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(it) Comunisti Anarchici e Libertari in CGIL n. 44 Gennaio 2018 -- 70 anni di lotta di classe

Date Tue, 31 Jul 2018 07:53:33 +0300


Sono passati settanta anni dalla uscita del 1° numero di Difesa Sindacale, 21 Gennaio 1948. Ciò che animava i nostri compagni nella organizzazione del Comitato Nazionale di Difesa Sindacale è ancora oggi per noi di grande riferimento politico ed ideologico ed al contempo di grande attualità nel motivare le ragioni fondamentali della nostra militanza sindacale. ---- Riproponiamo per questo l'articolo di presentazione del primo numero di Difesa Sindacale e successivamente alcuni passi del nostro articolo dell'Aprile 2011 nel quale motivammo le ragioni della nostra scelta di riprendere il filo interrotto di quell' esperienza organizzativa così feconda e lungimirante per i militanti comunisti libertari all'interno dello scontro di classe. ----- Nelle fabbriche, nelle aziende, nei campi e nell'azione diretta dei lavoratori è il solo SINDACALISMO rinnovatore di un mondo privo di Pane, Pace e di Libertà Iniziando la pubblicazione di questo foglio di battaglia, non intendiamo lanciare formule di nuovi partiti o aprire dibattiti scissionistici sulla pratica del sindacalismo o, quel che è peggio, dar vita a movimenti ed

COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 1organizzazioni suscettibili di prestarsi alla divisione ed al conseguente indebolimento delle forze lavoratrici.
Non di questo ha bisogno l'Italia del lavoro, non di nuovi motivi di divergenza e di confusionismo urge
l'azione popolare già fin troppo fiaccata dalla polemica politica, dal traffico elettoralistico, dal compromesso
governativo, dall'ingerenza statale e dalla strategia politico-militare dei blocchi di nazioni che si contendono
il dominio del mondo, in nome di interessi che mai potranno coincidere con quelli dei popoli.
PREMESSE IDEALI
I popoli hanno bisogno di libertà, di pace, di pane. E ciò essi non potranno ottenere che organizzando la
lotta per la conquista dell'autogoverno come produttori, come consumatori, come liberi cittadini.
Essi sono chiamati alla gestione effettiva della fabbrica, dell'azienda, della fattoria, della comunità
artigiana, della cooperativa in collaborazione con i tecnici e gli uomini d'iniziativa e creando organi di
coordinamento ed istituzioni che, partendo direttamente dai luoghi di lavoro, si diramino localmente alla
branca, al gruppo produttivo affine e diano quindi vita alla Federazione d'industria che dal locale si estenda
al provinciale, al regionale, al nazionale.
Nella vita produttiva occorrono attrezzi di lavoro, macchine e materiali da trasformare, col processo
lavorativo, in oggetti fabbricati per l'uso collettivo. Non occorre l'azionista. li capitale-danaro non ne è che
l'elemento artificioso, speculativo che dà origine al privilegio individuale ed allo sfruttamento conseguente
della fatica. Bisogna abolirlo, se vogliamo che lo sforzo produttivo sia unicamente diretto a beneficio della
collettività.
Sono quindi soltanto gli organi tecnici della produzione quelli qualificati a regolare il lavoro nell'interesse
del miglior rendimento, in quantità ed in qualità, col minor sforzo possibile, utilizzando tutti i dati della
scienza, dell'esperienza, della libera iniziativa.
Un Consiglio Economico, scaturito direttamente dal primo nucleo produttivo, passato quindi attraverso i
diversi gradi federativi locali e regionali d'industria e d'agricoltura, sarà l'organo supremo di auto-governo
che coordinerà sul terreno nazionale l'iniziativa-locale e ne formerà un tutto armonico, impedirà le
disuguaglianze economiche con regioni naturalmente povere ed il sovrapporsi di interessi particolari di
categoria.
Ecco, quei che noi intendiamo in sintesi per autogoverno dei produttori e che indirizza concretamente la
nostra lotta quotidiana volta alla trasformazione radicale della società attuale.
