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(it) Comidad, le news del 24 marzo 2011

Date Thu, 24 Mar 2011 17:43:44 +0100


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
LIBIA: IL PACIFISMO AMBIGUO DELLA DESTRA ED IL BELLICISMO DELLA
SINISTRA OCCIDENTALISTA
Il progetto di "no fly zone" risultava ormai superato dagli eventi
bellici sul terreno libico, dato che la inattesa rapidità della
controffensiva delle truppe di Gheddafi aveva comportato
l'accerchiamento degli insorti sia a Misurata che a Bengasi. La
coalizione dei "volenterosi" - Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna -,
forzando la lettera della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza
dell'ONU, ha percià trasformato la "no fly zone" in una "no life
zone", cioà in bombardamenti a tappeto che hanno avuto come bersaglio
anche quella popolazione civile che si affermava di voler proteggere.
Sugli aridi deserti della Libia finalmente piove democrazia, ma la
pioggia di bombe democratiche potrebbe non bastare a risolvere la
situazione.

Obama ha affidato il compito di guerrafondaio ufficiale al suo
fantoccio francese Sarkozy, in parte per esigenze propagandistiche,
per salvare la propria nomea di umanitario refrattario alla guerra, ma
soprattutto perchà la situazione sul terreno si à evoluta in modo tale
che, per sconfiggere Gheddafi, sarà inevitabile ricorrere a truppe di
terra. La linea dei media occidentali à di presentare gli USA come
"defilati" rispetto all'operazione militare in Libia, infatti questi
hanno lanciato appena cento missili: uno stuzzichino se rapportati
agli appetiti degli opinionisti guerrafondai, ma era tutto cià che gli
USA avevano a disposizione in quel momento. I bombardamenti non hanno
perà sortito l'effetto sperato, di favorire un contrattacco delle
forze ribelli, che rimangono accerchiate, percià la Francia à l'unico
Paese che puà togliere le castagne dal fuoco, poichà à in grado di
impegnare la Legione Straniera, cioà mercenari, in gran parte
africani. La Francia ha anche una collaborazione militare organica con
la Gran Bretagna, ed anche questa dispone di efficienti mercenari
nepalesi che potrebbero risultare utili alla bisogna.

La crisi della NATO, già apertasi per il disimpegno preventivo della
Turchia, si à quindi approfondita a causa della pretesa francese di
spartire il bottino di guerra (giacimenti petroliferi) in base allo
sforzo effettivamente profuso, e non in base alle quote NATO, che
vedrebbero l'Italia rientrare per la finestra dopo essere stata
cacciata dalla Libia per la porta. Il paradosso di questa situazione
sta nel fatto che la NATO era stata dall'inizio la vera protagonista
della crisi libica, aizzando alla ribellione e fomentando la psicosi
mediatica della emergenza umanitaria, attraverso le false notizie
diffuse da Al Jazeera, che à un'emittente del Qatar, un piccolo Paese
coordinato con la NATO tramite un trattato militare. Che il Qatar
faccia parte della NATO ce lo ha rivelato il non-ministro degli Esteri
Frattini in un'intervista telefonica a "Repubblica Radio-TV"; cosÃ
anche Frattini, nella sua inutile vita, Ã riuscito a fare una cosa
utile, mettendoci indirettamente a conoscenza del fatto che Al Jazeera
à integrata negli apparati di guerra psicologica (psywar) della NATO.

http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.nato.int/docu/update/2007/09-september/e0910b.html

