(it) On french 95's movement [1]

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Thu, 8 Feb 1996 09:51:03 +0100


LE LOTTE DI CLASSE IN FRANCIA. E IN ITALIA?

Senza retorica ed inutili esagerazioni del tipo "la Comune di Parigi e
la Guerra civile in Francia", una cosa e' certa: le ultime vicende
francesi, le lunghe settimane di sciopero nei trasporti e in
significativi settori del pubblico impiego, insieme alle lotte degli
ospedalieri, degli studenti, dei minatori, al di la' dei possibili
ulteriori sviluppi nel nuovo anno, sono un evento straordinario, ricco
di suggestioni e spunti di analisi.

Cio' che impressiona immediatamente e' la vastita', la forza, la
radicalita' di piazza di quella che si e' configurata come una vera e
propria rivolta sociale contro il piano Juppe' e il governo neo-gollista.
Per la prima volta in Europa, da quindici anni a questa parte, le
politiche neoliberiste subiscono una significativa battuta d'arresto. Se
questo significhi il principio di una reale inversione di tendenza, e'
ancora presto per dirlo ...

In Italia intanto i corvi delle burocrazie sindacali in pensione, come
Trentin, si affrettano a collocare la loro pietra tombale sul movimento
di lotta francese, liquidando le lotte come "corporative, difensive e
resistenziali". Sarebbe facile ironizzare su quanti, per primi in
Europa, hanno sperimentato politiche sindacali neocorporative, giocate
sulla contrapposizione tra lavoratori "garantiti" della grande industria
e gli altri segmenti del lavoro sociale, con i risultati che tutti
conosciamo. Trentin e altri sembrano impegnati ad esorcizzare il
fantasma della lotta di classe, che si presenta, nel caso francese, con
tempi, modi e forme adeguate alla nuova organizzazione sociale dello
sfruttamento. E' percio' fondamentale - attraverso la cronaca di questo
"Dicembre caldo" francese - ricostruire la scansione dei successivi
passaggi di generalizzazione e socializzazione delle lotte, facendo
piazza pulita di mistificazioni ed equivoci.

a. Sui contenuti e le rivendicazioni: non si trattava ne' di tutelare i
"privilegi" in materia previdenziale, riservati a settori storici di
classe operaia professionale (per esempio i ferrovieri) particolarmente
garantiti dal rapporto di lavoro "pubblico", ne' di difendere lo Stato
sociale sulla base di un patto costituzionale, ormai superato dalle
trasformazioni produttive degli ultimi vent'anni. Piuttosto, il consenso
socialmente diffuso intorno alle lotte ed il coinvolgimento attivo,
partecipato, nelle forme che queste hanno via via assunto, si spiegano
con la consapevolezza massificata che il Plan Juppe' andava a mettere in
discussione un insieme di diritti, che sono ritenuti ormai
universalmente acquisiti e come tali intangibili. La posta in gioco era
ed e' quella della sottrazione ad un comando capitalistico sempre piu'
intollerabile che si estende sull'intero arco del tempo di vita.

b. Sulla composizione sociale: a differenza della realta' italiana, i
settori in lotta piu' combattivi (ferrovieri della SNCF, lavoratori del
trasporto pubblico - metro e mezzi di superficie - RATP, insegnanti
delle scuole di ogni ordine e grado, dipendenti della Posta e di France
Telecom) presentano una composizione generazionalmente giovane e ad alto
livello medio di studio e formazione, dimostrando come il contenuto
intellettuale sia una qualita' nuova e pervasiva del lavoro, non solo un
attributo dei "piani alti", di settori privilegiati nelle gerarchie
produttive del postfordismo. Il modo in cui il movimento delle
universita' si e' poi collegato alle lotte degli altri settori, ponendo
nuovamente con forza il nesso sapere-formazione-reddito, rivela una
composizione studentesca nuova, gia' inserita nelle reti produttive (come
ad esempio nelle facolta' di Paris-VIII Saint Denis, dove il 54% degli
iscritti si dichiara 'salaries').