Nel campo della distribuzione è inteso che vi debbano presiedere gli stessi principi egualitari: garantire i
consumatori contro il bisogno, assicurare a tutti un minimo vitale d'esistenza dignitosa, continuamente
accresciuto dallo sviluppo produttivo. L'abbondanza creativa, che oggi è motivo preminente di crisi di
sovrapproduzione, di disoccupazione, di espansionismo imperialistico e quindi di guerra, dovrà essere
ragione di elevazione del tenore di vita degli uomini.
Assicurate le basi economiche dell'esistenza dei lavoratori mediante Io sforzo coordinato di tutti e con
l'abolizione del privilegio capitalistico, non è chi non scorga come la libertà degli uomini poggi
concretamente su di un terreno che consenta il massimo, sviluppo a tutte le altre libertà che hanno attinenza
con i bisogni dello spirito. Scienza, arti, educazione troveranno la via aperta per raggiungere le loro più alte
mete, poiché non saranno più inceppate dall'assillo del bisogno che svirilizza o dall'asservimento al
privilegio.
Il vivere civile sarà regolato dall'autogoverno di multiformi associazioni che faranno capo al Comune, e,
federativamente, agli organi direttamente designati dal basso, che esprimeranno la volontà comune per la
tutela dei diritti di ognuno nella convivenza collettiva.
Liberando il lavoro dallo sfruttamento, il consumo dalla speculazione e dall'ineguaglianza, il vivere civile
dal potere politico e di classe, noi avremo così realizzata la libertà economica, che è uguaglianza di diritti, e
la libertà del pensiero che è l'insopprimibile diritto umano.
NATURA DEL COMITATO NAZIONALE DI DIFESA SINDACALE
Partendo dall'imperiosa necessità dell'unione di tutte le forze del lavoro, manuale ed intellettuale, il
Comitato Nazionale di Difesa Sindacale non vuol essere un'organizzazione concorrente della C.G.I.L., non
vuol tradursi in motivo di divisione fra i lavoratori.
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 2Nella particolare situazione dell' Italia, dove rimane sempre latente il pericolo di un ritorno a regimi di
forza e retrivi; dove 25 anni di fascismo e di dittatura hanno scavato un solco profondo nelle facoltà critiche
e di libero esame degli italiani; dove una colpevole politica di compromesso governativo da parte dei partiti
di sinistra ha permesso il ricostituirsi delle forze d'intrigo delle vecchie consorterie conservatrici, all'ombra
delle quali tendono a rifornarsi i quadri politici e sindacali del passato regime: in tale situazione, diciamo, la
creazione di organismi scissionistici va ad esclusivo beneficio della reazione anche se giustificati da salde
ragioni ideologiche e tattiche.
I tentativi più recenti fatti per rompere l'unità dei lavoratori in seno alla C.G.I.L. sono venuti unicamente
dalle forze di destra: democristiani e scorie del vecchio corporativismo fascista, con quelle riunite qualche
mese fa a congresso a Napoli, che hanno per solo scopo di indebolire la resistenza dei lavoratori contro lo
spirito offensivo del padronato e di togliere ogni vigore di lotta di classe al sindacalismo.
Noi non vogliamo seguire questa strada, almeno fino a quando alla base non si manifesterà negli stessi
Sindacati di categoria una precisa volontà in questo senso.
Il Comitato Nazionale di Difesa Sindacale vuol operare ed espandersi sui luoghi stessi di lavoro; vuol creare
i suoi nuclei nella fabbrica, nel cantiere, nel campo, ovunque si verifichi un'attività lavorativa associata. Ed
in ognuno di questi gangli vitali della produzione sorgerà un Comitato di Difesa sindacale che animerà ed
indirizzerà l'attività sindacale dei lavoratori, ne sarà il portavoce più diretto nell'azione dentro e fuori della
fabbrica, nel Sindacato di categoria, nella Camera del Lavoro.
COMPITI DEI COMITATI DI DIFESA SINDACALE
I Comitati di Difesa sindacale denunciano le influenze politiche che si manifestano nei Sindacati. Esse
dividono i lavoratori in modo più grave che dando vita ad organismi dissidenti perché trasportano nella
fabbrica stessa, oltre che nel Sindacato, le lotte di partito, lo spirito di fazione, la ubbidienza a parole
d'ordine che risalgono ad interessi esclusivi di partito, di governo, di Stato. Il Sindacato finisce così per
essere governato dall'alto, costituisce una massa di manovra elettoralistica al servizio di una determinata
politica di governo o di Stato.
