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(it) Report dal Day of Action

Date Thu, 19 Nov 2009 11:02:28 +0100



Quello che segue sono i report da varie città sulle iniziative svoltesi attorno
al 14 novembre per il DAY OF ACTION contro i CIE e le leggi razziste indetto
dall'IFA-Internazionale di Federazioni Anarchiche (www.federazioneanarchica.org).
I report saranno pubblicati su Umanità Nova in uscita di questa settimana.

Torino/1
Sfilata con gabbia e capitalista a Porta Palazzo.
Sabato 14 novembre, mattina.
Striscioni, una mostra sul pacchetto sicurezza,
banchetto, musica e volantinaggi allo spazio antirazzista che ha aperto due
giornate di informazione e lotta contro i CIE in occasione del Day of action
contro i CIE, la Giornata internazionale contro i centri di detenzione per
immigrati promossa dall'IFA.
Alle varie iniziative, organizzate dalla rete "resistere al razzismo" hanno
partecipato i compagni della FAI torinese e quelli del Perlanera di Alessandria.
Il presidio del 14 per una buona ora è diventato itinerante.

"Fratello devi stare attento. Tu difendi i poveri e quindi sei nemico della
democrazia. Stai con chi cerca lavoro e quindi finirai a Guantanamo". Lo dice ad un
compagno un anziano immigrato all'angolo tra piazza della Repubblica e via
Cottolengo.
Gli antirazzisti stanno facendo un giro attraverso il Balon e il mercato di Porta
Palazzo, bloccando brevemente il traffico in via Andreis, piazza della Repubblica,
corso Giulio Cesare. Davanti c'è uno striscione "CIE = lager. Rompere le gabbie".
Poi incede rigido un capitalista in gessato e Borsalino seguito da una gabbia con
due lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno.

C'è anche il suono straziante di una
chitarra elettrica ed un tamburo che batte il tempo. Il tempo di uomini e donne
in catene, che marciano al ritmo del padrone. La sfilata antirazzista fa
numerose soste. Il capitalista apostrofa la folla, vantandosi dei soldi fatti
sulle spalle di chi lavora. Magari in nero, senza permesso, ricattato ogni
giorno. Grazie, e lo sottolinea con forza, alle leggi razziste fatte da governi
amici, di destra e di sinistra. Sono storie che tanti lì riconoscono come
proprie: la schiavitù legale dei lavoratori immigrati, il lavoro senza diritti
né tutele, le gabbie del CIE che si ingoiano quelli che non servono e
minacciano la vita di tutti gli altri. Ad ogni sosta i due immigrati in gabbia
urlano e si avventano sul capitalista. Nel cuore del mercato le grida si
moltiplicano. La gente si ferma, alcuni si uniscono nel gridare al padrone
"razzista!", "vai via!". In piazza una macchina suona forte alle nostre spalle.
Alla guida c'è una ragazza rom con una sfilza di bambini. Sorride, saluta e
mostra il pollice in segno di approvazione.

Tanti altri si avvicinano e ringraziano.
Qui trovate le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367


Torino/2
Scritte contro chi lucra sui CIE

Sabato 14 novembre, pomeriggio. Dopo
pranzo compaiono scritte sui muri della Misericordia a Collegno, del consorzio
Connecting People e della Croce Rossa in via Bologna. Misericordia, Croce rossa
e Connecting People hanno in comune la scelta di gestire uno o più CIE. Su muri
della Misericordia che gestisce i CIE di Modena e Bologna, la scritta
"Misericordia complice nei CIE/lager di Stato. Rompere le gabbie!". Sui muri di
Kairos, del consorzio Connecting People, che gestisce i CIE di Gradisca e
Trapani, in corsa per aggiudicarsi Torino la scritta "Gestire i CIE/lager non è
un'opportunità. Maurino aspirante aguzzino". Mauro Maurino, presidente di
Kairos e membro del direttivo di Connecting People, considera gestire un CIE
"un'opportunità" da non farsi scappare.

Infine alla sede CRI di via Bologna è
comparsa l'ultima di una lunga serie di scritte "CRI complice dei pestaggi al
CIE. Rompere le gabbie!". L'ennesima mano di vernice non basterà a coprire la
vergogna di chi lucra sulla vita di uomini e donne in gabbia.

Ecco le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367


Torino/3
Domenica 15 novembre.

Nella notte corso Brunelleschi ha cambiato nome. La strada che costeggia il CIE
di Torino è diventata "corso Nabruka Nimuni". Di fronte al CIE - perché tutti
ricordino e nessuno possa dire che non sapeva - è stato impiccato un manichino.
Sotto un mazzo di fiori e un cartello "A Nabruka Nimuni. Uccisa da una legge
razzista".

