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(it) Torino. Treccine e cassonetti
Date
Fri, 29 May 2009 12:59:51 +0200
Torino. Treccine e cassonetti
Martedì 26 maggio. Solita Barriera di sempre tra corso Giulio, corso
Brescia, corso Palermo.
L’Adnkronos intorno alle sette batte la notizia che due sedi della Lega
sarebbero state “attaccate”, “prese di mira da un gruppo di cinque - sei
persone le sezioni di via Cenischia e di Largo Saluzzo. Nella prima, dove
si trovava un militante del Carroccio, è stato rotto un vetro e lanciato
un fumogeno. Nella seconda, dove erano presenti alcuni esponenti leghisti,
il gruppo, dopo essere entrato, ha lanciato alcuni volantini.”
Il tam tam di movimento sparge la notizia di gente fermata e trattenuta
dalla polizia.
Verso mezzanotte l’incrocio tra corso Giulio e corso Brescia è pieno di
immondizia, cassonetti rovesciati. In mezzo anche un cartello “via i
razzisti dai quartieri”. La mondezza è un po’ ovunque per corso Brescia
dove le macchine vanno a zig zag. In strada c’è gente che guarda e non
capisce, non capisce perché la strada è piena di merda, non capisce perché
qualcuno se la sia presa con quello scampolo di quartiere. Dai balconi
volano insulti verso i vicini squatter dell’Asilo di via Alessandria,
dove, invece, come ogni martedì, c’è il consueto benefit per chi è nei
guai con la legge.
Arrivano decine di volanti di polizia, poi vigili a vagonate e poliziotti
armati di macchina foto che scattano su tutto. Bar e kebabbari tirano giù
le serrande. L’aria resta immobile come la mondezza che nessuno sposta.
In corso Palermo c’è gente che grida. Un gruppo di sette otto ragazzi e
ragazze fila concitato. Qualcuno in corso Brescia li ha appena aggrediti
di brutto. Hanno orecchini, brache larghe, treccine, tatuaggi. Uno grida
che un tipo grosso sui quaranta è sceso di casa, lo ha preso e ribaltato
sulla macchina: gli occhi sono fondi di paura. Poi arrivano di corsa due
tipi dai muscoli gonfi, magliette e jeans stretti stretti. Corrono,
raggiungono i ragazzi a metà di corso Palermo e uno, subito, salta al
collo di un ragazzo, si rotolano a terra. Quattro anarchici di passaggio
fermano la macchina e si mettono in mezzo, facendo correre lontano quello
che menava il ragazzo.
Da una finestra a piano terra si affaccia un uomo magro, occhi gonfi di
sonno, dice che vuole dormire, che la si faccia finita. L’altro palestrato
resta e contesta ai ragazzi il casino coi cassonetti in corso Brescia: i
ragazzi non ne sanno niente, dicono che il casino non è roba loro. Ma sono
vestiti come tanti ragazzi di Barriera e questo è bastato ai due in cerca
di vendetta.
Non è la loro notte. Forse non è la notte di nessuno.
Qui in questa periferia vecchia vecchia nessuno capisce cosa sia successo
e perché.
Quei cassonetti in mezzo alla strada mimano una rivolta che non c’è e la
gente, svegliata dal casino, se la prende con i vicini dello Squat, con i
ragazzi con le treccine, con la porca sfiga che non li lascia dormire.
Alle tre di notte un sms avverte che quattro compagni – a cui va il nostro
abbraccio solidale - sono alle Vallette, accusati di violenza privata per
le due azioni di disturbo alla Lega.
Nei loro palazzi i potenti dormono quieti.
Il giorno dopo i giornali raccontano le loro verità. Torino Cronacaqui
trasforma in una bomba il petardo o fumogeno che qualcuno avrebbe gettato
nella sede leghista di via Cenischia. I leghisti alzano i toni e parlano
di “terrorismo”.
Intanto Torino pare tornata al centro dell'attenzione nazionale ed
internazionale. C’è la Fiat che sta provando a comprarsi la Opel; c’è la
movida in piazza Vittorio. Chiamparino, il sindaco ultras del Tav e
promotore di un PD del nord in concorrenza con la Lega sulla sua stessa
merda, è diventato presidente dell'ANCI, l'associazione dei comuni
italiani.
Nella Torino antifascista che fu di Gramsci, di Gobetti, di Pietro Ferrero
(il segretario anarchico della Fiom massacrato con altri compagni dai
fascisti il 18 dicembre 1922); nella Torino operaia degli scioperi contro
il fascismo, la guerra, i nazisti; nella Torino di piazza Statuto e di
corso Traiano, luoghi delle rivolte degli anni '60; in questa Torino
vengono arrestati dei compagni per chiamato le cose con il loro nome:
avrebbero dato del fascista e razzista a dei fascisti e razzisti. A quelli
della Lega o della Destra le cui parole d’odio contro ogni essere umano
non sia dei “nostri” diventano leggi che ammazzano, diventano i profughi
mandati a morire in Libia, diventano la schiavitù legale dei lavoratori
immigrati.
In questa Torino si può finire in galera per il semplice fatto di trovare
insopportabile che fascisti e razzisti aprano sedi e circolino
tranquillamente per i quartieri a seminar odio e divisione tra poveri,
poveri italiani contro poveri stranieri.
Torino deve tornare ad essere una città libera da fascisti e razzisti:
l'antifascismo deve tornare ad essere una discriminante che attraversa
ogni quartiere, ogni strada di questa città.
Certo non è facile, perché la guerra sociale ha da tempo ceduto spazi alla
guerra tra poveri, perché nelle periferie dove la crisi morde il culo a
tutti, la paura dell’altro grida più forte della solidarietà e i razzisti
soffiano sul fuoco.
Serve determinazione e pazienza. Determinazione a non lasciare spazio a
fascisti e razzisti, pazienza di abitare solidalmente i nostri quartieri,
dove tanti faticano a vivere. Tra corso Giulio, corso Brescia, corso
Palermo nel cuore di questa vecchia Barriera le rivolte, quelle vere,
hanno segnato le strade e le piazze ed hanno alimentato una memoria viva.
In quella memoria c’è la strada fatta insieme dai proletari del quartiere,
quelli nati lì e quelli arrivati dopo, ci sono le lotte contro i padroni
che lucrano sulla vita di tutti. Oggi come allora la guerra tra poveri si
sconfigge nelle lotte comuni dei poveri italiani e dei poveri stranieri.
Se ci riusciremo, nei loro palazzi, i potenti dormiranno meno quieti.
Mentre scriviamo queste righe arriva la bella notizia che i compagni
arrestati martedì - Michele, Monica, Cesco e Elisa - sono stati liberati
con obbligo di firma.
I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Torinese riuniti in
assemblea
Questo testo è stato inviato solo a compagni e a gruppi di movimento. NON
è stato inviato ai media, né a quelli indipendenti né a quelli mainstream.
Se altri lo vogliono diffondere sono invitati a seguire lo stesso
criterio.
Per info e contatti:
ogni giovedì dopo le 21 in corso Palermo 46.
fai_to@inrete.it 338 6594361
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