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(it) Italy, Alternativa Libertaria ottobre 2014 o www.fdca.it

Date Wed, 12 Nov 2014 14:10:20 +0200


FOGLIO TELEMATICO DELLA FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI ---- Prove di futuro in Medio Oriente ---- Nella spirale caotica che avvolge il Medio Oriente dai tempi dell'invasione dell'Iraq, potenze locali e globali hanno dovuto ricorrere ad una serie di organismi, come l'ISIS, per sostenere le proprie richieste. Tutti sanno che all'interno degli attuali confini la situazione non è più sostenibile, ma nessuno è in grado offrire delle opzioni alternative. E' all'interno di questo schema che le potenze regionali e quelle globali avevano bisogno dell'ISIS come una sorta di balsamo per chiudere le fratture nella situazione attuale ed anche come grilletto per spingere verso la formazione di nuovi confini e nuovi stati, ed ancor di più come opportunistico strumento per gestire la crisi nella regione.

Ciò che ci sembra rilevante in questa fase
è il cambiamento dell'atteggiamento de-
gli USA verso i suoi alleati strategici in
Occidente. Al culmine del loro sogno di
ricostruire e ridisegnare il Medio Oriente
-dall'invasione dell'Iraq in avanti- gli USA
avevano rifiutato qualsiasi interferenza oc-
cidentale, optando invece per un'azione di
ridefinizione della regione portata avanti in
proprio e per i propri interessi imperialisti.
Quando le cose non sono andate secondo
i loro piani, gli USA hanno mutato tatti-
ca, essendosi resi conto della complessità
del compito lasciato solo nelle loro mani
Si sono resi conto allora che era necessario
un supporto inglese, data la storica capacità
britannica di decodificare gli scenari politi-
ci della regione.

Ed è proprio su questa influenza imperiali-
sta inglese che dobbiamo fermarci a riflet-
tere.

Gli attuali sviluppi, che dall'Iraq si sono
estesi alla Siria, alla Giordania, al Libano ed
ai paesi del Golfo, hanno il potenziale per
contagiare anche la Turchia e l'Iran.
In questa fase, insieme alla prospettiva di
una Palestina e di un Kurdistan indipen-
denti, è possibile osservare la formazione di
uno stato composto dalle popolazioni sun-
nite di Iraq e Siria.

Ma altre possibili unità statuali sono quel-
le degli Sciiti e dei Nusayri (Alawiti, ndt)
con nuovi confini all'interno di Iraq e Siria.
Naturalmente, la lista di nuovi possibili
stati non si ferma qui. Dipende da quali
risposte si danno alle seguenti domande: il
nuovo stato palestinese sarà all'interno dei
suoi attuali confini o riguarderà anche parte
della Giordania, come vorrebbe

------------------------------

La crisi nelle Rojave

Possiamo fingere che non stia succedendo
niente, eppure succede. Una delle uniche
esperienze della storia delle donne è sotto mi-
naccia di essere spazzata via. Non è una que-
stione importante solo per il popolo curdo,
ma lo è per tutte noi.
Le donne della Rojava e le donne curde com-
battenti hanno realizzato una rivoluzione per
una possibile vita alternativa mettendoci tutte
se stesse. E' una vita alternativa non solo per
le donne ma per tutte le minoranze, per tutte
le etnie che possono vivere insieme in modo
pacifico. Ed è un'alternativa al capitalismo ed
al patriarcato.
L'ISIS sta massacrando tutte le minoranze
come gli Yazidi, i Turcomanni, i Cristiani e
molte altre ancora nel Medio Oriente. Solo
un mese fa sono stati gli Yazidi di Sinjar ad
essere massacrati. Insieme agli USA, alla Tur-
chia e ad altre potenze, l'ISIS vuole soprattut-
to mettere fine a questa vita alternativa che
queste donne hanno reso possibile.
Come tutte sappiamo, quando i nazisti
portarono avanti il genocidio contro il po-
polo ebraico nei campi di concentramento,
sebbene non tutto il mondo sapesse quello
che stava accadendo nella Germania nazista,
c'erano alcuni paesi che erano al corrente di
tutto e che rimasero silenti per sanguinarie
ragioni tattiche. Israele ha ucciso a migliaia i
Palestinesi e l'ultima volta è stato il massacro
di Gaza. Le potenze
internazionli hanno
condonato i crimini
di guerra commessi
da Israele in ragione
di sanguinari calcoli
tattici.

