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(it) Cagliari: Mai fidarsi dell'uomo bianco

Date Sat, 13 Feb 2010 06:04:30 +0100



MAI FIDARSI DELLâUOMO BIANCO
Egli parla con lingua biforcuta
Lo sgombero annunciato delle palazzine ex-EMSA di Giorgino si à concluso
nel peggiore dei modi.
Era stato intimato agli abitanti di andarsene entro la mattina di giovedÃ
11 febbraio e, sino a quel momento, era loro diritto restare in quella che
era ancora la loro casa. Cosà non à stato. Lo sgombero à stato
arbitrariamente e illegalmente anticipato di un giorno ed à iniziato nella
mattinata di mercoledà 10 febbraio. Dapprima con lâinganno e false
promesse: polizia, guardie giurate, funzionari dei servizi sociali del
comune di Cagliari e della caritas diocesana hanno intimato di abbandonare
immediatamente lâedificio, dicendo agli abitanti che non avrebbero potuto
passare là unâaltra notte e indirizzandoli verso âsoluzioni alternativeâ
inesistenti.
Il presidio della rete antirazzista, previsto per le 18:30, Ã risultato
intempestivo.
Quando siamo arrivati, alle 18, lo spettacolo era desolante: guardie
giurate, pagate dal Cacip, il consorzio industriale proprietario dei
terreni dove sorgono gli edifici, ci impedivano di avvicinarci alle
abitazioni, la strada era piena di migranti, espulsi dalle case, che non
avevano un luogo dove andare, altri abitanti chiamavano per dire che dove
erano stati inviati non erano attesi, che erano stati mandati via o che la
âcasaâ verso cui erano stati indirizzati a Flumini di Quartu non era in
realtà altro che una stanza che non poteva contenerli fisicamente in sette
con i bagagli. Tutti stavano rientrando verso Giorgino. Inutilmente alcuni
dei legali accorsi hanno cercato di far valere i diritti degli abitanti,
sono stati derisi dai funzionari di polizia (vice questore Gargiulo in
testa) che, per tutta risposta, hanno schierato una fila di poliziotti in
antisommossa di fronte allâingresso, mentre la dirigente dei servizi
sociali, Ada Lai, raccomandava a tutti di stare tranquilli e faceva
staccare lâacqua agli edifici. Infine, un centinaio di solidali della rete
antirazzista e di abitanti sbattuti in strada (compresi quelli tornati
dalle âsoluzioniâ inesistenti) urlavano a gran voce la loro rabbia e la
volontà degli abitanti di rientrare in quella che era ancora la loro casa.
âBasta chiudere caseâ e âLibertÃâ erano gli slogan scanditi. Qualcuno dei
migranti riusciva a rientrare, ma subito dopo veniva nuovamente bloccato
lâingresso. I vertici della questura e della digos, accorsi per
lâoperazione repressiva, schieravano tutto lâimponente dispositivo
antisommossa, reduce dalla parata fascista, svoltasi nel pomeriggio, sul
tema delle âfoibeâ. Circa cinquanta celerini fronteggiavano i/le
manifestanti. La presenza dei legali e di numerosi giornalisti ha,
probabilmente, evitato una carica della polizia che sembrava imminente, ma
che troppo male si sarebbe sposata con la maschera di âoperazione
umanitariaâ che i responsabili volevano dare allo sgombero forzato.
Anche sotto la minaccia della carica i/le manifestanti e i migranti
residenti hanno resistito sino a quando non hanno ottenuto almeno che a
tutti venisse messo a disposizione un tetto e un letto veri, per passare
la notte, senza identificazioni, controlli e verifiche poliziesche, e con
la possibilità di rientrare il giorno successivo nella palazzina per
recuperare e portar via le loro cose. Un piccolo risultato, lâalloggio in
hotel e dormitori potrà durare forse per qualche notte, mentre questa
situazione precaria e provvisoria rischia di rendere ancora piÃ
vulnerabili i migranti. La situazione peggiore à perà quella dei circa 50
abitanti che si trovano attualmente in Senegal per le festivitÃ
tradizionali e che, al loro rientro non troveranno pià la loro casa (il
periodo dello sgombero non à stato certamente scelto a casoâ). Infine
queste palazzine, perfettamente abitabili, verranno distrutte per evitare
che qualcuno possa tornarci a vivere, in una città dove migliaia di
persone non hanno casa e vivono in strada!

La presenza delle/degli antirazzisti à servita comunque anche a rendere
pubblica lâazione di forza, che sarebbe altrimenti passata sotto silenzio,
a smascherare questo ennesimo episodio di razzismo istituzionale, a
consolidare le relazioni con i migranti. Eâ forse poco, ma à comunque
importante.

Per concludere, non câà dubbio che in questo frangente sarebbe servita, da
parte nostra, una maggiore accortezza e tempestivitÃ. Lo stile delle
ultime operazioni repressive à tutto sommato ripetitivo: sia che si debba
proteggere una parata fascista, o che si debba attuare uno sgombero
razzista, una imponente forza di polizia viene schierata con largo
anticipo e fuori da ogni regola per scoraggiare ogni tentativo di
opposizione. Ma noi non abbiamo alcuna intenzione di scoraggiarci.

La rete antirazzista si riunirà nuovamente sabato alle 18 in piazza del
Carmine per discutere nuove iniziative di sostegno e di lotta, venite
numerosi/e e pieni di idee.

Noborder sard

(scusate se mandiamo solo ora ma questi giorni non sono stati facili)
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