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(it) Italy, Torino, Sabato primo novembre. Giornata dei disertori

Date Sat, 01 Nov 2014 10:26:43 +0200


ore 10 tra Balon e Porta Palazzo Mostra, letture antimilitariste, esposizione itinerante sull’industria di guerra, autocostruzione collettiva del monumento ai disertori di tutte le guerre. ---- Nel centesimo anniversario di quell’immane massacro che fu la prima guerra mondiale. ---- L'Italia è in guerra da molti anni. Ne parlano solo quando un ben pagato professionista ci lascia la pelle: un po' di retorica su interventi umanitari e democrazia, Napolitano che saluta la salma, una bella pensione a coniugi e figli. ---- È una guerra su più fronti, che si coniuga nella neolingua del peacekeeping, dell'intervento umanitario, ma parla il lessico feroce dell'emergenza, dell'ordine pubblico, della repressione. ---- Gli stessi militari delle guerre in Bosnia, Iraq, Afganistan, gli stessi delle torture e degli stupri in Somalia, sono nei CIE, nelle strade delle nostre città, sono in Val Susa.

Guerra esterna e guerra interna sono due facce delle stessa medaglia.

L'armamentario propagandistico è lo stesso. Le questioni sociali vengono
narrate nel lessico dell'ordine pubblico.

Hanno applicato nel nostro paese teorie e tattiche sperimentate dalla
Somalia all'Afganistan.

La separazione tra guerra e ordine pubblico, tra esercito e polizia è
sempre più impalpabile. L'alibi della difesa dei civili è una menzogna mal
mascherata di fronte all'evidenza che le principali vittime ed obiettivi
delle guerre moderne sono proprio i civili. Civili bombardati, affamati,
controllati, inquisiti, stuprati, derubati. Poi arriva la "ricostruzione",
la creazione di uno stato democratico fantoccio delle truppe occupanti,
l'organizzazione di esercito, polizia, magistratura leali ai nuovi
padroni. È la prosecuzione con altri mezzi della guerra. Se non funziona,
come in Afganistan, in Libia, Somalia, Iraq e in Siria, gli Stati Uniti e
i loro alleati si ritrovano recalcitranti e far guerra al mostro che hanno
partorito, nutrito, fatto crescere.

La guerra diventa filantropia planetaria, le bombe, l'occupazione
militare, i rastrellamenti ne sono lo strumento. Il militare diventa
poliziotto ed entrambi sono anche operatori umanitari.

Nel centesimo anniversario della prima guerra mondiale, un massacro da 16
milioni di morti, si spreca la retorica. Garrire di tricolori e militari
nelle scuole al posto degli insegnanti di storia per reclutare nuovi
mercenari per le guerre dell'Italia.

Non una parola sulle esecuzioni sommarie, le decimazioni dei soldati, gli
stupri di massa, le migliaia di disertori.

Oggi, chi mette in discussione la sacralità di confini che segnano il
limite degli stati, chi irride il militarismo, chi brucia il tricolore, finisce in tribunale. Si concluderà il 19 dicembre il processo a 17 antimilitaristi accusati di vilipendio alle forze armate e al tricolore.

Chi uccide in divisa, chi massacra è considerato un eroe, chi diserta le
guerre, chi si fa beffe dei militari, delle frontiere e delle bandiere è,
a ragione, trattato da sovversivo.

La testimonianza, la rivolta morale non basta a fermare la guerra, se non
sa farsi resistenza concreta.

Negli ultimi anni l'opposizione alla guerra qualche volta è riuscita a
saldarsi con l'opposizione al militarismo: il movimento No F35 a Novara, i
No Tav che contrastano l'occupazione militare in Val Susa, i no Muos che
si battono contro le antenne assassine a Niscemi. Anche nelle strade delle
città, dove controllo militare e repressione delle insorgenze sociali sono
la ricetta universale, c'é chi non accetta di vivere da schiavo.

Le radici di tutte le guerre sono nelle industrie che sorgono a pochi
passi dalle nostre case. Chi si oppone alla guerra senza opporsi alle
produzioni di morte, fa testimonianza ma non impedisce i massacri.

Nella nostra regione ci sono tante fabbriche di morte. La più importante è
l'Alenia, uno dei gioielli di Finmeccanica. Alenia costruisce gli
Eurofighter Thypoon, i cacciabombardieri made in Europe, e gli AMX. Le ali
degli F35, della statunitense Loockeed Martin, sono costruite ed
assemblate dall'Alenia.

Un business milionario. Un business di morte.

Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi,
partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono
caserme, basi militari, aeroporti, fabbriche d'armi, uomini armati che
pattugliano le strade.

Mettiamo sabbia nel motore del militarismo!
Spezziamo la retorica di guerra! Nelle nostre piazze ci sono statue di
bronzo e pietra che celebrano assassini in divisa, uomini la cui virtù era
ammazzare.
Costruiamo insieme un monumento ai disertori di tutte le guerre!

Federazione Anarchica Torinese - FAI
corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì alle 21 -
fai_to@inrete.it - 338 6594361

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