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(it) Torino. Basta deportazioni! Sabato punto info al Balon

Date Wed, 2 Jun 2010 21:45:56 +0200


Sabato 5 giugno
Basta deportazioni!
Punto info antirazzista al Balon
via Andreis angolo via Borgodora
dalle 10
Il razzismo non va in vacanza
Estate. Tempo di vacanze, di viaggi, di tempo libero dalla schiavità del
lavoro. Anche se di questi tempi le vacanze sono diventate un lusso,
perchà la crisi morde le vite di noi tutti, chi puà va via, si prende una
pausa, anche di una sola settimana.
Molti vanno allâestero, magari in uno di quei paesi belli ma poveri, dove
albergo, spiaggia, ristorante costano meno. Altri si fanno una crocerina
su quelle grandi navi che fanno mostra di se tra luci e festoni in tanti
porti dâestate.

Ma lâestate à anche tempo per altri viaggi. Piccole e miserabili solcano
il Mediterraneo le carrette del mare, zeppe di gente che ha affrontato il
deserto, le galere libiche, i mercanti dâuomini, spendendo i risparmi di
intere famiglie, pur di agguantare unâopportunità di vita, un futuro per
se e per i propri figli. Tanti non ce la fanno, inghiottiti dal mare. Chi
riesce ad arrivare spesso trova ad accoglierlo uomini in armi che gli
garantiscono un soggiorno esclusivo uno di quegli hotel di lusso che
chiamano CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati. Sono
prigioni. Posti dove vieni privato della libertà in attesa di essere
buttato fuori a forza. In queste prigioni per migranti soprusi, pestaggi,
umiliazioni, cure negate, sedativi nel cibo sono pane quotidiano.

Provate a pensarci, mentre prenderete il sole sul ponte. Pensateci mentre
mangerete un buon pasto in un ristorantino di quelli giusti. Pensate che i
soldi che spendete per la vostra meritata vacanza tanti altri li pagano
per un viaggio disperato verso un paese che li accoglierà a braccia
chiuse, pronto a sfruttare allâosso i miserabili che arrivano per poi
buttarli fuori quando non servono piÃ. Pensateci e, quando ne avrete
lâopportunitÃ, mettetevi in mezzo.

Ogni giorno, in ogni dove, qualcuno viene caricato a forza su un aereo, su
una nave, su un treno. Dicono che li riportano a âcasaâ. Sono i
clandestini, gli stranieri senza documenti. Vengono dai tanti Sud del
mondo: sono fuggiti dalla miseria, dalla guerra, dallâoppressione e qui
hanno trovato razzismo, caporalato, leggi speciali.
In molti paesi europei imbarcano i âclandestiniâ su voli speciali, gestiti
da agenzie specializzate che non vanno troppo per il sottile: spesso gli
immigrati sono legati stretti alle mani, alle ginocchia, alle braccia.
Qualcuno ogni tanto soffoca per i bavagli troppo stretti o ha un malore
per le attenzioni un poâ rudi dei carcerieri. Qualche mese fa un giovane
nigeriano à morto per il trattamento subito in aeroporto in Svizzera.
In Italia li caricano sulle navi e sugli aerei prima degli altri: cosÃ
nessuno li puà vedere, e, forse, indignarsi. Nelle carte di imbarco i
prigionieri sono indicati come âdepoâ. Siedono sempre in fondo allâaereo,
circondati da poliziotti in borghese: spesso sono ammanettati. A volte
tacciono, rassegnati alla deportazione forzata, altre volte si ribellano,
gridano forte, non rinunciano alla speranza. Tra loro câà anche gente che
era qui da anni ed anni, che un giorno ha perso il lavoro e, con il
lavoro, anche le carte. Il lavoro che ricatta la vita di noi tutti à una
vera catena per gli immigrati. Una legge razzista, una delle tante,
sancisce che puà vivere nel nostro paese solo chi ha un contratto di
lavoro, chi accetta di lavorare per quattro soldi, senza tutele e senza
orario. Oggi i migranti, con permesso o in nero, sono i nuovi schiavi di
questâEuropa fatta di confini e filo spinato.

Quando uno schiavo non serve pià lo si butta fuori. Cosà serve da esempio
per gli altri. Lavora e tieni bassa la testa, altrimentiâ Pensateci. Oggi
tocca agli ultimi arrivati, domani potrebbe toccare a noi. I padroni, se
possono, non badano alla nazionalità di quelli che sfruttano.

Ma questa macchina infernale puà essere inceppata. A volte basta poco. Un
no. Una cintura non allacciata. Questâestate quando salirete sullâaereo
che vi porta in vacanza, date unâocchiata in fondo, ascoltate le grida
dellâuomo o della donna che le carte chiamano âdepoâ. Basta che diciate
no, che rifiutiate di allacciare le cinture. Il comandante, per motivi di
sicurezza, puà decidere di sbarcare il prigioniero. Basta un piccolo gesto
e, per un giorno, sul volo che vi porta in vacanza, niente âdepoâ, ma un
briciolo di umanità in piÃ. PerchÃ, purtroppo, il razzismo non va in
vacanza.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica â Torino
Corso Palermo 46 â ogni giovedà dalle 21
338 6594361
fai_to@inrete.it
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