Sarkozy crede ora di poter fare a meno della stessa NATO, poichà Ã
stato anche il primo ad avviare i bombardamenti, ritenendo cosà di
avere acquisito particolari diritti. Sarkozy, che rappresenta gli
interessi della ârelazione specialeâ tra Londra e Washington, si Ã
sforzato fin dallâinizio del suo mandato di avvicinare gli apparati di
difesa francesi e britannici. Ci à riuscito con gli accordi bilaterali
di difesa del 2 novembre 2010 e trova nella crisi libica lâoccasione
di unâazione comune. Il 17 marzo 2009 Sarkozy aveva accettato il
ritorno nel comando integrato della NATO, sancito al vertice di
Strasburgo del 3 aprile 2009, rinunciando di fatto al principio di
una difesa francese indipendente. Col Trattato di Lisbona, di cui Ã
stato uno degli artefici, il fantoccio Sarkozy aveva già costretto
lâUnione Europea a rinunciare ad una difesa indipendente per mettersi
sotto lâombrello Nato. Con mezzo secolo di ritardo e con la scusa di
fare economie di scala, gli accordi tra Cameron e Sarkozy liquidano le
velleità di indipendenza dei Francesi che avevano visto gollisti e
comunisti insieme. La forza di intervento franco-britannica à già una
realtà con un vasto piano di esercitazioni aeree comuni: il âSouthern
Mistralâ. Il comando delle operazioni in Libia appare saldamente nelle
mani dellâammiraglio USA Locklear (oltre che di Africom di Stoccarda!)
e le pretese della Francia di non dare la gestione completa delle
operazioni (come sostengono i servi Cameron e Berlusconi) alla Nato,
cioà agli USA, appaiono velleitarie. Qualche anno fa câerano stati
timidi tentativi di coordinamento militare franco-tedeschi, ma ora con
la Germania fuori gioco e la Francia agli ordini di Obama, sembra
tramontata ogni ipotesi di una politica europea autonoma.

Risultava ovvio che anche la "no fly zone" eseguita secondo i canoni
standard avrebbe avuto come sbocco la partecipazione diretta agli
scontri da parte delle forze "occidentali"; ma in questo caso
l'urgenza dei tempi ha determinato la necessità di saltare il copione
previsto dalla propaganda, che consiste nel presentare l'intervento
bellico attivo come una "inevitabile" risposta ad attacchi
dell'aviazione o della contraerea del Paese oggetto della "no fly
zone" stessa. Ai combattimenti, se non ai bombardamenti, hanno
partecipato poi anche aerei italiani, sebbene il voto parlamentare
avesse autorizzato solo la "concessione" delle basi militari in Italia
(in realtÃ, in queste basi "italiane", agli Italiani à a malapena
concesso di metter piede).

Cià non poteva non sconcertare un'opinione pubblica che sinora si era
disciplinatamente bevuta tutte le "notizie" sulla Libia. Si à quindi
espressa in vario modo anche un'opposizione "da destra" alla guerra,
con reazioni di rabbia e sospetto, di cui si sono fatti interpreti sia
la lega Nord che il quotidiano "Libero". Ma pià ancora di questo moto
di opinione pubblica, à stata la vitalità dimostrata da Gheddafi -
forse dovuta ai finanziamenti occulti dell'ENI, che hanno permesso di
aggirare il sequestro dei beni libici - a suggerire che bisogna avere
una linea ambivalente, utile sia a giustificare un ritiro, se le cose
si mettessero male, sia a legittimare una lunga occupazione, se gli
"alleati"/padroni decidessero che fosse il caso di pagarne il prezzo.
L'ambiguità di questo "pacifismo" di destra sta percià nel fatto che,
mentre attacca le attuali motivazioni della guerra, sembra al tempo
stesso suggerire altre motivazioni per proseguirla e trasformarla in
occupazione permanente.

Se, come dice "Libero", l'attuale guerra rischia di favorire le forze
dell'integralismo islamico e l'immigrazione selvaggia, allora, ciÃ
costituirebbe un ottimo pretesto sia per ritirarsi, sia per insediarsi
in Libia sine die con proprie basi militari. In questo secondo caso si
potrà sempre dire: "siamo stati troppo ingenui e generosi ad aiutare
gli insorti senza accertare chi fossero, ed ora dobbiamo correre ai
ripari". Gli USA ci hanno abituati da sempre a credere che se
sbagliano lo fanno solo per eccesso di bontÃ, ed il bello à che gli si
crede pure.

