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(it) Commissione Sindacale FdCA: La lotta di uno à la lotta di tutti

Date Tue, 15 Jun 2010 08:59:28 +0200


La manovra del governo, che si concretizza in pesanti tagli al lavoro
dipendente, sia sul versante dei salari che nella
riduzione/destrutturazione della copertura del welfare (spiccano i
provvedimenti ai danni delle donne, delle pensioni di vecchiaia e di
anzianità, dei precari della scuola), ha - sia sul versante della
stretta attualità che in prospettiva - reso inattuale e sbagliate le
conclusioni imposte dalla maggioranza al XVI Congresso CGIL.
I tagli, che non saranno gli ultimi, sono centrati su un pesante
attacco che non ha precedenti alle lavoratrici/ori del Pubblico
Impiego, che si allinea con la riduzione programmata dei salari nel
settore privato e alla soppressione dei contratti nazionali.
Occorre aggiungere alla manovra la cancellazione dei diritti e delle
tutele, in fase avanzata e i processi ristrutturativi/riorganizzativi
che ne applicano nei fatti la cancellazione e hanno come fine la
complicità del sindacato fuori e dentro i luoghi di lavoro, pena le
sanzioni e l'espulsione per chi non si adegua.
L'attuale gruppo dirigente CGIL rafforzato dalle ultime nomine
(quattro) in segreteria nazionale e dalla modifica in senso
restrittivo dello statuto che centralizza le decisioni al Comitato
Direttivo Nazionale, dimostra ancora una volta la sua incapacità
nell'affrontare un passaggio fondamentale che mette in forse
l'esistenza stessa della forma sindacato.
La dinamica congressuale stessa ha messo a nudo la realtà della
confederazione che risulta balcanizzata, la volontà della maggioranza
di non discutere della linea sindacale, la netta contrapposizione alla
FIOM.
I due punti: rientro nell'accordo sulle regole contrattuali e la
ricerca dell'unità con CISL e UIL condannano la CGIL ad un ruolo
subalterno agli altri due sindacati e alla Confindustria.
La durezza della fase economica (sono le lavoratrici/ori che pagano) e
la realtà sociale che si delinea non danno tregua; queste posizioni
assunte dalla CGIL vengono messe in discussione dalla necessità che le
lavoratrici/ori hanno e avranno di rispondere a questo attacco alle
loro condizioni di vita.
La vicenda di Pomigliano riassume nel particolare il tutto; la FIAT
pretende non solo un utilizzo degli impianti dove la saturazione e
quindi lo sfruttamento dei lavoratori ha pochi riscontri come
intensità e drammaticità, ma oltre a togliere di mezzo tutta la
contrattazione esistente tenta di negare, per accordo, la possibilità
che la si possa realizzare in futuro, eliminando il diritto dei
lavoratori a organizzarsi e lottare nel luogo di lavoro.
La Mozione 2 in CGIL si costituisce in area programmatica entro l'8
luglio; verrà preceduta da riunioni nei territori.
Risulta importante per i militanti e simpatizzanti FdCA, presenti in
CGIL, assumere un ruolo attivo nella costruzione dell'area, essendo
questa l'unica possibilità per dare il nostro contributo e avere
visibilità in CGIL.

La nascita dell'USB il 22 maggio a Roma rappresenta un passo verso la
semplificazione del panorama del sindacalismo di base in Italia, ma
non sembra poter contribuire alla risoluzione dei vecchi problemi che
affliggono la galassia del sindacalismo di base italiano fin dalla sua
origine, risalente ormai a quasi 25 anni fa.

Sul percorso che ha portato alla nascita dell'USB giacciono le spoglie
del precedente cosiddetto "patto di base" siglato da RdB/CUB,
Confederazione Cobas e SdL ed i veleni provocati dalla divisione tra
RdB e CUB, precedentemente confederati, e che rappresentavano almeno
l'80% degli iscritti dell'area di base.

All'interno del pernicioso e verticistico meccanismo di scomposizione
e ricomposizione che affligge il sindacalismo di base da decenni, la
nascita dell'USB porta con sé alcune novità quali la divisione del
sindacato in due macroaree: privato e pubblico, gestite da esecutivi e
non da coordinatori, ed inoltre un segnale incoraggiante soprattutto a
livello dei territori, ove più aspro è lo scontro di classe in atto.
Ma, per un'unione che nasce, tante divisioni e tanti problemi
permangono: quello del perdurare dell'errore di indizione di scioperi
separati, della concorrenza fra tutte le sigle del sindacalismo di
base, del prezzo che si trova a pagare in questa situazione il
sindacalismo libertario storicamente fautore dell'unità dei
lavoratori, prima ancora delle sigle. Ma proprio in questa fase
cruciale il sindacalismo di base è chiamato a superare la sua recidiva
incapacità a saper trovare una soluzione di coordinamento stabile, se
non di
federalismo, per poter ambire a porsi come punto di riferimento, sia
nei confronti dei lavoratori, dei precari e degli immigrati, sia nei
confronti della minoranza interna alla CGIL.

L'unità e l'organizzazione di classe dal basso è il nostro fine
costante, le sigle sindacali sono solo il mezzo per raggiungerla. A
questo sono chiamati l'USB, la CUB, il sindacalismo libertario, per
questo si impegnano gli attivisti sindacali della FdCA, nei sindacati
in cui sono iscritti.

Per questo sosteniamo tutti gli scioperi e le manifestazioni indette
nel mese di giugno, e ci adopereremo dove possibile perché gli
scioperi generali di CGIL e CUB del 25 giugno possano fondersi in
un'unica grande dimostrazione di iniziativa per l'unità del movimento
dei lavoratori/trici.

Commissione Sindacale
Federazione dei Comunisti Anarchici

Pesaro, 13 giugno 2010
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