c. Sulle forme di organizzazione: a decidere ogni ulteriore passaggio di
lotta sono state le A.G., assemblee generali di stazione, deposito,
reparto o facolta'. Nel corso degli ultimi dieci giorni dello sciopero,
in corrispondenza con i momenti di ricomposizione sociale piu' ampia
nelle grandi manifestazioni di piazza, si sono date prime forme di
cooordinamento territoriale tra le diverse assemblee generali. Cio'
significa, che piu' ancora di quanto sia stato possibile percepire qui a
distanza, non sono state certo le direzioni sindacali a guidare il
movimento degli scioperi, i cui tempi e modi sono stati scanditi
prevalentemente dal basso. Nella ambigua gestione sindacale hanno
giocato diversi fattori: forme classiche di "uso operaio del sindacato";
interessi economici diretti da parte, per esempio, di Force Ouvriere che
controlla una buona percentuale dei fondi-pensione; il basso tasso di
sindacalizzazione del mondo del lavoro in Francia. Nello sviluppo delle
lotte e' anche intervenuta una sotterranea continuita' dei movimenti
sociali in Francia dall'86 ad oggi: studenti medi e universitari,
giovani proletari delle banlieu, le lotte contro il "salario d'ingresso"
e soprattutto le coordinations, esperienze autorganizzate protagoniste
delle lotte, negli anni scorsi, tra le infermiere, i ferrovieri e gli
insegnanti. Questa continuita' puo' essere vista essenzialmente come un
processo di accumulo di temi, forza e soggettivita'; le coordinations e
gli altri movimenti non hanno sedimentato continuita' autorappresentativa
come moltiplicazione di sigle e siglette, ma come esperienza soggettiva
viva, presenza pulsante nelle ultime lotte.

d. Sulle forme di lotta: sarebbe fuorviante ridurre la ricchezza di
questo primo sciopero sociale dentro e contro il postfordismo alle sole,
per quanto vaste, mobilitazioni sviluppatesi nei settori del pubblico
servizio. I media francesi (lo stesso "Le monde" per esempio) hanno
parlato di "sciopero per delega" in questi settori trainanti. Perche'? Si
e' verificata una sorta di distribuzione dei ruoli: c'era chi partecipava
alla rivolta sociale bloccando la rete dei trasporti e delle
telecomunicazioni (e mettendo in gioco il proprio salario); c'era chi si
sottraeva al ruolo preconfezionato di "utente/cliente" pronto ad
insorgere contro gli scioperanti e sviluppava invece reti informali di
solidarieta' e cooperazione, sperimentando forme di vita innovative e
creative che hanno sconvolto il ritmo della normalita' metro-bulo-dodo
(trasporti-lavoro-casa).
Sono stati i tempi comandati della giornata lavorativa sociale ad essere
investiti e sovvertiti dalla diffusione sociale del movimento. La
lezione francese e' da questo punto di vista illuminante sulle
caratteristiche moderne delle forme di lotta: infatti, il blocco della
macchina sociale complessiva della riproduzione capitalistica si rivela
un'arma strategica, uno strumento di potere. Nella lettura di queste
attualissime forme del conflitto nella metropoli e' possibile cogliere il
passaggio dal fordismo al post-fordismo. Se un tempo il potere operaio
si misurava sul blocco del macchinario e della produzione di merci
all'interno della fabbrica, oggi il terreno di scontro si sposta
direttamente sul piano dell'intera societa', sul blocco della "macchina
riproduttiva sociale", della circolazione, della mobilita' e dei flussi
di comunicazione.

La ricomposizione di settori sociali di classe e' visibile,
straordinaria: le immagini delle stazioni deserte, dei binari
picchettati, dei centri di controllo informatico occupati, le piazze
stracolme, non solo a Parigi, ma anche in tutte le citta' della provincia
francese, gli scontri di piazza, la determinazione e combattivita' delle
lotte hanno colpito l'immaginario collettivo. Proprio qui, nel cuore
dell'Europa, in una delle piu' importanti potenze capitalistiche a
livello mondiale. Il governo Juppe' e' costretto a trattare, a fare
marcia indietro; i ferrovieri e le universita' ottengono subito
significativi risultati in termini di conquiste materiali; temi quali un
nuovo concetto di "servizio pubblico", la gratuita' dei trasporti, il
"reddito garantito ottimale" entrano nel dibattito delle assemblee
generali e di quartiere: una prima fase delle lotte e' conclusa, ma la
situazione francese e' tutt'altro che pacificata ...

Ci sembra che sia questo il momento giusto per abbozzare alcune
considerazioni problematiche e del tutto iniziali: in primo luogo, sulle
analogie e differenze con la realta' italiana.
Analogie: lo smantellamento dello Stato sociale e la distruzione del
vecchio patto fordista tra lavoro e capitale complessivo, la crisi dello
Stato nazione e dei suoi meccanismi di mediazione con la forza lavoro
nazionale sono fenomeni strutturali, comuni sia alla Francia che
all'Italia. Essi dipendono dalla nuova dimensione della globalizzazione
economica, di internazionalizzazione dei mercati e del capitale
finanziario. Non e' un caso che i tagli alla spesa pubblica, lo
spostamento della ricchezza dai bisogni sociali alle esigenze del
capitale finanziario internazionale siano sempre giustificati in nome
della "moneta unica europea" o, piu' semplicemente, dai diktat del FMI.
Queste scelte passano attraverso le teorie liberiste sulla "dura
necessita' economica", il sacrificio degli interessi dei lavoratori
sull'altare del profitto. Un tempo, i sacrifici erano richiesti in nome
dell'"economia nazionale". Ora, in nome dell'"economia internazionale".
Non e' passaggio di poco conto ! Proprio in base alle direttive degli
organismi transnazionali dell'"economia globale" si ridisegnano le aree
geo-politiche e produttive, si "risanano" i bilanci dello Stato, si
rompono i vecchi compromessi ed equilibri tra classi.