Questo è un fenomeno comune sia al sindacalismo degli Stati fortemente autoritari come la Russia o la
Germania e l'Italia d'ieri, sia di quelli retti da illusorie forme di socialismo statale come l'Inghilterra od a
sedicente democrazia come la plutocratica America.
I Comitati di Difesa sindacale si richiamano alle origini del sindacalismo di classe nato in Italia tre quarti
di secolo fa col nome glorioso dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori (I° Internazionale) e che pone
di fronte gli sfruttati contro i detentori del capitale e della ricchezza, in lotta aperta e diretta.
Quali siano le rivendicazioni che i Connati di Difesa propongono ai lavoratori per condurre questa battaglia
di tutti i giorni, per la conquista del pane e per preparare un migliore avvenire, diremo in sintesi più oltre.
Quel che importa affermare qui è che i C.D.S. intendono giungere ad un'effettiva unità dei lavoratori
sottraendo il Sindacato alla influenza di partiti, di ideologie, di confessioni diverse e, soprattutto, a quelle di
governi e di Stati.
Eliminazione quindi del funzionarismo, delle nomine dall'alito, delle designazioni di partito. I
rappresentanti sindacali, le Commissioni interne e tutti gli organi sindacali devono rispecchiare fedelmente
la volontà dei lavoratori, espressa attraverso libere assemblee e con elezione diretta.
Questo è il senso che noi diamo all'abusato vocabolo «democrazia» che verrà man mano volgarizzato dal
contenuto del nostro giornale.
RIVENDICAZIONI ATTUALI DEI COMITATI DI DIFESA SINDACALE
Quali siano le finalità che si propongono raggiungere i C.D.S. affiliati al Comitato Nazionale, abbiamo
detto all'inizio: conquistare la libertà sul terreno economico perché non siano illusorie le altre libertà, sociali
e spirituali.
Su questo terreno della libertà integrale e coordinata nessuno potrà opporre fondate ragioni di dissenso che
non siano il frutto di egoistiche mire di interesse personale o di sete di dominio.
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 3Non si tratta quindi di sostituire un'ideologia ad un'altra e di dichiararsene i sostenitori. A questa guisa,
anche noi porteremo in seno ai Sindacati, fra i lavoratori, il germe malefico della divisione che deprechiamo
negli altri.
Quando si dice libertà si enuncia un principio, ma si afferma un diritto incontrovertibile che nasce con la
vita umana per estendersi a tutta la comunità degli uomini. E', quindi, un principio unitario che interessa
tutti allo stesso modo.
Subordinare la nostra azione quotidiana ai raggiungimento di tale fine è incamminarci decisamente verso
la nostra liberazione dal bisogno, dall'oppressione, dalla guerra.
Le rivendicazioni immediate a cui vogliamo chiamare i lavoratori attraverso l'opera dei C.D.S. si possono
riassumere seguenti punti:
1° Lotta contro la disoccupazione a mezzo della progressiva riduzione della giornata lavorativa e della
qualificazione professionale.
Riducendo la prestazione giornaliera a SEI ORE, con salario vitale, i 2 milioni di disoccupati di cui soffre
l'Italia verrebbero prontamente assorbiti, poiché un lavoratore su tre, almeno, potrebbe trovare immediate
possibilità di impiego. Il consumo interno ne sarebbe automaticamente rinvigorito per l' accrescimento del
potere d'acquisto delle masse al lavoro. Lo sviluppo della qualificazione professionale abiliterebbe un gran
numero di giovani oggi senza specializzazione ed il rendimento qualitativo troverebbe facile collocamento
anche nell'esportazione.
2° Costituzione dai CONSIGLI DI GESTIONE ESECUTIVI, formati di soli lavoratori e tecnici, in tutte le
fabbriche e fattorie, col compito preciso di impedire i licenziamenti, di imporre l'abolizione dei cottimi, di
istituire la giornata lavorativa di sei ore e di studiarne l'applicazione pratica.
