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(it) Comidad, le news del 10 giugno 2010

Date Sun, 13 Jun 2010 09:47:15 +0200


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
ORA GAZA SI TRASFERISCE IN UNGHERIA
La crisi finanziaria ungherese esplosa nellâultima settimana ha
determinato i soliti prevedibili commenti degli opinionisti ufficiali,
i quali hanno attribuito tutta la colpa di cià che accade agli
Ungheresi, responsabili di aver preteso di accedere al capitalismo
puro e duro trascinandosi dietro anche i bassi livelli di produttivitÃ
e le eccessive garanzie sociali del vecchio regime socialista. Anche
la ripetizione continua del dogma propagandistico sui presunti bassi
livelli di produttività del socialismo reale, serve poi ad accreditare
il luogo comune secondo cui il comunismo dell'Est sarebbe crollato per
inefficienza economica, invece che per le subdole aspirazioni
affaristiche delle sue nomenklature; il messaggio à quindi che non ci
siano alternative al sedicente e mitologico "Mercato", spacciato come
giustiziere e vendicatore per i "peccati" passati, presenti e futuri.
La fiaba moralistica del Paese finito male perchà âpretendeva di
vivere al di sopra dei suoi mezziâ funziona sempre per i media,
poichÃ, almeno allâinizio, lâopinione pubblica risulta vulnerabile
agli slogan colpevolizzanti.

D'altra parte, lâUngheria non si trova neppure nella âzona euroâ, e
non perchà non sia stata ritenuta degna di entrarci, ma proprio perchÃ
i suoi governi non lâhanno mai richiesto, quindi le spiegazioni
ufficiali sulla crisi finanziaria ungherese si arrampicano sugli
specchi e mettono in evidenza che ci deve essere dellâaltro di cui
non si puà parlare.

Nessun commentatore ufficiale ha infatti notato il nesso esistente tra
lâUngheria e lâaltro protagonista delle vicende mediatiche dellâultima
settimana, cioà Israele. Il 17 maggio ultimo scorso Budapest à stata
infatti oggetto di un sorvolo illegale a bassa quota da parte di jet
militari israeliani. La notizia del sorvolo illegale israeliano su
Budapest, e delle conseguenti proteste diplomatiche ungheresi a
riguardo, Ã stata rilanciata a suo tempo dalla agenzia ANSA, ma non
risulta che giornali o telegiornali italiani lâabbiano mai diffusa;
sebbene un sorvolo illegale non sul solito Libano o sulla solita
Siria, bensà su un Paese dell'Europa Orientale, costituisse uno scoop
che una "libera informazione" non avrebbe dovuto lasciarsi sfuggire.

I giornali israeliani hanno invece ammesso il fatto, affermando che si
trattava di un sorvolo âdi routineâ su Paesi dellâEst Europa, un
sorvolo senza scalo in aeroporti europei. Vista la distanza tra
Israele e lâUngheria, se ne ricava o che i jet militari israeliani
possiedono unâautonomia di volo preclusa a qualsiasi altro aeroplano
esistente, oppure che la circostanza del volo senza scalo sia una
spudorata balla. I giornali israeliani non si sono neppure sentiti in
dovere di spiegare il perchà di questi voli âdi routineâ in zone cosÃ
lontane da Israele.

Qualcuno ha sospettato che in realtà i jet militari israeliani si
siano serviti di vari aeroporti militari statunitensi o NATO
nellâEuropa dellâEst, compreso lâaeroporto militare della cittÃ
ungherese di Papa, dove una base strategica NATO si à insediata dal
2007. Finchà non si trova una spiegazione tecnica alternativa, pià che
di un sospetto, si tratta dellâunica ipotesi possibile. Quindi Israele
in questi ultimi mesi ha effettuato due azioni ostili contro due
diversi Paesi appartenenti alla NATO, Ungheria e Turchia; almeno nel
caso ungherese, le stesse strutture NATO sono state utilizzate contro
un Paese membro della NATO.

