(it) Contro il Liberismo di Maastricht

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Wed, 15 May 1996 18:32:10 +0100


CONTRO IL LIBERISMO DI MAASTRICHT
PER L'AUTORGANIZZAZIONE DELLE CLASSI SUBALTERNE
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MAASTRICHT: LA MAGIA DELLE LACRIME E DEL SANGUE
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Europa, Unione monetaria, Maastricht, Parametri di Maastricht, Trattato di
Maastricht.
Con queste "parole magiche", ossessivamente ripetute ogni giorno dai
mass-media, dalla stampa, dai politicanti, dagli spot di questa eterna
campagna elettorale, si cerca di convincere i ceti piu' poveri della nostra
societa' ad accettare, senza protestare, il sacrificio, il contenimento dei
bisogni piu' vitali, la riduzione del proprio reddito.
Negli ultimi 5 anni sono stati sottratti dalle tasche dei lavoratori circa
200 mila miliardi con i tagli alle pensioni, alla spesa sanitaria, a tutti
i servizi sociali, l'aumento della pressione fiscale sui salari e l'aumento
delle tasse su gran parte dei beni primari (Governi Amato, Ciampi,
Berlusconi, Dini). Contemporaneamente si sono avviate trasformazioni
nell'organizzazione di servizi essenziali come la sanita' ed i trasporti,
che hanno ridotto questi bisogni collettivi a merci e grazie agli accordi
tra sindacati e Confindustria (Luglio '92 e luglio '93) e' stata operata
una forte riduzione del reddito reale dei lavoratori dipendenti, riduzione
che per alcune categorie e' stata quasi del 25% (statistiche ufficiali).
Tutto questo e' stato propagandato come lo scotto da pagare per realizzare
"le magnifiche sorti e progressive" dell'Unione economico-monetaria della
Comunita' Europea, definita con il Trattato di Maastricht (1992). In tale
trattato fu stabilito un percorso a tappe attraverso cui i 12 paesi
(divenuti 15 nel frattempo), che gia' a partire dal'93 hanno aperto le
proprie frontiere alla libera circolazione di merci e capitali, dovranno
giungere entro il 2002 ad avere una Banca centrale ed una moneta unica. Il
percorso prevede che, per avviare la fase finale dell'unificazione, ogni
paese firmatario del Trattato debba avere entro la fine del 1998 un deficit
pubblico inferiore al 3%, un debito pubblico inferiore al 60%,
un'inflazione che non ecceda piu' dell'1,5% quella dei tre paesi che
l'hanno piu' bassa. Il raggiungimento di queste gelide cifre sta
comportando e comportera' ancor piu' lacrime e sangue.

A CHI SERVE MAASTRICHT
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Ma l'unificazione economico-monetaria serve davvero a tutti? Il rispetto
del Trattato di Maastricht e' davvero questa ineluttabile necessita' da cui
non ci si puo' sottrarre come se si trattasse di permettere al sole di
sorgere all'inizio di ogni giorno? E soprattutto: dopo che le gelide cifre
saranno state raggiunte si aprira' un futuro radioso per i lavoratori, per
le classi subalterne?
Tutto il processo di unificazione europea e' in realta' un'esigenza dei
grandi capitalisti del nostro continente i quali realizzano i propri
profitti sempre piu' su scala internazionale. Le grandi imprese sono sempre
piu' internazionalizzate, nel senso che vendono quote crescenti dei loro
prodotti in paesi diversi da quelli dove producono, investono sempre piu' i
propri capitali all'estero e uniscono i loro capitali per creare imprese
piu' grandi in grado di schiacciare la concorrenza internazionale. Questo
processo di internazionalizzazione del capitalismo in corso da diversi
decenni, ha comportato che si siano create delle grandi aree
economico-geografiche (Europa, Nord America, Asia) in cui gli interessi dei
grandi gruppi capitalistici sono interconnessi. E' sorta quindi la
necessita', per questi potentati economici, di coordinare le economie
nazionali per meglio affrontare la guerra commerciale che si combatte sul
mercato mondiale. Una guerra economico-commerciale che e' combattuta contro
le altre aree sviluppate, ma anche contro i paesi poveri o in via di
sviluppo. L'unificazione economico-monetaria dell'Europa e' figlia di
questo processo di trasformazione dell'economia capitalista che viene
comunemente definito globalizzazione. I lavoratori ed i ceti piu' deboli
della societa' hanno solo da rimetterci da questo processo. In fasi
storiche precedenti a quella attuale i capitalisti producevano e vendevano
buona parte dei loro prodotti nello stesso territorio, avevano un qualche
interesse a che i lavoratori non si impoverissero piu' di tanto. Adesso
cio' non accade piu'. Le merci vengono vendute, in misura crescente,
altrove rispetto a dove vengono prodotte. Tanto per fare un esempio, le
imprese francesi che producono sul loro territorio nazionale, esportano
piu' del 60% dei loro prodotti in altri paesi. Oppure guardando all'Italia
vediamo che nel '95 le imprese del centro-nord hanno ottenuto profitti da
record malgrado che i consumi degli italiani siano aumentati solo
dell'1,2%, grazie ad un aumento del 14% delle esportazioni. Tutto cio' fa
si' che le classi dominanti non abbiano piu' nessun freno nel ridurre
salari, stipendi, pensioni e servizi sociali, come stanno gia' facendo in
tutta Europa. Quindi non solo i lavoratori ed i ceti piu' poveri non hanno
alcun interesse alla realizzazione dell'unificazione economico-monetaria
dell'Europa, ma non hanno nemmeno da aspettarsi che una volta realizzato il
Trattato di Maastricht finiscano i sacrifici. I padroni europei
continueranno a chiedere sacrifici perche' la competizione per il profitto
sui mercati mondiali sara' sempre piu' aspra, grazie anche all'emergere di
paesi come quelli del sud-est asiatico, i quali, grazie allo sfruttamento
disumano di uomini donne e bambini, immettono prodotti sul mercato a prezzi
stracciati.

