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Thu, 14 Mar 1996 22:32:20 +0100


Testo di Oreste Scalzone tratto da IRIS, GIORNALE DI CRITICA DEL TEMPO,
distribuito durante le manifestazioni del dicembre 1995

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AMMUTINAMENTO, RESISTENZA UMANA COME ANTI-ECONOMIA
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"VIVERE!" Era lo slogan di uno striscione innalzato da un gruppo di donne e
di impiegati delle poste alla manifestazione del 5 dicembre a Parigi. In
effetti, questo rifiuto di arrendersi, questa improvvisa voglia di reagire,
resistenza umana contro il totalitarismo dell'economia e le sue logiche
monetarie e finanziarie asfissianti, =E8 qualche cosa che sfugge alle
classificazioni abituali.

Classificazioni solitamente binarie: carattere riformista o rivoluzionaro?
Lotta offensiva o difensiva? Un orizzonte prigioniero nelle gabbie
rivendicative o prospettive che vanno oltre, al di l=E0 di questo orizzonte?

Lampi di una vita diversa

Accanto e attorno a tutto questo, il blocco dei meccanismi regolanti la vita
quotidiana ha sconvolto i modi di vita. Una microfisica di incontri, una
rete di solidariet=E0 diverse - i passaggi in macchina offerti agli
autostoppisti, per esempio, una certa gaiezza, una sorta di clima euforico
al posto del solito malcontento antisciopero - hanno lasciato intravedere
squarci di una vita differente.

Di fronte a questo, le valutazioni, riprese e amplificate dai soliti opinion
makers, dei poteri pubblici e di intellettuali di ogni specie
("corporativismo", "egoismo volgare", e cos=EC via...) risuonano come delle
oscenit=E0. Se a ci=F2 si aggiungono proclami falsi quanto inverosimili,
manifestatamente paranoici e/o politicanti, come "gli scontri sono una
provocazione poliziesca", si pu=F2 mettere assieme un vero bestiario.

Quello che ci sembra inquietante =E8 che le stesse espressioni trovino eco
nella fraseologia rivoluzionarista, intrisa di ideologia e di morale, di
belle anime sprovviste di ogni traccia di materialismo critico.

=46orzatamente rivendicativa nella sua forma immediata, questo ammutinamento=
,
questa resistenza mana al fondamentalismo terrorista della scienza economica
contemporanea, ha in s=E9 degli aspetti radicalmente sovversivi. Non =E8 una
novit=E0 che molti rivoluzionaristi non se ne accorgano: peggio per loro...

Il problema non =E8 il mito della durata illimitata della protesta, n=E9 lo
sciopero generale o la violenza.

La mondializzzione reale che sta riformattando il mondo, la crisi degli
Stati-nazione, la radicale trasformazione della configurazione del lavoro.,
della relazione lavoro/non lavoro fanno s=EC che ogni modello di
"rivoluzione", nel senso di "presa del potere" al vertice di uno
Stato-nazione, ovvero di "politica rivoluzionaria" come arte rivoluzionaria
di governare non =E8 ormai pi=F9 pensabile. E questo =E8 bene.

Come se...

Apparteniamo ad un mondo che =E8 contrassegnato da un un doppio paradosso: i=
l
primo =E8 quello di una ricchezza, di una massa di beni prodotti (tralascian=
do
in questa sede ogni giudizio di valoree critica del sistema del bisogno,
della forma di mercato, dell'alienazione del lavoro...) che =E8 immensamente
pi=F9 grande che, per esempio, nel '68, mentre le povert=E0 assolute e relat=
ive
aumentano; il secondo =E8 rappresentato dal fatto che la massa di lavoro
necessario a produrre questi beni =E8 diminuita vertiginosamente, mentre la
durata della giornata di lavoro individuale di chi ha il (ben triste)
"privilegio" di avere un impiego =E8 rimasta immutata.

Rottura

Si deve e si pu=F2 cominciare con l'affermazione che =E8 da considerarsi dir=
itto
naturale di ogni essere umano il disporre dei mezzi necessari a condurre
un'esistenza decente e giungere alla propria autorealizzazione.

In maniera simile a quella con cui un altro diritto - quello di non essere
schiavo - si =E8 affermato!

Se "la base di valorizzazione non =E8 pi=F9 il tempo di lavoro individuale
dell'operaio, ma tutto il tempo di tutti gli esseri umani", =E8 giunta l'ora
di prendere atto di questa rottura, gi=E0 consumata, del nesso lavoro/salari=
o.

E' tempo di affermare che dichiarare "chi non lavora non deve mangiare" =E8
diventato niente altro che complicit=E0 nel massacro dei poveri della terra.