Secondo la stampa sionista in Ungheria vi sarebbe unâinsorgenza
antisemita alimentata dalla psicosi provocata da alcune battute del
presidente israeliano Shimon Peres, il quale si complimentava con gli
agenti immobiliari israeliani per la quantità di patrimoni
immobiliari che erano riusciti ad arraffare a Manhattan, in Polonia,
in Romania ed in Ungheria. Il video con queste frasi di Peres circola
da anni su YouTube. I sionisti hanno commentato sarcasticamente questa
circostanza dicendo che chi manca dâintelligenza non puà capire quelle
che sono semplici battute di spirito.

Certo, Peres nella sua lunga vita ha sempre molto sofferto per questo
suo eccesso di intelligenza, che spesso lo ha consegnato alla triste
sorte del genio incompreso. Nel suo famoso incontro con Roberto
Saviano dello scorso anno, egli affidà al giovane scrittore una di
queste sue incomparabili perle di saggezza, secondo la quale il
segreto per avere coraggio sarebbe quello di non avere paura. Non câÃ
dubbio che Saviano sia uscito molto edificato da questa lezione
morale, ma à invece molto dubbio che le vere preoccupazioni degli
Ungheresi derivino davvero dallâaver ascoltato le stupidaggini di
Peres. Neppure l'antisemitismo ungherese puà essere usato per spiegare
tutto.

La realtà à infatti che truppe israeliane sono presenti già da anni
sul territorio ungherese per garantire la âsicurezzaâ dei beni
immobiliari acquisiti dalle compagnie israelo-americane, ed à questo
macroscopico dettaglio a determinare in Ungheria la âpsicosiâ di cui
parlano i sionisti. Queste truppe israeliane inoltre non potrebbero
essersi insediate in Ungheria senza un appoggio logistico della NATO.

à vero anche che lâUngheria - che tra l'altro à il Paese di Theodore
Herzl, il fondatore del sionismo - ha alle spalle una lunga storia di
antisemitismo, di cui ci si era âdimenticatiâ per le esigenze
propagandistiche della Guerra Fredda. Nel corso della seconda guerra
mondiale l'Ungheria era retta da un regime parafascista alleato della
Germania e dell'Italia, e le truppe ungheresi parteciparono in grande
stile all'Operazione Barbarossa, cioà l'invasione dell'URSS nel 1941.
In posizione spesso conflittuale con questo regime fascistoide,
operava in Ungheria anche un partito neonazista paramilitare, detto
delle Croci Frecciate, che nel 1935 arrivà ad ottenere il 25% dei
voti, e che nel 1944 fu insediato al governo dai Tedeschi. Rispetto
alla rivolta d'Ungheria del 1956, percià non fu realistico ritenere
che i nazifascisti non vi svolgessero alcun ruolo; ma la propaganda
occidentale preferÃ, ovviamente, sorvolare sul particolare. Il
corrispondente italiano dallâUngheria pià prestigioso, Indro
Montanelli, si soffermà soprattutto sulla descrizione dellâopposizione
âda sinistraâ allâURSS, poichà cià avrebbe contribuito maggiormente a
mettere in crisi le coscienze dei comunisti italiani ed europei.

Dopo il crollo dei regimi del âSocialismo Realeâ, improvvisamente la
propaganda âoccidentaleâ e sionista si à "ricordata" del nazifascismo
ungherese e, a questo scopo, ha dissepolto e strumentalizzato vicende
come quelle di Giorgio Perlasca. A questo punto puà essere facile per
la propaganda occidental-sionista liquidare i malumori ungheresi per
la spoliazione del loro territorio come insorgenze antisemite, ed Ã
strano che poche settimane prima delle elezioni politiche in Ungheria
gli Israeliani abbiano sentito il bisogno di dare una mano alla
propaganda antisemita del partitino neonazista ungherese con quel
minaccioso sorvolo illegale su Budapest.

Sta di fatto perà che il risultato pià clamoroso delle recenti
elezioni ungheresi sia stato lâastensionismo della metà circa
dellâelettorato, percià anche il 15% del partito neonazista si riduce
alla metà del voto effettivo; ed in quale Paese non câà un 7-8% di
fascisti?

