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(it) Comidad, le news del 17 giugno 2010

Date Fri, 18 Jun 2010 08:35:17 +0200


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
A POMIGLIANO RELAZIONI INDUSTRIAL-CRIMINALI
L'ultima settimana ci ha regalato lo spettacolo di Giulio Tremonti in
un'altra delle sue tante personalità multiple, stavolta
presentandocelo in versione iperglobal e ultraliberista, tanto da
considerare la Costituzione come "zavorra" di cui liberarsi in epoca
di globalizzazione; in particolare sarebbe necessario disfarsi
dell'articolo 41, reo - a suo dire - di mortificare la libertÃ
individuale dell'imprenditore. I commenti alla sortita di Tremonti
hanno avuto facile gioco nell'osservare che in effetti l'articolo 41
non limita un bel nulla, semmai limita se stesso a lanciare dei
richiami astratti e puramente di principio alla responsabilità sociale
dell'iniziativa privata, rimandando il tutto alla legislazione
applicativa. Il segretario del Partito Democratico, Bersani, che di
"deregolamentazioni" se ne intende, ha detto che l'articolo 41
consente praticamente tutto in fatto di legislazione sull'impresa.

Non si tratta perÃ, come à stato ipotizzato da alcune parti, di un
semplice diversivo propagandistico. L'obiettivo del governo, ancora
una volta, non à di riformare la Costituzione, ma semplicemente di
delegittimare totalmente quella in vigore, in modo da determinare ciÃ
che, in termini tecnici, si definisce "colpo di Stato strisciante".
L'uguaglianza davanti alla legge, la responsabilità sociale
dell'impresa non devono essere solo degli ideali astratti, ma
addirittura considerati bestemmie.

L'ennesima uscita di Tremonti aveva l'evidente scopo di venire in
soccorso di un'analoga dichiarazione di Berlusconi di qualche giorno
prima, che tentava di tirare la Confindustria nelle sue pratiche di
affossamento dell'attuale ordinamento costituzionale; anzi, si puÃ
dire che sia stato Berlusconi a sposare in tutto e per tutto il
repertorio eversivo della associazione padronale. Anche la
Confindustria puà rivendicare infatti una sua antica e gloriosa
tradizione di golpismo strisciante, ed alcuni ricordano ancora le
dichiarazioni della buonanima di Felice Mortillaro, presidente di
Federmeccanica e ideologo dell'impresa privata negli anni '80, un
nemico giurato dell'uguaglianza, che propugnava la linea secondo cui
in fabbrica la Costituzione non puà valere. Poco prima di morire nel
1995, Mortillaro ebbe perà l'onore di essere nominato manager pubblico
dell'azienda di trasporti di Roma dall'allora sindaco Rutelli, a
dimostrazione che il golpismo strisciante della Confindustria ha
sempre avuto dei seguaci trasversali. Distratti dalle dichiarazioni di
Tremonti, i commentatori non hanno perà fatto caso a dove siano state
pronunciate, cioà nel corso di una festa nazionale del sindacato CISL.
I cronisti avevano infatti riferito anche dell'entusiasmo della platea
sindacale, che si à spellata le mani dagli applausi di fronte alle
tesi golpiste del ministro dell'Economia, a ulteriore conferma del
dato che ormai il golpismo strisciante à divenuto una sorta di senso
comune trasversale.

Nei giorni successivi Tremonti ha rincarato la dose, attribuendo al
ricatto dell'Amministratore Delegato della FIAT, Marchionne, sullo
stabilimento di Pomigliano d'Arco il valore di un "nuovo modello di
relazioni industriali", in cui l'imprenditore si pone come gestore
unico della relazione, esattamente come avviene nelle rapine: o la
borsa o la vita. Stranamente, proprio dopo questa ulteriore
dichiarazione golpista da parte di colui che oggi à di fatto il
massimo esponente del governo, la CGIL ha aderito
all'ipotesi-Marchionne isolando definitivamente la FIOM. La
contraddizione della posizione del segretario della CGIL Epifani
appare evidente, poichà à inutile dire che à prioritario l'obiettivo
dell'occupazione quando il governo ha appena riconosciuto all'azienda
un potere assoluto, che finisce di fatto per comprendere anche la
possibilità di non rispettare pià l'accordo con un pretesto qualsiasi.

Il ricatto à infatti un "contratto" criminale, che vincola solo uno
dei due contraenti, quello che à sotto ricatto; percià nel momento in
cui si accetta che degli operai siano tenuti in ostaggio dall'azienda,
si va di conseguenza ad accettare l'eventualità che vengano uccisi
anche dopo il pagamento del riscatto. Dato che il governo ha
abbandonato ogni residua ipocrisia di neutralità in materia di
vertenze di lavoro, Marchionne ha automaticamente il via libera per
ritirarsi non appena gli faccia comodo. Marchionne à diventato cosà un
criminale autorizzato, e potrà inventarsi qualsiasi scusa, visto che
ha acquisito il privilegio esclusivo di essere creduto sulla parola.
Non a caso i media hanno ripreso i dati aziendali sui presunti livelli
record di assenteismo allo stabilimento di Pomigliano senza
preoccuparsi di verificarli nemmeno un po': basta la parola, se Ã
quella di Marchionne. Inoltre si tratta di operai napoletani, quindi
per calunniarli non sarebbe necessario comunque l'onere della prova.

