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E-BOOK N. 1 - Febbraio 1995
Mumia Abu Jamal - Una mobilitazione necessaria
La spinta delle forze reazionarie americane sta accorciando i tempi
dell'esecuzione del Militante rivoluzionario nero Mumia Abu Jamal,
condannato alla sedia elettrica e da 13 anni detenuto in un braccio della
morte in Pennsylvania.
Una proposta di mobilitazione internazionale arriva dai prigionieri
politici Usa.
Un'occasione per riaprire il dibattito e l'iniziativa sulla
controrivoluzione, sulle sue strategie contro la classe e contro le
avanguardie rivoluzionarie.
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Lettera aperta dal carcere di Latina
Cari Compagni e Compagne.
I tempi per l'esecuzione di Mumia Abu Jamal, militante rivoluzionario nero
condannato alla sedia elettrica e da 13 anni in un braccio della morte in
Pennsylvania, si sono accorciati e la pressione per la sua esecuzione si
sta trasformando in una mobilitazione reazionaria direttamente gestita
dalle forze di polizia e dalle lobbies politiche piu' forcaiole.
Dunque, anche sul piano della politica repressiva interna, gli Usa ancora
una volta mantengono una posizione d'avanguardia nell'iniziativa
antiproletaria e controrivoluzionaria: l'altra faccia del cosiddetto "nuovo
ordine mondiale", la cui direttrice di marcia internazionale, in questi
anni, e' stata segnata da un ridispiegamento generale e generalizzato del
dominio imperialista, in tutti i suoi aspetti e forme con cui viene
confermato e imposto.
L'aggressione all'Iraq costituisce lo spartiacque che ha materializzato
nella sua realta' di guerra il "nuovo ordine mondiale" (in tutta la sua
provvisorieta', beninteso), affermando nella pratica quel "diritto di
ingerenza" che ha sviluppato e definito meglio il suo significato con
l'invasione della Somalia, di Haiti, con l'iniziativa stabile nel Medio
Oriente, nei Balcani, nelle due Coree. E questo e', piu' o meno completo,
il quadro della mobilitazione imperialista che vede direttamente coinvolti
gli Usa con un ruolo di punta.
"Dietro le linee" dell'imperialismo, ovvero cio' che concerne lo scontro
entro le sue frontiere interne, il dispiegamento politico-militare ha
riguardato lo scontro tra stato Usa e proletariato delle nazionalita'
oppresse, la storica spina nel fianco del bastione della controrivoluzione
internazionale. Cio' che negli anni '50 passava attraverso la "caccia alle
streghe" della commissione anticomunista McCarty; cio' che negli anni '60 e
'70 passava attraverso i piani federali Cointelpro (che sotto la direzione
del mastino Hoover pianificarono e misero in atto infiltrazioni, guerra
psicologica e l'eliminazione fisica dei principali dirigenti del Black
Panther Party e delle organizzazioni del movimento nero, nativo-americane,
etc., dando cosi' inizio alla "guerra sporca" clandestina dello Stato nella
metropoli imperialista), oggi passa attraverso un modello massificato che
concentra e rilancia, non a caso sotto presidenza democratica, gli anni dei
repubblicani Reagan e Bush.
Negli anni '60 un vecchio slogan diceva: "I democratici finiscono sempre
cio' che i repubblicani hanno cominciato", e Clinton non e' da meno.
Infatti, il "programma" attuale e' basato sulla criminalizzazione di massa
con l'allargamento dei reati passibili di ergastolo, la legge che assegna
automaticamente l'ergastolo quando si cumulano tre reati, la proliferazione
delle "unita' di massimo controllo" (la prossima, di "nuovo modello", sara'
inaugurata a breve in un carcere del Colorado), e con l'incremento della
pena di morte tramite l'allargamento dei reati per cui e' applicabile, e
tramite l'accorciamento dei tempi e delle procedure di esecuzione.
In questo contesto, si sta predisponendo una mobilitazione di destra
"dall'alto" che dovrebbe consentire all'amministrazione Usa l'esecuzione
della prima condanna a morte di un militante rivoluzionario da almeno 50
anni a questa parte, dopo quella dei comunisti Ethel e Julius Rosenberg.
