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(it) USI-AIT: PugliaLa Puglia antifascista commemora Benedetto Petrone

Date Tue, 02 Dec 2014 09:02:46 +0200


La vicenda di Benedetto «Benny» è tornata alla luce dopo un trentennio di sostanziale oblio: in occasione del trentennale, nel 2007 e, fin da subito ci è apparsa una "comparsata" a fini elettorali finalizzata, in ultima analisi, ad offuscarne i contorni. Per Benny, nonostante le molteplici testimonianze che parlavano di un branco, l'unico condannato fu il giovane missino Giuseppe Piccolo, morto successivamente in carcere. Perché le nebbie delle mancate verità giudiziarie sui delitti fascisti a Bari come nel resto d'Italia sono state tantissime a partire da una delle prime stragi di Stato - quella del 28 luglio 1943 all'indomani della caduta, politica, di Mussolini - quando i fascisti spalleggiati dall'esercitò spararono per uccidere su una manifestazione che chiedeva la liberazione dei prigionieri politici fascisti.

I primi spari arrivarono dalle finestre della sede fascista di via Nicolò Dall'Arca e mai nessuno ha indagato fino in fondo per punire i responsabili.

La vulgata degli anni successivi all'omicidio di Benedetto tentò (com'è accaduto per casi analoghi in Italia) di consegnare l'agguato mortale a una rissa tra opposti estremismi, in cui teste calde si affrontavano sullo sfondo di una città tutto sommato tranquilla ed estranea alla violenza. Non era così: numerosi furono i dossier pubblicati che minuziosamente elencavano le violenze quotidiane dei missini in città, con vittime semplici passanti o militanti rei di passare in una particolare strada.

Franco Intranò, che fu accoltellato quella sera insieme a Benny, lo raccontò in occasione del trentennale: "Quella sera tra le 19 e le 20 dalla Cattedrale ci muovemmo in gruppo per raggiungere altri amici che provenivano da piazza Garibaldi. Attraversammo piazza Chiurlia fino ad arrivare davanti al teatro Piccinni. Qui, mentre stavamo tornando a Bari vecchia, fummo aggrediti da quaranta persone con il volto coperto. Nella fuga generale Benedetto, che aveva problemi di deambulazione, rimase indietro e io fui l'unico a correre in suo aiuto. Nel difenderlo fummo colpiti da più mani, ma la magistratura ha fatto in modo che la responsabilità cadesse solo su Piccolo, dato poi per pazzo in giro per i manicomi d'Europa".

Anche quest'anno - esattamente come accadde 37 anni fa - ci saranno due commemorazioni: la prima - pomposa e ufficiale - delle onnipresenti autorità che ripeteranno, stancamente, la solita litania: Benedetto Petrone fu assassinato da un branco di fascisti. Esattamente il contrario di quanto l'omologo grappolo di autorità (sinistra compresa) preferì sostenere nei palazzi (al riparo dalle manifestazioni di piazza) l'anno dell'assassinio.
La seconda della, cosiddetta, sinistra antagonista e conflittuale che ribadirà quanto già detto all'indomani dell'omicidio: lo Stato attraverso la magistratura e con il tacito consenso della sinistra "ufficiale" e benpensante (ovvero la stessa che oggi, ipocritamente, lo commemora) ha fatto in modo che la responsabilità cadesse solo su Piccolo tralasciando di indagare sia sul clima di intimidazione precedente l'omicidio sia sul branco che, successivamente, compì impunemente altre aggressioni.
E' superfluo ribadire che l'Unione Sindacale Italiana sta con questi ultimi.
Di seguito il comunicato del comitato antifascista pugliese al quale l'USI-AIT Puglia aderisce.
USI-AIT Puglia

http://senzapatria.bloog.it/la-puglia-antifascista-commemora-benedetto-pterone.html
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