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(it) Torino. Antimilitaristi in piazza… e gli alpini se ne vanno

Date Mon, 12 Oct 2009 09:16:31 +0200



Torino 8 ottobre. Nessuna pace per chi fa guerra
L’appuntamento è tra corso Brescia e corso Giulio Cesare. In quest’angolo
di Barriera di Milano da qualche tempo c’è una postazione fissa di alpini.
Camionetta, uomini in mimetica, armi. Come in Afganistan. D’altra parte
gli uomini sono gli stessi: sei mesi a far la guerra in Asia, sei mesi a
far la guerra nelle nostre periferie.
Lo spazio antimilitarista apre intorno alle sei di sera. Gli alpini sono
all’angolo scortati da una camionetta di poliziotti e da un fitto nugolo
di uomini della Digos.
Gli antimilitaristi non fanno tempo a piazzare banchetti e striscioni che
gli alpini se la filano via, lasciando libera la zona. Per una sera questo
scampolo di quartiere è restituito a chi ci vive.
Vengono issati gli striscioni “Fuori i militari dai quartieri!”, “Fuori i
razzisti. Casa per tutti”, “basta retate”. Chi passa si ferma, legge i
volantini, da un’occhiata alla mostra sul pacchetto sicurezza e i pannelli
“Sicuri da morire” con foto sulle torture e le violenze dei “nostri”
militari in missione di pace.
Molti gli immigrati che leggono, scambiano quattro chiacchiere,
ringraziano per il – purtroppo momentaneo – allontanamento degli alpini.
Non poteva mancare un saluto al ministro dell’Interno Maroni, che ha
trasformato un incubo in realtà. Fare la guerra e chiamarla sicurezza.
Uno striscione giallo con la scritta “offri un… a Maroni” e, in mezzo, ben
visibile, un dito medio levato, ha fatto la sua comparsa in strada. Ben
tre triscioni “gemelli” di quello erano stati strappati a forza dalla
polizia ma nuovi cloni compaiono di tanto in tanto.
Gli antimilitaristi hanno salutato con calore il ministro di polizia:
“Maroni leghista sei il primo della lista!”, “A piazzale Loreto c’è ancora
tanto posto… Maroni, baffetto, per te c’è un angoletto!”
to a quest’indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/5949
Di seguito il testo del volantino:
Fuori i militari dai quartieri!
La chiamano sicurezza
A Torino da oltre un anno l’esercito pattuglia le strade. La chiamano
sicurezza ma ha il sapore agre di un’occupazione militare. I protagonisti
sono i medesimi della Somalia, dell’Iraq e dell’Afganistan.
Sono i reduci dalla battaglia dei ponti di Nassirya, dove un’ambulanza con
una partoriente venne crivellata di colpi, sono i reduci dell’Afganistan,
dove sono normali le irruzioni nelle case e le uccisioni dei civili,
sempre tutti terroristi, bambini compresi. Sono quelli della Somalia con
le torture fotografate per diletto e vanteria. Sono assassini di
professione.
Lo chiamano “peace keeping” ma è guerra. Là, in Afganistan, ogni giorno
bombardano, uccidono, imprigionano, torturano. A morire sono uomini, donne
e bambini. Ma che importa? Gli affari dei petrolieri e dei fabbricanti di
armi vanno a gonfie vele.
L’esercito è nelle nostre strade. Anche questa è guerra, guerra interna.
Anche questa serve alla pace, la pace sociale. Nel mirino sono gli
immigrati, i rom, i senza casa, chi si ribella ad un ordine sociale
feroce.
Lo Stato militarizza strade e piazze e tratta da delinquenti quelli che si
ribellano, chi per campare vende ai semafori o lavora in nero. Vogliono
convincerci che i poveri sono nostri nemici, ma il nemico vero è quello
che lucra ogni giorno sulle nostre vite. I nemici sono nei consigli di
amministrazione di banche e industrie, siedono nelle poltrone del governo
e mandano l’esercito nelle nostre periferie.
Hanno fatto leggi razziste e leggi liberticide, leggi che ti trattano da
criminale non per quello che fai ma per quello che sei. Quando le leggi
non bastano a fermare la protesta, quando i tribunali non riescono a
incastrarti con un reato, allora applicano la sorveglianza speciale. Ti
obbligano a non uscire la sera, a non frequentare altri attivisti politici
a non andare a cortei e manifestazioni. Una gabbia. Una gabbia per mettere
a tacere chi non accetta questa società fondata sull’oppressione e lo
sfruttamento. Proprio in questi giorni in tribunale stanno decidendo sulla
sorte di due antirazzisti.