Feltri vorrebbe a sua volta farci credere che Berlusconi abbia dovuto
aderire alla guerra malvolentieri, ma in realtà Berlusconi ne Ã
felicissimo, dato che cosà ha trovato un inattaccabile "legittimo
impedimento" da esibire ai giudici. Vista la sottomissione dimostrata
da Berlusconi alle esigenze belliche, si capisce anche perchà il
presidente Napolitano lo abbia salvato lo scorso novembre rimandando
il voto di sfiducia con il pretesto della Legge Finanziaria,
permettendogli cosà di ricomprarsi i voti. In questi giorni Napolitano
si sta rivelando la vera "Voice of America" in Italia.

Nessuna guerra giunge a compimento tenendo ferme le motivazioni
ufficiali che l'avevano "giustificata" all'inizio, anzi, queste
motivazioni vengono modificate per strada, adattandole alle esigenze
della propaganda. I vari Bossi, Feltri, Maglie, Veneziani ed Allam si
stanno quindi incaricando di accompagnare per mano il "popolo di
destra", dalla sua attuale insofferenza e diffidenza, ad una
rassegnata, ma convinta, adesione alla guerra, dato che per la
propaganda si tratterÃ, di qui a poco, non pià di salvare dei poveri
civili, ma di fermare le orde islamiche alle porte dell'Europa. Del
resto i bombardamenti a tappeto risultano già ispirati da un proposito
del tipo "ammazziamoli tutti quei figli di puttana", pià che da
precauzioni umanitarie; percià nuovi slogan propagandistici urgono per
supportare le evoluzioni della strategia militare o, per meglio dire,
della strategia affaristica, dato che pare che le basi militari USA
non serviranno solo ad arraffare il petrolio libico, ma anche i
giacimenti di altri minerali del vicino Ciad.

A fronte di questo pseudo-pacifismo della destra, si à dovuto
registrare invece un interventismo "di sinistra", cosa che i media
hanno presentato come un fatto inusitato. Ma anche qui i media dicono
una cosa inesatta, poichà cento anni fa era stata proprio la guerra
coloniale italiana del 1911, l'impresa di Libia, ad inaugurare un
interventismo di "sinistra". Il poeta Giovanni Pascoli, che si
riteneva un socialista, lancià nel 1911 la dottrina del colonialismo
proletario, con la famosa allocuzione "La Grande Proletaria si Ã
mossa". La dottrina del colonialismo proletario ebbe fra i suoi adepti
anche un anarchico, Massimo Rocca, che si firmava con lo pseudonimo di
Libero Tancredi. Rocca fu ovviamente fra gli interventisti nella prima
guerra mondiale, e si distinse con articoli su "Il Resto del Carlino"
che incalzavano Mussolini, il quale, nel 1914, cominciava a mettere in
discussione il suo neutralismo socialista. Rocca aderà poi al
fascismo, divenne ancora dopo un "fascista dissidente" in esilio, e
infine rientrà in Italia per aderire nel 1943 alla Repubblica Sociale
Italiana.

Ma fra gli interventisti di sinistra non vi furono solo opportunisti
come Mussolini, ma anche personalità socialiste o democratico-radicali
di assoluto rigore morale, come Gaetano Salvemini, Guido Dorso e
Cesare Battisti, che sarebbe stato poi impiccato dagli Austriaci per
tradimento, in quanto trentino, quindi di cittadinanza austriaca. Fu
interventista anche Giuseppe Di Vittorio, colui che sarebbe diventato
il segretario generale della CGIL nel secondo dopoguerra, ma che nel
1915 militava ancora nell'Unione Sindacale Italiana; una scelta
inaspettata che sconcertà e addolorà l'allora segretario dell'USI,
l'anarchico Armando Borghi, il quale attribuà questo contagio
interventista ad infiltrazioni massoniche. Anche Palmiro Togliatti fu
interventista, almeno a quanto à stato riferito da Amadeo Bordiga, il
primo segretario del Partito Comunista d'Italia.

