Fuorimercato

Mauro junior (mauro.jr@iol.it)
Sat, 9 Mar 1996 01:03:24 +0100


Un articolo di Battaglia comunista 3 contro le sciocchezze riformistiche
circolanti in aree che si pretendono antagoniste, alternative e quantaltro

Fuorimercato
Dal malinteso postfordismo alla parrocchia, felici e contenti

Da qualche tempo la cosiddetta sinistra, quella che ruota attorno al
Manifesto e piu' in generale attorno a quell'area politica che grosso modo
va dal Pds a Rc, discute. Discute dell'applicazione delle tecnologie
informatiche nei processi produttivi, delle sue conseguenze sull'occupazione
e dei compiti che da cio' derivano a "una sinistra che voglia rimanere tale"
(1)
"Nell'industria manifatturiera - si legge sul Manifesto del 22 febbraio 96 -
l'insieme dei paesi Ocse presenta una svolta radicale dopo la recessione
degli anni '90: da quando la produzione ha ripreso a crescere sono passati
due anni e mezzo e l'occupazione non ha ancora dato segni di ripresa, mentre
alla fine della precedente recessione dell'inizio degli anni '80, la ripresa
era stata simultanea per produzione e occupazione... Il risultato di tutto
questo e' nettissimo: la crescita dell'economia non produce piu' occupazione
nei paesi "ricchi". Le nuove tecnologie introdotte dalle imprese stanno
eliminando il lavoro dalle attivita' di routine dell'industria e ora, in
misura crescente, anche dei servizi (banche, telecomunicazioni, etc.)...
All'interno dei paesi avanzati il cambiamento tecnologico e la
globalizzazione stanno invece rompendo il legame che dalla rivoluzione
industriale univa l'impiego di lavoro umano alla produzione di merci".
E' quindi saltato "il modello produttivo fordista e con esso il "compromesso
socialdemocratico"(2) che ne costituiva un elemento di rilievo..." ,
ritenuto - si badi bene - quanto di meglio si possa immaginare visto che
la formazione di un "un surplus di risorse da spendere in mediazioni.. e...
la comune convergenza del movimento operaio e del capitale sullo Stato come
strumento di razionalizzazione sociale, avevano creato un terreno comune in
cui il conflitto poteva assumere carattere costruttivo e non distruttivo.
Poteva funzionare da motore della crescita, in un gioco a somma positiva (in
cui entrambi i contendenti traggono un qualche vantaggio)... E all'interno
della sinistra aveva favorito quel dinamico equilibrio tra conflitto e
integrazione, tra radicalita' delle lotte e moderazione delle politiche
istituzionali, tra aspettativa rivoluzionaria e pratica riformatrice, che ne
ha permesso, nei fatti, e pur tra contraddizioni laceranti un'unita' di
fondo fra le diverse anime.... "(3).
Ovviamente al nostro autore non passa neppure per la mente che la
formazione di quel surplus da spendere in mediazioni potesse scaturire
dalle posizioni di monopolio acquisite dal capitale dei cosiddetti paesi
ricchi a danno del proletariato internazionale e in special modo di quello
dei paesi periferici, e quindi che le diverse anime della cosiddetta
sinistra con la loro mediazione altro non hanno tutelato che gli interessi
dell'imperialismo sulla pelle del proletariato mondiale.
Ma "il comune interesse tra il movimento operaio e l'ala piu' dinamica della
borghesia" - serviva a opporsi (ndr) - "contro le derive oppressive e
totalitarie, in fondo contro le diseconomie della variante fascista del
fordismo" e dunque il compromesso era piu' che giustificato. Questi signori
subordinano la contraddizione tra capitale e lavoro, ovvero la
contraddizione strutturale, a una contraddizione formale
(democrazia/fascismo) per cui l'ipotetico rischio di un arretramento verso
il fascismo (quasi che questo fosse una formazione sociale a se stante, un
mistero della storia, un ibrido tra feudalesimo e capitalismo e non invece
soltanto una delle forme possibili della dittatura della borghesia)
giustifica ampiamente ogni compromesso e l'imbrigliamento della lotta di
classe nell'ambito delle compatibilita' del capitale. Tant'e'.
Ma il peggio e' che anche ora, che e' venuta meno la base economica della
mediazione, la contraddizione strutturale continua a rimanere subordinata
per cui la necessita' del superamento dei rapporti di produzione
capitalistici continua a non essere posta all'ordine del giorno della
storia. Di piu': con l'automazione dei processi produttivi, nei paesi
cosiddetti ricchi il contrasto stesso tra capitale e lavoro e' ritenuto
superato e relegato nell'area dei "paesi di nuova industrializzazione"
ovvero in un'area del tutto minoritaria se non addirittura marginale viste
le dimensioni piuttosto piccole dei paesi in cui "La produzione delle
grandi imprese e delle loro reti di fornitori fa crescere l'occupazione....
e' la' che si estende l'uso capitalistico del lavoro.. ed e' in quella
direzione che e' rilevante l'esigenza di unificare l'area dello
sfruttamento"(4). Nei paesi ricchi invece il problema non si pone piu'
poiche' la produzione di merci avviene, e sempre piu' avverra', senza
l'impiego del lavoro umano.
Sicuramente, la tendenza a sostituire il lavoro umano con quello delle
macchine e' in atto, ma rilevarla significa innanzitutto cogliere
l'attualita' della critica marxista che l'aveva ampiamente prevista e,
insieme, la transitorieta' del sistema capitalistico poiche' non e' piu' in
grado di accogliere lo sviluppo delle forze produttive senza generare - come
diceva Engels - collisioni tra esso e i rapporti di produzione vigenti.