Come prigioniero politico da 13 anni nel Braccio della morte, Mumia Abu
Jamal (ex membro del Black Panther Party, attualmente militante dei Move,
organizzazione di base del movimento nero, da tempo nel mirino del FBI -
ricordiamo il bombardamento delle loro case-comunita' nel 1978 e 1985 -
giornalista di punta, conosciuto come "la voce di chi non ha voce"),
cristallizza nella sua lunga esperienza militante e nella sua instancabile
attivita' attuale un filo rosso di lotta contro l'imperialismo "interno"
Usa, un precipitato di esperienze di antagonismo organizzato e di coscienza
rivoluzionaria. Lui come tutti gli altri prigionieri rivoluzionari:
militanti neri, portoricani, nativi-americani, combattenti dello scontro
interno tra impero Usa e nazionalita' oppresse, che la borghesia
imperialista Usa non e' mai riuscita a vincere e che si e' ulteriormente
acuito con la nascita dei movimenti combattenti neri e portoricani, con la
nascita della guerriglia antimperialista anche nella metropoli Usa. E'
nello scontro aperto con questa realta' combattente che va collocata la
contraddizione rappresentata dai prigionieri rivoluzionari per
l'imperialismo Usa. E dunque, e' nel significato politico di questo
scontro, ora piu' che mai aperto, che va compresa la politica di
annientamento nei loro confronti.
In questo puo' essere identificata la "minaccia" che Mumia costituisce - in
quanto militante e in quanto condensato di esperienze di rottura con lo
status quo amerikkano - per lo stato Usa, collocata nella pressione sempre
meno controllabile degli antagonismi sociali (dai fuochi di Los Angeles in
poi=8A) e nell'orientamento sempre piu' destroso e autoritario che va
assumendo l'amministrazione e l'estabilshement Usa.
L'assunzione di una eventuale esecuzione di un militante rivoluzionario
costituirebbe un salto di qualita' (reazionario) nella gestione delle
contraddizioni di classe, che sancirebbe la volonta' di tagliare ogni
margine di mediazione, approfondendo uno scontro gia' di per se
inconciliabile nella societa' Usa. Societa' multietnica per antonomasia,
per cui non e' casuale che i militanti rivoluzionari negli Usa abbiano
coniato il termine di imperialismo "interno" per connotare quello specifico
modello di dominio e di oppressione. L'imperialismo "interno" Usa e' parte
integrante del dominio di classe che la borghesia imperialista
nord-americana esercita a livello nazionale e internazionale.
A partire dal processo di integrazione del sistema imperialista, secondo le
direttrici dell'ordine internazionale costituitosi dopo la seconda guerra
mondiale con la divisione del mondo in blocchi, gli Usa hanno sempre avuto
un ruolo di punta nello sviluppo delle strategie controrivoluzionarie,
preventive e repressive, sia contro i movimenti di liberazione nei paesi
del Tricontinente, sia contro la lotta di classe e delle minoranze oppresse
nel Centro imperialista.
La storia delle "democrazie occidentali" e' legata a doppio filo allo
sviluppo dell'imperialismo americano e alle sue strategie antiproletarie e
anticomuniste. Un "codice genetico" clonato, modellato e intrecciato fin
dal dopoguerra con la ricostruzione economica tramite i "piani di aiuto"
Marshall e l'estensione del modello fordista, e completato con l'
"asservimento"/integrazione politica degli Stati europei occidentali
tramite strutture palesi come la Nato o strutture occulte come la Gladio (e
le sue omologhe in ogni paese), pensate in esplicita funzione anticomunista
con "rappresentanti" in tutti gli apparati dello stato e l'uso di
personaggi e organizzazioni del riciclato sottobosco fascista e stragista.
Questo processo di integrazione ha compiuto un salto di qualita' dagli anni
'60 quando, con il manifestarsi della prima fase di egemonia USA, si
evidenzia soprattutto l'elemento politico fondamentale di questa crisi.
Esso e' costituito dal succedersi, per quanto contraddittorio e non
lineare, di numerosi processi rivoluzionari e di liberazione nazionale in
ogni parte del mondo, che hanno rotto l'equilibrio dell'assetto mondiale
del dopoguerra. Una per tutti la vittoria del piccolissimo Vietnam contro
il molosso americano. Allo stesso tempo, questo dato politico veniva
ulteriormente approfondito dall'apertura di uno scontro di carattere
rivoluzionario all'interno delle "democrazie occidentali" che ha reso
visibile la maturazione storica del proletariato come soggetto
rivoluzionario mondiale, in grado di aprire un scontro anche all'interno
delle roccaforti stesse del capitalismo. E questo scontro e' partito
proprio dal ventre della bestia, gli USA, per allargarsi agli altri paesi
occidentali, Germania e in Italia in particolare. Da allora, il processo di
integrazione delle strategie controrivoluzionarie a livello internazionale
e' andato man mano ad assumere una qualita' nuova per la dimensione assunta
dallo scontro rivoluzionario e soprattutto per la qualita' e quantita'
delle contraddizioni sociali che incrementano la lotta tra le classi.
L'elaborazione delle politiche repressive, delle strategie di prevenzione e
contenimento della lotta di classe, della manipolazione del consenso, ha
trovato un valido e pervasivo modello nella "scuola americana": dalla
"guerra al terrorismo internazionale" alla "guerra a bassa intensita'"
attuata in Nicaragua e in altre parti del mondo, alla "guerra alla
criminalita' organizzata" che finisce per articolarsi a ogni espressione di
antagonismo politico e di classe.