Nel 1915 il problema era di salvare l'Europa democratica dalle "orde
germaniche", a cui si attribuiva persino il delitto di aver tagliato
le mani ai bambini belgi nel corso della loro invasione del Belgio.
Anche quel dettaglio truculento risultà totalmente inventato,
esattamente come oggi la storia delle fosse comuni di Gheddafi.

Mentre da Rossana Rossanda ormai ci si aspettava questo ed altro,
dispiace che fra gli interventisti umanitari vi sia anche Paolo Flores
D'Arcais, di cui si ricorda con rispetto l'impegno recentemente
profuso contro le prepotenze ed i ricatti di Marchionne. Flores
D'Arcais soffre probabilmente degli stessi pregiudizi di altri
esponenti del liberalismo radicale, come John Stuart Mill, anche lui
convinto di una sorta di missione occidentale a favore dei "popoli
minorenni": un colonialismo umanitario, appunto. L'idea che, senza la
tutela occidentale, i popoli minorenni vadano incontro a forme di
autogenocidio ad opera dei loro tiranni, costituisce un pregiudizio
razzistico, non percepito come tale perchà permeato di autentica
partecipazione umana, ma comunque di razzismo si tratta.

Il dominio "occidentale" Ã stato santificato attribuendolo ad una
superiorità culturale e tecnologica sul resto del mondo, diventando la
pretesa di una missione civilizzatrice: il "fardello dell'Uomo
Bianco". In realtÃ, come ha messo in evidenza anche Noam Chomsky,
ancora nel XVIII secolo, i maggiori Paesi industriali erano l'India e
la Cina. In particolare l'India deteneva il primato sia nel tessile
che nella cantieristica navale, tanto che anche la Corona britannica
ne divenne cliente. La superiorità "occidentale" si espresse invece
nel campo della guerra, creando un modello di guerra totale,
attraverso un intreccio di militarismo, affarismo, ideologia e
propaganda; un intreccio tale da trasformare le potenze occidentali in
macchine belliche prive di pause e di scrupoli: la guerra infinita.
Ovunque la guerra ha sempre costituito un elemento determinante delle
relazioni tra gli Stati, ma soltanto nel sedicente Occidente ha
assunto il carattere di relazione assoluta, tanto da far dire a
Georges Clemanceau che "la pace non à altro che la guerra condotta con
altri mezzi".

L'Occidente à quindi incapace di distinguere tra la pace e la guerra,
e di discernere gli scopi umanitari sia dagli affari che dal crimine
tout-court. Da qui la disinvolta pretesa di superiorità morale che
suggestiona ed affascina anche gran parte della sinistra, quindi le
infiltrazioni massoniche e le infiltrazioni in genere, pur reali,
costituiscono solo un aspetto del problema.

Il declino economico e tecnologico degli USA ha fatto gridare molti
commentatori alla fine del dominio americano ed all'avvento di un
mondo multipolare. In realtà il dominio statunitense non si fonda
sulla superiorità economica tout-court, bensà sul suo modello
affaristico fondato sulla guerra totale, che trasforma la rete delle
alleanze in cordate di complicità affaristiche. L'attuale dinamismo
economico della Cina e dell'India non significa molto, dato che nel
XVIII secolo cià non salvà questi Paesi da un destino coloniale,
diretto nel caso dell'India, indiretto nel caso della Cina, che rimase
sempre formalmente indipendente.

Flores D'Arcais ricorre inoltre all'argomento tipico della propaganda
di destra, di liquidare il rifiuto della guerra come posizione "di
principio". In realtà le posizioni di principio non si assumono per
capriccio, ma costituiscono la formulazione teorica di un'esperienza
ripetuta e sedimentata. O dall'esperienza non si deve imparare nulla?

24 marzo 2011
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