Ma se questo e' lo scenario unico che fa da sfondo alle contraddizioni
sociali nella crisi del welfare state, esaminiamo ora le differenze,
profonde:

1) Anche in Italia, contro Berlusconi e la Destra, si sono riempite le
piazze, proprio sul problema della previdenza sociale. Ma in nessun caso
si sono sviluppati momenti cosi' alti, radicali e diffusi di scontro e di
conflitto. Perche'? Non solo: la controriforma delle pensioni ed una
finanziaria micidiale, peggiore, se possibile, delle stesse intenzioni
berlusconiane sono passate con il governo Dini e l'appoggio della
"sinistra istituzionale" senza che si muovesse foglia. Segno evidente
che il ruolo del Sindacato e del Pds e' ancora molto forte nel contenere
e sterilizzare qualsiasi dinamica conflittuale e di lotta radicale.

2) La Francia ha una forma-Stato diversa, semipresidenziale e con un
esecutivo fortemente centralizzato: l'impatto con il potere statale e'
piu' diretto ed immediato, la rottura della mediazione piu' evidente.
L'immagine data dalle lotte in Francia non a caso e' quella della
"piazza": un'immagine, potremmo dire, di tipo insurrezionale, come si
conviene ad una lotta generalizzata contro un forte potere centrale. In
Italia tutto cio' e' - per il momento - molto diluito: la catena di
mediazioni, la rete dei compromessi tra forze politiche, Stato,
sindacati, settori di classe continua, nonostante tutto, a funzionare.

3) Le lotte in Francia dimostrano comunque che e' impossibile - come
vorrebbe l'utopia neoliberista - uno smantellamento totale del welfare.
Un nocciolo duro, un coagulo ormai consolidato di diritti conquistati,
una soglia di "sicurezza sociale" e redistribuzione del reddito e'
comunque irreversibile. Il governo francese lo sta imparando a caro
prezzo.

4) Se attorno al problema del welfare si stanno determinando gli scenari
presenti e futuri del conflitto sociale, e' anche vero che e' difficile,
per ora, ravvisare elementi significativi di autonomia di classe, se
non in alcuni embrioni, comportamenti, tendenze.
Pensando alla situazione italiana, una domanda maliziosa sorge
spontanea: sarebbe accaduto tutto cio' se al Governo ci fossero stati
ancora Mitterand o una coalizione di Sinistra?
E' chiaro come, in Italia, la sovradeterminazione del politico continui
a pesare sullo sviluppo dei movimenti e della conflittualita' sociale.
Che cosa puo' insegnare, dopo le ultime lotte e mobilitazioni, la
situazione francese?

6) Richiamiamo un'ultima contraddizione, che non e' di poco conto: mentre
si estendeva la rivolta dei lavoratori francesi, a partire dal pubblico
impiego e dai trasporti, niente di significativo si e' mosso contro il
nucleare. Scarsa coscienza, indifferenza, oppure la spia di un
atteggiamento tradizionalmente "nazionalista" radicato nella societa'
francese, a partire dal rapporto con le colonie e con lo spirito della
"politica di potenza"?

Tentare di rispondere a questi e ad altri interrogativi, pensiamo sia
oggi un modo potenzialmente fecondo per "entrare nel merito" di alcuni
nodi, strategici per tutti coloro che si pongono dal punto di vista
dell'autorganizzazione sociale.

Per questo proponiamo a Padova - in concomitanza con l'apertura della
nuova sede territoriale dell'Associazione Difesa Lavoratori federata
allo Slai-cobas - due giorni di convegno su "Le lotte di classe in
Francia. E in Italia?" da articolare secondo il seguente programma:

- Venerdi 23 febbraio 1996
ore 16.30: conferenza stampa
ore 18.30: INAUGURAZIONE sede ADL Cobas - via Cavallotti 2
ore 21.00: ASSEMBLEA pubblica Sala della Gran Guardia - p.za dei
Signori
Intervengono:
- un rappresentante dell'Assemblea Generale dei Ferrovieri Pariggi sud
- un compagno del Coordinamento di quartiere "XVIII Parallele"
(Parigi)
- Giuseppe Bronzini
- Marco Revelli

- Sabato 24 febbraio
ore 10.30: TAVOLA ROTONDA negli studi e sulle frequenze di Radio
Sherwood

Inoltre contributi da Parigi di CARGO (Collettivo di Agitazione per un
Reddito Garantito Ottimale), della redazione di Futur Anterieur e di
Oreste Scalzone.

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http://www.geocities.com/Hollywood/2638/parigi95.html

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