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(it) Comidad, le news del 24 giugno 2010

Date Fri, 25 Jun 2010 00:21:17 +0200


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
A POMIGLIANO MARCHIONNE FA L'IMITAZIONE DI BRUNETTA
L'ultima settimana l'Amministratore Delegato della FIAT si à prodigato
in una campagna mediatica contro gli operai "fannulloni", che ora non
sarebbero pià soltanto quelli di Pomigliano, ma andrebbero ricercati
in tutte le fabbriche italiane del gruppo. In tal modo Marchionne si Ã
conquistato una tale centralità mediatica da suscitare una reazione
indispettita del ministro Renato Brunetta, che, con il pretesto di
appoggiare l'offensiva di Marchionne, à andato in realtà a rivendicare
un personale copyright in questo tipo di propaganda contro i presunti
"fannulloni". Ancora nel febbraio ultimo scorso, Brunetta polemizzava
con la FIAT sulla questione dei finanziamenti statali, rilanciando
quella che egli diceva essere un'opinione diffusa fra gli Italiani,
cioà che con tutti i soldi versati negli ultimi anni dallo Stato alla
stessa FIAT, ci si sarebbe potuto comprare l'azienda anche un paio di
volte. Oggi anche Brunetta si allinea completamente con il nuovo
Messia Marchionne, cercando di ritagliarsi accanto a lui almeno il
ruolo del Giovanni Battista, del precursore, anche se, in base ai
dati, potrebbe tranquillamente contestargli il plagio.

Si à cominciato dunque a calunniare i lavoratori statali, poi si Ã
passati agli operai meridionali, dato che il razzismo antimeridionale
à talmente accettato dal senso comune da consentire alla propaganda di
veicolare facilmente quei messaggi di cui si vuole successivamente
estendere la portata; infatti si à andati presto a "scoprire" che alla
fine i lavoratori italiani in genere non reggono il confronto con
quelli stranieri, poichà si assenterebbero in coincidenza con le
partite della Nazionale di calcio. Nessun "organo d'informazione" si Ã
preoccupato, ovviamente, di verificare queste accuse, e alcuni
giornalisti si sono limitati a commentare che non vi sarebbero state
smentite a riguardo, come se le smentite avessero potuto mai arrivare
alla risonanza mediatica.

Ancora poco tempo fa i giornalisti spremevano le loro ipocrite
lagrimuccie sulle "morti bianche", per le quali il marzo dell'anno
scorso il presidente della Repubblica Napolitano aveva fatto istituire
dai vari Comuni delle "giornate della memoria". In questi giorni in
cui si parlava dei diciassette o diciotto turni a Pomigliano, nessun
giornalista si à riferito all'ovvio collegamento tra le morti bianche
ed i ritmi di produzione, ed anche la strage alla Thyssenkrupp, e la
relativa indignazione, sono state dimenticate.

C'Ã da rilevare lo sconcerto che lo spettacolo del Marchionne
imitatore di Brunetta e del suo linguaggio triviale, ha provocato in
tutti quegli intellettuali di sinistra che avevavo voluto vedere nel
nuovo Amministratore Delegato della FIAT un esempio di capitalismo
"vero". Il politologo Marco Revelli era rimasto affascinato dal "piano
quinquennale" di Marchionne, mentre ora se lo ritrova a motivare un
eventuale ritiro delle produzioni FIAT dall'Italia in base ad un
argomento pretestuoso e squallido come l'assenteismo per le partite di
calcio. Quindi l'avvento del "vero capitalismo" Ã ancora rimandato, e
probabilmente nessun dubbio sorgerà sul fatto che forse il capitalismo
"vero" non esiste e non à mai esistito, che anzi lo stesso termine
"capitalismo" costituisca solo uno slogan, una cortina fumogena per
coprire le solite pratiche di uso privato del denaro pubblico e di
criminalità dei colletti bianchi. La propaganda di questi giorni -
avviata da Tremonti e avallata da Draghi (ma secondo i blog della
destra "antagonista" non erano nemici?) - ha infatti ripreso gli
antichi luoghi comuni vittimistici della "deregulation", del povero
imprenditore con le mani legate dalle troppe regole, dai troppi "lacci
e lacciuoli"; una propaganda che, spogliata degli orpelli retorici, si
riduce ad una rivendicazione di impunità per i reati che continuamente
i padroni commettono.

Nessun commentatore ha infatti accennato all'ipotesi che la campagna
mediatica di Marchionne sui cosiddetti "fannulloni" configuri
anch'essa una sorta di reato di aggiotaggio. Nella cosiddetta economia
di "mercato" la prestazione lavorativa à considerata una merce -
anche se poi di fatto à trattata come una servità - e in base
all'articolo 501 del Codice Penale si considera aggiotaggio il:

"Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle
borse di commercio":

ÂChiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle
merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o
tendenziose o adopera altri artifizi atti a cagionare un aumento o una
diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle
liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, Ã punito con la
reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a 25.822. Se
l'aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si
verifica, le pene sono aumentate."

