documento-presentazione del Centro di Documentazione Terra lliure

arcangelo (alicin@teseo.it)
Sun, 25 Feb 1996 00:26:04 +0100


Il progetto di un cantro di documentazione, in una citta' come BAri, era
nella discussione politica di un gruppo di compagni e compagne gia' da
alcuni anni, ma la prima occasione per concretizzarlo si diede con
l'occupazione del CSOA Fucine Meridionali, nel gennaio del 1994. In questa
esperienza che nsceva intorno e all'interno di un centro sociale occupato,
ora per limiti strutturali, ora per problemi di sicurezza, il centro di
documentazione si e' concretizzato in quanto spazio fisico per una breve
fase, riuscendo comunque, sia a garantire una minima circolazione di
materiali e informazioni, sia ad aprire quello spazio di discussione e
progettualita' politica che ci vede impegnati ancor oggi. Il centro di
documentazione che si proponeva allora era una sorta di archivio-biblioteca
da campo, centrata sui bisogni e i desideri esclusivi di quel particolare
soggetto sociale che si aggrega e si organizza nei centri sociali di questo
sud Italia, incapace, quindi, per necessita' quotidiane e limiti
strutturali, di assumere come proprio l'orizzonte della pluralita' dei
soggetti sociali in lotta.
Cosi', all'interno del centro di documentazione, e' maturata l'esigenza di
essere progetto autonomo dalla seppur centrale esperienza del centro=
sociale.

Successivamente, in seguito alle note vicende che hanno portato il corpo
militante, le strutture politiche ed i collettivi di lotta, ad abbandonare
lo spazio fisico del CSOA, ormai controllato dalla mafia, si e' aperto lo
spazio autogestito RED66.
il progetto-RED66 e' un tentativo di tradurre in termini organizzativi la
prospettiva di lavoro aperta dalla fine di una figura centrale per =F2a
ricomposizione della classe, e la conseguente sfida ad assumere come
centrali la pluralita' dei soggetti e dei momenti di conflitto all'interno
del territorio metropolitano.
Proprio all'interno di questa struttura, in una prospettiva ricca di limiti
e contraddizioni, ma anche di nuove ed interessanti prospettive, si
inserisce il multiforme progetto del collettivo TERRA LLIURE: un centro di
documentazione, una libreria di movimento, un polo dell'autoproduzione e un
nodo telematico. Un progetto, questo, sul medio e lungo periodo, libero
comunque da quelli che sono i tempi, gli spazi e le urgenze di un luogo
occupato.

Pensiamo come inadeguato qualsiasi progetto di ''biblioteca laternativa'' e
come insufficiente la mera riproposizione di una ''biblioteca di
movimento''. La circolazione delle lotte,infatti, come dimostrato dall'uso
della comunicazione e delle reti telematiche fatto dagli zapatisti del
Chiapas, va oggi assunta come una delle prospettive centrali per la
ricomposizione e l'organizzazione della classe. Da questo punto di vista
riteniamo fondamentale realizzare, in un luogo di movimento, un nodo
telematico ed una infoteca-infoshop, per favorire un'immediata circolazione
delle lotte e dei dibattiti, per collegare direttamente i divesi soggetti in
lotta, saltando cristallizzazioni ed istituzionalizzazioni.

