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(it) Comidad, le news del 20 gennaio 2011

Date Fri, 21 Jan 2011 11:30:44 +0100


MARCHIONNE TRA INVESTIMENTI FANTOMATICI E CASSA INTEGRAZIONE AUTOMATICA
La dignità dei poveri risulta molto più irritante dell'arroganza dei
ricchi. E così il rifiuto della stragrande maggioranza degli operai di
subire il ricatto di Marchionne, per i media e per i politici, non
deve essere considerato come manifestazione di dignità, ma va
catalogato come espressione di "disagio". Ecco la nuova parola
d'ordine antioperaia lanciata dal sindaco di Torino, Chiamparino, per
minimizzare e umiliare: "disagio".
Un Marchionne sempre più berlusconizzato ha dovuto addirittura
ricorrere nelle ultime ore alla compravendita dei voti dei colletti
bianchi per evitare un tracollo al referendum e poter realizzare la
sua "svolta storica"; espressione che, nel lessico della propaganda,
indicava il suo obiettivo di seppellire il contratto collettivo. In
realtà la "svolta storica" non c'è stata, poiché, dato il risultato
referendario si è dimostrato non solo che la FIOM possiede una tenuta
imprevista, ma che gli operai sono in grado di capire quando vengono
presentate carte truccate.
L'effetto a valanga paventato dal segretario del Partito Democratico,
Bersani, in seguito al cosiddetto "accordo" di Mirafiori, per il
momento, non ci sarà, e quindi la destabilizzazione del quadro delle
relazioni industriali, voluta da Marchionne, sembra rimandata a data
da destinarsi. A differenza degli incompetenti Fassino, D'Alema e
Veltroni, invece Bersani ha dato segno di essersi accorto che
l'abolizione del contratto collettivo avrebbe penalizzato le piccole e
medie imprese, consegnandole alle pressioni illecite dei sindacati
gialli e malavitosi controllati dalle multinazionali. Dove non ci sia
la contrattazione collettiva, non è possibile l'esistenza di una
piccola/media impresa autonoma dalle multinazionali; perciò per la
Lega delle Cooperative sarebbe stato un disastro, e quindi anche per
la base economico/finanziaria del PD.

Se non altro Bersani poteva esprimere, se non gratitudine, almeno
rispetto per gli operai di Mirafiori che avevano indirettamente
salvato anche i suoi personali interessi dal saccheggio coloniale
delle multinazionali. Macché! L'antioperaismo costituisce un dogma
ideologico che non consente pentimenti o ripensamenti.

Passato il referendum, Bersani ha abbandonato il suo finto
"equidistantismo" e si è messo a plaudire servilmente al presunto
rilancio dello stabilimento di Mirafiori, di cui invece la sola cosa
sicura che si sa, è che sarà utilizzato solo per il mero assemblaggio
di pezzi prodotti dalla Chrysler, con gli ovvi costi del trasporto. Si
tratta di un dato che fa pensare più ad un destino di chiusura per
Mirafiori che ad un suo rilancio. Sembra proprio che Marchionne non
solo non abbia rinunciato alla delocalizzazione in Serbia degli
impianti italiani della FIAT, ma che pensi di portarsi dietro in
cordata anche una serie di piccole/medie imprese italiane rimaste
orfane dell'ombrello confindustriale.

Nelle sue dichiarazioni del dopo-referendum, Bersani non ha esitato
poi a contraddirsi senza ritegno. Da un lato il segretario PD ha
contestato al governo di non aver mai convocato Marchionne per
prendere finalmente visione del suo fantomatico piano industriale;
dall'altro lato ha espresso soddisfazione per l'arrivo del leggendario
investimento di un miliardo di euro da parte dello stesso Marchionne.
Ma se il piano industriale di Marchionne non l'ha ancora visto
nessuno, chi ci assicura che il miliardo di investimenti esista
realmente? Se veramente la posta in gioco fosse stata un investimento
del genere, allora come mai tutto il cosiddetto "accordo" risulta
calibrato esattamente sugli impianti di Mirafiori così come sono
attualmente?

Un "accordo" per il pieno utilizzo nei prossimi anni degli impianti
già esistenti, non può preludere ad un rilevante investimento, semmai
lo esclude del tutto. Certo, se Marchionne non mostra mai i piani,
allora anche la sostituzione di qualche bullone potrà essere spacciata
per investimento, tanto i media sono dalla sua parte. Marchionne mesi
fa suscitò scalpore con la sua proterva esibizione alla trasmissione
"Che tempo che fa?", ma adesso la storia del suo miliardo potrebbe
finire a "Chi l'ha visto?".