Marchionne ha divulgato "notizie false, esagerate o tendenziose" con
l'evidente scopo di turbare una contrattazione sindacale, cioà una
contrattazione sulla merce-lavoro, quindi avrebbe commesso un reato di
aggiotaggio e nessun giornalista se ne à accorto, e cià perchà in tale
reato sarebbero incorsi anche i giornalisti che gli hanno fornito la
grancassa. Risulta significativo anche che la giurisprudenza non abbia
mai contemplato di applicare l'articolo 501 alla merce-lavoro, cosa
che comporta la constatazione che, nella sedicente economia di
mercato, il lavoro non abbia neanche la dignità di una merce, perciÃ
diminuire il prezzo del lavoro calunniando i lavoratori, costituisce
uno dei tanti reati per i quali i padroni sono autorizzati.

Per i padroni la forza-lavoro costituisce il principale valore di cui
appropriarsi, pagandola il meno possibile o non pagandola affatto; ma
il mezzo pià efficace per raggiungere lo scopo di asservire e
sfruttare il lavoro, Ã quello di costruire un'ideologia, una
propaganda e un'incessante guerra psicologica che svalutino con ogni
pretesto il ruolo del lavoro, facendolo apparire ai lavoratori stessi
come un accessorio o un peso morto, oppure, meglio ancora, come una
carità che viene concessa. Nella menzogna ufficiale la produzione
diventa percià merito esclusivo del cosiddetto "imprenditore", unico
sacerdote in grado di compiere il miracolo della transustanziazione
della materia informe in prodotti finiti.

L'aggiotaggio costituisce anche un'abituale pratica colonialistica, un
modo di "deprezzare" dei territori per poterli saccheggiare piÃ
facilmente. Molte finte emergenze, con relative campagne mediatiche,
hanno colpito la Campania negli ultimi anni. Due anni fa c'Ã stato il
caso delle presunte mozzarelle DOP alla diossina, rivelatosi poi un
falso, ma anche in questo caso nessuna Procura ha avviato un'indagine
per scoprire chi si sia avvantaggiato per le false notizie e per il
relativo crollo del prezzo di quei latticini. Da due anni si sono
registrate notizie di stampa sulle infiltrazioni camorristiche agli
scavi di Pompei, senza peraltro alcun riscontro giudiziario: sta di
fatto che, in base a queste false notizie, si à verificata una
privatizzazione degli stessi scavi ad opera del ministro Bondi. La
Campania à recepita dalla pubblica opinione come un luogo "altro",
radicalmente anomalo e diverso, in emergenza cronica; eppure,
attraverso la rappresentazione di questa anomalia, le "emergenze"
cominciano ad insinuarsi nella mente del pubblico.

Ora risulta chiaro che anche la "emergenza-Pomigliano" costituisce il
laboratorio per una "emergenza" nazionale, cioà la guerra psicologica
comincia col deprezzare il lavoro campano per arrivare a deprezzare
quello italiano. Sarebbe perà un errore considerare il 63% dei sà al
referendum di Pomigliano solo come un effetto della guerra psicologica
contro gli operai; in realtà la guerra psicologica à consistita nel
referendum stesso e nelle suggestioni ad esso legate.

Il referendum era infatti irrilevante ai fini pratici, dato che anche
una schiacciante vittoria del sà non avrebbe vincolato la FIOM. Anche
se i no fossero stati solo il 20%, cià avrebbe comunque indicato
l'esistenza di una minoranza abbastanza consistente da poter bloccare
la fabbrica; e la storia del movimento operaio non si à mai fatta a
colpi di maggioranze, ma sempre di minoranze attive. La FIOM infatti
era in netta minoranza alla FIAT anche negli anni '50.

L'obiettivo della guerra psicologica era invece di creare a Pomigliano
la rappresentazione e la suggestione di una sconfitta, dell'ennesima
"sconfitta operaia". "Sconfitta" e "operaia" sono due parole che
costituiscono una coppia semantica, cioà due termini che nella
propaganda devono automaticamente richiamarsi a vicenda; cosà come
accade con "crimini" e "comunismo", oppure con "terrorismo" ed
"islamico". Dato che la sconfitta operaia poi non à stata cosÃ
clamorosa come i media speravano, quel 36% dei no al referendum Ã
diventato per Marchionne il pretesto per ulteriori imitazioni di
Brunetta, adottandone anche gli atteggiamenti da bambino viziato ed
isterico. La guerra psicologica quindi continua con la consueta
messinscena del vittimismo padronale, ed i media versano lacrime
sull'immagine del povero padrone costretto a trascinarsi questo
operaio-peso morto, che vorrebbe rimanere legato alle garanzie del
passato.

Ma i media pià sfacciatamente filo-padronali sono solo l'aspetto piÃ
sputtanato della guerra psicologica, la quale puà assumere anche toni
pià insinuanti e difficili da smascherare. Il cinema britannico si Ã
specializzato in prodotti di psico-guerra antioperaia, film in cui
gli operai vengono rappresentati persino con una finta simpatia umana,
ma comunque in un'atmosfera decadente ed "autunnale", che abitui
all'idea che la condizione operaia costituisca un residuo del passato.
Non conta tanto il numero di persone che vede questi film (anche se
alcuni sono stati dei successi commerciali), ma il tipo di spettatori,
cioà intellettuali ed insegnanti, e magari anche studenti ai
cineforum. L'antioperaismo cosà diventa "cultura", cioà guerra
psicologica preventiva.

24 giugno 201
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