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(it) Trapani: un'altra vita in cantiere

Date Tue, 6 Dec 2011 12:07:23 +0100


UN’ALTRA VITA IN CANTIERE
La vicenda del Cantiere Navale di Trapani (CNT) dovrebbe essere nota, ormai.
Cinquantotto lavoratori sono in cassa integrazione da mesi, e l’unica
prospettiva offerta dal padrone è il licenziamento.
È altrettanto noto che le motivazioni ufficiali addotte dall’azienda
per giustificare la distruzione di questa realtà produttiva sono del
tutto inconsistenti. La crisi del settore non ha mai messo a
repentaglio l’esistenza del Cantiere Navale, tanto che le commesse non
sono mai state un problema e il lavoro non è mai mancato.
Al contrario, i lavoratori hanno assistito a una gestione aziendale
perdente, a un lassismo che ha mandato alla malora strumenti di lavoro
e infrastrutture, a un’arroganza padronale senza precedenti.
Il risultato è che, allo stato attuale, il Cantiere Navale versa in
condizioni disastrose dal punto di vista finanziario e l’azienda non
sa proporre niente di meglio che la mobilità in attesa di tempi
migliori. Probabilmente, i “tempi migliori” saranno quelli in cui il
padrone potrà esternalizzare la produzione, assumendo a condizioni
schiavistiche manodopera poco qualificata, massimizzando i profitti e
abbattendo i costi.
Di fronte a tutto questo, il sindacalismo concertativo ha assunto
atteggiamenti tristemente conosciuti, da decenni a questa parte, nelle
vertenze di tutta Italia: massima apertura alle aspettative padronali,
disciplinamento dei lavoratori, autoritarismo nei rapporti tra
rappresentanti e rappresentati.
Quella del Cantiere Navale di Trapani poteva essere una storia come
tante, con un finale già scritto. Invece, è successo qualcosa di
inaspettato.
Dopo mesi di agitazione, trentasei lavoratori hanno rotto con i
sindacati e hanno deciso di prendere le decisioni in prima persona.
Hanno costituito un collettivo autorganizzato e hanno cominciato a
discutere fra di loro, senza burocrati o professionisti della
concertazione. Hanno piantato una tenda all’ingresso del cantiere
navale costruendo un presidio permanente che dura da più di due mesi.
A poco a poco hanno cominciato ad assaggiare il gusto della
partecipazione, della solidarietà, del mutuo appoggio. Infine, quando
il silenzio ostile delle istituzioni e delle “autorità competenti” si
è fatto più assordante, i lavoratori hanno occupato una petroliera,
costruita con le loro mani, ormeggiata da mesi al cantiere.

La nostra solidarietà – concreta e disinteressata – agli operai in
lotta, fa parte del nostro codice genetico. Siamo anarchici e, in
quanto tali, non possiamo che stare al fianco dei lavoratori, degli
oppressi, di tutti coloro i quali subiscono un’ingiustizia. Allo
stesso tempo, proprio perché anarchici, sentiamo l’esigenza di
esprimere il nostro punto di vista e offrire le nostre proposte per
cercare soluzioni praticabili.
Noi rispettiamo profondamente il desiderio di stabilità e sicurezza
dei lavoratori del Cantiere Navale di Trapani e delle loro famiglie,
specialmente in questi tempi di crisi. E non ci scandalizzeremmo se,
tra gli stessi lavoratori, nascesse la comprensibile aspettativa di
vedere il loro cantiere navale gestito da un soggetto imprenditoriale
più capace, più trasparente o più corretto.
Tuttavia, noi non crediamo che ci siano padroni buoni. Al contrario,
pensiamo che fino a quando esisterà il lavoro salariato, non ci sarà
mai alcuna possibilità di vivere una vita degna di questo nome.
I licenziamenti, la chiusura delle fabbriche, le crisi economiche,
sono tutti prodotti del sistema capitalistico e della logica del
profitto. Non è possibile sperare di ottenere miglioramenti
sostanziali restando nell’ambito di questo recinto angusto dove da una
parte c’è chi lavora, e dall’altra c’è chi vive del lavoro altrui.
Questa analisi non può che rafforzare la nostra volontà di realizzare
le aspirazioni per le quali lottiamo ogni giorno: l’abolizione della
proprietà privata, l’abbattimento di tutti i poteri gerarchici, la
costruzione del comunismo libertario.
Ma a dispetto dei nostri detrattori, noi anarchici abbiamo i piedi per
terra, e sappiamo che, purtroppo, la rivoluzione sociale non è
esattamente dietro l’angolo, tanto meno a Trapani.
Nonostante ciò, pensiamo che i problemi del Cantiere Navale possano
comunque essere affrontati con un approccio radicalmente diverso.

Il cooperativismo, se correttamente applicato e ispirato ai suoi
valori originari, è uno strumento efficace che permette di
riequilibrare le forze in gioco in un sistema capitalistico. I
lavoratori, piuttosto che lavorare per gonfiare il conto in banca di
un padrone, autogestiscono la produzione superando l'assetto
gerarchico dell'azienda per sostituirlo con rapporti di lavoro
orizzontali, ispirati, sia per quanto concerne la forma sia per quanto
riguarda la retribuzione, ai princìpi dell'uguaglianza e della
solidarietà. Quotidianamente, in Italia e nel mondo, migliaia di
lavoratori organizzati in cooperative dimostrano che un modo
alternativo di intendere il lavoro – libero dai ricatti, dalla
speculazione e dall'avidità – è possibile.

La recente storia della cantieristica italiana ci ha offerto esempi
molto simili alla vertenza del CNT, risolti, dopo lunghe e logoranti
lotte dei lavoratori, proprio con la costituzione di cooperative che,
rigettando la logica del profitto a tutti i costi e in nome del mutuo
appoggio, hanno permesso la revoca dei licenziamenti e la creazione di
nuovi posti di lavoro.
Un esempio lampante, in tal senso, è quello degli operai dei Cantieri
Navali “Megaride” di Napoli, i quali, dopo essere stati sfruttati per
anni, in seguito alla gestione criminale dell'azienda, ricevettero un
giorno la lettera di licenziamento.
Non si arresero e, dopo una lunga lotta – fatta di presidi permanenti
e occupazioni – presentarono nei confronti dell'azienda un'istanza di
fallimento che, una volta accettata dal giudice, gli diede la
possibilità di rilevare il cantiere dopo essersi costituiti in
cooperativa. Ancora oggi, i Cantieri “Megaride” sono una florida
realtà produttiva.
Anche nel caso del Cantiere Navale di Trapani, l'ipotesi
cooperativistica ci sembra una strada percorribile.
Siamo consapevoli che ogni scelta debba tenere conto del contesto in
cui matura, e siamo altrettanto coscienti che ogni esperienza ha le
sue peculiarità. Tuttavia, è possibile trarre validi spunti di
riflessione a partire dal patrimonio di lotte e conquiste portate
avanti da altre realtà in altri territori.
Evidentemente, la costituzione di una cooperativa non è una proposta
rivoluzionaria.
Si tratta, piuttosto, di un primo passo in direzione di qualcosa di
diverso dall'esistente.
E non ci pare poco.

Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani

gruppoanarchicosalsedo@gmail.com
http://gruppoanarchicosalsedotp.noblogs.org
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