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(it) Caselle T.se. Antirazzisti allâaeroporto

Date Fri, 11 Jun 2010 17:01:53 +0200


Martedà 8 giugno. Al terminal del âSandro Pertiniâ, come sempre, câà gente
che aspetta lâarrivo di parenti ed amici, altri che si preparano
allâimbarco. Questa volta câerano anche un gruppo di anarchici armati di
striscione âStop alle deportazioniâ, micromegafono e volantini.
Qui qualche foto:
http://piemonte.indymedia.org/article/9042
Da qualche tempo sono ricominciate le deportazioni dei âclandestiniâ
dallâaeroporto di Caselle. Vengono dal CIE di corso Brunelleschi, la
prigione per senza carte pià grande dâItalia, una macchina per le
espulsioni ben oliata ed efficiente. Una macchina nella quale gettare
sabbia per incepparne gli ingranaggi. Chi rischia la deportazione attua
giorno dopo giorno una disperata resistenza: scioperi della fame, tagli su
braccia e gambe, bocche cucite strette con il filo, qualche volta, come
ier lâaltro a Roma, una corda a serrare il collo e le vite di due ragazzi
che in Algeria non volevano tornare.
Alla partenza e allâarrivo dei voli per Casablanca sono tanti gli
immigrati. Sono quelli che ce lâhanno fatta: passaporto, permesso, lavoro,
casa. Ascoltano gli antirazzisti che raccontano dei senza carte
ammanettati e imbarcati a forza. Câà chi annuisce, un breve cenno del
capo, prima di allontanarsi.
Dopo circa unâora arriva la polizia e identifica tutti. Ma gli anarchici
vanno avanti con i volantini, gli interventi, il confronto.
In mezzo ai tanti che corrono via veloci, qualcuno si ferma, chiede, discute.
Chi sa? Magari al prossimo volo, qualcuno getterà un occhio ai posti in
fondo, e deciderà di dire no, di mettersi in mezzo. E, per un giorno, la
macchina si bloccherÃ.

Prossimi appuntamenti:

Martedà 15 giugno ore 17,30, via Po 16
Punto info antirazzista solidale con i due compagni che saranno processati
il 18 giugno

Venerdà 18 ore 9 aula 82 del tribunale di Torino
Prima udienza del processo ai due compagni sotto processo per diffamazione
e minacce a Borghezio.

Venerdà 18 luglio. Dai il flit alla Lega, iniziativa antirazzista.

Sabato 19 luglio saremo al Pride allâinterno dello spezzone del â10 luglio
antirazzistaâ

Ecco il volantino distribuito allâaeroporto.

Il razzismo non va in vacanza
Estate. Tempo di vacanze, di viaggi, di tempo libero dalla schiavità del
lavoro. Sebbene di questi tempi le vacanze siano diventate un lusso,
perchà la crisi morde le vite di noi tutti, chi puà va via, si prende una
pausa, anche di una sola settimana.
Molti vanno allâestero, magari in uno di quei paesi belli ma poveri, dove
albergo, spiaggia, ristorante costano meno. Altri si fanno una crocerina
su quelle grandi navi che fanno mostra di se tra luci e festoni nei porti.

Ma lâestate à anche tempo per altri viaggi. Piccole e miserabili solcano
il Mediterraneo le carrette del mare, zeppe di gente che ha affrontato il
deserto, le galere libiche, i mercanti dâuomini, spendendo i risparmi di
intere famiglie, pur di agguantare unâopportunità di vita, un futuro per
se e per i propri figli. Tanti non ce la fanno, inghiottiti dal mare. Chi
riesce ad arrivare spesso trova ad accoglierlo uomini in armi che gli
garantiscono un soggiorno esclusivo uno di quegli hotel di lusso che
chiamano CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati. Sono
prigioni. Posti dove vieni privato della libertà in attesa di essere
buttato fuori a forza. In queste prigioni soprusi, pestaggi, umiliazioni,
cure negate, sedativi nel cibo sono pane quotidiano.

Provate a pensarci, mentre prenderete il sole sul ponte. Pensateci mentre
mangerete un buon pasto in un ristorantino di quelli giusti. Pensate che i
soldi che spendete per la vostra meritata vacanza tanti altri li pagano
per un viaggio disperato verso un paese che li accoglierà a braccia
chiuse, pronto a sfruttare allâosso i miserabili che arrivano per poi
buttarli fuori quando non servono piÃ. Pensateci e, quando ne avrete
lâopportunitÃ, mettetevi in mezzo.

Ogni giorno, in ogni dove, qualcuno viene caricato a forza su un aereo, su
una nave, su un treno. Dicono che li riportano a âcasaâ. Sono i
clandestini, gli stranieri senza documenti. Vengono dai tanti Sud del
mondo: sono fuggiti dalla miseria, dalla guerra, dallâoppressione e qui
hanno trovato razzismo, caporalato, leggi speciali.
In molti paesi europei li imbarcano su voli speciali, gestiti da agenzie
specializzate che non vanno troppo per il sottile: spesso gli immigrati
sono legati stretti alle mani, alle ginocchia, alle braccia. Qualcuno ogni
tanto soffoca per i bavagli troppo stretti o ha un malore per le
attenzioni un poâ rudi dei carcerieri. Qualche mese fa un giovane
nigeriano à morto per il trattamento subito in aeroporto in Svizzera.
In Italia li caricano sulle navi e sugli aerei prima degli altri: cosÃ
nessuno li puà vedere, e, forse, indignarsi. Nelle carte di imbarco i
prigionieri sono indicati come âdepoâ. Siedono sempre in fondo allâaereo,
circondati da poliziotti in borghese: spesso sono ammanettati. A volte
tacciono, rassegnati alla deportazione forzata, altre volte si ribellano,
gridano forte, non rinunciano alla speranza. Tra loro câà anche gente che
era qui da anni ed anni, che un giorno ha perso il lavoro e, con il
lavoro, anche le carte. Il lavoro che ricatta la vita di noi tutti à una
vera catena per gli immigrati. Una legge razzista, una delle tante,
sancisce che puà vivere nel nostro paese solo chi ha un contratto di
lavoro, chi accetta di lavorare per quattro soldi, senza tutele e senza
orario. Oggi i migranti, con permesso o in nero, sono i nuovi schiavi di
questâEuropa fatta di confini e filo spinato.

Quando uno schiavo non serve pià lo si butta fuori. Cosà serve da esempio
per gli altri. Lavora e tieni bassa la testa, altrimentiâ Pensateci. Oggi
tocca agli ultimi arrivati, domani potrebbe toccare a noi. I padroni, se
possono, non badano alla nazionalità di quelli che sfruttano.

Ma questa macchina infernale puà essere inceppata. A volte basta poco. Un
no. Una cintura non agganciata. Questâestate quando salirete sullâaereo
che vi porta in vacanza, date unâocchiata in fondo, ascoltate le grida
dellâuomo o della donna che le carte chiamano âdepoâ. Dite ad alta voce
che non accettate questa vergogna, rifiutate di allacciare le cinture. Il
comandante, per motivi di sicurezza, puà decidere di sbarcare il
prigioniero. Basta un piccolo gesto e, per un giorno, sul volo che vi
porta in vacanza, niente âdepoâ, ma un briciolo di umanità in piÃ. PerchÃ,
purtroppo, il razzismo non va in vacanza.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica â Torino
Corso Palermo 46 â ogni giovedà dalle 21
338 6594361
fai_to@inrete.it
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