3° Lotta conio la sperequazione fra prezzi e salari, con la denuncia della produzione e la fissazione dei
costi effettivi da parte dei Consigli di gestione inseriti in tutto il processo produttivo. Ogni altra forma di
lotta per l'adeguamento dei prezzi alle retribuzioni si rivelerebbe vana.
4° Lotta per dare un'abitazione dignitosa ai senza tetto.
Occupazione di case inabitate e coabitazione in case inadeguatamente abitate. In mancanza di ciò, forte
tassazione dei proprietari di palazzi e ville signorili perché provvedano i capitali necessari alla fabbricazione
di case popolari. Forti prelevamenti anche sugli appartamenti condominiali, allo stesso scopo.
5° Lotta contro la guerra e le spese militari. Esigere lo scioglimento dell'esercito e proclamare la nazione
non combattente.
Devolvere le somme stanziate per la sistemazione dei pensionati e trasformare le costruzioni militari in
stabilimenti di utilità pubblica.
A questi compiti immediati e lontani vi chiamano, o lavoratori, i Comitati di Difesa sindacale costituiti e
da costituirsi in ogni luogo di lavoro.
Il giornale che vede la luce in questo momento criticissimo della nostra istoria se ne farà lo strenuo
banditore, senza mira interessate di persone o di partito, al servizio esclusivo dei lavoratori, per una umanità
migliore.
A voi di sostenerci nella buona battaglia, che è la vostra, fino alla vittoria.
IL COMITATO NAZIONALE
DI DIFESA SINDACALE
(Difesa Sindacale 21/Gennaio, 1948)
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 4

Perché "Difesa Sindacale"
di Cristiano Valente
Riprendere oggi il nome Difesa Sindacale come nostro strumento di coordinamento ha il significato di
volerci collegare al solco storico dei compagni anarchici italiani che, all'indomani del secondo conflitto
mondiale, scelsero convintamente di collocarsi all'interno della rinata CGIL.
...........
Già nell'imminenza della caduta del fascismo, gli anarchici confinati a Ventotene discutono sul che fare, in
particolar modo rispetto all'azione nelle masse proletarie e approvano una importante risoluzione che invita i
compagni:
"ad iscriversi nei sindacati di mestiere e di professione, per avere uno stretto contatto con le masse
lavoratrici, indirizzando queste nella lotta veramente rivoluzionaria, per la conquista delle rivendicazioni
proletarie, propagandando l'ordinamento libertario per la costituzione dei Consigli di Fabbrica, di azienda,
d'industria nel campo produttivo"
..Tale posizione viene ufficializzata al primo congresso della FAI ( Federazione Anarchica Italiana), tenuto a
Carrara nel settembre del '45 che decide di costituire un Comitato Sindacale atto a coordinare l'opera dei già
esistenti Gruppi di Difesa Sindacale.
I congressisti infatti deliberano:
"... di partecipare attivamente alle lotte operaie, pur sapendo che queste non esauriscono il nostro compito;
per rendere più efficace questo lavoro ritengono indispensabile la costituzione di un Comitato Sindacale di
coordinazione che colleghi l'opera dei Gruppi di Difesa Sindacale già esistenti e ne promuova
l'ampliamento e la diffusione.
Questo allo scopo di risvegliare negli organizzati la conoscenza dei fini classisti dell'organizzazione stessa
fondata sull'autodeterminazione dei lavoratori, attraverso la libera elezione e la revocabilità di tutte le
cariche sindacali; nella certezza che la libera volontà dei lavoratori stessi non potrà non esprimersi se non
nel senso di realizzare l'effettiva unità rivoluzionaria dei lavoratori, alfine ultimo dell'abbattimento del
regime capitalista che ha nello Stato il proprio naturale presidio"
Si forma così la corrente anarchica di difesa sindacale, che al I° Congresso nazionale della nuova CGIL
scaturita dal "Patto di Roma", otterrà l'elezione di un proprio rappresentante nel Comitato Direttivo
nazionale della CGIL, Attilio Sassi, segretario nazionale del Sindacato Minatori e Cavatori e del sindacato
lavoratori all'estero.
