(it) CENTRI SOCIALI E NO PROFIT

Cyber Joker (fam0393@comune.bologna.it)
Sun, 3 Mar 1996 11:18:37 +0100


CENTRI SOCIALI E NO PROFIT (CONTRIBUTO ALLA=20
STESURA DELLA RELAZIONE PER L' ASSEMBLEA=20
DI BOLOGNA SU "SOGGETTI E FORME DEL=20
CONFLITTO")=20
Il dibattito su questo argomento =E8 partito nella primavera del=20
'95, sull' onda della proposta di convegno da tenersi ad=20
Arezzo, fatta dal consorzio di ricerca sociale AASTER di=20
Milano. Sulla prima fase della discussione rimandiamo alla=20
lettura del libro "Centri sociali: che impresa" pubblicato=20
dalla casa editrice Castelvecchi di Roma. La conclusione=20
della vicenda del convegno =E8 nota a molti. Esso fu revocato=20
nel settembre del '95 in seguito al montare delle polemiche,=20
ma non per questo =E8 venuto meno l' attivismo e l'interesse =20
dei promotori ( AASTER ed una serie di assessorati e giunte=20
comunali), per il tema dell' impresa sociale, dei lavori=20
socialmente utili e della finanza solidale, e della possibile=20
sinergia fra questi temi e l' universo dei CSA. Sempre ad=20
Arezzo sono infatti iniziati da Novembre una serie di=20
seminari sulle politiche giovanili, che intersecano tutti =20
questi ed altri nodi, e che dovrebbero sfociare nel lancio di=20
un vero e proprio documento programmatico che sar=E0=20
chiamato "Carta di Arezzo". La discussione che si =E8=20
sviluppata all' interno del movimento in tutti questi mesi, =E8=20
andata molto oltre le scarne paginette del documento=20
AASTER che lanciava la proposta del convegno di Arezzo.=20
Il succo di questa proposta era questo: =E8 in corso una=20
tendenza inarrestabile verso la ristrutturazione-
affossamento del Welfare, che condurr=E0 ad una riduzione=20
della presenza diretta dello stato, e ad un crescente ruolo del=20
mondo del volontariato e del privato sociale da una parte, e=20
del credito solidale e non dall' altra; l' universo dell' asso=20
ciazionismo cattolico e laico si appresta ad occupare il=20
massimo di questo nuovo spazio che si apre, intercettando il=20
grosso delle rilevanti quote di finanziamenti pubblici ed=20
agevolazioni che verranno dirottate verso il cosiddetto=20
"terzo settore"; i CSA potrebbero aprire delle battaglie su=20
questo terreno, sulla base del fatto che gi=E0 oggi operan o in=20
un territorio di frontiera dove si intrecciano erogazione di=20
servizi, sperimentazione di esperienze di autoproduzione e=20
di socialit=E0 sganciata dalle regole del mercato. Col=20
trascorrere dei mesi, rispetto a questa proposta iniziale si=20
sono definite nel movimento, ed in particolare nell' area dei=20
CSA, due posizioni fondamentali, seppure articolate e=20
differenziate al loro interno. =20
UNA PRIMA POSIZIONE contraria alla proposta=20
AASTER, che individua in questa un pericolo di=20
compatibilizzazione e normalizzazione dell' esperienza dei=20
CSA, che verrebbero sottratti al terreno dell' antagonismo,=20
del conflitto e dell' azione diretta e diffusa nel territorio,=20
sulle pi=F9 svariate tematiche politiche e sociali, e trasformati=20
in meri ero gatori di servizi sociali a basso costo che lo stato=20
non ha mai voluto o non vuole pi=F9 offrire. =20
UNA SECONDA POSIZIONE la quale =E8 contraria al taglio=20
"sociologico" ed alle ambiguit=E0 della proposta AASTER,=20
ma che ritiene che sul terreno dell' impresa sociale, o del no=20
profit, o dei lavori socialmente utili, SI POSSANO=20
COMUNQUE PROMUOVERE battaglie politiche e sociali=20
di massa, nonostante che il potere economico e politico=20
voglia funzionalizz are questo terreno ad una logica di=20
taglio della spesa pubblica, e di garanzia di una quota=20
minima di servizi gestiti con bassi costi dal cosiddetto=20
"privato sociale. Questa seconda posizione si suddivide a sua=20
volta in due filoni. Alcuni concepiscono l'impresa sociale=20
come strumento da usare pragmaticamente per lanciare=20
vertenze di massa sulle te matiche del lavoro e del reddito,=20
nei confronti dell' amministratore pubblico, in una=20
situazione dove strumenti pi=F9 "tradizionali" (comitati e liste=20
di lotta di precari o disoccupati) hanno dimostrato di non=20
essere sempre praticabili; in questo filone rientrano anche=20
alcune cooperative e realt=E0 dell' autoproduzione contigue ai=20
CSA. Altri lo int endono come possibile strumento di=20
aggregazione e di rappresentanza di un soggetto lavorativo=20
frammentato, flessibile, autonomo, precario, prodotto dal=20
Post-Fordismo ed attualmente sottratto a forme di azione=20
collettiva. Altri infine intendono addirittura l'impresa sociale=20
come lo strumento per la promozione di nuove strategie=20
