(It) Sergio Bologna - postfordismo

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Fri, 9 Feb 1996 11:47:14 +0100


> POSTFORDISMO Le nuove frontiere di un orario senza controllo
>
> M. CA. - Le storie che raccontiamo in queste pagine ci dicono che i
> lavoratori autonomi o aticipi lavorano pi=F9 dei lavoratori
> dipendenti.
>
> Possono scegliere il quando, non il quanto. Ma se le cose stanno
> cos=EC, la riduzione dell'orario di lavoro come strumento per
> combattere la disoccupazione rischia di perdere credibilit=E0.
>
> Ecco un altro dei muri contro cui il postfordismo ci condanna a
> spaccarci la testa: poich=E9 la crescita non crea occupazione, la
> riduzione dell'orario di lavoro =E8 necessaria. Ma poich=E8 il
> postfordismo allunga la giornata lavorativa sociale, ridurre
> l'orario =E8 impossibile. Questa la tesi controcorrente esposta la
> scorsa estate da Sergio Bologna a un convegno sulle 35 ore
> nell'ambito della Festa di Liberazione.
>
> Riassumiamo la sua relazione perch=E9 incrocia in diversi punti
> l'inchiesta a puntate del manifesto sul lavoro.
>
> Il mercato del lavoro postfordista non =E8 pi=F9 quello ottocentesco
> diviso tra occupati e disoccupati.
>
> E' caratterizzato da quattro fenomeni.
>
> 1) L'esistenza di un esercito di "working poor", persone che
> lavorano ma che restano al di sotto della soglia di povert=E0.
>
> 2) L'aggravarsi e il cronicizzarzi, soprattuto tra i giovani, della
> "joblessness": esistenze sballottate tra occupazioni precarie e
> diverse tra loro, che non consentono l'accumulo di una
> professionalit=E0.
>
> 3) La divisione, indotta dal decentramento produttivo toyttista, tra
> la manodopera dell'impresa-madre committente e quella delle imprese
> subfornitrici (pi=F9 ci si allontana dal centro, pi=F9 condizioni e
> orari di lavoro sono fuori controllo).
>
> 4) L'estendersi del fenomeno della miniaturizzazione dell'impresa
> sino alla forma dell'impresa individuale, con il conseguente
> allargamento del settore del lavoro autonomo.
>
> Questi quattro aspetti del postfordismo hanno avuto come conseguenza
> oggettiva l'allungamento progressivo degli orari di fatto. E'
> successo altrettanto nel settore "centrale" del mercato del lavoro,
> il lavoro dipendente tradizionale.
>
> Se nel secondo caso si potrebbe, volendo, mettere un freno agli
> straordinari, negli altri un forza lavoro non contrattualizzata,
> debole e disposta a tutto =E8 costretta a subire orari che superano le
> dieci ore giornaliere. C=E0pita cos=EC che "si assuma una ragazza a part
> time per quattro ore al giorno e la si faccia lavorare otto". Ma
> alla ragazza vengono pagate solo quattro ore, perch=E9 "la
> retribuzione =E8 qualcosa che ormai si sta svincolando dall'unit=E0 di
> tempo".
>
> Nei distretti industriali emiliani, tanto apprezzati da Clinton,
> "orari di lavoro di dodici/quattordici ore giornaliere sono
> considerati normali". Lo scrive Patrizio Bianchi, di Nomisma, il
> principale collaboratore di Prodi. Dunque, c'=E8 da crederci. Per
> collegare i cerchi concentrici del sistema toyttista =E8 aumentato il
> numero di addetti ai trasporti, settore dove la giornata lavorativa
> =E8 tra le pi=F9 lunghe. Il lavoro autonomo, attorno al quale gravitano
> - secondo Bologna - tra i 7 e il 10 milioni di italiani, =E8 stato uno
> dei fattori trainanti dell'allungamento della giornata lavorativa
> sociale. I lavoratori autonomi sono costretti a lavorare tante ore
> "in conseguenza di meccanismi oggettivi di mercato", non per "spinta
> all'autosfruttamento" e per "insopprimibile smania di arricchimento
> individuale" come pensa una sinistra "miope".
>
> Conclusione: "togliamoci dalla testa di risolvere la disoccupazione
> con riduzioni di orario". Restano solo due opzioni: o il salario
> garantito per tutti o una politica attiva dell'occupazione
> interamente sostenuta dalla Stato. E i soldi chi ce li mette?
> Bologna non lo dice, ma lo ringraziamo ugualmente per la
> provocazione.