LE CONTRADDIZIONI INTER-CAPITALISTE SULLA VIA DI MAASTRICHT
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L'Europa di Maastricht e' dunque un obbiettivo dei poteri economici anche
se non tutti i poteri economici europei hanno lo stesso atteggiamento di
venerazione verso l'unificazione monetaria. Molte sono le contraddizioni
tra i diversi paesi della Comunita' e all'interno di ogni paese. Per
rendersene conto basta osservare il vivace dibattito sulla necessita' di
allungare o meno il tempo entro cui tutti i paesi devono essere in regola
con le cifre economiche imposte dal famoso Trattato. Questo avviene perche'
esiste una diversificazione di interessi all'interno delle borghesie
nazionali e tra le borghesie delle diverse nazioni. La Gran Bretagna con
una distruzione dello Stato Sociale gia' ampiamente realizzata e una
tendenza alla finanziarizzazione spinta dell'economia non freme affatto di
realizzare i dettati di Maastricht; la Germania, intenta ad acquisire tutti
i vantaggi dell'unificazione senza pagarne i costi, punta ad accelerare
l'integrazione tra i paesi piu' forti e a lasciar fuori per ancora un po'
di tempo i paesi piu' deboli; l'Italia, ancora molto in ritardo rispetto
alle cifre economiche imposte da Maastricht ,chiede timidamente un
allungamento dei tempi; la Francia e' stretta tra il deterioramento della
sua economia e la sua ambizione di essere, insieme alla Germania, primo
attore del processo di unificazione europeo.

MAASTRICHT E' LA PAROLA MAGICA DEI CARNEFICI, PER IL CONSENSO DELLE VITTIME
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Ma nonostante queste contraddizioni, per tutti i grandi imprenditori e
tutti gli uomini di Stato, Maastricht resta una parola magica.
L'unificazione monetaria permettera' al capitale europeo di avere un
mercato interno stabile, con una inflazione sotto controllo, senza piu'
disordini monetari, un utilizzo piu' razionale delle risorse ed una
eliminazione dei costi dovuti al cambio delle valute nelle operazioni
commerciali e finanziarie (costi calcolati intorno al 2% della ricchezza
prodotta nei 15 paesi). Ma Maastricht resta una parola magica soprattutto
perche' l'applicazione del Trattato permette di tagliare ancora
profondamente la spesa sociale e di ridurre ulteriormente i salari.
Permette cioe' di spostare ancora grandi quantita' di reddito dalle tasche
sempre piu' vuote dei lavoratori a quelle sempre piu' piene dei grandi
padroni e dei grandi finanzieri. Con la mitizzazione di Maastricht i
carnefici tentano di torturare le vittime con il loro consenso. Ecco la
Magia di Maastricht.