In una situazione del genere, Epifani avrebbe potuto tranquillamente
dire: Ã un ricatto, siamo in condizione di debolezza, e quindi siamo
costretti a calarci le brache. Invece Epifani ha voluto continuare a
fingere di fare il sindacalista anche in epoca di ricatto assoluto e
di golpe istituzionalizzato, con cià credendo forse di rabbonire il
padronato, ma invece facendo solo capire che ha cosà tanta paura da
aver persino paura di ammetterlo. E cos'altro ci vuole per eccitare
ancora di pià dei criminali?

Nel caso in cui il risultato di un referendum fra gli operai di
Pomigliano accettasse di subire il ricatto, si puà essere certi che
non mancherebbero le solite retoriche reprimende antioperaie sulla
incapacità di ribellarsi da parte degli oppressi, che cosÃ
diventerebbero complici della loro oppressione. Oggi il mestiere dei
dirigenti e degli intellettuali di sinistra si riduce ad escogitare il
modo di dare sempre la colpa ai poveri. Uno come Nichi Vendola si sta
costruendo un prestigio personale grazie a discorsi astratti e fumosi
sulla necessità di inventare un nuovo linguaggio per la sinistra. In
effetti non ci sarebbe bisogno di inventare nulla, ma basterebbe
smetterla di fare propaganda a favore del padronato.

Quando il segretario della FIOM, Cremaschi, ha avuto l'occasione di
parlare a Repubblica Radio-TV, non ha trovato di meglio che
prendersela con la Cina; in realtà non ce l'hanno imposto la Cina o la
Russia o l'Iran di abolire le garanzie dei lavoratori e il diritto di
sciopero, ma fa parte delle direttive che il Fondo Monetario
Internazionale ha pubblicato nei suoi documenti ufficiali. Nel momento
in cui Berlusconi e Tremonti adottano in tutto e per tutto la
propaganda eversiva e golpista della Confindustria, il segretario del
PD Bersani ha rivolto un appello alle altre forze politiche per
difendersi dal pericolo di una "deriva populista"; come se la colpa di
Berlusconi fosse quella di andare troppo incontro al popolo.

Il prete guerrafondaio Gianni Baget Bozzo - anche lui buonanima -
sosteneva che Berlusconi rappresentava il vendicatore dei "poveri di
spirito", una rivalsa degli ignoranti contro i "ricchi di cultura". In
soccorso degli slogan di Baget Bozzo, Ã arrivato il professor Tullio
De Mauro pubblicando delle ricerche da cui risulterebbe che oggi i due
terzi degli Italiani sarebbero analfabeti o analfabeti di ritorno.
Ecco spiegato il regime berlusconiano: la colpa sarebbe degli
analfabeti che si istupidiscono davanti al video.

In realtà la cultura non deve essere servita molto a Tullio De Mauro,
dato che quando fu ministro della Pubblica Istruzione umiliava gli
insegnanti avanzando proposte demenziali come quella di istituire una
lotteria in modo da reperire i fondi per aumentarne stipendi. In
effetti i "ricchi di cultura", cioà gli insegnanti, risultano davvero
essere in grande maggioranza antiberlusconiani, ed oggi si ritrovano
gli stipendi bloccati dal governo. Il fatto che sia gli insegnanti,
sia l'istruzione pubblica, si trovino pesantemente sotto tiro, non
significa perà che la Scuola abbia perso la sua funzione istituzionale
di riproduzione dell'ideologia dominante.

Gli insegnanti sono stati da tempo privati di fatto del diritto di
sciopero, percià potrebbero ripiegare almeno sullo sciopero rispetto
alla loro funzione di propagandisti, rifiutandosi di diffondere
gratuitamente l'anticomunismo ed il culto dei privilegi dei ricchi.
Per un anno gli insegnanti di Inglese potrebbero evitare di far
studiare la "Fattoria degli Animali" di Orwell; oppure gli insegnanti
di Storia, per un anno, invece di parlare del Gulag sovietico,
potrebbero dedicare il programma al gulag statunitense, che negli anni
'30 già c'era, ma anche oggi à pià vivo che mai. Si potrebbero
sospendere anche i progetti di "Educazione alla LegalitÃ", quindi per
un anno niente articoli e conferenze di Roberto Saviano che ci narra
la fiaba di come la Confindustria rappresenti la parte sana della
nazione e la punta di diamante della lotta al crimine organizzato.

A sostegno degli operai di Pomigliano, ostaggi del ricatto padronale,
ognuno potrebbe fare, se non proprio uno sciopero, almeno questo
piccolo fioretto: astenersi per un po' dal diffondere propaganda
filo-padronale.

17 giugno 2010
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