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(it) Alternative Libertaire Liguria Ottobre 2014 (en)

Date Tue, 25 Nov 2014 09:44:46 +0200


IL GIALLO DEL TRENO SCOMPARSO ---- Nella giornata di venerdì, su televisioni, giornali on­ line in diretta, tv locali e nazionali e tramite passaparola via internet, una valanga di foto e di parole hanno accompagnato gli aggiornamenti sulla ennesima , tragica alluvione a Genova. Tra queste notizie alcuni ricordano di aver sentito parlare di un treno deragliato a causa di una frana. Un treno che deraglia, qualcuno avrà pensato, non è cosa da poco... ---- Si parla di un macchinista ferito. Si è rischiata una tragedia. ---- Poi non se ne è saputo più nulla: nessuno ha visto le immagini in tv del treno e, tanto meno, nessuno ha assistito ad un'intervista al macchinista o a qualcuno dei passeggeri. Chissà... passato qualche giorno ne rimarrà un vago ricordo, qualcuno, forse, arriverà persino a dubitare che il fatto sia realmente accaduto...

A fare bene attenzione si scopre che l'indicazione del luogo è stata evasiva e, in qualche caso sbagliata...eppure non era difficile dare l'indicazione giusta perchè, in corrispondenza di quel punto, che "combinazione", pochi metri più sopra c'è un grande scavo per il cantiere del terzo valico.

Ma allora:che fine ha fatto quel treno ?

Se lo sono mangiato i media: quello che loro raccontano è " reale",
quello che si omette, si nasconde, si fa sparire non è mai successo.

Mentre assistiamo allo scaricabarile delle responsabilità, come se si
trattasse SOLO di un problema di allerta, non è escluso che
l'attenzione e la rabbia verranno convogliati verso il sindaco di turno,
la Vincenzi ieri, Doria oggi; morto un papa se ne farà un altro. Non
importa il colore sbiadito politico che lo accompagnerà, l'importante
è che non venga toccato il sistema affaristico speculativo che sta a
monte della non gestione del territorio. Lo stesso sistema affaristico
speculativo che sta dietro alla logica delle grandi opere (che
permettono lauti guadagni in poche mani) al posto delle numerose
piccole opere necessarie per affrontare, per esempio, il problema dei
dissesti idrogeologici. La parola prevenzione è sempre troppo poco
pronunciata, e rimane, comunque, soltanto un esercizio retorico da
effettuare nel momento dei danni. Eppure bisognerà affrontare il
problema dell'abbandono, dello spopolamento progressivo di chi,
abitando sui monti con il proprio lavoro, costituiva un primo
elemento di prevenzione ai dissesti. Molteplici e diversificati
interventi si impongono se vogliamo cercare di vivere in un ambiente
più sicuro lottando sia contro il degrado che le sempre più frequenti
anomalie climatiche... e ci sarebbe anche la possibiltà di creare
qualche posto di lavoro in più. Ma tutto questo, nel breve termine,
non regala né voti né facili guadagni. E bisogna pure lottare contro i
palazzinari che continuano a costruire negli alvei dei torrenti.

E' tutto questo che sta a indicare il treno scomparso. Per uno scherzo
del destino, o per un sussulto della montagna ferita, l'inevitabile frana
è andata a intralciare un treno veloce , una Freccia Bianca.
E' per la creazione di treni ancora più veloci e costosi, che si vogliono
sottrarre risorse per il traffico dei pendolari, per il trasporto merci su
rotaia, potenziabile sulle linee già esistenti, attualmente
sottoutilizzate, e per tante altre cose di cui ci sarebbe bisogno.

Per uno scherzo del destino la frana ha puntato il dito accusatore su
tutto questo, ha ricordato ai ciechi, ai sordi e agli ignoranti come
disboscamenti insensati e sbancamenti di terra causano facilmente
frane, ed ha ricordato anche come delle opere mastodontiche eseguite
in economia e date in appalto a ditte in odor di mafia (quando non
sono già state condannate) possano essere pericolose. E come
possono questi stessi signori per bene rassicurarci che l'estrazione del
terreno, ricco di amianto, gestita da loro non costituisce un pericolo?
Tutto questo stava a indicare il treno deragliato, e allora, meglio non
parlarne e farlo sparire; ci penseranno gli uomini del Cociv a dire ai
bambini nelle scuole elementari che l'Opera è bella.

Leggendo i comunicati dei comitati No Tav si può sapere che:

Venerdì mattina intorno alle 12 una frana provocata dal
disboscamento di COCIV a Trasta per la realizzazione del cantiere
del Terzo Valico, il cosiddetto cantiere "Galleria Campasso" in via
Castel Morrone, a Fegino (e non a S Quirico come è stato detto !) ha
bloccato il Freccia Bianca 9764 Roma­Torino. La massa di terra,
staccatasi dal cantiere, è crollata su quattro vagoni del convoglio ,
ferendo incredibilmente solo il macchinista, causando il
deragliamento del treno con la fuoriuscita dai binari di numerosi
vagoni.

No all'OMERTAV! Ribellarsi è possibile!

Roberto Pisani (un terrorista no tav)

Stampato in proprio
Salita Oregina, 14/15 16134 Genova

alternativalibertarialiguria@autistici.org
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Autogestione è necessità

È accaduto l'ennesimo disastro alla nostra Genova, il territorio come nel 2011
non ha retto alla forza dei nostri fiumi e rivi. Masse d'acqua sempre più
imponenti si trovano di fronte corridoi troppo piccoli per contenerle e dunque
esondano. Negli anni passati abbiamo accettato che la città s'ingrandisse a
spese di una natura che ora si sta vendicando. Non contente degli ultimi
disastri le amministrazioni e i partiti sono intenzionate a proseguire nel loro
piano di devastazione del territorio attraverso la Gronda e il Terzo Valico, due
opere inutili e costose che hanno valide alternative.