Gli elementi politici che caratterizzano la corrente anarchica nelle sue iniziative di dibattito e di lotta sono la
convinzione che l'unità della classe lavoratrice nel sindacato unitario è l'elemento essenziale della lotta
rivoluzionaria e di classe e che questa unità per essere fattiva deve essere emanazione diretta della base
lavoratrice.
E' su queste direttive che si ribadisce l'adesione alla CGIL, per liberarla dalle negative influenze
partitiche, contro i Consigli di Gestione, denunciati come organi di collaborazione con il capitale,
propagandando parallelamente la costituzione dei Consigli di Fabbrica concepiti come organismi antagonisti
al padronato.
Il primo convegno nazionale dei Comitati di Difesa Sindacale si tiene a Genova Sestri il 5/6 maggio 1946.
Sono presenti i delegati dei seguenti comitati: Milano. Novara, Brescia, Torino, Carrara, Livorno, Roma,
Civitavecchia, Napoli, La Spezia, Savona .
Hanno inviato adesione scritta i comitati di Cagliai, Iglesias, Trapani, Palermo, Foggia, Canosa, Ferrara,
Firenze, Cremona, Trieste, Voghera, Venezia.
Nelle risoluzioni finali si legge:
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 5"....Constatato: che l'unità della classe lavoratrice nei sindacati permane l'elemento essenziale della lotta
rivoluzionaria e di classe.
Chiaro essendo che questa unità deve essere attiva e fattiva deve essere emanazione della base cioè dei
lavoratori nelle fabbriche, nei campi, nelle miniere, nei cantieri ecc. e non dei rappresentanti dei partiti sia
di destra che di sinistra. (i CDS)...decidono di continuare per questa via mantenendo la loro adesione alla
CGIL e di accentuare l'iniziativa dei gruppi di Difesa Sindacale ,....
Contro i consigli di gestione ritenuti organi di collaborazione e non rappresentanti altro che una vecchia
illusione.
Si impegnano all'attivazione dei consigli di fabbrica e fattoria, organi che debbono coordinare gli sforzi dei
lavoratori tesi all'abbattimento del capitalismo ed assumere gli oneri della gestione diretta della fabbrica
....
Agitare l'applicazione della giornata lavorativa a sei ore, per l'abolizione dei cottimi e la retribuzione
mensile sufficiente per tutti i lavoratori, in un'ottica di solidarietà verso i disoccupati e i reduci senza lavoro
....
La sede del comitato nazionale viene stabilita a Genova Sestri e si lancia una proposta per un periodico
settimanale su problemi sindacali."
Nel secondo convegno nazionale dei Comitati di Difesa Sindacale tenuto sempre a Genova Sestri
nell'agosto del ‘47 si afferma:
"Nei confronti della CGIL raccomanda agli aderenti ai Comitati di Difesa Sindacale di accettare gli
incarichi sindacali alla condizione che questi risultino affidati mediante elezioni dirette da parte della
massa e denuncia il sistema elettivo adottato attualmente dalla CGIL sulla attribuzione delle cariche
sindacali in base a liste bloccate dei partiti politici, sistema che i CDS respingono perché non rispondente
ai principi sopra indicati"
...... i compagni di Difesa Sindacale rimasero attivi all'interno della CGIL fin quasi gli anni ‘60 e in
occasione del IV congresso della CGIL (27/2-4/3/1956- Roma) in una loro lunga dichiarazione
riconfermeranno le loro posizioni:
"E' estremamente dannosa la tendenza a controllare politicamente l'organizzazione, a legarla
meccanicamente alle campagne politiche dell'opposizione parlamentare ....
E' prassi normale che il partito (o l'interpartito) si prenda non pochi dei migliori quadri intermedi forgiati
dal sindacato e inserisca negli organismi direttivi del sindacato i suoi quadri politici privi di esperienza
sindacale ...
Il problema della democrazia sindacale è dunque alla base di ogni rafforzamento organizzativo. Ma occorre
una democrazia che non sia soltanto formale; che consista nel rapporto organico base- dirigenti; che veda
la partecipazione della base alla decisione, alla formulazione e alla revisione dell'indirizzo
dell'organizzazione .....