Qui le foto scattate da un reporter di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/6377

Anche questa notte le grida dei prigionieri hanno
oltrepassato le gabbie e il muro. Stavolta la protesta è partita nella sezione
femminile: tra mezzanotte e l'una per una ventina di minuti si sono udite
battiture e urla. Poi è calato il silenzio. Intorno alle 2 e mezza è uscita un'
ambulanza scortata dalla polizia.

Per i più Nabruka Nimuni non era nessuno: un'immigrata senza documenti, illegale,
clandestina. Due righe in cronaca e poi via. Roba per le statistiche e nulla più.
Sottrarre la sua storia all'oblio, al solo dolore di chi le voleva bene è un modo
per fuggire la terribile normalità del male, che brucia le viscere della nostra
società.

Il 7 maggio di quest'anno Nabruka si è suicidata nel Centro di Identificazione ed
Espulsione di Ponte Galeria a Roma. L'hanno trovata impiccata nei bagni. Poche ore
prima aveva saputo che quel giorno l'avrebbero deportata in Tunisia. Viveva in
Italia da oltre vent'anni, aveva un figlio, non voleva andare via.

La sua vita si è spezzata quando in questura, invece del solito pezzo di carta le
hanno consegnato un decreto di espulsione e l'hanno rinchiusa nel CIE. In Italia non
le hanno permesso di vivere. Ha preferito morire.

Con questo gesto si conclude il Day of action contro i CIE
Ma la resistenza continua? ogni giorno. Dentro e fuori le gabbie.
Ma. Ma.


Parma
Il gruppo anarchico A. Cieri / Fai di Parma ha
promosso domenica 15 novembre (il 14 si è tenuto il presidio regionale a
Bologna) un presidio informativo contro i CIE ed il Pacchetto Sicurezza in
Piazzale Matteotti, durante il mercato cittadino, composto prevalentemente da
immigrati e frequentato dalla gente dell'Oltretorrente, uno dei quartieri più
multietnici della città. Dalle ore 10 e fino alle ore 13.00 si sono svolte
alcune iniziative, in collaborazione con il Comitato antirazzista cittadino e
le altre realtà del territorio che si occupano di migranti e problematiche
legate al contrasto del razzismo, con volantinaggi, l'esposizione di una mostra
relativa ai C.I.E., la distribuzione di materiale informativo sulle reali
condizioni di vita dei migranti nel nuovi lager di Stato. Molte le persone che
si sono fermate a leggere i pannelli ?Voci dai nuovi lager' con le
testimonianze dei reclusi, le cronologie degli eventi e delle rivolte nei CIE
di Milano, Torino, Bologna, Modena e Gradisca d'Isonzo, le storie di Nabruka e
degli altri migranti morti per mano della violenza razzista dello Stato. Molti
gli immigrati che ci hanno dato la loro solidarietà per l'iniziativa. Molte le
persone che si sono fermate per chiedere informazioni sui CIE. Dal megafono
alcuni compagni hanno ricordato le violenze, i pestaggi, gli stupri nei Centri,
il ruolo della Croce Rossa (la cui sede è a pochi passi da Piazzale Matteotti),
la verità sulle retate anti-immigrati sempre più frequenti in città. Sotto gli
occhi di diversi poliziotti, carabinieri e digos sono stati aperti alcuni
striscioni, uno recitava "Resistere al razzismo", l'altro "nei Cie si stupra" e
tanti cartelli di denuncia della violenza contro i migranti. Nei giorni
precedenti al presidio e il giorno stesso la stampa e le televisioni locali
hanno concesso interviste ai compagni organizzatori, dando modo di spiegare le
loro posizioni contro il razzismo e le nuove gabbie per migranti. Per questa
domenica la Lega Nord, che si presenta spesso a questo mercato per la sua
propaganda razzista, non si è fatta vedere. Anche i tutori dell'ordine hanno
dovuto rinunciare ai soliti controlli contro i cosiddetti venditori ?abusivi'
che cercano si guadagnare qualche euro esponendo le loro merci. Durante il
presidio è stata ricordata e denunciata con forza, dal megafono e con cartelli
esposti, l'ennesima morte ?sospetta' nel carcere parmigiano di via Burla:
Giuseppe Saladino, di 32 anni, è l'ennesima vittima della violenza dell'
istituzione penitenziaria, in particolare di quella di Parma, un vero e proprio
laboratorio di tortura, per ricordare che le gabbie statali che uccidono non
sono solo quelle per migranti.
Christian per il gruppo anarchico Cieri/FAI
Parma