Questa lunga carrellata serve, a partire da dati molto concreti e non
soltanto di ordine meramente "ideologico", ad evidenziare come la politica
USA abbia i suoi corrispettivi e riflessi anche in Europa, riconducibili
alle necessita' imposte dalla crisi che attraversa l'intero sistema
imperialista e che equivalgono a una ridefinizione statuale su tutti i
terreni della forma del dominio di classe in questa epoca di trasformazioni
di portata storica. Dunque, non e' un meccanicismo affermare che ogni
eventuale forzatura verso l'esecuzione di Mumia Abu Jamal, costituirebbe
una svolta molto pesante dalle ripercussioni generali: un salto di qualita'
nella strategia anti proletaria e controrivoluzionaria, un approfondimento
di scontro che riguarda chiunque oggi si batte sul terreno della
rivoluzione e della trasformazione dell' esistente.
Una volta di piu', parlare di solidarieta' internazionale e
internazionalista e' un vuoto principio valido per tutte le stagioni. Ci
sono scadenze concrete, ci sono ragioni concrete che richiedono attenzione
e mobilitazione: per impedire con la mobilitazione internazionale e con la
realizzazione di momenti di iniziativa, che venga attuato l'infame
proposito di assassinare Mumia; per costruire piu' forte connessione
internazionale e connessioni politiche da una parte all'altra dell'Oceano
Atlantico, in una mobilitazione comune al fianco dei prigionieri politici.
Latina, Dicembre 1994
Susanna Berardi
Anna Cotone
Caterina Spano
compagne del Collettivo Comunista Prigionieri "Wotta Sitta"
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I prigionieri politici internazionali
uniti per salvare Mumia Abu Jamal
Traduzione sintetizzata di due volantini-proposta su Mumia Abu Jamal
Proposta:
molti di noi sono rimasti colpiti dalla decisione della Radio Pubblica
Nazionale di non diffondere delle interviste realizzate con il prigioniero
politico Mumia Abu Jamal.
La NPR ha ceduto a seguito delle pressioni della polizia di Philadelphia e
altri gruppi per leggi piu' severe capeggiati dal repubblicano Bob Dole del
Senato Usa. Parecchie cose si cristallizzano in questo momento: la seria
direzione presa dallo stato nell'accelerare la procedura di Mumia e
l'accelerazione delle esecuzioni dappertutto; la vera sottomissione di uno
dei pochi media che aveva una parvenza di indipendenza; la debolezza
relativa delle forze progressiste e anti pena di morte negli Usa, che sono
stati incapaci di imporre che il programma fosse mandato in onda. Gli
sbirri e i loro sostenitori come Dole capiscono bene quale impatto potrebbe
avere sul pubblico ascoltare una voce come quella di Mumia. (=8A)
E' anche una certezza che Dole e la sua cricca sanno che devono impedire
una discussione nazionale sull'esecuzione di un prigioniero politico negli
Usa - la prima esecuzione di questo tipo dopo i Rosenberg. L'assassinio di
stato di un ex militante del Black Panther, giornalista del popolo,
attivista in carcere contro la pena di morte e sostenitore dei Move, e'
qualcosa che preferiscono tenere segreto finche' non e' stato portato a
termine.
Attualmente, la pratica per l'esecuzione di Mumia e' sul tavolo del
governatore della Pennsylvania, Casey, in attesa di firma. Casey e' per la
pena di morte ma senza entusiasmo. (=8A)
Lascera' il suo ufficio in gennaio; i candidati a succedergli useranno
nella loro campagna la promessa di accelerare l'esecuzione. Il tempo e'
essenziale per Mumia.
I prigionieri politici negli Usa e in paesi come la Germania hanno lavorato
insieme per costruire solidarieta' per Mumia e contro la pena di morte.
Stiamo proponendo l'organizzazione di una serie di iniziative per la
settimana del 10 dicembre 1994 (giornata internazionale dei diritti umani).
(=8A)
Negli ultimi 10 anni Mumia ha avuto un forte sostegno in Europa. Crediamo
di poter contare sui prigionieri politici in Germania, Italia, Spagna e
Irlanda a partecipare nei modi in cui possono. Raggiungeremo altri
prigionieri politici in paesi caratterizzati da lotte anticolonialiste e
antimperialiste: Filippine, Turchia, Cile e Messico. Raggiungeremo
organizzazioni di avvocati e per i diritti umani in Asia, Africa e America
Latina.
Piu' saremo capaci di internazionalizzare questo progetto, piu' sara'
efficace. (=8A)
Gli obiettivi che abbiamo discusso per questo progetto sono i seguenti:
1) Motivare le persone fuori e in galera a fare il possibile per
fermare l'esecuzione di Mumia e contro la pena di morte in generale.