Reddito d'esistenza ottimale

E' partendo da questa richiesta - punto di partenza (per ora, invisibile,
immaginario) di una specie di Cahier de dol=E9ances o libro delle lamentele,
dei bisogni dei desideri, di ragionamenti e sogni - che si pu=F2 aprire la
strada a conseguenze imprevedibili. La sola cosa certa =E8 che senza questa
vera rivoluzione si dovr=E0 considerare come fortemente probabile una fine
apocalittica per la specie umana, gli altri esseri viventi, il pianeta
tutto.

Tutto ridiventa possibile

Al contrario, se quest'idea cos=EC semplice e allo stesso tempo cos=EC diffi=
cile
da realizzare comincia ad affermarsi tutto ridiventa possibile. Se questo
mutamento radicale del punto di vista =E8 decretato - nella mentalit=E0, nel=
le
pratiche teoriche, nelle critiche pratiche, nelle sperimentazioni, nelle
lotte e nei conflitti - l'orizzonte potr=E0 cominiare a riaprirsi.

Tutto quello che seguir=E0 inevitabilmente - la terminologia, i processi, i
contesti - tutto ci=F2 dovr=E0 essere affrontato dopo...

Bisogner=E0 liberarsi dai pregiudizi e dalla tentazione di fissare tutto
questo in un modello-progetto gi=E0 itulizzato ("utopia di un mondo d'ozio" =
o
all'opposto "inscrizione in una ristrutturazione della regolazione sociale",
"comunismo" o "assistanat", ecc.).

"Decretare" l'accesso ai mezzi d'esistenza e di realizzazione personale

Potremmo definire questo "dopo" come il passaggio del lavoro (la sua forma
individuale e collettiva, il suo rifiuto che relega alla miseria) alla
libera attivit=E0. Questo implicherebbe la sperimentazione di forme embriona=
li
di una rete di relazioni umane e sociali radicalmente differenti, nelle
quali la realizzazione di ognuno sarebbe condizione della realizzazione di
tutti e viceversa. Noi diremmo: il cammino verso modi di intendere ricchezze
altre rispetto all'ammasso di protesi di mercato, con il male di vivere che
accompagna la miseria e l'esclusione, che si conosce.

Un esempio: il fatto di decretare una cosa cos=EC semplice come l'accesso ai
mezzi di esistenza e di realizzazione per tutti, per il solo fatto di essere
nati sulla terra, non potr=E0 non comportare una trasformazione radicale,
un'uscita, prima di tutto concettuale, dall'orizzonte delle categorie della
ragione economica. Ed anche allo stato attuale delle cose, di ci=F2 che
chiamiamo "salariato", "capitalismo", "economia", sarebbe impensabile che
una tendenza in questa direzione non fosse apportatrice di una riduzione
decisa degli orari di lavoro: con tutte le conseguenze che ci=F2
comporterebbe...

Ecco, per cominciare.

Animale sociale

Quando l'ondata di lotta di questo dicembre 1995, nel suo carattere acuto,
concluder=E0 il suo ciclo, forzatamente, bisogner=E0 passare dalla modalit=
=E0
della protesta clamorosa, dalla fase del black-out/sincope alla presa di
consistenza di di una sorta di sistema di ruscelli confluenti verso un
fiume, ognuno con le sue peculiarit=E0, ma conservando delle tracce, profond=
e
e irreversibili, di questo grande ammutinamento.

I lessici dicotomici dell'avvenimento tradizionale (avanguardia/massa,
intellettuali/movimento, ecc.) appariranno per quello che sono:
incrostazioni residuali, cristallizzazione di frammenti di ideologie,
balbuzie del dogma, improbabili certezze, zavorra che blocca la radicalit=E0
virtuosa di questo grande animale sociale che chiamiamo movimento.

Capacit=E0 di esistenza e offensiva

E' la nostra scommessa. La pulce nell'orecchio ha guadagnato terreno nel
corso di queste giornate in cui risuonava questo formidsbile NO! In ogni
caso, queste giornate durante le quali un sasso =E8 stato scagliato
nell'ingranaggio della razionalit=E0 economica, costringeranno le reti
decisionali a reintrodurre, nel numero delle variabili da tenere in conto,
una capacit=E0 di esistenza e di resistenza potenzialmente offensiva degli
esseri umani sia come singoli che come comunit=E0. Cattivo risveglio.

Durante queste settimane non avremo avuto gli orologi rotti contro i
"padroni del tempo", non si sar=E0 visto l'inizio dell'estinzione della
funzione del governo, dello Stato, della politica come linguaggio separato,
sovrapposto, incaricato di inquadrare, regolare fatti, persone, cose, tempo.
Ma almeno avremo avuto una pausa, l'intuizione di una vita diversa, nella
quale si uscir=E0 dalle rispettive paure e dove sar=E0 possibile incontrarsi=
,
sorridersi... Ci sar=E0 stata la festa.

Non =E8 poco, vedete.

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