Negli anni '90 le
potenze interna-
zionali non fecero
nulla tranne fingere di fare qualcosa, quando
l'esercito serbo violentava, uccideva e tortura-
va le donne. Ed ora in Medio Oriente, l'ISIS
sta portando avanti una macabra guerra di
incommensurabile atrocità verso le donne.
Le potenze internazionali fingono di fare
qualcosa ma in realtà stanno solo aspettando
che l'ISIS metta fine a questa vita alternativa
nella Rojava voluta dalle donne curde. Que-
ste potenze internazionali insieme alla Tur-
chia stanno cercando di sacrificare Kobani
per qualche ragione tattica, mentre la Turchia
prosegue nel fornire sostegno diretto ai mili-
ziani dell'ISIS.

La Turchia vuole fare della Rojava una regio-
ne cuscinetto evacuandola proprio come ha
fatto Israele con la Palestina. Ironicamente,
questi sono giorni di festa nel mondo musul-
mano, ma in realtà non c'è nulla da celebrare
in queste dolorose circostanze.
In tutte le guerre sono sempre state le vite e
le conquiste delle donne ad essere sacrificate
per qualche regione tattica. Noi donne di tut-
to il mondo non possiamo permettere che la
storia si ripeta ancora una volta. Dobbiamo
tutte difendere le donne curde della Rojava
altrimenti la storia delle lotte delle donne non
ce lo perdonerà mai. Le vite di queste donne
hanno creato una vita alternativa nella Rojava
senza curarsi degli Stati e dei potenti, queste
vite devono essere anche la nostra vita, per noi
che stiamo lottando per una vita migliore per
le donne.

Si tratta di una responsabilità storica per le
attiviste dei diritti delle donne, per le fem-
ministe, per le persone LGBT, per le donne
socialiste e per le donne musulmane di tutto
il mondo.

Facciamo sentire la nostra voce!
Femministe e persone LGBT della Turchia

-----------------------------

Contro i trattati

Chi sa cosa sono?
TTIP (trattato sugli
scambi e sugli inve-
stimenti) tra USA ed
UE
CETA (accordo com-
merciale tra Canada
ed USA)
TISA (trattativa tra 50 paesi, Australia, Ca-
nada, USA, UE, Cile,Taiwan, Colombia,
Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele,
Perù, Svizzera, Nuova Zelanda, Norvegia,
Pakistan, Panama, Paraguay, Messico, Lie-
chtenstein, Sud Corea,Turchia, Giappone;
sono esclusi ed indesiderati i cosiddetti Brics:
Brasile, Cina, Russia, India, Sudafrica)
TTP (trattato siglato dieci anni fa tra USA
ed altri 12 paesi del Pacifico)

Acronimi che sembrano lettere accostate le une
alle altre senza significato. A qualcuno ricor-
deranno il famigerato WTO del 1995, quel
trattato sulla libertà degli scambi commercia-
li che con la deregolamentazione dei mercati
finanziari accese la miccia della bomba socia-
le sulla quale siamo seduti. Fu un accordo che
portò in tutto il mondo milioni di persone in
piazza per denunciare quella che poi si dimo-
strò essere una grande rapina ai danni dei la-
voratori e dei ceti subalterni, ma chi si ricorda
più i tanto vituperati e derisi No Global?
Questi accordi, fondati su trattative segretis-
sime e gelosamente gestite in tranquille am-
basciate svizzere da politici ed affaristi che
alla democrazia e al diritto all'informazione
dei popoli non sono per nulla interessati, sono
pronti a sprofondare le società nei quali ver-
ranno applicati in tristi e miserabili terre di
disperazione sociale.

Cosa prevedono i trattati cosiddetti di libero
scambio e di concorrenza?
·
Nessun ostacolo sarà posto al capitale
privato ed agli investimenti.
·
Nessun ostacolo alle corporation.
Nessuno Stato, Regione o ente pubblico potrà
fermare la libertà di inquinare, distruggere,
sfruttare, saccheggiare, produrre prodotti ali-
mentari dannosi alla salute ecc.
·
Tutto sarà messo sul mercato: saran-
no in vendita i servizi essenziali, la sanità, le
pensioni, l'acqua, le aziende municipalizzate
e pubbliche, le scuole.
·
Il capitale finanziario non dovrà sot-
tostare a nessun controllo politico.
Il TTIP mira infatti all'abbattimento delle
barriere non tariffarie (quelle tariffarie sono
già di fatto quasi inesistenti), prevedendo la
possibilità per le multinazionali di citare di-
rettamente in giudizio chiunque, Stati com-
presi, cerchi di introdurre o mantenere rego-
lamenti cautelativi nella circolazione delle
merci.

