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(it) ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA - 1969-2014 -- per non dimenticare

Date Tue, 23 Dec 2014 13:07:38 +0200


15 dicembre 1969: Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, muore precipitando da una finestra della Questura di Milano. E' stato "suicidato" nel corso di un concitato interrogatorio. Ciò, pochi giorno dopo la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano. ---- Da subito, poliziotti e politici, giornali ed inquirenti avevano incolpato gli anarchici della carneficina del 12 dicembre. ---- E' l'autunno caldo: un passaggio che colpisce non solo per i numeri di adesione agli scioperi, ma anche per la qualità del dibattito sostenuto da migliaia di operai nelle fabbriche. Dietro la rivendicazione salariale, si prospetta il superamento del lavoro salariato.

Di fronte a un movimento che investe l'intera
società, lo stato italiano e i suoi apparati ex-
tra-legali (neo-fascisti e servizi paralleli) ave-
vano reagito colpendo nel mucchio chi meno
di altri ne contesta l'esistenza. Le vittime della
bomba erano infatti cittadini che fina o pro-
va contraria poco avevano a che fare con la
contestazione. Vittime ideali della cui morte
lo Stato poteva incolpare e il movimento.

Questa la verità del movimento. Che, docu-
mentata in una straordinaria controinchiesta
(La strage di Stato) e ribadita nelle piazze,
aveva smentito letture edulcorate come quella
relativa ai "servizi segreti deviati". Una verità
peraltro confermata persino da inchieste della
magistratura, come quella portata avanti da
Guido Salvini.

Oggi anche i sassi hanno capito che la storia
non è maestra di vita, ma più ambiguamente
narrazione delle origini del proprio presente.
Nel migliore dei casi ne può illuminare il ca-
rattere contingente, nel peggiore legittimarne
la celebrazione. (..)

Per questo oggi è importante ribadire il ca-
rattere di stato , senza virgolette, della strage.
Non solo perché, al pari di altre stragi e altri
momenti di "sospensione dello stato di diritto"
che hanno scandito la storia italiana fino ad
oggi ha messo in luce il carattere fondamen-
talmente autoritario degli apparati statali, e
la documentata continuità e contiguità, in
termini di leggi, apparati repressivi e persona-
le della repubblica con il regime fascista.
Ma anche per perché certe tecniche di ieri
rischiano di tornano in auge contro i movi-
menti di oggi.

Piazza Fontana può dunque illuminare il to-
talitarismo soft dell'odierno capitalismo la cui
logica di governo è costantemente improntata
da una politica emergenziale i cui atti ammi-
nistrativi, nel celebrare la politica come pura
decisionalità, tendono ad azzerare e a crimi-
nalizzare non solo qualsiasi comportamento
radicale ma anche la legittimità stessa degli
spazi "pubblici" (l'università per esempio) in
cui opinioni, anche le più blandamente criti-
che, possono essere articolate.

Al pari delle recenti "emergenze" (criminali-
tà, migranti, rom, rifiuti) la strage di Piazza
Fontana è stata caratterizzata dalla costru-
zione del "mostro" Pinelli, anarchico "suici-
dato", prima; Valpreda anarchico e per di più
"ambiguamente" ballerino, poi.

Costruzione ad arte del deviante particolare
che va di pari passo con la generalizzazione
della figura del cittadino-vittima oggi come
allora evocato da una supposta "maggioranza
silenziosa" cui lo stato che non può, non deve,
articolare altre parole che querule invocazioni
alla paterna protezione della legge e alla digni-
tà del lavoro servile. Oggi come allora il terro-
re, ieri praticato, oggi costantemente evocato
ogni volta il dissenso pubblicamente si ma-
nifesta, è l'espressione politico-militare della
ferrea legge della concorrenza mercan-
tile, ne lubrifica il funzionamen-
to, ne legittima l'egemonia.

FOGLIO TELEMATICO o www.fdca.it
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