2) Raccogliere soldi per la difesa legale di Mumia.
3) Coinvolgere prigionieri politici di altri paesi, in modo da
internazionalizzare la richiesta di stop all'esecuzione ed allo stesso
tempo far crescere la coscienza negli Usa delle lotte dei prigionieri
politici in tutto il mondo.
4) Affermare l'esistenza dei prigionieri politici negli Usa e
pretendere la nostra liberta'.
5) Ottenere una copertura dei media nazionali e internazionali,
tramite networks di radio alternative, networks di computer e TV.
6) Lavorare con Amnesty International e altre organizzazioni nazionali
e internazionali per i diritti umani. (=8A)
Vogliamo chiarire a tutti che questo progetto e' per noi e per Mumia e
tutti gli altri nel braccio della morte nel resto del paese. Non intendiamo
costruire una coalizione di organizzazioni, piuttosto un gruppo di lavoro
di soggetti che vogliono facilitare la nostra capacita' collettiva di
prigionieri di farci sentire. I princi'pi per questo gruppo di lavoro sono:
1) Salvare Mumia; e 2) Abolire la pena di morte.
Chiunque sia d'accordo con questi principi ed e' pronto a lavorare e' il
benvenuto. Gli altri problemi in agenda nelle organizzazioni devono essere
lasciati alla porta. (=8A)
Molta gente fuori ha l'illusione che lo stato di Pennsylvania non vuole per
davvero eseguire la condanna di Mumia - qualcosa succedera', qualcuno
interverra'. Altri, inclusi alcuni di noi dietro le mura, si sono arresi
all'apparente inevitabilita' del fatto che lo stato fa quello che vuole
fare. Quelli di noi in questi kampi che sanno che loro spingeranno
l'interruttore per un ardente minuto senza percepire che far questo non sta
nei loro interessi a lungo termine.
Non ci puo' essere l'attesa di qualcosa o di qualcuno. Noi mettiamo a
disposizione questo progetto come uno sforzo collettivo che possiamo fare.
Non ci sara' successo senza il contributo dei prigionieri. Ciascuno di noi
deve determinare per noi stessi cio' che e' possibile e cio' che e' nei
nostri mezzi.
Dal secondo volantino
(=8A)
Mumia era un membro di rilievo del Black Panther Party a Philadelphia, in
seguito si distinse anche come giornalista radio. Noto come "la voce dei
senza voce", Mumia parlava a nome dei poveri e degli oppressi, in
particolare per la comunita' nera di Philadelphia.
Nei tardi anni 70 era il solo giornalista che osava sfidare la notoriamente
razzista polizia di Philadelphia diffondendo la verita' circa la loro
persecuzione dell'organizzazione radicale Move. Ne e' risultato che anche
Mumia e' diventato un obiettivo in prima persona.
Nel 1981 Mumia era presente e intervenne quando vide la polizia picchiare
suo fratello per strada. Nella lotta che ne segui', Mumia fu sparato e
ferito gravemente all'addome; lo sbirro fu ucciso con una pallottola del
suo stesso fucile.
Dopo che gli fu negato il difensore di sua scelta, il fondatore dei Move
John Africa, Mumia si autodifese in un processo con una giuria da cui erano
stati sistematicamente esclusi i neri. Fu un binario razzista. La giuria fu
portata a votare per la pena di morte usando dichiarazioni fatte da Mumia
quando era un blackpanther di 16 anni, per provare che aspettava solo di
avere una possibilita' di far fuori un poliziotto fin da allora.
Durante gli ultimi 12 anni, Mumia e' stato un instancabile attivista contro
la pena di morte, dal braccio della morte della Pennsylvania. Ha continuato
il suo giornalismo, pubblicando regolarmente articoli sulle riviste negli
Usa. E' un avvocato carcerario per molti dei giovani uomini nel braccio
della morte, che sono li' perlopiu' perche' al processo non ebbero adeguata
assistenza legale.
(=8A)
(La proposta per il 10 dicembre era la costruzione di una mostra di lavori
artistici di vario genere fatti dai prigionieri politici; il riferimento
negli Usa per contatti e invio dei lavori era:
Mary Taylor - 164 Lexington Avenue - Jersey City, NJ 07304 - Tel. (201) 435.=
3244
I prigionieri politici Usa che hanno promosso e sottoscritto questa
proposta - che necessariamente non sara' circoscritta alla sola mostra -
sono:
Alberto Rodriguez Kojo Bomani Sababu
Jihad Abdul Mumit Hanif Shabazz Bey
Larru Giddings Abdush Shakur
Ricardo Jimenez Tim Blunk
Sundiata Acoli
Mumia Abu Jamal libero!
(Tradotto da Breakthrough e Prison News Service - aprile 1991)