In poche parole vendono le nostre vite e i no-
stri diritti.

La trasformazione già in corso subirà un'acce-
lerazione che avrà effetti devastanti sulle vite
di tutti noi. Nonostante la quasi completa
sudditanza dei media controllati dal regime
del capitale e le falsità diffuse dai governi
coinvolti nelle trattative, si inizia a compren-
dere quale sia la posta in gioco: per la soprav-
vivenza del capitalismo finanziario i potenti
e i loro sgherri intendono sacrificare intere
generazioni sull'altare dell'accumulazione ca-
pitalistica, che vuole garantita la propria so-
pravvivenza e i propri profitti anche a rischio
della morte sociale.
Si tratta in sintesi di un grande colpo di stato
su base planetaria, in cui la vita di ognuno
di noi viene messa a rischio per il profitto di
pochi: questi sono in sintesi gli accordi di cui
i grandi poteri economici, i media e i governi
preferiscono non parlare.
Anche le guerre in corso sono una triste di-
mostrazione dell'aggiustamento egemonico in
atto, l'imperialismo come fenomeno politico,
economico e militare sta di nuovo attana-
gliando la società con la sua forza brutale e
violenta.
Continuiamo a batterci per la democrazia,
per il diritto all'informazione, per la gestione
diretta dei beni collettivi, per decidere delle
nostre vite, per il diritto all'alimentazione
non avvelenata, per essere liberi di coltivare
prodotti naturali senza sottostare alla dittatu-
ra degli OGM, perché le città in cui viviamo
non sono in vendita, perché vi sono limiti ad
uno sviluppo non più sostenibile, perché la
scuola deve essere pubblica, così come la sani-
tà e le pensioni.
La lotta contro i trattati è lotta anticapita-
lista, è lotta contro i governi europei, è lotta
contro lo strapotere finanziario, è lotta contro
il governo italiano, è lotta per riaffermare il
diritto a vivere una vita libera e non sacrifi-
cata in nome del profitto dei pochi.
Fdca





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Prove di futuro in Medio Oriente

il piano inglese? E cosa ne sarà della Gior-
dania in questo caso?
Chi verrà incollato su chi? Uno stato sovra-
no curdo sarà unito o spezzettato?
Pare che ci siano per ora più domande che
risposte...

Con un Medio Oriente stretto negli ar-
tigli di una crisi con effetto domino, non
devono apparire inverosimili le possibilità
di una guerra arabo-persiana o turco-araba.
Specialmente se si considera la situazione
dell'area circostante, la crisi politica tra
Russia ed Ucraina e le lotte nel Pacifico me-
ridionale, ci accorgiamo di aver a che fare
con un quadro a tinte fosche di guerre a
livello tanto regionale che globale.
Questo clima di incertezza e di rischio, inu-
tile dirlo, ha un notevole impatto negativo
sulla finanza mondiale. Tuttavia, sfortuna-
tamente, a causa dell'incapacità dell'ONU
non disponiamo dei mezzi per calmare
l'angoscia economica e psicologica che per-
vade la regione.
Salvo scoprire che l'ISIS viene alimentato
come strumento di gestione della crisi!
Ben si conoscono le potenze che stanno
dietro l'ISIS, che non esisterebbe senza il
supporto delle popolazioni arabe sunnite
dell'Iraq centro-occidentale e della Siria
orientale, eppure ci sono ruote che girano
dentro le ruote.