Chiediamo che nella elaborazione dei programmi si tenga conto delle reali condizioni politiche economiche
esaminate; che essi non siano viziati dall'attesismo benevolo verso un preteso governo di transizione, o dal
possibilismo di una diversiva offerta di collaborazione"
Nonostante la profonda capacità analitica (si pensi quanto ancora oggi sia in uso l'inserimento di quadri
politici nel sindacato o viceversa da questo verso strutture amministrative comunali o provinciali e quanto
ancora nello stesso linguaggio interno al sindacato ci si riferisca ad un presunto "governo amico") i problemi
che accennavamo fanno si che tale esperienza di fatto si interrompa e sarà solo la ripresa delle lotte operaie
e giovanili, oltre un decennio dopo la dichiarazione che abbiamo visto, che porterà nuovi nuclei di giovani
compagni comunisti libertari ed anarchici a porsi nuovamente e concretamente la necessità di un lavoro
organizzato e finalizzato all'interno della classe operaia e nelle strutture sindacali della CGIL che assumerà
in quegli anni la struttura di resistenza in cui la classe si riconoscerà in termine maggioritari.
.....con questo premesse e con questo bagaglio di esperienze storiche che noi oggi riprendiamo il cammino
di coordinamento dei comunisti anarchici e libertari nella CGIL convinti ancor più, anche dalle nostre
esperienze sindacali che:
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 6".... per abbattere il governo ed abbatterlo a scopo di emancipazione generale, bisogna avere con noi
quanta più massa, è possibile, ed una massa quanto più e possibile cosciente dello scopo per cui si deve fare
la rivoluzione. E la massa. non viene alle idee anarchiche così di botto, senza un tirocinio più o meno
graduale.
Bisogna dunque entrare, in contatto colla massa, per sospingerla avanti ed averla con noi in piazza nei
giorni della lotta, risolutiva.
Le organizzazioni economiche ci sembrano uno dei mezzi migliori di cui disponiamo"
(E. Malatesta "Gli anarchici e le leghe operaie" in Volontà del 20 sett. 1913)
E concludendo:
" Per queste ragioni .....gli anarchici debbano restare, naturalmente quando è possibile restarvi con dignità
e indipendenza, nelle organizzazioni tali quali sono per lavorarvi dentro e cercare di spingerle il più avanti
possibile, pronti a servirsi, nei momenti critici della storia, dell'influenza che possono avervi acquistata per
trasformarle repentinamente da modeste armi di difesa in potenti strumenti di assalto.
E questo, si intende bene, senza trascurare il movimento proprio, il movimento d'idee, che è l'essenziale, e
dal quale tutto il resto deve servire di mezzo e di strumento".
( E. Malatesta - "Movimento operaio e anarchismo" in Pensiero e Volontà del 16 dic. 1925)
L'oratore dello sciopero, 1890/92 Emilio Longoni
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 7

Cgil: tra elezioni e congresso
Democrazia sindacale e reinsediamento nei posti di
lavoro
La scadenza elettorale e il successivo periodo di assemblee congressuali rappresentano un momento
di grande rilevanza per la Confederazione.
Entrambe le scadenze interrogano le scelte fin qui fatte dall'Organizzazione e quelle che dovranno
essere messe in campo nei prossimi mesi ed anni.
Una prima necessaria analisi dovrà partire dallo stato di salute delle categorie e delle Camere del
Lavoro. Fotografia della forza organizzativa che non può limitarsi al semplice conteggio dei lavoratori
iscritti che, pur rimanendo un indice insostituibile, se assunto astrattamente senza collegarlo al peso reale
che il sindacato riesce ad avere nella società, rischia di farci perdere il senso della stessa iniziativa sindacale.
Quando la crescita numerica degli iscritti è accompagnata da una crescente sfiducia nel ruolo di
tutela collettiva dei lavoratori siamo evidentemente di fronte ad una contraddizione che non può essere
ignorata.
Sono oramai diversi anni che le nuove adesioni al sindacato avvengono nella grande maggioranza
attraverso il sistema dei servizi delle Camere del lavoro, cioè attraverso un meccanismo di tutela individuale
come nel caso delle iscrizioni che avvengono tramite gli uffici legali, o attraverso i patronati per l'assistenza
alle pratiche di invalidità, 104, assegni familiari, malattie professionali ed altro, oppure attraverso i servizi di
natura fiscale, dichiarazione dei redditi, red, ise, isee ecc...