IL PROSSIMO FUTURO: TAGLI E DISOCCUPAZIONE
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Se si guarda alla tabella qui sotto vediamo che solo il Lussemburgo ad oggi
e' in regola con le cifre economiche stabilite come necessarie
all'unificazione monetaria. La stessa Germania ha ormai un deficit pubblico
del 3,6%, cioe' uno 0,6% fuori dal consentito. La Gran Bretagna e' al 4,2%,
la Francia e' al 5,4%, la Spagna e' al 6%, mentre il Belgio ha il deficit
al 4,5% ed un debito pubblico al 135,8% (dovrebbe essere inferiore al 60%).
L'Italia e' ancora distante da Maastricht in tutti i suoi parametri. Se si
considera che tra non piu' di due anni (primavera '98) e' prevista la
decisione definitiva su quali paesi parteciperanno all'ultima fase
dell'unificazione monetaria si capisce quale prossimo futuro aspetta i
lavoratori, i pensionati, i disoccupati di tutta Europa. La situazione e'
aggravata dal fatto che l'economia europea sta entrando nuovamente in
crisi. L'economia tedesca ristagna e produce una disoccupazione sconosciuta
da tempo (vicina al 10% anche nei lander occidentali). La Francia cresce
poco e i disoccupati sono sempre piu' di 3 milioni. L'Italia cresce
abbastanza ma i disoccupati crescono di piu'. La Spagna ha un disoccupato
su 4 persone attive. L'Europa di Maastricht e' l'Europa della
disoccupazione!

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Deficit statale (%) Debito (%) Inflazione (%)
Austria -4,5 65,9 2,6
Belgio -4,5 135,8 1,7
G. Bretagna -4,2 54,3 3,5
Danimarca -3,0 75,8 2,3
Finlandia -5,0 66,5 1,5
Francia -5,4 52,6 1,9
Germania -3,6 59,0 1,8
Grecia -11,4 114,0 9,5
Irlanda -2,4 86,3 2,6
Italia -7,8 124,0 5,3
Lussemburgo 1,4 7,6 1,9
Olanda -3,3 78,6 2,0
Portogallo -5,4 69,9 4,5
Spagna -6,0 63,5 5,0
Svezia -9,0 84,2 3,1
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Fonti: Commissione Europea, Desdner Bank (dati riferiti al 1995)
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INDIVIDUARE AMICI, NEMICI E AMICI DI CUI NON FIDARSI
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Contro tutto questo e' necessario reagire individuando amici e nemici. I
lavoratori hanno come amici solo i lavoratori degli altri paesi, sia quelli
europei sia quelli dalla pelle scura che vengono nei nostri paesi spinti
dalla miseria e contro cui l'Europa di Maastricht prepara un futuro di
sfruttamento, di esclusione e di repressione. I nemici dei lavoratori sono
tutti i padroni, italiani, europei o altro che siano. L'Europa di
Maastricht non e' un purgatorio che ci prepara ad un paradiso ma e' un
inferno che ci prepara ad un inferno peggiore.
Per difendersi non ci sono scorciatoie. Le classi subalterne non possono e
non devono riporre le proprie speranze nel futuro Governo Prodi, vero e
proprio governo del capitale finanziario, coacervo di nemici dei
lavoratori: a partire da Prodi stesso, licenziatore accanito di operai
siderurgici, a Dini, affamatore dei pensionati e uomo del Fondo Monetario
Internazionale, a Maccanico, uomo legato a Mediobanca. Gli uomini delle
Istituzioni, anche quelli a capo dei partiti popolari e di sinistra (da non
confondere con la base di questi partiti), sono destinati volenti o nolenti
a fare il gioco delle classi dominanti. Lo stanno dimostrando da tempo i
dirigenti del Pds e del Sindacato Confederale, che si sono fatti
sostenitori delle politiche liberiste ed antipopolari di questi anni. E in
qualche modo lo cominciano a dimostrare anche i dirigenti di Rifondazione
Comunista che, pur di entrare nel gioco della Politica con la P maiuscola
si appresta ad appoggiare un governo che non ha niente di diverso dal
governo Dini che ha tanto avversato. I lavoratori riusciranno a bloccare
l'offensiva dell'avversario ed inaugurare una nuova stagione di conquiste
sociali quanto piu' riusciranno a mettere in campo forme di mobilitazione e
di organizzazione autonome e non controllate attraverso la mediazione
istituzionale. La storia di un secolo e mezzo di lotte insegna qualcosa. Le
conquiste operaie durante l'epoca giolittiana non furono merito delle idee
progressive di Giolitti ne' dello zelo parlamentarista del Partito
Socialista, ma furono il frutto dell'invadenza delle lotte radicali dei
lavoratori, che fecero si' che la politica giolittiana fosse l'unica
politica conservatrice possibile. E piu' recentemente le conquiste degli
anni '60 e '70 non sono state il frutto della forza parlamentare del
Partito Comunista (per altro molto occupato nel tessere compromessi storici
vari), ma delle lotte extra parlamentari degli operai e delle giovani
generazioni durate piu' di un decennio.

