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(it) Comidad, le news del 19 novembre 2009

Date Thu, 19 Nov 2009 11:05:39 +0100



NEWSCOMIDAD: Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la voce
"Commentario" e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
********************************
LO STATO PRIVATIZZATORE CRIMINALIZZA IL LAVORO
Il saccheggio dei patrimoni immobiliari delle Università a favore dei privati, alla
fine dell'ottobre scorso ha assunto il pomposo nome di Riforma Gelmini. Ciò che
l'articolo 16 della Legge133/2008 (più nota come Decreto Tremonti) dava ancora come
opzione, ora è diventato obbligo di legge, perciò ai Rettori delle Università si
assegna il ruolo istituzionale di organizzare e perpetrare il furto.

Pare che alcuni Rettori abbiano accolto con entusiasmo la notizia, resa più gioiosa
dal fatto che la sedicente riforma del ministro Gelmini, come già faceva la
133/2008, assegna alla Università trasformate in Fondazioni private anche i beni
demaniali dello Stato attualmente in uso alle stesse Università. Le Fondazioni
universitarie private potranno così incamerare qualsiasi bene immobile con cui siano
venute in qualche modo in contatto, e non è da escludere che questo anno di attesa
tra le due leggi sia servito proprio ad allargare a dismisura, con ogni pretesto, la
lista dei beni in oggetto.

Vi è stato entusiasmo anche da parte della Confindustria, ed è pienamente
comprensibile, se si considera che gli imprenditori privati, una volta entrati di
diritto nelle Fondazioni, potranno mettere le mani su patrimoni immobiliari
sterminati e di valore incalcolabile. La cosiddetta opposizione, come sempre, non si
è opposta, dato che al saccheggio sarà ammessa anche la Lega delle Cooperative.

Piovono intanto le finte critiche di rito, del tipo: se i privati mettono i loro
soldi nelle Università, le useranno a loro vantaggio; oppure si accusa la
pseudo-riforma di essere "meritocratica", come se il merito potesse essere valutato
da persone che si distinguono solo per i loro demeriti.

Anche la fiaba secondo cui "gli imprenditori privati mettono i loro soldi" fa il
paio con quella degli americani che invadono gli altri Paesi per portarvi la
democrazia. I privati veri, a differenza dei privati delle fiabe, i soldi se li
portano via, non li mettono. Nel caso delle Università poi non si tratta solo di
soldi, ma anche di patrimoni immobiliari.

Ci si è sempre raccontato che c'erano due soggetti: i privati da una parte e lo
Stato dall'altra, salvo poi scoprire che esiste in effetti un solo soggetto, cioè lo
Stato privatizzatore, che distribuisce ai ricchi il denaro pubblico ed i beni
pubblici accumulati tassando i poveri. Infatti, sempre in ossequio alla solita
133/2008, articolo 23bis, in questi giorni il parlamento viene chiamato a
privatizzare anche la distribuzione idrica, così gli acquedotti costruiti con i
soldi dei contribuenti e degli utenti saranno regalati ai privati; e, per le
prevedibili rivolte popolari causate dalla mancanza d'acqua, il Trattato di Lisbona
ha già previsto per il reato di insurrezione nientemeno che la pena di morte, da
eseguire con rito sommario.

Se la Gelmini può ora pavoneggiarsi di aver varato una "riforma", il ministro
Brunetta viene addirittura accreditato dai media di star attuando una "rivoluzione",
che, manco a dirlo, consiste nel distribuire appalti pubblici a ditte private legate
allo stesso ministro, che non solo fa comprare allo Stato sistemi informatici di
dubbia funzionalità, ma persino tornelli. In questo ruolo di collettore di denaro
pubblico per aziende private, il ministro Brunetta può essere definito il "Rumsfeld
Italiano". Come il Rumsfeld originale, anche Brunetta è uno squilibrato, ma svolge
diligentemente il suo ruolo di saccheggiatore della spesa pubblica, agitando di
volta in volta slogan di intransigente moralismo o efficientismo, a seconda del
pubblico da abbindolare.

Che dei ministri sfacciatamente impresentabili, come l'abietto Brunetta e l'abulica
Gelmini, che per di più fanno parte di un governo presieduto da un latitante,
riescano poi ad accreditarsi comunque di un ruolo efficientistico e moralizzatore, è
l'effetto di una criminalizzazione del lavoro, per cui chiunque lavora è
sospettabile, come minimo, di essere un "fannullone". Questa criminalizzazione non è
accidentale o episodica, ed era riscontrabile anche prima delle campagne
propagandistiche di un Pietro Ichino. Si tratta di una criminalizzazione ideologica
e preventiva, che non si dà quindi caso per caso, semmai sono i lavoratori a doversi
discolpare e a cercarsi di liberarsi dai sospetti singolarmente, poiché, come
categoria, si trovano sempre in uno stato di inferiorità morale.

Si è sempre raccontato che il cosiddetto capitalismo - che sarebbe più realistico
definire "assistenzialismo per ricchi" - abbia rappresentato una rottura rispetto al
feudalesimo; si è raccontato anche che il sedicente capitalismo abbia liberato il
lavoro dai vincoli feudali proiettandolo sul mercato, riducendolo a merce. In realtà
neppure la Rivoluzione Francese ha mai liberato il lavoro da questi vincoli feudali.

Nella sua Storia della Rivoluzione Francese, Kropotkin notava con stupore che una
delle misure dei governi "rivoluzionari" era stata quella di istituire dei "tetti"
salariali, impedendo perciò ai lavoratori di vendere il proprio lavoro alle migliori
condizioni. Il lavoratore quindi non poteva considerarsi proprietario della sua
forza-lavoro, anzi questa era considerata di proprietà dello Stato.

