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(it) Palermo. Navi-prigione per nuovi appestati

Date Sun, 25 Sep 2011 23:29:39 +0200


Palermo. Navi-prigione per nuovi appestati
È proprio vero che al peggio non c'è mai fine. Dopo i fatti di Lampedusa,
dopo quel naufragio dell'umanità che ha portato a una guerra civile fra
immigrati e abitanti dell'isola e alla conseguente espulsione di tutti i
tunisini, il governo italiano sta mettendo in atto un'operazione inaudita,
degna dei peggiori regimi dittatoriali.
In queste ore, settecento immigrati che si trovavano a Lampedusa sono
stati trasferiti e si trovano attualmente stipati e detenuti su tre navi
ancorate al porto di Palermo: "Moby Fantasy" e "Audacia" di Grandi navi
veloci, e la "Moby Vincent". Il molo Santa Lucia è letteralmente blindato.
Sono 650 gli agenti delle forze dell'ordine impiegati in questo
internamento concentrazionario su quelli che, burocraticamente, sono
definiti "centri di raccolta galleggianti".
L'obiettivo è quello di rimpatriare a poco a poco tutti gli immigrati, ma
la cosa agghiacciante è che le autorità stanno cercando di nascondergli
come stanno realmente le cose. I telefonini dei migranti sono stati tutti
sequestrati per evitare ogni contatto con l'esterno e scongiurare
possibili rivolte a bordo delle navi. Nel frattempo, il governo di Tunisi
tiene duro, e le operazioni di rimpatrio stanno subendo un evidente
rallentamento.
Sulle navi le condizioni igieniche sono ai limiti della tollerabilità
umana e la tensione cresce di ora in ora. Non dovrebbe più stupire
nessuno, ma vale la pena di ricordare che tutto questo avviene al di fuori
di ogni minima garanzia legale. Le detenzioni non giustificate da un
provvedimento di un giudice sono contrarie al più elementare ordinamento
giuridico democratico, così come sono legalmente vietate le espulsioni di
massa. E invece, a Palermo, il governo italiano tiene segregate settecento
persone su tre navi al porto, come se fossero appestati in quarantena, in
attesa di disfarsene il prima possibile.

Domenica 25 settembre ore 17 presidio al porto di Palermo

TAZ laboratorio di comunicazione libertaria
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