A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Trk�_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Trk�
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Pianezza. Scritte alla FATA che fa affari con L’Iran

Date Wed, 1 Jul 2009 06:18:02 +0200



Pianezza. Scritte alla FATA che fa affari con L’Iran
“FATA complice degli assassini in Iran”: questa scritta campeggia sul muro
dello stabilimento FATA di Pianezza. Sulle cancellate nella notte tra il
30 giugno e il primo luglio hanno fatto la loro comparsa anche due
striscioni, in italiano e in persiano. Vi si legge “Solidali con la
rivolta in Iran” e, in persiano, “Ali Khamenei = Pinochet”, “Regime
dittatoriale”, “Solidarietà al popolo iraniano”. Sotto una grande A
cerchiata “libertà” in persiano.
Un fotografo di passaggio ha fatto qualche scatto. Li trovate qui:
http://piemonte.indymedia.org/article/5302
Nel pomeriggio in via Po si era tenuto un punto info solidale organizzato
dalla FAI torinese.
La FATA, sin dal 2003, ha forti interessi in Iran, dove sta realizzando un
impianto di oltre 300 milioni di euro per la produzione di alluminio
primario a Bandar Abbas, nel sud del paese. A Teheran ha persino aperto un
ufficio, per gestire direttamente i propri affari.
Sino al 2005 amministratore delegato di FATA è stato Ignazio Moncada. È a
lui che si deve l’avvio delle relazioni d’affari con la Repubblica
Islamica. Moncada, che dopo l’acquisizione di FATA da parte di
Finmeccanica, resta con la qualifica di direttore generale, è l’uomo
giusto al posto giusto.
Inizia la sua carriera nei servizi segreti, alle dipendenze del generale
Gianadelio Maletti, uno che di affari sporchi e sporchissimi ne ha
trattati parecchi. Era l’epoca della stragi e dei tentati golpe: Maletti
governava il Sid quando in piazza Fontana una bomba di Stato fece 16
morti.
Moncada, approdato a Torino con l’incarico di monitorare le ditte che
facevano affari con L’URSS, è uno che attraversa i più importanti affari
all’ombra della Mole, uscendo miracolosamente illeso da tutte le
tangentopoli subalpine.
Un uomo di pochi scrupoli come ogni manager che si rispetti. Uno che gli
affari li fa con tutti perché i soldi non puzzano mai.
Il governo italiano con volgare ipocrisia a parole biasima la repressione
in atto in Iran, nei fatti continua a fare affari con la Repubblica degli
Ayatollah.
In questi anni il volume degli scambi tra Italia a Iran è costantemente
aumentato. Dopo le sanzioni decretate dall’ONU, dopo le esternazioni
antisemite e revisioniste di Ahmadjneiad, dopo la questione delle centrali
nucleari, il governo del nostro paese ha duramente condannato l’Iran a
parole, nei fatti ha continuato a sostenere le industrie italiane
impegnate in quel paese.
Nel 2007, con un interscambio complessivo di 5,7 miliardi di euro,
l’Italia è stata, tra i paesi dell’Unione Europea, il primo partner
commerciale dell’Iran. Le importazioni, per l’80% petrolifere, sono state
pari a 3,9 miliardi, contro esportazioni per 1,8 miliardi.
Nel giugno del 2008 si è svolto a Roma il vertice FAO cui ha partecipato
anche il presidente iraniano Ahamadjnejad. In quell’occasione Berlusconi
ha rifiutato di ricevere a palazzo Chigi il “novello Hitler”. Peccato che
negli stessi giorni il “novello Hitler” incontrasse, sempre a Roma, alcuni
top manager di importanti aziende pubbliche italiane, come l’Ansaldo e la
Fata del gruppo Finmeccanica.
L’Iran è ricco di petrolio e gas, il quarto produttore di greggio al
mondo: le imprese italiane ci fanno affari da anni. I soldi non puzzano di
sangue e la politica non deve permettersi di interferire.
Anzi!
Ai nobili sostenitori del libero mercato ricordiamo che l’economia
iraniana è all’80% in mano alla leadership politico-religiosa, poiché in
base all’articolo 44 della Costituzione khomenista “industria di larga
scala, commercio estero, minerali, banche, assicurazione, energia,
telecomunicazioni, infrastrutture civili e industriali" sono di proprietà
pubblica ed amministrati dallo stato. Il rubinetto del petrolio e del gas
è in mano ai preti, così come le scelte di partnership commerciale che
tanto stanno a cuore ai capitalisti nostrani.

I ribelli persiani che in questi giorni rischiano la vita nelle strade del
loro paese valgono solo una formale dichiarazione di “preoccupazione” del
ministro degli esteri Frattini, che il 21 giugno dice “che l’Occidente
deve scegliere”. Occhio e croce il governo italiano ha già scelto. La
scelta di sempre. Quella che ogni giorno viene fatta anche sulla pelle dei
lavoratori italiani: dalla parte dei padroni e del loro affari.

Noi, nel solidarizzare con i manifestanti iraniani, non possiamo che
augurarci che la lotta, che in questi giorni ha investito anche banche e
uffici pubblici, sappia far crescere la consapevolezza che la libertà,
quella vera, non è scegliere il politico o il prete giusto ma cacciare via
tutti i preti e tutti i governi.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46
La sede è aperta ogni giovedì dopo le 21
fai_to@inrete.it
338 6594361
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center