(it) ECN PADOVA NEWS

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Tue, 14 May 1996 02:02:02 +0200


ECN PADOVA NEWS - 13/05/96
1 - Antifascismo militante
2 - Manifestazione a Padova contro il decreto Dini

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1) http://www.geocities.com/Hollywood/2638/last.html

Martedi' 8 maggio nove compagni del Centro Sociale Pedro di Padova sono
stati arrestati durante un'azione di antifascismo militante contro un gruppo
di naziskin, gli stessi che da tempo perseguitano immigrati, giovani
studenti di sinistra, e le fasce deboli della popolazione con minacce e
pestaggi per imporre il loro concetto di "ordine", fatto di razzismo e paura.
I compagni sono stati per il momento rimessi in liberta', in attesa del
processo che si terra' per direttissima Mercoledi' 22 Maggio, in cui
dovranno rispondere delle accuse di "rissa aggravata" e "porto di armi
improprie".
La stampa ha riportato questi fatti come se si trattasse di una "guerra fra
bande", cercando di sminuire la reale portata della minaccia che la presenza
dei fascisti nel territorio rappresenta e riducendo le pratiche antifasciste
alla stessa stregua dei vandalismi da stadio.
Associandoci a chi rivendica l'importanza dell'antifascismo militante,
riportiamo un comunicato del CSO Pedro, invitando tutti gli antifascisti
alla mobilitazione per il 22 Maggio davanti al Tribunale Nuovo di Padova.

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I fatti di Martedi' notte a Padova l'arresto di nove nostri compagni, il
processo che si terra' il 22 maggio in Tribunale, il "gran vociare" di
esperti e media su tutto cio', ci impongono di prendere la parola. Ne
avremmo fatto volentieri a meno: di solito in questi casi si parla sempre
troppo e spesso inutilmente. La realta degli eventi e' cosi' chiara che
chilometri di inchiostro rischiano solo di offuscarla. A Padova, come in
molte altre citta', c'e' chi si oppone in maniera limpida e decisa alle
scorribande dei nazisti. Noi siamo su questo in prima fila, da sempre. Come
li combattiamo? "con ogni mezzo necessario" direbbe Malcolm X, noi possiamo
solo specificare che i fascismi e i razzismi si combattono su tutti i piani,
da quello culturale e sociale, a quello pratico, difendendosi dalle loro
pratiche squadriste e attaccando la loro mobilita' sui territori. Questo per
noi, su tutto e non solo sull'antifascismo, si chiama "fare politica".

I fatti di Martedi' sono ormai arcinoti: noi siamo orgogliosi di avere
ancora una volta dimostrato che e' possibile difendersi dai nazi, dai
picchiatori, che ribellarsi ai soprusi e' giusto, che aprire questo
conflitto sociale ci permette di sperare in una citta' diversa migliore,
solidale e antirazzista. Siamo colpevoli perche' usiamo la violenza? E chi
ce lo dice, coloro che ci hanno consegnato un mondo fatto di violenza, dalle
scorie nucleari ai tagli alle pensioni, dalla mancanza di reddito, alle
carceri strapiene, dai morti di eroina ai senza casa...? Siamo colpevoli di
reagire, di autorganizzarci, di costruire e pensare comunita' sovversive
fondate sull'utopia di un mondo diverso e su una pratica concreta di
solidarieta' verso coloro che soffrono? Si, se questa e' la nostra colpa,
ammettiamo. Ma per piacere, coloro che poi si lavano la bocca tutto il
giorno con parole tipo democrazia, uguaglianza antifascismo, se devono dire
qualche cosa ci pensino prima. I comunicati "contro la violenza", le analisi
sociologiche che ci definiscono come fenomeni da studiare, sono delle
grandissime stronzate. I personaggi che le portano in palmo di mano, in
realta' non stanno capendo, o fanno finta di non capire, quello che sta
accadendo. Una soggettivita' collettiva che appartiene ad una, due
generazioni alienate e spente, si sta riprendendo la gioia e la rabbia di
lottare. Stiamo assaporando il gusto di decidere di noi stessi, di
desiderare qualcosa anche per altri, di parlare, di correre, di agire. Ci
fanno ridere le stime numeriche che fa la questura o le impostazioni
"calcistiche" dei giornali: nel primo caso l'errore di valutazione che gli
"operatori dell'ordine pubblico" fanno, conferma che in realta' non esiste
strategia perfetta nel compito di occultare e reprimere le contraddizioni
sodali. Nel secondo che il mestiere di giornalista e' sempre meno
compatibile con la societa' dell'informazione. Paradossalmente, e' proprio
nel millennio della comunicazione, che viene a cadere ogni possibilita' di
informare obiettivamente e di mettersi al servizio collettivo, per chi fa
questo lavoro: e' lo spettacolo che decide e cio' che si vende, scritto a
titoli cubitali su pagine di carta non sono notizie ma merce. E il padrone
della fabbrica decide cosa far produrre ai suoi operai.