rivoluzionarie, reti colari e diffuse, fondate sulla progressiva=20
sottrazione allo stato ed al mercato di spazi nei quali=20
sperimentare forme alternative di produzione e di=20
organizzazione della vita sociale, sganciate dalla logica del=20
profitto. Queste nuove strategie costituirebbero un momento=20
di rottura col modello accentratore e sintetico, di=20
derivazione socialdemocra tica o all' opposto leninista, che=20
per tutto il novecento ha individuato nella conquista del=20
potere statale, per via elettorale o insurrezionale, il=20
passaggio ineludibile per qualsiasi trasformazione globale=20
della societ=E0. Questa ultima posizione, che comunque=20
rappresenta solo una versione della posizione pi=F9 generale=20
che ha espresso interesse p er il terreno del no profit, si=20
collega in modo pi=F9 o meno indiretto ad alcune analisi sull'=20
"agire comunicativo", sul general intellect e sulle capacit=E0=20
cooperative del nuovo lavoratore immateriale prodotto dalla=20
ristrutturazione, analisi che hanno fatto parte del dibattito=20
teorico di questi ultimi anni. Premesso questo si pu=F2=20
azzardare la conclusione che la polemica sul convegno di=20
Arezzo, i CSA e l'impresa sociale, ormai diventata una=20
polemica sui soggetti e le forme del conflitto possibile sul=20
terreno del lavoro e del reddito, si =E8 sviluppata a partire da=20
una pi=F9 generale crisi politica e di identit=E0 che i CSA stanno=20
attraversando. Elemento essenziale di questa crisi =E8 la=20
difficolt=E0 a fondare la propria identit=E0 sull' essere soggetti=20
interni ed attivi del conflitto, nel momento in cui questo=20
assume forme discontinue e frammentarie. A questo aspetto=20
si ricollega l' assenza di esperienze significative e=20
riproducibili di lotta e di azione collettiva del lavoro=20
precario, fles sibile ed autonomo, o del non lavoro, settori=20
ampiamente presenti nei CSA, peraltro accanto a quote pi=F9=20
che rilevanti di lavoratori dipendenti. Infine un altro=20
elemento di questa crisi =E8 dato dal fatto che l' attacco=20
repressivo che molti CSA subiscono, e che mette in=20
discussione la loro stessa sopravvivenza, sta inducendo=20
risposte strategiche e tattiche molto differenziate e che=20
quindi producono ulteriore confusione e divaricazioni. Se=20
questo =E8 lo scenario e la dimensione dei problemi, sar=E0 ben=20
difficile prospettare alternative alla trasformazione dei CSA=20
in meri erogatori di servizi socio-culturali, se si resta sul=20
terreno della sloganistica e della riproposizione di parole d'=20
ordine generiche, come l' azione diretta,=20
l'autorganizzazione, il salario sociale o la riduzione dell'=20
orario di lavoro. Salario sociale e riduzione d' orario restano=20
appunto slogans se non trovano forme e strumenti concreti=20
e determinati, che li rendano obiettivi socialmente e=20
materialmente praticabili. Anche la fondamentale categoria=20
dell'autorganizzazione ha bisogno di essere ripensata e=20
riattualizzata, di fronte al fatto che essa non ri esce a co
prire il settore del lavoro precario, flessibile ed autonomo o=20
del non lavoro. Inoltre anche nello stesso settore del lavoro=20
dipendente e "garantito", a sua volta anch' esso sempre pi=F9=20
precario e instabile, essa viene praticata con difficolt=E0 da un'=20
arcipelago frammentato si sigle e strutture spesso=20
incamminate su percorsi molto divaric ati. Ci=F2 che occorre=20
tentare, affinch=E8 la querelle su Arezzo e impresa sociale non=20
diventi ulteriore elemento di disgregazione, ma stimolo=20
positivo e costruttivo a porre in discussione e superare i=20
limiti della propria stessa identit=E0 e del proprio percorso, =E8 =20
la rimessa al centro della questione del lavoro e del reddito,=20
contro la logica di chi r itiene che il percorso dell' impresa=20
sociale non abbia alternative. L' obiettivo =E8 rispondere alla=20
domanda se il terreno del lavoro, ed in particolare quello=20
precario e flessibile, pu=F2 essere terreno di lotta ed=20
organizzazione per affermare interessi e diritti, direttamente=20
all' interno dei luoghi e dei rapporti materiali di=20
sfruttamento, e che cosa hanno da dire o fare i CSA in=20
questo campo. L' obiettivo =E8 quindi verificare se questi=20
luoghi e rapporti materiali devono vedere come unici attori=20
il comando da una parte, ed un soggetto lavorativo sempre=20
pi=F9 atomizzato e frammentato dall' altra, o se possono=20
essere luoghi di conflitto e di azione collettiva. Il lavoro da=20
fare non =E8 poco, ma =E8 molto stimolante.

MILANO 26 FEBBRAIO 1996 =20
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