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(it) Torino. I “portoghesi” del tram 4

Date Fri, 2 Oct 2009 15:38:47 +0200



Un viaggio in tram a Torino ormai da anni rischia di trasformarsi in una
brutta avventura per tanti di quelli che ci viaggiano.
Controllori/sceriffi spesso accompagnati da vigili e poliziotti provano a
fare cassa sulle spalle della povera gente e vanno a caccia di immigrati
senza carte.
Negli ultimi tempi hanno preso di mira il tram 4.
Mercoledì pomeriggio un gruppo di antirazzisti sono saliti su numerosi
tram della linea 4: qualcuno distribuiva volantini mentre altri, con un
piccolo megafono, parlavano con i viaggiatori. Tanti, tantissimi gli
immigrati e gli italiani. Molti hanno apprezzato l’iniziativa, raccontando
a loro volta le proprie storie.

Di seguito il volantino distribuito per l’occasione.

La linea degli scrocconi. Così l’ha chiamata qualche giorno fa “La
Stampa”, la “busiarda – bugiarda” come la chiamano da sempre i torinesi.
Con il 4 si va dalla Falchera a Mirafiori, passando per Barriera e Porta
Palazzo. Chi ci va, stretto stretto con le borse della spesa in mano, di
solito conta il centesimo per arrivare alla fine del mese. Pensionati,
lavoratori, studenti, tutta gente che il biglietto a volte non ce la fa a
pagarlo, perché la crisi – dicono che sta passando ma nessuno se ne
accorge – morde la vita di tanti. Di troppi. E, come sempre, quando molti
tengono la testa bassa, la crisi dei padroni la paga chi lavora, magari in
nero, magari rischiando la vita e la salute. Si sono spesi miliardi per le
Olimpiadi: i soliti noti – amici e compari di chi governa - hanno mangiato
e digerito già da un pezzo la loro fetta di torta. C’è bisogno di fare
cassa ed ecco frotte di controllori sui tram, così i buchi di bilancio li
fanno pagare alla povera gente. 60 euro a capoccia, 25 se li sganci
subito.
È tempo che la crisi la paghino i padroni: trasporti pubblici gratuiti per
tutti!

Ci raccontano la favola triste che la colpa di tutto è dei più poveri,
degli immigrati che fanno i lavori che nessun italiano fa più, di quelli
che lavorano senza carte nei cantieri o si occupano per pochi soldi dei
nostri vecchi.
Tanti cascano nella trappola e battono le mani quando sui tram con i
controllori salgono vigili o poliziotti a caccia di chi non ha documenti,
di esseri umani come noi, nati in paesi dove la povertà è ancora più nera
che qui. Gente che ha affrontato deserto, prigioni, torture e stupri in
Libia, carrette del mare e mercanti d’uomini, pur di dare un futuro ai
propri figli.
Quanti dei nostri padri e madri, pochi anni fa, sono immigrati in questa
città per costruirsi una vita diversa, migliore? Vi ricordate quando
dicevano che i meridionali erano tutti delinquenti? Mafiosi e camorristi?
Oggi dicono lo stesso di marocchini, nigeriani, cinesi… Eppure, la maggior
parte di loro, nostri vicini di casa, la vediamo partire ogni mattina per
andare al lavoro. Proprio come i nostri genitori.
Anche allora era dura: in fabbrica e nei quartieri, dove non c’erano
servizi, scuole, case. Anche allora il razzismo verso gli ultimi divideva
la gente, ma poi, poco a poco, tutti compresero che il nemico non era
l’immigrato meridionale ma i padroni che si arricchivano sulla pelle di
tutti.
La guerra tra poveri fa comodo a chi ci vuole divisi, incapaci di reagire,
di lottare per un futuro migliore di questo presente, che non da
prospettive a nessuno, italiano o immigrato, con le carte o senza le
carte. Con il biglietto o senza il biglietto.

Anche una corsa in tram può essere un’occasione. Un’occasione per puntare
sulla solidarietà contro il razzismo. Un’occasione per dare una mano a chi
rischia molto più di una multa: chi non ha le carte viene rinchiuso in un
CIE – Centro di identificazione e Espulsione - anche per sei mesi prima
della deportazione in un paese dove non vuole e non può più vivere.
In questi ultimi mesi nei CIE, le galere per immigrati, come quello di
corso Brunelleschi a Torino, decine di uomini e donne hanno tentato la
fuga, si sono ribellati, facendo lo sciopero della fame, tagliandosi le
braccia per non essere riportati verso carestia, guerra, persecuzioni.
I controllori della GTT collaborano attivamente alle retate, lavorando
fianco e fianco con vigili e polizia. Ogni tanto interi autobus vengono
bloccati per dare la caccia ai clandestini.

Chi sta a guardare e non fa nulla, chi addirittura plaude, diventa
complice dei razzisti, di chi divide la gente in uomini e no.
Voi da che parte state?

Per info e contatti:
Resistere al razzismo
noracism@inventati.org
338 6594361

Prossimo incontro:
martedì 6 ottobre
ore 21
in corso Palermo 46
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