Chi saranno i nuovi autonomi? Quanti sono, cosa vogliono? Vogliamo indietro
la nostra vita e quella di molti fratelli e sorelle, che in tutto il mondo
soffrono e muoiono per dare ricchezza ai ricchi, per dare potere ai potenti,
per dare benessere ai benestanti, per dare sicurezza ai garantiti. Contro i
nazisti, e lo abbiamo dimostrato, ci batteremo sempre: li spazzeremo via,
questo per noi e' certo. Sotto processo, il 22 a Padova c'e' questo, ci
siamo tutti noi. Ma che a nessuno venga in mente di dire che ci processano
per qualche reato: e' perche siamo vivi, perche' pensiamo, perche' siamo
capaci di ridere e di piangere, di odiare e di amare, per questo siamo
davanti ad un giudice. E se abbiamo colpito uno che portava una sciarpa con
su scritto "Priebke libero", beh, per noi questo e' un merito. La nostra
"secessione" e' quella dell'autorganizzazione sociale, dell'autonomia di
pensiero e di pratica. L'antifascismo militante rappresenta i nostri
"comitati di liberazione".

"E' necessaria una certa dose di tenerezza per cominciare ad andare
controccorrente. Per svegliarsi con tanta notte che incombe. E' necessaria
una certa dose di tenerezza, per indovinare, in questa oscurita', un
pezzettino di luce... E' necessaria una certa dose di tenerezza per togliere
di mezzo tanti figli di puttana che vanno in giro. Pero' a volte non basta
una certa dose di tenerezza ed e' necessario aggiungere... una certa dose di
piombo."
dice il subcomandante Marcos. E noi, a migliaia di chilometri, siamo con lui.

CENTRO SOCIALE PEDRO - COMITATI DI LIBERA/ZONE

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2) http://www.geocities.com/Hollywood/2638/events.html

SABATO 18 MAGGIO
MANIFESTAZIONE A PADOVA
ORE 16
PARTENZA DA PIAZZALE STAZIONE F.S.