Il capitale senza il lavoro e' un puro non sense per il semplice fatto che
il capitale altro non e' che lavoro estorto e accumulato per cui se viene
soppresso il lavoro salariato ineluttabilmente viene soppresso anche il
capitale. A tale ovvia conclusione si giunge anche limitandosi a considerare
le cose dal punto di vista ristretto dell'economia borghese laddove si
consideri che essendo la gran parte della domanda di merci costituita da
salari e stipendi, il loro azzeramento azzera anche il mercato e con esso
il capitalismo che senza mercato non puo' esistere. Ma ai nostri
intellettuali queste complicazioni che assumono ancora come valida la teoria
del valore-lavoro non interessano piu' di tanto. Per loro il surplus e'
frutto di se stesso. Come il padreterno. E tanto basta. L'importante e'
essere a la page , discutere di destra e di sinistra e trovare la pezza a
colore per qualche altro miserabile compromesso. Eccoli dunque a lavorare
di fantasia per inventare altri conigli meccanici con cui distogliere il
proletariato dalla sua drammatica condizione e convincerlo che la rottura
rivoluzionaria degli attuali rapporti di produzione, ovvero l'unica reale
alternativa al dilagare della disoccupazione e della poverta', e' cosa da
rinviare a tempi migliori.
Gia' qui e ora, ovvero nell'ambito della societa' capitalistica, sono
infatti, a loro dire, possibili pratiche che consentono "Di traghettare
fuori dal sistema sempre piu' asociale delle relazioni di mercato, strati
crescenti di popolazione per riaggregarli sulla base di un nuovo legame
sociale... di immaginare un processo di trasformazione .... attraverso la
pratica positiva e concreta del fare - del fare gratuito, reciproco e
solidale - forme di socialita' antagoniste da contrapporre all'universo
delle merci e del capitale; la prospettiva di spazi sociali liberati in cui
prefigurare una societa' alternativa.." (5)
Dunque, se Il capitale licenzia, noi lavoriamo gratis, ma non, ovviamente,
per produrre merci, ma altro, qualunque cosa purche' sia un fare reciproco e
solidale e tutto cio' come prefigurazione di una societa' alternativa.
Qualcuno potrebbe pensare che ci si riferisca a una societa' socialista, ma
si sbaglia; la meta di un tale percorso e' inconoscibile come la cosa in se'
di kantiana memoria. "Non sappiamo dove essa - la pratica del fare
reciproco e gratuito (ndr) - ci portera': viviamo nella situazione aurorale
che Bloch defini' del "non piu' e del non ancora. Ma per favore non
precludiamoci con lo scetticismo e la sottovalutazione nessuna strada.."(6)
In tanta concretezza si omette di dire se durante il traghettamento verso la
nuova societa' alternativa, si potranno mangiare due spaghetti una volta
ogni tanto e se si, come diavolo ce li procuriamo visto che lavoriamo
gratis. Vuoi vedere che dal socialismo in un solo paese siamo passati al
socialismo nei cimiteri? Ma ecco un'ulteriore illuminante precisazione: "in
questo contesto - la fine dell'uso del lavoro (ndr) - nei paesi ricchi va
messa esplicitamente all'ordine del giorno la riduzione dell'estensione del
lavoro per il mercato, in due forme parallele: la riduzione dell'orario di
lavoro per chi un'occupazione ce l'ha ( ma il lavoro non e' finito? n.d.r),
e lo sviluppo di attivita' fuorimercato per dare occupazione e reddito a chi
ne e' senza." (7).
Siamo al ridicolo. Non solo si confonde reddito e salario, ma si ammette
come possibile quella che e' un'evidente contraddizione in termini: se il
terzo settore non prevede la produzione e lo scambio di merci come puo'
consentire la formazione di un reddito o di un monte salari? Contro che cosa
si scambiano? In una societa' in cui la produzione continua a essere
produzione di merci e' evidente che lo scambio non potra' che essere solo ed
esclusivamente scambio di merci con altre merci. La possibilita' di dare un
reddito o un salario, cioe' i mezzi per acquistare le merci necessarie per
il mantenimento e la riproduzione della forza-lavoro, con attivita' non
mercantili e' dunque pura fantasy.
E quali sarebbero poi queste attivita' e questo settore dove e' possibile la
moltiplicazione dei pani e dei pesci senza neppure l'intervento del
padreterno? "In secondo luogo - oltre alla riduzione dell'orario di lavoro
(ndr) - una modesta innovazione sociale che riconosca il ruolo del
volontariato svolto nel terzo settore e usi in modo produttivo una parte
della spesa pubblica per il sostegno dei redditi."
La rivoluzione consiste, dunque, nel trasferirsi tutti nelle parrocchie, nei
centri sociali, nelle organizzazioni di volontariato e sperare che lo stato,
ne' piu' ne' meno di quanto gia' faccia oggi, molli qualche briciola.
D'altra parte le alternative attuali sono "comunque infinitamente peggiori"
e questo e' "forse l'unico terreno su cui un qualche nuovo, parziale
compromesso potrebbe essere raggiunto.." (8)
Come si vede anche in una fase aurorale il compromesso e' il massimo che
c'e'. Il fatto e' che Il lupo perde il pelo, ma non il vizio: tante parole
per dire: andate in parrocchia, sperate nelle briciole dello stato e
tenetevi il capitalismo, meglio se con la sinistra al governo.
GP

Note:
1) Il Manifesto 11.2.96 Il fronte impopolare
2) ib.
3) ib.
4) il Manifesto 22.2.96 Fuorimercato
5) Il Manifesto 11.2.96 cit.
6) ib.
7) il Manifesto 22.2.96 cit.
8) il Manifesto 11.2.96

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