A questo punto non ci si stupirà di scoprire che anche nell'Inghilterra
ultra-liberista si limitavano per legge i salari, e il padronato inglese gridò allo
scandalo di un ritorno al feudalesimo soltanto quando la legislazione limitò lo
sfruttamento della manodopera infantile, grazie anche alle denunce di scrittori di
grande popolarità come Charles Dickens.

Il Diritto Civile napoleonico sancì ufficialmente la disuguaglianza tra padrone e
lavoratore, stabilendo che nei conflitti di lavoro per il tribunale solo il padrone
era da ritenere credibile sulla parola, mentre l'operaio era tenuto a portare prove
tangibili. Ciò che il Codice napoleonico stabiliva in modo esplicito, oggi
costituisce ancora un implicito senso comune. La condizione servile del lavoratore,
il suo stato di inferiorità morale, conferisce automaticamente un piedistallo di
superiorità morale a chiunque voglia criminalizzarlo, proprio perché l'onere della
prova risulta rovesciato. Ad esempio, molti lavoratori del Pubblico Impiego sono
finiti sotto il mobbing di Brunetta e al ludibrio dei media, non perché lavorino
poco e male, ma, al contrario, perchè il loro buon rendimento mantiene basso il
costo del servizio, e quindi impedisce di giustificare la cessione di quello stesso
servizio in appalto a una ditta privata amica del ministro.

Le privatizzazioni sono furti, ma a causa dello status di subordinazione feudale del
lavoro, possono essere fatte apparire come ventate moralizzatrici che mettono in
riga dei lavoratori discoli.

Nel "Manifesto dei Comunisti", Marx ed Engels contribuirono a perpetuare l'equivoco,
proponendo di organizzare i lavoratori delle campagne in un esercito agricolo a leva
obbligatoria, e quindi suggerendo che il comunismo non consista tanto nella
proprietà comune dei mezzi di produzione, ma nella proprietà comune della forza
lavoro; quindi un comunismo feudale, in cui il lavoratore vede confermata la sua
condizione di servo della gleba.

Il distacco progressivo dell'idea comunista dalla difesa del lavoro, la deriva
moralistica ed educazionistica del comunismo attuale, sempre impegnato
nell'autocritica e nell'autofustigazione, costituiscono l'effetto di questo ingorgo
ideologico, cioè del non aver mai affermato con chiarezza che la condizione
preliminare del comunismo è la libertà del lavoro: la forza-lavoro deve appartenere
al singolo e i mezzi di produzione a tutti.

19 novembre 2009



Commenti flash n.1 del 19/11/2009

ASSISTENZIALISMO PER RICCHI: IL CASO ENEL

Nel 1963 le imprese elettriche di tutta Italia vennero nazionalizzate e fu
costituito l'Enel. L'operazione fu fatta passare come una concessione alle pretese
del PSI che allora si affacciava al governo del paese. In realtà gli impianti delle
imprese elettriche erano in uno stato pietoso e sarebbero stati necessari capitali
immensi per ammodernarli, così furono ceduti allo Stato per farli ammodernare.

Le imprese elettriche furono indennizzate lautamente e, con i capitali freschi
ricevuti dallo Stato, furono fatti nuovi investimenti nei settori allora ritenuti
più remunerativi (telefonia, chimica, informatica, ecc).

Gli indennizzi furono pagati, attraverso le bollette dell'Enel, da tutti gli utenti;
in pratica gli italiani si "comprarono" le imprese elettriche. Quando poi l'Enel era
diventato un gioiello a livello industriale, con impianti all'avanguardia, è stato
smembrato nel 1999 (col Decreto Bersani) e "privatizzato". Cioè lo Stato ha venduto
a prezzi di favore ai privati, gli impianti che erano stati ammodernati o costruiti
di sana pianta con denaro pubblico.

Per di più lo Stato ha venduto una cosa che non era sua, perchè era stata comprata
dagli utenti con le trattenute sulle bollette.

Bisogna tenere presente che le azioni dell'Enel messe sul mercato avevano due prezzi
diversi, quelle del mercato cosiddetto "istituzionale" (le banche) a prezzi di
favore e quelle destinate ai cittadini (il mercato diffuso) a prezzi maggiorati. In
questo modo il controllo dell'Enel Spa è andato alle banche e i cittadini sono stati
tosati ulteriormente.



Commenti flash n.2 del 19/11/2009

SAVIANO, IL SALVATORE DELL'OCCIDENTE
Alla trasmissione di Fazio, Roberto Saviano ha gestito una intera serata da
candidato dell'occidentalismo; così tutti i regimi più invisi all'Occidente hanno
avuto il fatto loro:
- la Russia comunista che tormentò il povero Chalimov;
- la Russia di Putin che ha fatto fuori la Politkovskaya ;
- l'Iran di di Ahmadinejad che ha ucciso la manifestante in piazza;
- non poteva mancare un accenno a Napoli sotto il dominio camorristico, paragonato a
questi regimi.

Solo l'Occidente si è salvato dalle denunce dell'implacabile Saviano. Intanto in
Italia un ragazzo viene massacrato di botte in carcere dai poliziotti e naturalmente
pare che nessuno abbia visto niente: curiosamente in questo caso nessuno parla di
"omertà", di "non collaborazione", di "spirito del branco"; termini da usare solo
quando si intervistano i cittadini dopo un crimine o gli adolescenti accusati di
bullismo.

Nel frattempo, il mai troppo lodato Obama ha vietato la pubblicazione completa delle
foto sulle torture ad Abu Ghraib, proprio come i francesi vietarono la pubblicazione
delle foto sulle torture in Algeria.


[Da: "Italiano" <italianovinc -A- alice.it>]

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