, e l'impossibilit=E0 di applicare una
giurisdizione nazionale in un universo telematico dove non c'e` differenza
tra "locale" e "globale".

Nelle scorse settimane, il ministro Francois Fillon ha dato vita ad un
gruppo di riflessione, con lo scopo di proporre una serie di "regole"
applicabili al Net e all'on-line in generale. Molti internauti temono
tuttavia che le nuove leggi ipotizzate dal ministro attacchino la liberta
individuale e l'indipendenza della rete. Tra le varie proposte politiche,
c'e` anche quella di accorpare Internet ai media audiovisivi, che
significherebbe l'imposizione di "quote nazionali" di contenuti.