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(it) Avigliana: scarpe vecchie e manichini insanguinati alla Azimut
Date
Mon, 30 Mar 2009 10:49:13 +0200
Avigliana: scarpe vecchie e manichini insanguinati alla Azimut
Il 28 marzo del 1997 la nave albanese Kater I Rades affondava
nell’Adriatico: era stata speronata da una corvetta della Marina Militare
Italiana, la Sibilla.
Morirono 106 persone, colpevoli di fuggire alla guerra civile scoppiata
nel loro paese.
Questa notte, a 12 anni dalla strage, alcuni antirazzisti e
antimilitaristi hanno appeso alle finestre all’ingresso della Azimut di
Avigliana due striscioni con le scritte “No alle produzioni di morte, no
all’industria della guerra”, “In memoria del 106 morti della Kater I
Rades”.
Appoggiato all’ingresso un manichino bianco macchiato di vernice rossa,
rossa come il sangue dei profughi e degli immigrati morti in mare. Intorno
scarpe vecchie, quello che le onde restituiscono dei naufraghi.
Per chi non lo sapesse la Azimut sin dal 2005 ha un accordo con
Fincantieri per la costruzione – nello stabilimento di Viareggio - di
pattugliatori della Marina Militare. Gli stessi che danno la caccia agli
immigrati nel Mediterraneo, un immenso cimitero di guerra. La guerra
contro i poveri.
Qui trovate le foto scattate da un anonimo reporter di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/4534
Facciamo un passo indietro.
Marzo 1997. In Albania c’era la guerra civile, provocata dal fallimento
delle Piramidi finanziarie promosse dal premier Sali Berisha. Migliaia di
albanesi fuggivano verso l’Italia prendendo il mare in affollate carrette.
In Italia governava il centro sinistra. Primo ministro di un governo
dominato dai DS con l’appoggio di Rifondazione Comunista era Romano Prodi.
In parlamento la Camera dei deputati era presieduta da Irene Pivetti,
allora in versione beghina leghista, che chiedeva apertamente che si
sparasse alle navi dei profughi e li si buttasse a mare.
Ministro dell’Interno era l’attuale presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano. Napolitano, in accordo con Berisha, emesse un decreto di
emergenza per il respingimento e l’espulsione degli albanesi. Da lì al
blocco navale il passo fu breve.
Unità della Marina Militare Italiana, le cui regole di ingaggio non sono
mai state chiarite, formarono un muro di fronte alle coste albanesi.
C’erano tutte le condizioni per una tragedia.
Il 28 marzo 1997 un’unità della Marina Militare, la Sibilla, intercettò
una carretta zeppa di profughi, la Kater I Rades. Il mare era mosso e la
Sibilla si avvicinò tanto, troppo, alla nave albanese, sino a speronarla.
La Kater I Rades affondò con il suo carico umano. I morti furono 106.
Il governo italiano parlò di incidente, la magistratura quasi dieci anni
dopo condannò i due comandanti: Namik Xhaferi, della Kater I Rades, a otto
anni, e Maurizio Laudadio, della Sibilla, a tre.
Gli antirazzisti oggi come allora, dicono che è stata una strage.
Una strage di Stato.
Ad Avigliana, all’imbocco di quella Val Susa, dove negli anni Settanta le
lotte antimilitariste ed uno storico sciopero alle officine Moncenisio
ottennero la riconversione ad usi civili di alcune produzioni belliche,
c’è la Azimut Benelli.
In questi ultimi mesi la crisi ha colpito duro anche alla Azimut con
licenziamenti e cassa integrazione. Lo scorso novembre sono stati lasciati
a casa 200 lavoratori a termine, tra gennaio e febbraio di quest’anno è
scattata la cassa integrazione per 950 su 1200 addetti dello stabilimento
di Avigliana.
La Azimut produce yacht di lusso, ma, dal 2005, ha differenziato la sua
produzione, stringendo un accordo con Fincantieri per la costruzione di
pattugliatori per la Marina Militare Italiana.
I pattugliatori servono al contrasto dell’immigrazione clandestina ed
operano in tutto il Mediterraneo, un mare che è divenuto un enorme
cimitero per le migliaia di disperati che lo attraversano diretti verso
l’Europa, in cerca di un futuro, di un’opportunità di vita.
I padroni lucrano sulle vite di tutti i lavoratori, immigrati o nativi.
Sono gli stessi che lasciano a casa gli operai quando i profitti calano,
gli stessi che producono navi da guerra contro i lavoratori migranti. La
solidarietà tra gli sfruttati è il mezzo più efficace contro chi guadagna
sulla pelle di ciascuno di noi.
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – la sede è aperta ogni giovedì dalle 21
fai_to@inrete.it
338 6594361
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