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(it) Comidad, le news del 22 settembre 2011

Date Sun, 25 Sep 2011 23:38:51 +0200


Comidad, le news del 22 settembre 2011
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce "Commentario".
IN LIBIA ED IN SIRIA COLONIALISMO FA RIMA CON RAZZISMO
Si dice che illustri astronomi e fisici britannici, fra cui Bernard
Lovell, in privato fossero soliti negare che lo sbarco americano sulla
Luna sia mai avvenuto. Questa ormai vecchia questione pare però che
sia stata superata da uno sbarco immaginario più di attualità. A
distanza di una settimana dallo sbarco a Tripoli del primo ministro
britannico Cameron e del presidente francese Sarkozy, ci si comincia
infatti a domandare se anche questo sbarco sia realmente avvenuto. Le
immagini televisive che sono state diffuse a riguardo, legittimano
infatti ogni genere di dubbi, poiché gli attori si muovono in spazi
chiusi o ristretti che lasciano supporre che ai lati non vi sia
nulla.[1]
Il resoconto del viaggio offerto dall'accompagnatore di Sarkozy, il
suo bombardiere di fiducia Bernard Henry Levy, risulta a sua volta
stranamente reticente sui dettagli relativi alla presenza a Tripoli
del presidente francese, soffermandosi solo sull'accoglienza calorosa
che gli avrebbero riservato alcune donne all'ospedale di Tripoli
(Tripoli ha un solo ospedale?). Curiose invece due sue sottolineature.
La prima riguarda le misure di sicurezza che avrebbero limitato i
movimenti dei due capi di governo, come a dire che in effetti i due
non si sarebbero mossi da aree prestabilite. La seconda sottolineatura
riguarda invece i cunicoli in cui si nasconderebbe Gheddafi, come ad
indicare che se Tripoli risulta apparentemente conquistata è solo
perché l'attuale presenza degli elicotteri d'assalto della NATO
impedisce alla resistenza libica di uscire allo scoperto.[2]
Gli stessi dubbi sono suscitati dalle immagini del viaggio libico di
Erdogan, la cui espressione di imbarazzo risulta più che evidente,
poiché forse non era preparato all'eventualità di dover agire in una
messinscena.[3]

I media si sono soffermati sui duri moniti lanciati in Libia da
Erdogan contro il regime siriano. Sarà un caso, ma al suo ritorno
dalla Libia, lo stesso Erdogan pare aver attuato una brusca inversione
di rotta sulla questione siriana, tanto da aver riconsegnato al
vituperato regime di Assad uno dei suoi alti ufficiali disertori, che
è stato poi fatto esibire in una confessione/ritrattazione alla
televisione siriana. Che Erdogan sia stato colto dal timore di andare
ad incastrarsi in qualche altra messinscena, magari in una Damasco
ricostruita nel Qatar di Al Jazeera?[4]

I motivi per cui Cameron e Sarkozy hanno deciso di dichiarare
enfaticamente una vittoria ancora non raggiunta sono abbastanza
evidenti. Si sono tacitate le opposizioni interne alla guerra, poiché
le si costringe adesso a misurarsi con l'apparenza di un dato di fatto
acquisito. Il riconoscimento internazionale del nuovo governo
consente poi di sbloccare i beni libici sequestrati e di incamerarli a
titolo di risarcimento per il sedicente "aiuto" al popolo libico;
inoltre in tal modo si riesce a spiazzare i Paesi concorrenti nella
corsa agli affari per il petrolio, per il gas e per l'altrettanto
sedicente "ricostruzione".[5]

Ma c'è anche da considerare che riuscire a far passare la conquista
della Libia come cosa fatta, rafforza la situazione di isolamento
della resistenza libica a livello mondiale. Nelle conquiste coloniali,
la guerra in sé non ha costituito quasi mai il fattore decisivo,
poiché alla fine risulta determinante il mobbing internazionale,
l'isolamento e la criminalizzazione di un regime, che favoriscono il
suo sfaldamento ed il passaggio di interi pezzi di esso dalla parte
dell'aggressore.

L'importanza che la NATO attribuisce alla eliminazione fisica di
Gheddafi non concerne la sua statura di leader o di stratega, ma il
suo ruolo di riferimento nella catena di comando, poichè, senza quel
punto di riferimento stabile, la resistenza libica andrebbe allo
sbando per l'impossibilità di sapere di chi fidarsi. La psicoguerra
NATO etichetta la resistenza libica con gli epiteti di "lealisti" o
fedeli di Gheddafi, ma in effetti coloro che in Libia si oppongono
all'aggressione coloniale non sono in condizione di scegliere.

Nelle vicende della Libia e della Siria risulta ripetitivo non solo il
paradigma del colonialismo, ma anche il circolo vizioso
dell'antimperialismo generico, che condanna l'imperialismo in
astratto, ma lo avalla caso per caso, soffermandosi ogni volta
sull'impresentabilità ed indifendibilità dei vari regimi oggetto di
mobbing internazionale, come se il fatto di soffrire sotto un regime
tirannico rendesse degni di essere massacrati da un'aggressione
coloniale.