Pordenone
Almeno un centinaio i partecipanti al presidio NO BORDER DAY
organizzato dal coordinamento libertario regionale del Friuli Venezia Giulia
svoltosi a Pordenone in una centrale piazzetta della città e a cui hanno
aderito e partecipato una quindicina di compagni del vicino Veneto del
coordinamento anarchico Aranea. Per due ore sono stati proiettati diversi video
di controinformazione e denuncia sul razzismo e la xenofobia dilagante in
Italia; in particolare di forte impatto è stato il filmato del pestaggio di
migranti uscito dal CIE di Gradisca (l'unico in regione e a cui il movimento
anarchico di questi territori ha opposto una determinata resistenza in termini
di mobilitazione e contrasto negli anni precedenti all'apertura). Oltre ai
video sono stati distribuiti volantini ed allestito un banchetto con libri,
opuscoli e varia informazione libertaria e antirazzista ma il momento più
importante, dopo alcuni interventi al microfono di esponenti anarchici e non, è
stato l'abbattimento fisico di un muro di 6 metri per 3 rappresentante i
confini, gli stati, le sbarre ed ogni forma di discriminazione. All'incitazione
di "abbattere le frontiere" il muro di cartone è stato divelto da decine di
compagni. Questa giornata che rientrava nel Day of Action lanciata dall'IFA
(Internazionale delle Federazioni Anarchiche) a livello internazionale non è
che l'ennesima tappa di un percorso che a Pordenone Iniziativa libertaria porta
avanti da anni con le critical mass contro le ronde padane, la campagna "un
fazzoletto giallo contro le ronde militari" e le varie lotte contro la chiusura
dell'ambulatorio per clandestini e leggi regionali fortemente razziste nei
confronti dei migranti. Continueremo dunque su questa strada di lotta solidale
e fraterna con tutti i migranti per una società senza confini, muri e razzismo.

Stefano l'ncaricato


Bologna
Sabato 14 novembre il circolo Berneri ha
organizzato un presidio informativo in piazza Ravegnana sotto le due torri.
Piazza Maggiore era stata negata in extremis dal Comune per non "disturbare" le
altre manifestazioni previste, tutte di carattere commerciale. Un divieto tira
l'altro, perchè poche settimane prima il sindaco Delbono non aveva esitato a
rinnovare una misura già ideata da Cofferati: è fatto divieto sabato e domenica
dalle 14 in avanti manifestare in gran parte del centro città: cortei, presidi,
banchetti informativi non sono permessi. A chi ha infranto la legge nei mesi
precedenti sono state comminate multe, alcune di queste molto salate.

Per il Day of action una sessantina di persone si sono ritrovare dalle 11 della
mattina sino allo scattare del divieto con un banchetto informativo,
striscioni, bandiere per reclamare la chiusura dei Centri di detenzione per
migranti, per la libertà di circolazione e un futuro senza frontiere né galere.
Erano presenti le compagne femministe con volantini con un loro striscione "Nei
CIE si stupra", alcuni compagni della FAI di Reggio Emilia e di Parma e altri
del coordinamento migranti di Bologna e provincia che sono intervenuti più
volte al microfono. Volantini appicicati un po' ovunque denunciavano lo stato
di polizia che ci circonda ogni giorno, la necessità di rompere le gabbie, la
violenza di stato culminata con l'omicidio simbolo di Stefano Cucchi.

Rompere le gabbie è anche demolire il muro di gomma: chi provava a "intervistare" i
passanti, chiedendo cosa fossero i CIE, gli ex CPT, riceveva risposte per lo
meno perplesse. Le centinaia di volantini distribuiti sabato 14 sono una
goccia, forse, ma tremendamente necessaria.
RedB


Alba
A cura della locale Federazione Anarchica e del Circolo Entropia, nelle vie del
centro storico della tartufolaia e salottiera Alba è stato distribuito un volantino
di
informazione ed appoggio alle lotte per la distruzione dei CIE, nel giorno
della mobilitazione .

È stato ristampato sia il volantino di convocazione per
sabato 14 a Torino, sia quello "Fermatevi un minuto: Pensate" che si sofferma
sulla applicazione pratica della legge securitaria, punto per punto,
dall'arresto dei senza carta, a cosa avviene ad una clandestina che partorisce,
all'inasprimento delle pene per reati di scrittura e di parola, alla logica
razzista di discriminare un uomo ed una donna solo per il cammino geografico
percorso e non per altro.