La costatazione di questa realtà, che testimonia il mutamento profondo subito dall'organizzazione
sindacale nella sua accezione più ampia, da struttura di conflitto, contrattazione e tutela collettiva a sistema
di servizi, dovrebbe far riflettere sulla necessità di aprire una lunga stagione di reinsediamento sui posti di
lavoro e sulla necessità di far diventare le Camere del Lavoro luogo di socializzazione non solo delle
categorie, ma luogo aperto di incontro, di cultura e di rappresentanza di tutte quelle realtà sociali che
subiscono più di altre la disarticolazione del mondo del lavoro: disoccupati, precari, badanti, immigrati.
Sperimentando anche forme autonome di organizzazione di queste realtà in rapporto non burocratico con la
confederazione.
In termini organizzativi significa investire significativi importi finanziari sui delegati e sulle strutture
territoriali, dare priorità all'intervento quotidiano di informazione, attivare distacchi sindacali semestrali su
progetti specifici di reinsediamento, ripensare complessivamente al il funzionariato per favorire una costante
alternanza tra lavoro e attività sindacale, riequilibrare verso il basso le risorse.
La centralità che oggi ha assunto il sistema dei servizi deve essere considerata un'anomalia
congiunturale da superare, superamento che dovrà avvenire non con un ridimensionamento di questi servizi,
ma con l'attivazione di quei percorsi virtuosi appena abbozzati che dovranno riequilibrare le funzioni
ridando ai servizi quel ruolo indispensabile di supporto.
É evidente che non si tratta di semplici scelte organizzative-finanziarie, ma più in generale di
definire i processi democratici di partecipazione e di decisione.
Quando si ha la percezione che tutto sia stato già deciso in istanze lontane dal posto di lavoro,
quando i lavoratori sono chiamati a condividere scelte che non hanno discusso né hanno avuto l'opportunità
di fare obiezioni, correzioni e/o integrazioni, si rimane magari iscritti al sindacato per i servizi che offre, ma
non si ha alcuna fiducia in esso.
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 8La democrazia sindacale non è semplice forma e non bastano alchimie organizzative, come
l'assemblea generale, per dargli sostanza. Allargare la platea dei direttivi una o due volte l'anno con
lavoratori del tutto esterni a qualsiasi dibattito sindacale appare opera di pura demagogia che nulla cambia
circa la necessità di processi democratici reali.
Oggi la Cgil ha una struttura democratica piramidale che anziché poggiare sulla larga base, poggia
sul vertice. Le modifiche statutarie introdotte al XVI° Congresso hanno modificato l'art. 16 che disciplina i
compiti del comitato direttivo della CGIL. Al di là di una riformulazione formale dell'articolo rispetto al
precedente, tale concezione verticistica è inserita con la seguente frase:
"Al solo Comitato Direttivo della CGIL nazionale è affidato, altresì, il compito di deliberare sulle
piattaforme e sugli accordi interconfederali".
Ciò significa che il direttivo confederale decide e a caduta tutta l'organizzazione ne prende atto, e,
spesso, nella pratica reale di questi anni, importanti scelte confederali non passano nemmeno alla ratifica dei
direttivi territoriali. Viene così meno quel meccanismo indispensabile di discussione, critica, contributi, che
solo può determinare fiducia nel proprio sindacato; la disaffezione è il risultato, l'abbandono può essere
conseguenziale.
Elezioni
In questi anni in cui il solco tra Cgil e Pd si è ulteriormente divaricato, il problema di avere una
sponda politica di riferimento ha alimentato spesso gli interventi di quanti, in misura più o meno accentuata,
sono rimasti orfani di questo solido legame che aveva contrassegnato la storia della confederazione nel
secolo trascorso.
Un solco che non necessariamente ha significato cesura, anche se in questa occasione non abbiamo
assistito a quella osmosi tra sindacato e partito che si verificava con rituale puntualità fino a pochi anni fa.