Se con una limitata potenza militare, ISIS
ha potuto prendere un'area come quella di
Mosul con 3,5 milioni di abitanti senza
sparare un colpo, per poi dirigersi a nord-
est verso il Kurdistan, ed anche a sud-est
verso Baghdad, allora possiamo tranquilla-
mente presumere che
il supporto all'ISIS
non si limita alle
realtà tribali arabo-
sunnite della regione.
Ci sono altre potenze
con diversi obietti-
vi qui che rendono
l'ISIS una minaccia
multi-dimensionale
la quale opera ad un
livello più profondo.
Gli USA hanno
cambiato politica a
seconda dei tempi.
Ad esempio, mentre
stanno consigliando
calma e pazienza ai Curdi nel non affret-
tarsi in dichiarazioni di indipendenza, stan-
no usando la minaccia dell'ISIS come uno
strumento per consolidare la loro posizione
di garante della sicurezza nella regione.
In altre occasioni, gli USA non si sono trat-
tenuti dall'usare l'ISIS nei confronti e con-
tro i Curdi e gli Iracheni come oggetto di
trattativa.
Il che ci spinge a dover approfondire l'ana-
lisi delle azioni dell'ISIS e dei motivi che
stanno in profondità all'interno questo
processo.
I repentini ed improvvisi mutamenti di di-
rezione degli attacchi dell'ISIS, prima pun-
tando su Baghdad per poi spostarsi verso il
Kurdistan, hanno contribuito a creare un
accordo unitario tra Iracheni e Curdi posti
di fronte ad un comune nemico, ma han-
no anche rafforzato la posizione degli USA
nell'area.
Ora, con il crescere dell'inutilità del ruo-
lo dell'ISIS, vedremo sicuramente nascere
un'altra struttura sunnita, forse un'evolu-
zione dell'ISIS in una fase successiva.
In quanto esponenti guida nella sfera poli-
tica sunnita, si sa che la Turchia e l'Arabia
Saudita sostengono l'ISIS per una serie di
ragioni. Per la Turchia si tratta di rafforzare
la presenza sunnita in Medio Oriente da
un lato e dall'altro di indebolire e far vacil-
lare l'influenza politica di un Kurdistan oc-
cidentale in via di rafforzamento. A tal fine,
al Turchia non si è astenuta dal garantire
assistenza militare e politica all'ISIS. Per
l'Arabia Saudita, si è trattato in primo luo-
go di ostacolare la creazione di uno stato
sciita confinante a seguito della separazione
dell'Iraq ma anche per bilanciare il vicino
sciita con la presenza di uno stato sunnita,
se e quando potrà essere fatto.
Mentre la Turchia ha in qualche modo
smesso di dare assistenza all'ISIS, l'Arabia
Saudita è sempre pro-ISIS.

D'altro canto, c'è il regime siriano del par-
tito Baath che non dà aiuto attivo all'ISIS
ma lo tollera con indulgenza secondo il
detto "lascia che cane mangi cane". Gli at-
tacchi di ISIS su Shengal e su Kobani sono
un prodotto dell'appoggio tanto turco che
siriano.

Alcuni sostengono che lo stesso governo del
Kurdistan abbia tratto vantaggio dall'ISIS
in particolare quando quest'ultimo ha spo-
stato i suoi attacchi verso Baghdad, ma
queste osservazioni
pretestuose alla fine
non hanno corpo
dal momento che
possono essere fa-
cilmente smontate
se si sposta lo sce-
nario su Baghdad.
Baghdad ha tratto
vantaggi dall'at-
tacco dell'ISIS su
Hewler?
Perchè ad un cer-
to punto l'ISIS ha
preferito attaccare
il Kurdistan meri-
dionale?
E' qui è il caso di
parlare del gover-
no del Kurdistan e
della sua posizione
di fronte a questi ri-
petuti attacchi. Si potrebbe sostenere che il
Kurdistan sia da criticare per non aver sapu-
to prevedere e conseguentemente adottare
misure adeguate di fronte ad un possibile
attacco, invece di fare affidamento alla sua
collocazione nel campo occidentale nella
contrapposizione Occidente-Oriente.
E' stata questa mancanza di previsione che li
ha portati a mal calcolare le mosse dell'ISIS
ed a giudicare quest'ultimo come un'orga-
nizzazione esterna e finanziata dall'estero,
non vedendo che l'ISIS era nato come una
reazione della popolazione sunnita di Iraq e
Siria alla pesante pressione dei loro rispetti-
vi governi sciiti. E questa è anche la ragione
per cui è possibile affermare che, si chiami
ISIS oppure una sua versione rivista, ci sarà
uno stato sunnita nel nuovo Medio Orien-
te.

Ma gli attacchi dell'ISIS non solo hanno
unito i Curdi e gli Sciiti contro una co-
mune minaccia per la loro sicurezza, ma
hanno anche fatto sì che gli arabi sunniti
entrassero nel governo di Baghdad, dopo le
dimissioni di Maliki. Ed avendo i Curdi,
gli arabi sciiti e sunniti trovato ancora una
volta un accordo, benchè temporaneo, sun
un Iraq federale, a questo punto l'ISIS non
costituisce più un fattore determinante nè
per gli attori regionali nè per quelli globa-
li. Al pari dei suoi sostenitori esteri ed in
virtù dei suoi atti grottescamente violenti
nonchè della prematura dichiarazione di
indipendenza, l'ISIS risulta ora essere un
faraone indesiderato.

Sinan Çiftyürek
(traduzione FdCA Internazionale)

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