Io sono stato uno dei "volontari" che ha deciso di prendere una pala in mano
e andare a ripulire la propria città.

Nella mia zona non c'era nessuno che coordinasse i lavori e dunque ci siamo
trovati a prendere decisioni collettivamente divenendo un esempio di come i cittadini possano gestire da soli una città, anche in una situazione
di particolare criticità.

Si è trattato di autogestione.

In questi giorni ho avuto la
dimostrazione che cambiare si può, che
presidenti di circoscrizione, sindaci
fino ad arrivare al presidente della
Repubblica, sono inutili. La cittadinanza ha le capacità
per sostituire i consigli e le giunte e di poter governare lei stessa i propri
quartieri tramite assemblee partecipate nel pieno rispetto del prossimo.
Cominciamo dunque a costruire realtà alternative alle attuali amministrazioni
perchè solo con l'autogestionre e la partecipazione diretta avremo un futuro
dignitoso.

Marco Casalino

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Movimento per la Casa Via Prè ­ Incontro con l'organizzazione

È un ragazzo alto e snello e dai modi gentili, quello che la Compagna Antonella mi
presentò come il Membro Fondatore più carismatico del Movimento per la Casa di
Via Prè. Quel giorno, sulle scale del Ducale il sole picchiava mentre noi tutti si era in
attesa di marciare in solidarietà con i Compagni del LSOA Buridda. Da allora lo
rividi più volte, presente nelle assemblee dei collettivi, in strada e durante
l'occupazione dell'ex ­ Magistero ma solo lo scorso 30 Giugno, alla festa
commemorativa anti­fascista c/o lo spazio della ex­latteria occupata, riuscii a
scambiare con lui qualche parola. Da sotto quegli occhialini alla Lenin, gli brillavano
gli occhi a parlare dei progressi portati avanti da Il Movimento per la Casa di Via Prè.
Ne parlava, orgoglioso, come un padre di un primogenito alla Festa di Laurea.
Raccontava dello stabile da loro occupato, degli appartamenti assegnati alle famiglie
bisognose del quartiere, della donna marocchina che, dopo aver vissuto il dramma di
una vita clandestina in un magazzino, degli sgombri violenti della polizia era riuscita,
grazie al Movimento, a dare un tetto ai suoi tre figliuoli. Della donna senegalese che
siede ai margini del vicolo e di come queste due persone siano diventate parte attiva
del Movimento ricoprendo spontaneamente il ruolo di mediatici culturali, figure
indispensabili affinchè il Movimento riesca a comunicare con realtà multi­etniche. Di
come, ancora, per mezzo di un costante impegno si sia cucita fra il quartiere e il
Movimento una Rete Solidale di Mutuo Aiuto. Questo ragazzo dal pizzetto curato,
più simile ad uno studente di primo corso che ad un Che Guevara dei vicoli, si
entusiasmava come un bambino mentre andava avanti nel narrare del suo impegno e
del suo tempo ipiegati giornalmente ad insegnare alle persone extracomunitarie gli
usi civili della pulizia e del decoro al fine di evitare che le assistenti sociali potessero
levargli la patria potestà dei figli, di come le assemblee di "condominio" assomiglino
a riunioni politiche. Di come la sofferenza renda precoci i bambini e del fatto che il
Movimento abbia in programma di aprire per loro una scuola di quartiere, di come ­
ancora ­ le regole di strada cadenzino il ritmo della vita del ghetto ma anche di come
il battere di questo orologio possa essere meglio regolato nei suoi battiti.
Questo ragazzo gentile che, come dice egli stesso, vive il Movimento, vive la Strada
in maniera "easy" e questa sua calma serafica altro non è che la calma dei forti.

Alec B.M.

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Diversità


La diversità o differenza è una delle cause del
cambiamento,della separazione e del distinguo tra
gli esseri umani e tra i lavoratori.
Oggi nel pubblico impiego, dopo 5 anni di assenza
di miglioramenti economici post brunettiani si sente
parlare di un possibile sblocco economico, non di
nuovo contratto, per una parte di lavoratori, sono
quelli "diversi" dai fannulloni che stanno dietro una
scrivania, una cattedra o in un reparto ospedaliero.

Sono coloro che "rischiano per difenderci", quelli
che indossano una divisa nei cortei, nelle azioni di
pace che esportano la democrazia, quelli che
lavoravano a Bolzaneto e così via.

Questo governo sta attuando un'operazione di
asservimento delle forze dell'ordine con una nuova
promessa economica alla base della quale esiste un
principio distruttivo, chi indossa una divisa non è
un pubblico dipendente come gli altri, ma è degno
di diversa considerazione per la sua diversa
funzione, è un servitore dello stato più utile a
determinate funzioni, quindi va diversamente
remunerato. Ciò che per alcuni non può essere per
altri sarà, la legge (Brunetta) sarà insuperabile solo
per alcuni.

In conclusione, grazie alla diversità lo stato
mantiene oliate le armi che ha a disposizione per
controllare meglio qualunque forma di dissenso,
anche quelle dei lavoratori da esso dipendenti, oggi
ancor più separati in nome della diversità che li
rende solo più deboli e li mette uni contro gli altri .

Piero Ravizza
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