L'antisemitismo scompare e riappare nella propaganda "occidentale" a
seconda delle convenienze affaristiche, infatti anche il cattolicesimo
ungherese fu santificato durante la Guerra Fredda, ed il cardinale
ungherese Mindszenty, imputato nel 1948 in un processo staliniano,
divenne unâicona mondiale dellâanticomunismo. Adesso perÃ, guarda
caso, la propaganda occidental-sionista si va a ricordare, oltre che
della pedofilia dei preti, anche delle compromissioni della Chiesa
ungherese con il nazismo e lâantisemitismo; proprio ora che la Chiesa
vorrebbe rientrare in possesso dei suoi antichi patrimoni immobiliari
(praticamente mezza Ungheria), che erano stati nazionalizzati dal
regime comunista. La âcrisi finanziariaâ offrirà al governo ungherese
il pretesto per cedere ai privati altre quote del Demanio dello Stato,
e questi privati saranno ancora una volta delle multinazionali
americo-sioniste; ma, dato che la NATO funziona come una cordata
affaristica, non à da escludere che al business si siano agganciate
anche multinazionali tedesche e persino italiane.

La NATO non à quell'alleanza militare che sembra e che dice di essere,
ma consiste in una vera multinazionale dei traffici illegali ed in un
veicolo di colonizzazione dei Paesi "alleati" degli Stati Uniti. CiÃ
potrebbe valere anche per il sionismo. Un vecchio documento, reperito
dal giornalista de "Il Messaggero" Eric Salerno, dimostra infatti che
nel 1948, anno della nascita dello Stato di Israele, nella guerra
contro gli Arabi, il sionismo utilizzava mercenari non ebrei. Si
tratta di un rapporto dei Carabinieri di stanza presso il Consolato
italiano in Palestina, da cui risulta che nel 1948 anche mercenari
italiani, di religione cattolica, erano stati reclutati per combattere
nel neonato esercito israeliano.

10 giugno 2010


Commenti flash 10/6/10
Ancora dispiaceri per Marpionne

Povero Marpionneâ LâAD della FIAT porta avanti la sua politica di
rilancio dellâazienda tra malumori, sospetti e pregiudizi davvero
inattuali. Dopo aver quasi portato alla chiusura Termini Imerese, con
i prevedibili benefici per lâeconomia italiana, Marpionne rivolge le
sue cure allo stabilimento di Pomigliano. Le proposte di Marpionne
sono allettanti: portare i turni di lavoro settimanali fino a 18 e poi
a 21, ottenere 15 sabati lavorativi, garantire la non proclamazione di
scioperi nei sabati concordati e altre piacevolezze. Di fronte a
questa generositÃ, i sindacati, dallâUGL alla Fiom, si sono
semplicemente dichiarati âdisponibili a raggiungere unâintesaâ,
dimostrando cosà tutta la loro rigidità corporativa. Marpionne ha
confidato che: âIn America lâatteggiamento à completamente diverso e
come italiano me ne dispiaccio.â Ma la magnanimità di Marpionne non si
arrende: ed eccolo proporre una norma che contenga sanzioni economiche
per i sindacati che, nonostante gli impegni, proclamassero lo sciopero
in quei giorni; una deroga al tempo minimo di 11 ore tra un turno e
lâaltro, aumenti dei ritmi e altro ancora. Ma ancora una volta i
sindacati, invece di intonare canti di giubilo, hanno risposto con un
irremovibile: âci sono le condizioni per arrivare ad un accordoâ;
unâottusità ideologica davvero inaudita. Ha ragione Marpionne ad
essere deluso, chi potrebbe criticarlo se decidesse di chiudere gli
stabilimenti italiani e portarsi tutto in Polonia o, che so, in
America? Certo, tutto a spese del contribuente italiano; se no a che
servono le manovre finanziarie?

Comidad
da italianovic-a-alice.it
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