Il decreto "Dini" varato il 18 novembre dello scorso anno, ha mostrato
ampiamente, nella sua applicazione, quali e quanti effetti nefasti ha
prodotto nei confronti degli immigrati.
250.000 domande di permesso di soggiorno presentate con relative richieste
di lavoro e di queste, molto probabilmente solo 1/3 si trasformera' in
permessi. Per tutti gli altri e per quelli che non hanno nemmeno presentato
la domanda (100.000 - 150.000 ?) si riaprira' ancora una volta la via della
clandestinita', dell'inesistenza, del lavoro nero e ancora piu' ricattato.
Centinaia di migliaia di fantasmi continueranno ad aggirarsi per l'Italia
andando ad ingrassare le tasche di tutti quei mafiosi legali ed illegali che
sul lavoro nero degli immigrati clandestini vedono una fonte inesauribile
per aumentare i guadagni.
Che calvario poi questo decreto: ogni Questura ha fatto a modo suo, sulle
prove della presenza in Italia, sul domicilio, sull'attendibilita' o meno
del datore di lavoro; ogni responsabile degli Uffici Stranieri ha fatto il
bello e cattivo tempo con il risultato che, mediamente, ogni immigrato ha
varcato la porta della Questura 3 o 4 volte. Il tutto complicato dal fatto
che quasi da nessuna parte gli sportellisti conoscevano qualche lingua
all'infuori dell'italiano. Il dato piu' importante che emerge e' quello che,
nella stragrande maggioranza dei casi, l'immigrato si e' pagato di tasca
propria i contributi. Chi gia' lavorava da mesi o anni in nero, o accettava
i contributi, oppure veniva cacciato senza tanti complimenti; sono fiorite
ovunque vere e proprie "agenzie di collocamento" che hanno lucrato fior di
milioni per una dichiarazione di lavoro; allo stesso tempo si e' creata una
catena di solidarieta' che ha fatto si' che tantissimi immigrati hanno
usufruito di dichiarazioni di lavoro che hanno dato la possibilita'
all'immigrato, di accedere al permesso di soggiorno.
Tutto questo ci ha fatto dire ieri e ce lo fa dire ancora di piu' oggi che
il decreto Dini sull'immigrazione, sostenuto dalle attuali componenti
dell'Ulivo, non puo' essere assunto per il nuovo governo come punto di
riferimento per affrontare la questione sull'immigrazione, al contrario deve
essere definitivamente affossato, anche perche' si e' stabilito per la prima
volta con questo decreto, il principio della differenziazione del
trattamento sul piano giudiziario a seconda che un soggetto sia immigrato o
meno.
Nelle Questure giacciono ancora decine di migliaia di domande e molte altre
devono ancora essere presentate. A Padova e Venezia ci sono prenotazioni
fino a fine giugno. Dalle Questure ci dicono che sono ancora indietro con il
vaglio delle singole posizioni, ma non e' possibile che immigrati che hanno
presentato la domanda in gennaio non abbiano ancora avuto il permesso di
soggiorno. Inoltre a livello locale le politiche sull'immigrazione volte a
favorire un inserimento degli immigrati (problema casa e spazi collettivi)
sono ferme e sembra che il problema immigrazione, che in passato ha occupato
le prime pagine dei quotidiani per quanto riguarda le questione
dell'extralegalita' di una piccola minoranza di immigrati, sia stato
completamente rimosso.
Invitiamo pertanto tutti, immigrati e non a scendere in piazza con noi per
rivendicare alcuni obiettivi irrinunciabili:
1 Il decreto Dini che dovrebbe scadere il 18 maggio deve essere lasciato
decadere definitivamente anche perche' l'unica parte che e' rimasta e'
quella repressiva
2 Devono essere rilasciati in tempi accelerati a tutti gli immigrati che
hanno fatto richiesta i permessi di soggiorno
3 E' indispensabile che si faccia una nuova legge, non dettata da
inesistenti emergenze, ma ispirata alla necessita' di dare visibilita',
garanzie e diritti a tutte quelle persone che abbandonano la propria terra
per cercare migliori condizioni di vita altrove
4 Che la richiesta di spazi venga esaudita velocemente e in primo luogo a
Padova, che la ex "Scuola Fratelli Bandiera" venga assegnata secondi i
progetti presentati per finalita' legate alle problematiche
dell'immigrazione. Da mesi "Razzismo Stop" ne ha presentato uno e da parte
dell'Amministrazione Comunale non e' arrivata ancora alcuna risposta.

RAZZISMO STOP Padova - Venezia
C.S.O. PEDRO
ASSOCIAZIONE NIGERIANA DI PADOVA

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