Viviamo tempi difficili. La crisi morde e molti fanno fatica ad arrivare
alla fine del mese. Il lavoro, quando c’è, è precario, pericoloso,
malpagato. In tanti, in troppi, vivono l’incubo del mutuo da pagare, dei
figli da mandare a scuola, degli anziani che hanno bisogno di cure ed
assistenza. I paracadute sociali che un tempo garantivano qualche
servizio, una pensione decente, l’accesso all’istruzione, la difesa del
lavoro sono stati eliminati uno ad uno. Oggi, per la prima volta da
decenni, figli e figlie rischiano di avere un futuro peggiore di quello di
padri e madri.
Nei quartieri dove non è mai stato facile vivere, la crisi strangola un
po’ tutti: se i lavoratori dipendenti se la vedono brutta, non va meglio
ad artigiani e commercianti. Se il salario è poco, se l’impiego c’è e non
c’è, tutti guardano il centesimo e difficilmente ci scappa una pizza o un
paio di scarpe nuove.
Chi governa questo paese, oggi la destra ieri la sinistra, ha tagliato
pensioni, sanità, scuola, ha fatto leggi che condannano alla precarietà a
vita, ha inventato il caporalato legale, favorito il sistema degli appalti
a catena dove chi sta in fondo è poco più di uno schiavo.
Solo la spesa militare aumenta ogni anno.
Con i soldi di uno solo dei cento cacciabombardieri F35 acquistati dal
governo si pagherebbe un quartiere all’Aquila, un nuovo ospedale, la
manutenzione delle linee ferroviarie per i pendolari… Tante cose utili
alla vita di noi tutti, non armi per ammazzare qualcuno dall’altra parte
del mondo. Come la bambina che quelli della Folgore hanno ucciso lo scorso
maggio in Afganistan.

Bisogna mettersi in mezzo. Fermare la guerra. Quella esterna, che si
combatte in Afganistan, quella interna contro i poveri, gli immigrati, i
senza casa, opponendosi all’esistenza stessa degli eserciti, vere
organizzazioni criminali legali.
A partire da noi, dai nostri quartieri dove uomini armati pattugliano le
strade. Quante case, ambulatori, asili nido si potrebbero aprire con i
soldi usati per tenerli all’angolo di una strada?
Questa non è sicurezza, è occupazione militare.
Cacciamoli via.

Prossimi appuntamenti:

Sabato 10 ottobre
Corteo contro il pacchetto sicurezza ad Alessandria
ore 15 in corso Crimea – al cavallo – giardini della stazione FS
partenza in auto da Torino alle 12
appuntamento in corso Palermo 46
chi fosse interessato ci contatti:
fai_to@inrete.it
338 6594361

Lunedì 12 ottobre riunione No Tav
Appuntamento alle 21 presso la FAI torinese, in corso Palermo 46.
Sul tappeto:
- opposizione ai sondaggi TAV annunciati dal 7 novembre
- iniziative per il quarto anniversario della “Battaglia del Seghino”
- assemblea No Tav a Torino il 3 novembre
Per contatti:
notav_autogestione@yahoo.it

Martedì 13 ottobre ore 19
Riunione antirazzista
in corso Palermo 46
per contatti:
noracism@inventati.org

Mercoledì 14 ottobre
Alle radici della guerra
“Il nemico – genesi di un paradigma bellico”
Interviene Pietro Stara – Collegamenti Wobbly
Ore 21 in corso Palermo 46

Venerdì 16 ottobre
FAI Torino e Boccia Squat presentano l’opuscolo
Sicuri da Morire – per resistere al pacchetto sicurezza
Assemblea. Introduce l’avv. Simone Bisacca
Appuntamento alle 21 alla Boccia Squat, in via Giacomo Medici 121

Sabato 17 ottobre
Presidio antimilitarista al Balon,
appuntamento dalle 10
in via Andreis angolo via Borgo Dora

Sabato 24 e domenica 25 ottobre
Sala di corso Ferrucci 65a
Meeting Antimilitarista
Nessuna pace per chi fa guerra

Sabato 24 ottobre ore 14
L’Italia in guerra: le missioni militari all’“estero” i professionisti
delle armi e quelli dell’umanitario. Interventi di Marco Rossi, autore di
“Afganistan senza pace”, Stefano Capello, autore di “Oltre il giardino”.
L’industria bellica tra stato e mercato. Intervento di Tiziano Antonelli.
La guerra in casa. Dai militari nelle strade alle ronde. Interventi di
Maria Matteo e Simone Bisacca, autori di “Sicuri da Morire”.
ore 20 cena
ore 21,30
Il canzoniere antimilitarista di Alessio Lega e Rocco Marchi

Domenica 25 ottobre ore 10
Basi militari e movimenti di opposizione popolare
Interventi di: Domenico Argirò/Valter Bovolenta No F35; Stefano Raspa del
Comitato Unitario contro Aviano 2000; compagni della lotta No Dal Molin,
dell’assemblea antimilitarista contro la base di Matterello e contro la
militarizzazione in Sardegna
Per resistere alla guerra: assemblea
Pranzo
Ore 15
Fabbriche d’armi/banche armate/lotte per la riconversione
Alberto Perino, protagonista della lotta per la riconversione delle
Officine Moncenisio di Condove, Massimo Zucchetti - Politecnico di Torino
e Scienziati contro la guerra.

28 e 29 ottobre… Nessuna pace per chi fa guerra!
No alla mostra mercato dell’industria bellica aerospaziale!
No all’aerospace and defence meeting!
Facciamo in modo che i mercanti di morte non abbiano una buona accoglienza!

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese - FAI
fai_to@inrete.it
338 6594361
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