LA REALTA' E' DURA, MA LA FRANCIA INSEGNA
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Oggi la situazione e' difficile, i rapporti di forza sono a sfavore delle
classi subalterne e queste sembrano aver smarrito gran parte della
coscienza di se'. La classe dominante invece continua a marciare decisa
verso il perseguimento dei suoi interessi. Ma la realta' non e' cosi'
lineare. Le grandi lotte messe in campo dai lavoratori, dagli studenti, dai
disoccupati e dai pensionati francesi nello scorso dicembre hanno mostrato
come sia ancora possibile mettere i bastoni tra le ruote del potere. Per un
mese la preoccupazione ha regnato anche nell'universo delle classi
dominanti, di fronte a centinaia di migliaia di sfruttati che si sono
riversati nelle piazze per essere di nuovo protagonisti del proprio
destino. Nel pieno di quest'epoca tetramente individualista, dove ciascun
individuo e' posto da solo di fronte alle sue difficolta', nelle strade,
nelle piazze, nelle case di Parigi, Marsiglia, Nantes e Lione, grandi masse
popolari hanno riscoperto la solidarieta', il protagonismo e l'autonomia
collettiva. Certo le misure economiche del governo Chirac sono state solo
addolcite, non cancellate. Ma cio' deve essere uno stimolo a comprendere la
necessita' di una lotta che abbia una dimensione europea, la sola che puo'
mettere in crisi il capitale ed ottenere risultati piu' ampi.

COSA FARE? PRENDERE L'INIZIATIVA, AGITARE LE QUESTIONI SOCIALI, UNIRE GLI
SFRUTTATI, AUTORGANIZZARSI
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Gia' nel corso del prossimo anno diversi paesi europei saranno interessati
da nuove manovre sul bilancio pubblico che determineranno nuovi tagli alla
spesa sociale. In Italia da parte governativa si parla di 70 mila miliardi
tra tagli e nuove tasse, ma la Confindustria parla addirittura di 90 mila
miliardi, cioe' quasi la meta' di quanto hanno realizzato i governi Amato,
Ciampi, Berlusconi e Dini insieme. Ancora una volta saranno sanita',
istruzione, spesa locale, stipendi pubblici e beni di largo consumo ad
essere probabilmente colpiti. Ma il Ministro del lavoro uscente Treu ha
gia' fatto capire che presto saranno toccate di nuovo anche le pensioni.
Nella "grande e forte" Germania, Kohl si prepara a raschiare piu' di 50
mila miliardi dalle tasche dei lavoratori tedeschi. In Francia, Juppe' si
prepara a sfidare nuovamente la piazza e tenta di appropriarsi di quei 20
mila miliardi che le lotte del dicembre scorso hanno restituito alle masse
popolari. Anche in Belgio si prefigurano lacrime e sangue. Ma alcune
risposte si cominciano a vedere. A Berlino decine di migliaia di lavoratori
hanno protestato il I Maggio contro i tagli alla spesa sociale e centinaia
di giovani si sono scontrati con la Polizia. In Belgio centinaia di
insegnanti che protestavano contro i tagli alla scuola hanno bersagliato
con uova marce alcuni Ministri del loro paese. E' necessario prepararsi ad
un nuovo scontro avendo presente che la battaglia dei lavoratori italiani
in difesa delle proprie condizioni materiali e' la stessa dei propri
fratelli europei ed immigrati e che nei prossimi anni si potranno riportare
delle vittorie parziali, quanto piu' si riuscira' a trovare forme di
collegamento oltre i confini nazionali.
Sul territorio e' necessario ricostruire un tessuto di resistenza di classe
che riesca ad agitare le drammatiche questioni sociali che ci stanno di
fronte: dalla disoccupazione che costringe milioni di giovani e meno
giovani ad una condizione di precarieta', ai tagli alla sanita' e ai
trasporti che determinano uno sfruttamento sempre piu' intensivo dei
lavoratori di quei settori e che peggiora la qualita' (e la quantita')
della vita dei ceti piu' deboli, al diritto all'istruzione sempre piu'
negato, fino alla questione del reddito che per i lavoratori dipendenti si
e' ridotto drasticamente negli ultimi anni. Per questo invitiamo i
lavoratori impegnati in sindacati o comitati di base, tutti quelli che
rimangono scontenti nei sindacati ufficiali, i collettivi studenteschi, le
aggregazioni giovanili, i disoccupati, i lavoratori immigrati a prendere
l'iniziativa e a superare gli steccati che li dividono. Solo costruendo
momenti di autorganizzazione unitaria dei soggetti subalterni
(coordinamenti, comitati od altro che sia) sara' possibile far vivere un
opposizione a quel liberismo di Maastricht che ci vuole rubare la vita.

*COMUNISMO LIBERTARIO - Pisa
*CENTRO DI CULTURA E ANTAGONISMO SOCIALE - Pontedera
*ANARCHICI CAOTICI - Pisa

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CAOTICO SHOP Via Fucini, 18 PISA 08/05/96
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