Se nel mese scorso un ambasciatore straniero fosse andato a
solidarizzare con i rivoltosi delle periferie londinesi, tutti
avrebbero condannato l'inaccettabile ingerenza, ed anche sospettato
che le sommosse venissero manipolate da infiltrazioni esterne. Ma se
l'ambasciatore statunitense a Damasco, Robert Ford, diventa il
referente delle rivolte in Siria, venendo accolto ed acclamato dagli
"oppositori", allora anche i più insospettabili antimperialisti
interpretano la circostanza solo come una prova ulteriore del fossato
creatosi tra le masse siriane ed il regime di Assad; come a dire che
Assad è talmente cattivo che ai Siriani anche un ambasciatore USA
potrebbe apparire come un amico.[6]

Lo schema narrativo alla base di discorsi di questo genere ricalca i
vecchi canoni della letteratura e del cinema di propaganda coloniale,
nei quali l'indigeno alla fine s'inchina alla superiorità morale del
colonialista bianco venuto a "salvarlo". Ma anche nel 1991, durante la
prima guerra del Golfo, venne diffuso il video di un "prigioniero
iracheno" che si inginocchiava davanti ad un soldato statunitense che
gli porgeva del cibo; oggi vediamo i "ribelli" libici che baciano la
bandiera USA e distruggono i monumenti che Gheddafi avrebbe eretto a
ricordo della resistenza contro i bombardamenti statunitensi del 1986.
In queste fiction viene offerta la versione paternalistica del
razzismo, una versione che risulta troppo spesso efficace nei
confronti di settori dell'antimperialismo. Persino il fatto che
l'arrivo di Robert Ford in Siria sia andato a coincidere con l'inizio
delle rivolte siriane, è diventato un dettaglio insignificante, da non
prendere neppure in considerazione, dato che il constatare la semplice
evidenza oggi si chiama fare dietrologia.[7]

C'è da registrare che da alcune settimane decine di migliaia di
ambientalisti si sono dati appuntamento per un pacifico sit-in davanti
alla Casa Bianca. Gli attivisti, appartenenti a più di trecento
organizzazioni, protestano contro l’ultimo clamoroso scempio
ambientale dell’amministrazione Obama. Si tratta dell’avvio dei lavori
di un mastodontico oleodotto che dovrebbe trasportare il petrolio
estratto dalle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, fino alle
raffinerie del Texas attraversando sei Stati per migliaia di
chilometri. Questa tecnica di estrazione è fra le più inquinanti e
devastanti per l’ambiente. Obama ha accolto subito nel migliore dei
modi gli attivisti (che nella maggior parte lo avevano sostenuto alle
elezioni) gratificandoli con maltrattamenti da parte della polizia e
con più di mille arresti nelle prime giornate di protesta; persino
Naomi Klein ha potuto apprezzare le accoglienti galere di Obama.[8]

I fatti sono accertati e verificabili, ma i media "occidentali" non
hanno dato nessuna risonanza a questa repressione sistematica, che di
fatto sta rendendo i movimenti di opposizione sempre meno incisivi,
dato che negli USA dopo il terzo arresto si rischia l'ergastolo. I
media griderebbero di orrore se circostanze del genere venissero
denunciate a Cuba o nello Zimbabwe, e nessuno si preoccuperebbe
nemmeno di verificare i fatti.

Gli stessi eventi possono cambiare di significato a seconda di dove
avvengono. In una recente intervista televisiva, il sociologo di
regime Giuseppe De Rita si è commosso sino alle lacrime rievocando con
ammirazione le ordinate file per il pane che si facevano in Gran
Bretagna ancora all'inizio degli anni '50. Quelle stesse file per il
pane, che in Gran Bretagna indicavano il segno distintivo di una
civiltà superiore, quando avvenivano in Unione Sovietica costituivano
invece un segnale di miseria e di fallimento dell'utopia socialista.

Oggi Cameron fa appello ai genitori dei rivoltosi delle periferie
londinesi perché denuncino i propri figli. Un appello del genere
susciterebbe sdegno e denunce di metodi totalitari se provenisse da un
Paese del terzo mondo, ma in Gran Bretagna costituisce la prova di un
alto senso civico e di maturità democratica.



[1] http://www.guardian.co.uk/world/video/2011/sep/15/libya-cameron-sarkozy-video?INTCMP=ILCNETTXT3486

[2]

http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/17/Sarkozy_Tripoli_come_Mitterrand_Sarajevo_co_9_110917030.shtml

[3]

http://it.euronews.net/2011/09/16/erdogan-a-tripoli-lancia-un-monito-al-regime-siriano/

[4] http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/129398/in_siria_la_rivolta_diventa_antierdogan

[5]

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-18/aziende-francobritanniche-assalto-mercato-164515.shtml?uuid=AaGWtV5D

[6]

http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://thecable.foreignpolicy.com/posts/2011/09/13/robert_ford_attends_syrian_funeral_shortly_before_attack

[7]

http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-12202821

[8]

http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://dailycaller.com/2011/08/22/police-continue-to-arrest-environmentalist-protesters-at-the-white-house/



22 settembre 2011
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