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(it) FAI-IFA Torino, #Italy against borders! -- Punto info contro le frontiere -- Le frontiere uccidono. Abbattiamole!

Date Mon, 9 Jul 2018 08:22:55 +0300


Le frontiere chiuse dell'Europa uccidono uomini, donne e bambini che fuggono guerre, miseria, persecuzioni e dittature. ---- Si muore in mare, nel deserto, nelle gallerie ferroviarie, sui valichi alpini. ---- Capita ogni giorno. Nel silenzio e nell'indifferenza dei più. Da qualche tempo c'è anche chi applaude. Qualcuno si sente forte nell'insultare, umiliare, picchiare gli immigrati che vivono in Italia. ---- La lista dei morti si sta allungando. I porti italiani sono stati chiusi alle navi delle ONG che salvavano i naufraghi, alla guardia costiera italiana è stato detto di non intervenire nelle emergenze in mare. La guardia costiera libica, la cui collusione con i trafficanti è ben nota, batte cassa in Italia, per ricacciare all'inferno la gente in viaggio. ---- Il ministro dell'Interno Salvini prova a terminare il lavoro iniziato dal suo predecessore Minniti. Cambiano le casacche e i toni, non la sostanza.
Se paghi le persone giuste le barche non partono più. Quelle che partono non arrivano mai.
Chi promuove guerre in nome dell'umanità paga i macellai di Tripoli e quello di Ankara perché i profughi vengano respinti e deportati.
Il clima culturale, eliminata la patina di bon ton mantenuta dai governi a guida Dem, diventa sempre più cupo.
La retorica sulla sicurezza alimenta l'identificazione del nemico con il povero, mira a spezzare la solidarietà tra gli oppressi, perché non si alleino contro chi li opprime.

Ogni giorno dalla stazione di Torino partono treni diretti in alta Val Susa. Centinaia di persone viaggiano per seguire i fili della propria vita.
Ma non tutti arrivano. Polizia e militari fanno controlli al binario o direttamente sul treno. Le persone sono selezionate in base al colore della pelle. Non importa che abbiano il biglietto, non importa che vogliano, come tutti, scegliere il posto dove vivere.
Un biglietto che costa pochi euro, diventa una tangente da 300 euro, per pochi consigli elargiti dai passeur alla gente che prova a bucare il confine.

Il confine è una linea sottile sulle mappe. Tra boschi e valichi, tra le acque del Mare di Mezzo, non ci sono frontiere: solo uomini in armi che le rendono vere.
Le frontiere tra i sommersi e i salvati sono ovunque, ben oltre i confini di Stato e le dogane.
Le frontiere sono quasi invisibili per chi ha la fortuna di possedere un documento, di essere bianco, di avere la cittadinanza.
Per i senza carte ogni strada è una frontiera: ogni giorno rischiano di incappare in una pattuglia, di essere rinchiusi nei CPR o deportati a migliaia di chilometri di distanza.
Un terribile gioco dell'oca: se i dadi ti dicono male ritorni da dove sei partito anni prima, bruciando la tua vita per un viaggio che potrebbe durare poche ore, costare molto meno.
Ma ugualmente ogni giorno qualcuno cerca di muoversi per costruirsi un futuro.
Chi ha affrontato il deserto, le torture, la prigionia è disposto a tutto pur di arrivare.

Si chiamava Blessing, aveva 21 anni. In una notte d'estate, dopo aver attraversato il confine al Monginevro, per sfuggire ai gendarmi che la inseguivano è scappata da sola, di notte, nei boschi. L'hanno trovata morta nella Durance.
Il suo nome era Mamadou. Con un suo amico era partito dal Senegal, diretto in Francia. La loro odissea è fatta di mercanti d'uomini, deserto, galere libiche, torture, mare e gommone. A pochi passi dalla meta i due ragazzi si sono persi nella neve, Mamadou non ce l'ha fatta, il suo amico è stato salvato dal soccorso alpino. Pochi giorni dopo le nevi hanno restituito il corpo di un altro ragazzo africano.

Da qualche mese in Val Susa, nel brianzonese e a Torino c'è chi ha deciso di non stare a guardare la gente che muore, si perde, dorme in strada, viene cacciata da gendarmi e carabinieri.

Un giorno qualcuno potrebbe chiederci dove eravamo mentre i bambini annegavano. Dove eravamo quando il governo chiudeva i porti? Dove eravamo quando il ministro dell'Interno cancellava i permessi umanitari a donne incinte, ragazzi soli, persone torturate? Dove eravamo quando la furia razzista colpiva per le strade?

Noi vorremmo poter rispondere che eravamo lungo le frontiere che separano, selezionano, uccidono. Mettersi in mezzo è possibile. Dipende da ciascuno di noi.

Se non ora, quando? Se non io, chi per me?

Se siete interessati ai nostri percorsi di lotta ci trovate ogni giovedì dalle 21 alla FAT, in corso Palermo 46.

Federazione Anarchica Torinese
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