Se da un lato è aumentata la distanza tra chi fa sindacato e il partito, a prevalere non è una
rivisitazione critica dell'esperienza passata, quanto invece una riproposizione acritica di personaggi politici e
sindacali che in larga misura sono stati responsabili della deriva liberista della sinistra e dello stesso
sindacato.
Gli stessi settori della sinistra di classe variamente presenti in Cgil, forse con maggior enfasi del resto
dell'organizzazione, pongono il problema della rappresentanza politica istituzionale dei lavoratori.
La difficoltà di organizzare i lavoratori, di rappresentare i giovani e i precari, di portare alla militanza
sindacale la classe operaia immigrata è un dato di fatto largamente condiviso nella Cgil, ma a questa realtà si
reagisce imputando a questi stessi soggetti le responsabilità, affogando i ragionamenti nella retorica
dell'assenza dei valori dei giovani, nell'egoismo e individualismo degli stessi lavoratori e mai interrogandosi
sulle responsabilità che la deriva liberista, che ha travolto la sinistra e il sindacato a partire con maggiore
virulenza dagli anni ottanta del novecento, ha avuto sulla formazione del senso comune.
Queste problematiche dovrebbero sollecitare quella che abbiamo definito una strategia di
reinsediamento per provare a cambiare i rapporti di forza a partire dai luoghi di lavoro.
Sono anni che a fronte di un sistematico smantellamento del sistema dei diritti e delle tutele la
risposta si limita ad una debole critica e nella migliore ipotesi ad evocare interventi di attenuazione e di
aggiustamento parziale.
É stato così con l'attacco al Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl), del quale si mantiene il
solo riconoscimento formale; con l'art. 18 si sono accettate modifiche le quali, ritenute parziali, hanno
spianando di fatto la sua cancellazione da parte del governo Renzi; con le pensioni accettando sull'altare
dello spread la devastante controriforma Fornero. Con deboli proteste formali si è subito l'abolizione della
norma che impediva i controlli a distanza, ed oggi ci si dice scandalizzati rispetto ai braccialetti di Amazon;
nel silenzio pressoché totale si è fatta passare l'abolizione della norma che impediva il demansionamento,ed
oggi questo in molte aziende è usato come arma politica per colpire i lavoratori non inquadrati e i delegati
più combattivi.
Quello che si prospetta è un cammino pieno di ostacoli che richiedono forza, volontà, convinzione,
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 9e soprattutto fiducia nella possibilità che i lavoratori, le lavoratrici, i precari, i disoccupati, i pensionati
possano attraverso un conflitto sindacale e sociale, indirizzato su obiettivi unificanti, invertire la tendenza in
atto.
- Aumenti salariali
- riduzione degli orari di lavoro a parità di paga
- ripristino dei 40 anni di lavoro per accedere alla pensione
- reintegro in caso di licenziamento illegittimo
- abolizione del caporalato legale dei lavori somministrati
- contrasto al regime di controllo e paura che domina nei luoghi di lavoro.
Su questi obiettivi si costruisce l'unità sindacale e l'autonomia reale del sindacato dalla politica e
dalle istituzioni, sottraendosi a quello strabismo che evita di affrontare questi ostacoli e pensa di poter
risolvere i problemi dei lavoratori affidandosi al parlamentarismo.
Noi, comunisti anarchici, non contribuiamo a diffondere illusioni, "Non di questo ha bisogno
l'Italia del lavoro, non di nuovi motivi di divergenza e di confusionismo, urge l'azione popolare già fin
troppo fiaccata dalla polemica politica, dal traffico elettoralistico, dal compromesso governativo,
dall'ingerenza statale e dalla strategia politico-militare dei blocchi di nazioni che si contendono il
dominio del mondo, in nome di interessi che mai potranno coincidere con quelli dei popoli" 1 , noi
confidiamo nella forza e nella volontà degli sfruttati, ed è per questo che nel nostro agire in Cgil ci
concepiamo come una componente storica del movimento operaio e sindacale italiano, per la sua
autonomia dai partiti politici, dai governi e dallo stato.
Difesa Sindacale
www.difesasindacale.it
1 Difesa Sindacale n.1 Gennaio 1948
COMUNISTI ANARCHICI E LIBERTARI IN CGIL N. 44
PAG. 10

http://www.difesasindacale.it/DS%2044.pdf
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