Alcune note della Redazione di LdC a lettori, abbonati, compagne e
compagni, alla stampa di movimento.
Fin ad ora avevo evitato di entrare nel merito della polemica sollevata
dalla redazione amministrativa di Lotta di Classe perche' non volevo
alimentare il processo di degenerazione e putrefazione politica che sta
crescendo in una parte dell'Unione Sindacale Italiana, ma visto che
mantenere un cadavere in vita e' perfettamente inutile ho ritenuto di
dovere dare alcune risposte, non alla polemica sollevata dalla suddetta
redazione amministrativa (che continua a diffondere le sue calunnie anche a
mezzo stampa, vedi l'Autogestito n.1), credo ispirata soprattutto da
Gianfranco Careri, ma alle giuste domande che compagne e compagni, lettrici
e lettori si saranno poste dopo affermazioni cosi' gravi sul conto della
Redazione di Lotta di Classe.
Devo premettere che mai nella mia lunga militanza politica, a partire
dall'inizio degli anni '70 come studente dell'Universita' di Bari e
militante degli studenti Comunisti Libertari e del Movimento Studenti Fuori
Sede, mi era accaduto di diventare oggetto di una campagna di calunnie
staliniste o squadrismo fascista che dir si voglia, o di delazione
poliziesca come quella imbastista dalla redazione amministrativa e ripresa
da una certa Mariella iscritta alla sezione USI di Trieste in alcuni suoi
articoli apparsi su Germinal (giornale della Federazione Anarchica di
Trieste NdR).
C'era, comunque, da aspettarselo da personaggi abituati ad un modo
velenoso e viscido di intendere la militanza politica. D'altronde i toni da
campagna integralista con cui stanno conducendo il confronto-scontro
attualmente presente nell'USI, chiamando a raccolta pezzi del movimento
anarchico per la resa dei conti nell'USI e quindi di far diventare l'USI
tributaria di un movimento politico specifico, contro l'evidenza della
stessa storia dell'Unione a partire dalla sua fondazione nel 1912 e contro
gli stessi principii dell'Unione, sono l'esempio di una concezione della
militanza politica libertaria completamente distorta.
Chiedo scusa per il lungo preambolo o, forse, sfogo, ma si rimane
decisamente increduli di fronte a metodi da delazione e calunnia
poliziesca, gli stessi utilizzati in altri momenti storici per liquidare
compagni e lavoratori anarchici e libertari a cura della polizie staliniste
o fasciste.
E' vero che gli esami non finiscono mai.
Ho deciso, comunque, di scrivere a settembre inoltrato solo per evitare a
compagne e compagni di doversi sorbire prima delle vacanze estive l'inizio
di una ennesima polemica nella "sinistra rivoluzionaria" (cosa ci sia piu'
di rivoluzionario in tutto questo!!) che per quanto mi riguarda inizia e
termina con questa lettera, non avendo alcuna intenzione di accettare le
provocazioni di fanatici visionari abituati a stravolgere la realta' dei
fatti.
Ma veniamo ai fatti: con una lettera circolare a firma di G. Careri ed A.
Cuccurugnani (col quale ultimo, per rispetto alla sua eta' avanzata non
intendo polemizzare!!) della redazione amministrativa di LdC si accusava la
Sezione USI di Bari di essersi assunta la responsabilita' di sospendere le
pubblicazioni di Lotta di Classe e, pertanto, si invitava lettori e
diffusori a protestare direttamente contro la Redazione, certi che tali
problemi si sarebbero risolti con la frase sibillina: "nel momento in cui
la situazione interna all'USI giungera' alla sua naturale conclusione".
Cosa significhi lo lascio all'interpretazione di compagne e compagni, per
quanto mi riguarda se fosse una "minaccia" inviterei chi la "sibila" a
rifletterci seriamente.
Risposte:
1) E' falso che la responsabilita' di sospendere la pubblicazione di LdC
sia della Sezione USI di Bari in quanto l'unico responsabile era il
sottoscritto.
Infatti, e' vero che nel '92 la redazione fu rilevata da un gruppo di
circa 8 compagne e compagni di Bari, ma la suddetta redazione
amministrativa ben sa che dopo pochi mesi il peso di tutta la redazione era
ricaduto su di me, tanto che gia' da allora si erano verificati ritardi ed
era venuta meno la regolare periodicita' e che in una occasione mi ero
rivolto direttamente ai lettori per spiegarne i motivi. Cio', comunque, non
aveva ostacolato la crescita ed il seguito che lentamente LdC continuava a
guadagnarsi.
