(it) Solide radici - SANDRO PORTELLI

Steve Wright (sjwright@vaxc.cc.monash.edu.au)
Mon, 13 May 1996 16:26:07 +0200


> [il manifesto] 9 Maggio 1996
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> Solide radici
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> Un ostinato e riservato valligiano piemontese che per una vita ha
> raccolto e fatto circolare documenti e storie della cultura
> antagonista italiana
>
> SANDRO PORTELLI -
>
> L ODIAMO ora uomini famosi, dice un versetto della Bibbia. Come gli
> eroi del libro che James Agee intitol=F2 con queste parole, Franco
> Coggiola non era famoso ma avrebbe dovuto esserlo, perch=E9 una parte
> importante della cultura antagonista della sinistra e della cultura
> di resistenza e di lotta delle culture non egemoni =E8 passata
> attraverso le sue mani e la sua passione. Senza che lui si
> aspettasse niente in cambio, faceva solo quello che gli sembrava
> tanto giusto e tanto bello da essere inevitabile.
>
> Storie apolidi
>
> In una delle tante nottate fatte insieme acanto ai precari Revox
> dell'Istituto de Martino, montando pi=F9 o meno letteralmente con
> forbici e colla una di quei "Dischi del Sole" che sono patrimonio
> prezioso di tanti di noi (e sui quali il suo nome raramente figura
> col rilievo che aveva il suo lavoro), Franco Coggiola mi aveva
> raccontato una sua fantasia. Da vecchio, diceva, mi voglio andare a
> nascondere in qualche valle del Cuneese e stare l=EC ad aspettare che
> mi scopra un etnomusicologo, per noi sconvolgergli tutte le
> categorie e i riferimenti cantandogli tutte le canzoni popolari che
> conosco. Lui le sapeva davvero tutte, da quelle piemontesi della sua
> concittadina Teresa Viarengo a quelle dell'Italia centrale e
> meridionale conservate nell'archivio dell'Istituto, fino a quelle
> americane che mi ero portato appresso io. Aveva un contatto diretto
> e materiale con la cultura popolare di mezzo, e al tempo steso era
> un valligiano piemontese assolutamente credibile e perfetto,
> silenzioso, ostinato e incrollabile: una figura coltissima, locale e
> cosmopolita, senza confini e con solide radici. Forse sarebbe stato
> imbarazzante se lo avessimo chiamato intellettuale, ma lo era in
> modo originale e tutto suo, capace di mettere insieme diversit=E0 di
> ogni sorta e al tempo stesso preservare un'identit=E0 gelosa.
>
> Ma in questa fantasia mi colpiva anche la sua idea di nascondersi
> per svelarsi: celare il suo tesoro di conoscenze dentro una valle
> montana e aspettare qualcuno che avesse almeno la voglia di
> ascoltarlo e sorprendersene. Essere oscuro, s=EC; ma non inesistente,
> e tanto meno insignificante; fare della propria oscurit=E0 una
> bandiera, coltivarla e dichiararne l'assurdo; rifiutare di esibire
> il proprio sapere, ma suggerire che se altri non lo vedevano e non
> lo usavano la colpa, e la perdita, non era sua. Che =E8 quello che
> potremmo dire non solo di lui, ma di tutta quella cultura popolare e
> orale su cui ha lavorato tutta la vita.
>
> Franco Coggiola ha fatto cos=EC per tutto il tempo che l'ho
> conosciuto. Aveva un talento vocale che a me sembrava straordinario,
> arricchito dal rispetto profondo e dalla conoscenza ravvicinata con
> il repertorio popolare, le ballate epico-lirico del Nigra e le
> canzoni del primo movimento operaio torinese. Eppure, anche se
> lavorava ad un'etichetta discografica, la sua voce nei "Dischi del
> Sole" c'=E8 pochissimo - letteralmente, solo quando sembrava che non
> se ne potesse fare a meno, quando c'era bisogno di qualcuno che
> riempisse un buco. E sui palcoscenici del folk revival praticamente
> non c'=E8 mai salito. Ma n=E9 l'uno n=E9 gli altri esisterebbero senza di
> lui.
>
> L'arcipelago invisibile
>
> Ecco, io credo che noi abbiamo un grande bisogno di persone cos=EC,
> senza ombre di narcisismo; un grande bisogno di intelligenze e
> sensibilit=E0 che pensano se stesse interamente dentro un'opera
> collettiva. Forse negli arcipelaghi della militanza e del
> volontariato ne abbiano e ne abbiano avute molte di pi=F9 di quanto
> non siamo capace di riconoscere. Tutti i Franco Coggiola del nostro
> tempo sono gli "uomini famosi" che non si aspettano lodi - anche
> perch=E9 lodi adeguate non esistono.
>
> L'opera collettiva d'amore a cui Franco Coggiola ha dedicato la vita
> =E8 un archivio, il primo e pi=F9 grande archivio sonoro delle culture
> non egemoni in Italia, uno dei maggiori d'Europa. Non era solo un
> deposito di documenti; era la matrice e l'anima di una gamma variata
> di iniziative e di progetti, la "placenta" (fu Giovanna Marini a
> definirla cos=EC) di una vita culturale di opposizione.
>
> Nei momenti difficili quando per molte componenti dei movimenti
> antagonisti dire memoria era come dire una parolaccia, quando la
> musica popolare era prima venduta come una moda e poi dimenticata
> come un anacronismo, Franco Coggiola ha continuato a lavorarci come
> se niente fosse - quasi da solo, praticamente senza stipendio, senza
> nessuna certezza del futuro, snobbato da istituzioni pronte a
> finanziare qualunque moda ma indifferenti di fronte alla storia -
> senza lasciarsi turbare da chi, sbagliando, gli diceva che era
> inattuale e fuori del tempo. Era silenzioso e indistruttibile come
> la memoria - come la memoria dei documenti che raccoglieva, salvava,
> e rimetteva in circolo; e come la memoria vivente, di cui lui stesso
> era portatore, di tutta la storia cresciuta attorno a Gianni Bosio,
> al "Nuovo Canzoniere Italiano", ai "Dischi del Sole", all'Istituto
> de Martino dagli anni '60 in poi.
>
> Il felice trasloco
>
> Su il manifesto la sua faccia =E8 apparsa un anno fa, naturalmente in
> mezzo a tante altre; nella foto di gruppo dei compagni della Lega di
> Cultura di Piadena in sostegno all'azionariato del giornale. Era
> arrivato trafelato da Sesto Fiorentino, dove l'Istituto de Martino
> aveva trovato sede; aveva finito di scaricare le casse
> dell'Istituto, ed era felice di avere trovato una nuova casa per
> l'opera della sua vita. La prima volta che mi ricordo di lui,
> vendeva i "Dischi del Sole" alla festa dell'Unit=E0 di Firenze nel
> 1970; l'ultima, era intento allo stesso umile e indispensabile
> lavoro, alla festa nazionale di Rifondazione. E, come allora, si era
> ricaricato tutto in macchina per rifarsi il viaggio fino a casa.
>
> Adesso, nessun etnomusicologo trover=E0 Franco Coggiola a aspettarlo
> in agguato in una valle del Cuneese per confondergli idee e confini.
> Come Gianni Bosio, lo abbiamo perduto prima e troppo presto.
> Ricordarlo non =E8 solo un gesto di rispetto verso una persona che =E8
> stata necessaria; =E8 anche un modo di continuare il suo lavoro: far
> crescere la memoria per restare vivi.
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