E' necessario, e' utile, e' possibile conbattere quello sradicamento
sistematico dell'identita' politica e sociale del proletariato, perpetrato
attraverso i mass-media e le istituzioni totali atte all'educazione e
all'istruzione che seminano il revisionismo, diffondono l'ignoranza e
raccolgono lo squadrismo. Per fornteggiare il buio della memoria, per
recuperare la riflessione critica sulle pratiche e le identita' che il
proletariato si e' dato in questo secolo di movimenti. Un intero patrimonio
di lotte e culture va sottratto all'invisibilita' nella quale e' stato
emarginato, perche' possa ampliare gli orizzonti di liberazione del
presente, perche', proprio attraverso il suo occultamento, si e' esercitato
il dominio e si e' potuta costruire questa transizione di fine secolo.
E' di particolare importanza lo sviluppo di una nuova egemonia dei valori e
delle culture antogoniste, contro la moralizzazione laica e religiosa
dell'immaginario collettivo verificatasi con l'affermazione di
figure-simbolo come Di Pietro o Woytila; contro l'ideologia della societa'
civile, dove tutti i conflitti verrebbero a risolversi nel gioco legalista
del libero mercato; contro la cultura della pacificazione e della rimozione,
fondamento di questa seconda republica delle stragi.
Sia chiaro che quando parliamo di cultura e di egemonia, ci riferiamo a quel
complesso dinamico di spaeri, conoscenze e comportamenti, intorno al quale
la classe definisce la propria identita' non nei termini della sua posizione
dialettica all'interno del rapporto di capitale, ma fuori dal rapporto di
capitale stesso.
LA lotta, il conflitto, il contropotere, la liberazione del ttempo di vita
dal lavoro-non lavoro, devono tornare ad essere gli orizzonti di liberazione
del proletariato.
A questo proposito pensiamo ad un centro di documentazione con la
consultazione del materiale (biblioteca, rivisteria, videoteca, servizio di
fotocopie, ecc.), pensiamo all'organizzazione di rassegne cinematografiche e
mostre fotografiche, pensiamo ad un lavoro seminariale di studio ed
elaborazione teorico-politica in grado di abbozzare la ricucitura di quel
nesso progettualita'-lotte, che tende a perdersi nell'urgenza delle
emergenze politiche.

Inoltre, non va sottovalutata la capacita' che un movimento ha di costruire
elaborazione culturale e di dirigere la sua comunicazione: i movimenti che
hanno tentato l'assalto al cielo sono sempre stati capaci sia di dirigere ed
organizzare luoghi e valori della produzione culturale, sia di diffondere
l'egemonia delle pratiche e dei vaolri del contropotere (basti pensare
all'esplosione in Italia, negli anni '70, di riviste, giornali, radio, case
editrici, ecc., a fronte di uno scontro di classe elevatissimo). In questa
prospettiva assume un senso, opposto e in aperta contrapposizione con quello
della cosiddetta imprenditoria no-profit, il disorso sull'autoproduzione
inteso come libri, opuscoli, manuali di autodifesa sociale, riviste,
fanzine, magliette, demos, adevisivi, ecc., e come distribuzione, nella
forma di libreria di movimento, che oltre ai materiali sopraelencati curi
anche dischi, cd e video ignorati dalla grande distribuzione.
=20
Il progetto del collettivo TERRA LLIURE, quindi, e' un progetto multiforme
teso a fornire elementi, strumenti, prospettive di lavoro, affinche' si
radichino e sedimentino contenuti e pratiche antagoniste nelle lotte=
sociali.

Alcune aree di intervento sono gia' aperte, come il lavoro sulla memoria
storica, quello sulle reti, l'autoproduzione (vedi il calendario a sostegno
della lotta zapatista e i prossimi primi opuscoli della collana editoriale)
e la piccola distribuzione locale; altre sono da costuire e altre ancora
sono interne al rapporto con le strutture del RED66, come il lavoro con il
collettivo internazionalista, quello con il collettivo femminista e quello
con la commisiione sull'immigrazione.

Chiediamo a tutti i centri di documentazione, gli infoshop, le librerie di
movimento, i centri sociali, le cooperative editoriali, i comitati e i
collettivi di lotta, alle case editrici, le labels e le etichette
discografiche indipendenti, ai collettivi video, i gruppi musicali, ai
singoli o ai poli organizzati nell'autoproduzione e distribuzione, DI
INVIARCI CATALOGHI E CONDIZIONI DI PAGAMENTO E DISTRIBUZIONE, e di far
circolare questo documento, sperando che in futuro sia possibile costruire
un maggiore e piu' stabile collegamento fra queste realta'.

N.B. Fino all'installazione di un'apposita casella postale,
all'installazione di una linea telefonica fiaa presso il RED66 e
all'apertura di una casella di posta elettronica specifica per il collettivo
Terra lliure, i riferimenti saranno i seguenti:
Posta elettronica: alicin@teseo.it
Posta e telefono: Andrea Geniola, via Faenza 159, 70019 Triggiano-Bari;
tel.080.8781280
FAX: 080.5217044 (specificare per TERRA LLIURE)
telefono cellulare RED66: 0360.735643 (tutte le sere, dopo le 20.oo, chidere
di Andrea o Arcangelo) =20
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