Erano firmati "Resistere al razzismo" nella città
medaglia d'oro della Resistenza insieme a Cuneo e a Boves. Chi non poteva
essere presente alla lotta sul posto, dove i campi di concentramento esistono,
aveva almeno il dovere di esprimere pubblicamente non solo la solidarietà, ma
anche la condivisione di tutti quei "reati umani" che possono essere commessi
per distruggere queste schifezze dello stato razziale.

antonio lombardo
FAI Cuneo


Milano
Tra le giornate di venerdì e sabato si sono tenute a Milano
diverse iniziative legate sia agli arresti di cinque studenti che alla
mobilitazione in corso per la liberazione dei ribelli del CIE di Via Corelli,
iniziative che si sono intrecciate nel modo descritto nel report postato su
Indymedia e che riportiamo di seguito. Presenti a queste iniziative abbiamo
distribuito il comunicato della Commissione Antirazzista della FAI,
sottoscritto dalla FAM; intanto su alcuni ponti della città sono apparsi degli
striscioni di stoffa per la chiusura dei CIE e di solidarietà con i ribelli di
via Corelli in collegamento con il 'Day of action' indetto dall'Internazionale
di Federazioni Anarchiche.
l'incaricato

Venerdì mattina:
alla sei del mattino cinque studenti vengono arrestati con l'accusa di rapina e
lesioni perché sospettati di aver stampato senza pagare qualche centinaio di
volantini presso la libreria universitaria CUSL e di essere usciti con un tale
mirabile bottino spintonando due impavidi ciellini che tentavano di fermarli. Uno di
loro viene portato a san Vittore, gli altri vengono messi agli arresti domiciliari.
Le
loro case sono state perquisite, alcune addirittura filmate. Se l'accusa
dovesse reggere rischiano dai 4 ai 10 anni di galera.

Venerdì sera:
quasi un centinaio di persone si ritrova preso il caseggiato di case popolari occupate
(e non) in cui abitavano due degli arrestati. Discutono, si confrontano, si
aggiornano sulle condizioni dei ragazzi arrestati, parlano della sproporzione
di quanto accaduto, della brutalità repressiva dei tempi che corrono. Poi
decidono spontaneamente di muoversi in corteo fino a san Vittore, dispiegando
uno striscione fresco di pittura con la scritta: "sid, paolino, celo, tia
liberi subito! Sbirri infami!". Il corteo passa per porta Genova, via Papiniano
e poi raggiunge le mura del carcere. Qui scritte, slogan, saluti, diversi botti
rimbombano nel cortile del carcere. I detenuti rispondono con battiture e urla
di gioia. Poi il corteo torna verso il punto di partenza, passa per via Coni
Zugna, arriva in piazza 24 maggio, poi devia in san Gottardo. Qui alcuni
cassonetti vengono rovesciati, uno viene dato alle fiamme. Slogan contro la
polizia, contro i secondini, contro i CIE per immigrati, e in solidarietà a
tutti gli arrestati accompagnano il corteo fin sulla circonvallazione di viale
Liguria. Qui una campana del vetro viene spostata e blocca la strada, poi
l'ultima deviazione verso casa.

Sabato:
dalle 14 un presidio sotto il carcere di san Vittore raduna circa 200 persone. Il
presidio, già indetto da giorni in solidarietà agli arrestati di via Corelli e in
adesione alla giornata europea contro i campi di espulsione per immigrati, raccoglie
anche la solidarietà agli studenti arrestati. Musica, interventi e saluti in più
lingue attraversano le mura del carcere. A loro si aggiunge qualche botto e alcuni
grossi fumogeni.

Poi il presidio invade la carreggiata e blocca il traffico. Il presidio con
blocco continua vivacemente fino alle 17 e infine spontaneamente si tramuta in
corteo. Qui scritte, slogan, canti. La manifestazione percorre le vie decidendo
il percorso di incrocio in incrocio senza trattare con forze di polizia
presenti (in maniera massiccia ma sempre a distanza). Seminata la celere in due
o tre occasioni il corteo ha poi raggiunto le case occupate di via Ripa
Ticinese. Qui aperitivo di autofinanziamento di un gruppo di donne che si batte
contro i CIE.

Più tardi una carovana di macchine fa un giro di saluti sotto le
case degli studenti agli arresti domiciliari. Il giro termina sotto il Centro
di Identificazione ed Espulsione di via Corelli. Per la terza volta in una
settimana una battitura comune crea un ponte tra dentro e fuori. Più tardi si
verrà a sapere che in 5 sezioni del centro l'indomani inizierà uno sciopero
della fame. L'ennesimo.


[Da: <fai-antiracism -A- libero.it>]

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