Gia' a partire dal Comitato dei Delegati di Pistoia ed dal Congresso di
Milano nel '93 avevo segnalato all'intera organizzazione le difficolta' a
condurre da solo la redazione di LdC e l'intera USI si era impegnata in
piu' riprese a sostenere il giornale invitando le diverse sezioni a
contribuire piu' attivamente. In occasione dell'ultimo comitato dei
delegati del '94 avevo gia' annunciato che in mancanza di una precisa
assunzione di responsabilita' da parte di tutta l'organizzazione nei
confronti di LdC vi sarebbe stato il rischio di una sospensione della sua
pubblicazione. Nessuna risposta. Invece ora una sezione dell'USI Sanita' di
Monza ed alcuni personaggi della cordata Careri hanno trovato la voglia di
dare vita ad un nuovo giornale (l'Autogestito NdR).
Quanto sopra e' scritto nei verbali degli interventi dei Comitati dei
delegati e dei Congressi dell'USI e la suddetta redazione amministrativa li
ha tacciuti ai lettori volutamente e spudoratamente, sapendo che non
avranno mai la possibilita' di controllarli.
In realta', hanno preso a pretesto la redazione di LdC per attaccare
l'intera sezione di Bari dell'USI, "colpevole" di aver osato sfiduciare
(vedi vicende citate nel punto 2) Segreteria nazionale ed Esecutivo
nazionale dell'USI per l'uso di parte fatto di tali cariche.
2) In un passaggio della succitata circolare della redazione amministrativa
di Ancona si dice che le cause della mancata pubblicazione di LdC "vanno
ricercate,..., nella grave situazione interna in cui alcune componenti
tentano di far precipitare l'intera USI".
Cosa avranno capito realmente i lettori? Che cosa stava effettivamente
accadendo nell'USI?
Poco importava, bastava solo continuare ad utilizzare le vecchie categorie
borghesi da cinema hollywoodiano: di la' i cattivi, di qua i buoni.
E' vero, comunque, che la sospensione della pubblicazione di LdC ha
risentito dello scontro esistente all'interno dell'USI, scatenatosi a
partire dal Comitato dei Delegati di Bari del Febbraio '95, in cui si
approvava la proposta dei compagni romani (con la sola opposizione del
Careri) di giungere ad un patto federativo finalizzato al raggiungimento
della maggiore rappresentativita' con altre organizzazioni sindacali di
base quali SdB, Unicobas, USAE. Tale decisione era in linea con quanto
deciso nel Congresso dell'USI del '93 a Milano e con quanto era gia'
avvenuto o si cercava di fare in alcuni comparti quali la sanita' (Patto
USI-Sanita'/Cobas-Sanita') e negli Enti locali. Una parte dell'USI-Sanita'
della Lombardia si era dissociata da tale patto piu' complessivo in quanto
esistevano contrasti con uno dei sindacati di categoria presenti nell'USAE,
lo SNATOSS.
Qualche giorno prima della firma del Patto davanti ad un notaio di Padova,
utilizzando argomentazioni strumentali, la componente USI del Careri ed i
suoi fiancheggiatori di Bologna e Trieste (quindi l'Esecutivo nazionale e
la Segreteria nazionale) (scusatemi per il termine fiancheggiatori, ma e'
quello che sta usando il Careri in recenti documenti inviati a mezzo mondo,
continuando nei suoi attacchi da forsennato integralista e mutuando il suo
lessico dalle veline della polizia) scateno' un attacco inaudito contro le
sezioni favorevoli all'accordo e che rappresentavano la stragrande
maggioranza dei lavoratori aderenti all'USI. Nel successivo comitato dei
Delegati di Milano, la componente del Careri e dei suoi fiancheggiatori (in
rappresentanza di una minoranza dei lavoratori iscritti all'USI),
organizzata quasi militarmente e chiusa a qualsiasi ipotesi di mediazione,
riusciva a ribaltare le decisioni del Comitato dei delegati di Bari. A quel
punto era lo scontro totale, nonostante soprattutto i compagni di Bari si
erano impegnati strenuamente per evitare questa conclusione. I compagni
dell'USI-Sanita' lo avevano compreso.
In realta' quello che alla fine va emergendo e' lo scontro tra due
concezioni del sindacalismo autogestionario: da una parte chi vede l'USI
indirizzata chiaramente dagli anarcosindacalisti (Careri &
C. ?) (o dai soli anarchici?) e dall'altra chi, richiamandosi alla storia
dell'USI, al suo statuto ed al carattere originale della sua esperienza di
sindacalismo unitario nel movimento italiano dei lavoratori, ritiene che
l'USI debba essere il sindacato di classe ed autogestionario di tutti gli
sfruttati senza distinzioni ideologiche, ma con una chiara connotazione
antifascista ed anticapitalista.