Mentre il miliardo di investimenti rimane avvolto nei miti e nelle
nebbie della propaganda mediatica, gli stessi media tengono ai margini
la notizia concreta e reale della cassa integrazione straordinaria a
Mirafiori per tutto il prossimo anno. Non si tratta solo dell'effetto
di distrazione di massa dovuto alle ultime vicissitudini giudiziarie
del Sardanapalo di Arcore, ma di una strategia mediatica che pone in
evidenza esclusivamente ciò che fa comodo a Marchionne. Che poi
Marchionne si atteggi anche a vittima ed attribuisca a sua volta il
risultato della FIOM ad "una accorta strategia mediatica" contro di
lui, conferma appunto il berlusconismo del personaggio, che non si
accontenta di monopolizzare la scena, ma pretende un unanimismo
assoluto. Ora Marchionne minaccia di estendere il cosiddetto "accordo"
di Mirafiori anche a Melfi e Pomigliano, il che, se i dati hanno un
senso, vorrà dire cassa integrazione anche lì.

A smentita di quanto falsamente dichiarato al TG La-7 dal sindaco di
Firenze, il massoncino carrierista Matteo Renzi, infatti Marchionne
non soltanto non sta tirando fuori un soldo, ma continua
tranquillamente ad incassare fondi pubblici dall'INPS, che è diventato
l'ente assistenziale per i padroni, poiché la cassa integrazione
consente loro di risparmiare sul costo del lavoro sfruttando
maggiormente i lavoratori rimasti in fabbrica. Marchionne, nella sua
smisurata arroganza, contava sul fatto che la sua sfacciata malafede
contribuisse a terrorizzare ancora di più gli operai, ma così non è
stato, poiché fa parte della dignità del lavoro il dimostrare di
capire il proprio lavoro, per quanto organizzato in modo brutale esso
sia. La psicoguerra di Marchionne e dei suoi accoliti ha fatto un buco
nell'acqua, in quanto è servita solo a mettere in evidenza le loro
menzogne e la loro totale inaffidabilità. Più Marchionne straparla,
più i commentatori ufficiali gli dedicano pensose esegesi, meno gli
operai gli credono. L'ultima amenità di Marchionne, poche ore prima
del referendum, è stata quella di prospettare un trasferimento della
FIAT in Canada. Forse al canadese Marchionne manca la mamma, o forse,
semplicemente, parla a vanvera per confondere le acque. Se si tratta
solo di assemblare pezzi Chrysler, tanto vale farlo a Detroit; e se
invece si vogliono costruire nuovi stabilimenti, lo si può fare meglio
in Serbia, con i soldi della Unione Europea per lo Sviluppo Regionale
e con gli sgravi fiscali del governo serbo: altro che basso costo del
lavoro in Serbia!

Il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, continua intanto a
far finta di credere che si tratti soltanto di un problema di
autoritarismo da parte di Marchionne, un dettaglio che potrebbe
essere, almeno in parte, sanato attraverso un negoziato che permetta
il rientro della FIOM in fabbrica. Si sarebbe profilato un "asse" fra
la Camusso e nientemeno che la presidente di Confindustria,
Marcegaglia, cioè la stessa persona che non si è potuta permettere
neppure di accennare una vaga perplessità quando la FIAT ha mollato e
delegittimato Confindustria. L'organo di stampa ufficiale della
Confindustria, "Il Sole-24 ore", in questi mesi ha tenuto infatti una
linea editoriale di questo tenore: "Marchionne ci considera una
merda, viva Marchionne". E questi sarebbero gli interlocutori per i
quali la Camusso sarebbe disposta a sacrificare il rapporto con la
FIOM, e inoltre non ha esitato ad ingannare per giorni i dirigenti
delle altre federazioni CGIL che avrebbero voluto sostenere Landini.

Dieci giorni fa l'annuncio dello sciopero generale di tutte le
categorie da parte della CGIL appariva infatti imminente e scontato,
ma la Camusso ha dilazionato l'atteso annuncio per far passare la
scadenza del referendum; e per fortuna che lo sciopero generale di
tutte le categorie l'hanno proclamato i sindacati di base, altrimenti
tanti lavoratori non potrebbero testimoniare la loro solidarietà agli
operai di Mirafiori. La Camusso ha contato sul fatto che, dopo il
referendum, i media avrebbero messo in atto le tattiche di
pseudo-pacificazione che seguono le loro ondate di ferocia
propagandistica. In questi giorni si sta creando un finto clima da "e
vissero tutti felici e contenti": Marchionne ha ottenuto il sì, la
FIOM ha vinto fra gli operai e Mirafiori avrà l'investimento, quindi
adesso si possono trovare le basi per riaprire una trattativa. Sembra
quasi di risentire gli slogan di Piero Fassino nel 2003, dopo
l'annuncio da parte di Bush della "fine" della guerra in Iraq: gli USA
hanno vinto la guerra, gli Iracheni hanno avuto la democrazia, i
pacifisti hanno riavuto la loro pace e perciò possono smettere di
lamentarsi. In realtà in Iraq continua il genocidio, ed alla FIAT
idem.

20 gennaio 2011
Comidad, le news del 20 gennaio 2011
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