Per me, coinvolto direttamente ed emotivamente in tutta la questione
sarebbe stato impossibile redigere il giornale senza influenzarlo in modo
parziale. Oppure avrei dovuto redigere un giornale che divulgasse i termini
dello scontro in atto che aveva raggiunto, da tutte le parti, un livello di
discussione allucinante. Avrei dovuto mostrare all'esterno dell'USI che in
una organizzazione rivoluzionaria che ha la giusta pretesa di essere
organizzata in modo assembleare e non verticistico, ancora una volta la
lotta politica degenerata delle "fazioni di minoranze agenti" prendeva il
soppravvento sugli interessi reali e sulla lotta dei lavoratori contro lo
strapotere capitalista. Avrei dovuto mettere in ombra un progetto
rivoluzionario originale di trasformazione autogestionaria ed
anticapitalista della societa', come quello rappresentato dall'USI, che ha
ancora la sua attualita' se ancora una volta le masse popolari (vedi i
rivoltosi del Chiapas e le dichiarazioni di Marcos di questi giorni) lo
facevano proprio.
No! Preferivo che i lettori e gli abbonati di LdC se la prendessero con il
"redattore unico" Giuseppe Carbonara e non utilizzassero il giornale e la
carta dello stesso per altri fini. Non volevo danneggiare l'immagine
dell'USI che finalmente cominciava a diventare, dopo il duro lavoro del
'94, un punto di riferimento tra i lavoratori autorganizzati italiani.
L'oggettivo lavoro da "provocatori prezzolati" (forse per conto di qualche
componente dell'AIT?) che il Careri ed altri stanno portando avanti, dietro
la campagna da guerra santa contro gli "autoritari e marxisti-leninisti
dell'USI" (uno dei quali sarebbe lo scrivente) chiamando a raccolta pezzi
di movimento anarchico e mettendo in piedi "Comitati di difesa dell'USI",
e' il peggiore servizio che questi signori stanno facendo all'USI,
ricacciandola indietro di molti anni e tagliandole qualsiasi prospettiva di
crescita tra i lavoratori italiani.
Infatti, quanti saranno i lavoratori che vorranno aderire ad un sindacato
anarchico? Quanti vorranno aderire ad una USI-Sanita' o Postelegrafonici
indirizzate in senso anarchico? Perche' non lo si dice chiaramente ai
lavoratori? L'autogestione e' forse una prospettiva di alternativa sociale
solo per pochi eletti di fede anarchica?
L'inconciliabilita' delle posizioni a cui e' giunta la situazione nell'USI
e' ormai insanabile poiche' anche al nostro interno vi sono persone che
utilizzano strumenti di lotta politica che avevamo da sempre creduto di
proprieta' dei nostri nemici storici: padroni, autoritari veri e
poliziotti.
Al punto in cui siamo giunti, credo che il modo meno indolore e traumatico
per tutti, da tutti i punti di vista, sia quello di separarsi
consensualmente sulla base di un accordo minimale, in modo tale che ogni
componente porti avanti il proprio intervento sindacale. Non saranno certo
le diatribe tra "minoranze agenti" a dire quale e' il metodo migliore, ma
saranno i lavoratori a scegliere la via piu' giusta per la loro
emancipazione.
Un ultima riflessione rivolta ai lettori di LdC, che ringrazio per averlo
seguito per il periodo in cui ero "redattore unico". Nonostante l'appello
della redadione amministrativa a subissare la redazione di Bari di
proteste, a tutt'oggi nessuno mi ha scritto. Forse compagne e compagni sono
fin troppo intelligenti per non capire cosa si nasconda dietro certi
attacchi gratuiti, e pertanto li ringrazio per il loro acume, oppure non
sono stati in grado di comprendere un accidenti di niente. Spero che
quanto prima, una volta chiarita la situazione nell'USI, "Lotta di Classe"
riprenda la sua strada di giornale dei lavoratori dell'USI (o di una sua
parte?) e di tutti gli sfruttati, aperto al confronto con tutte le altre
realta' sociali "per una societa' senza classi, per l'autogestione
sociale". Non appena cio' sara' possibile ridaremo immediatamente corso
agli abbonamenti sospesi momentaneamente.
Da un punto di vista amministrativo comunico che nella cassa di Bari di
LdC sono attualmente disponibili 990.000 lire, chi volesse la restituzione
della propria quota di abbonamento puo' farne richiesta direttamente alla
redazione di Bari, via Fanelli 209/b.
Un fraterno saluto libertario a tutti (soprattutto a coloro che avranno
avuto la pazienza di leggere queste note fino in fondo).
Bari, 21/9/95
Giuseppe Carbonara - Redattore unico di LdC
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