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(it) FdCA: Iran, una tragedia iniziata 30 anni fa

Date Sun, 28 Jun 2009 13:10:05 +0200



*IRAN: una tragedia iniziata 30 anni fa*
Con il bagno di sangue crolla in Iran il mito della repubblica
islamica del popolo.
Il bagno di sangue con il quale i dirigenti della repubblica islamica
stanno schiacciando la pacifica opposizione del popolo mette fine ad
ogni pretesa alterità degli Stati di ispirazione islamica rispetto
agli Stati cosiddetti “laici” dell’Occidente: quando le classi al
potere, siano esse borghesie laiche o religiose, vengono chiamate dal
popolo a rispondere in piazza del loro potere, degli abusi, dei
privilegi, delle limitazioni della libertà che esse impongono alle
opposizioni, allora inizia la repressione più feroce, si spara sulla
gente, si lanciano le bestie dei corpi di sicurezza all’assalto per
l’annientamento fisico dei manifestanti, siano essi lavoratori, donne,
studenti.
Trent’anni fa non eravamo, noi anarchici, tra coloro che a sinistra
salutavano la rivoluzione clericale khomeinista, purchè
anti-imperialista e contro lo scià. Sapevamo che stava per iniziare
una tragedia immane per il popolo iraniano, da cui non si sarebbe
liberato così facilmente. E’ stata negli anni distrutta ogni
componente organizzata laica e di sinistra, messa a tacere ogni
autonomia sindacale, militarizzata la zona meridionale dei pozzi
petroliferi, avviata una politica di posizionamento come potenza
emergente a carattere regionale e come stato islamico guida, cogliendo
favorevolmente le opportunità concesse dalle due guerre in Irak, dalla
guerra in Afghanistan, dalle guerre israeliane in Libano ed in
Palestina, dall’emergere della potenza economica cinese.
Una èlite clericale e autoritaria, corrotta e sfruttatrice governa un
paese in cui il tasso di disoccupazione è tra il 25-35%, in cui si
distribuiscono bonus da 50 a 600 euro a chi appoggiava il presidente
Ahmadinejad, in cui costui ha permesso alle banche di stampare carte
di credito che hanno indebitato gli iraniani, in cui sono 3-5 milioni
di persone che compongono la feroce milizia basiji, in cui il petrolio
non crea ricchezza per il paese né dà energia, in cui si sopravvive
con i sussidi per il pane e i trasporti. Questa èlite è oggi
attraversata da scontri interni che le elezioni presidenziali hanno
svelato nella loro durezza. A pagare però sono le migliaia di
manifestanti le cui richieste ci appaiono minime, ma sono
insopportabili per il potere iraniano se portate con l’azione diretta
e dal basso, senza attendere la benevola concessione dall’alto: si
chiede di tollerare la libertà di espressione, di non censurare o
chiudere i giornali dell’opposizione, di non applicare la pena di
morte sui minori, di dare maggiori opportunità di lavoro alle donne
nel pubblico impiego, di non incarcerare gli studenti radicali, di
dare più tutele alle donne nelle cause di divorzio.
La leadership teocratica guidata dai mullah è favorevole all’ingresso
nella OMC, alle privatizzazioni, alle politiche neoliberiste, dispone
di una enorme massa di manodopera a basso costo per la penetrazione di
capitali cinesi e delle joint-ventures sui corridoi di gas e petrolio
che vanno verso est e verso ovest. Gli USA e l’UE lo sanno ed hanno
qualche difficoltà ad indignarsi più di tanto.
La solidarietà internazionale è resa difficile dall’isolamento
dell’Iran, dai distinguo e dalle esitazioni che si fanno in Occidente,
dalle ambiguità del mondo arabo verso l’Iran. Eppure se ci lasciamo
intrappolare dalle sottili distinzioni tra “riformisti” alla Mousavi e
i “moderati” del clero, dalla saggezza dei mullah di Qom rispetto alla
rozzezza di Khamenei, dalla propaganda anti-occidentale ed anti-semita
di Ahmadinejad, rischiamo di non vedere quel movimento che sta
sfidando il potere dello Stato e che paga con i morti il suo solo
osare di chiedere più libertà, più giustizia, più futuro, più vita.
Anche in Iran c’è una borghesia capitalista e sfruttatrice al potere,
anche in Iran c’è un clero oscurantista e libertidica, anche in Iran
c’è uno Stato violento e repressivo, anche in Iran c’è un popolo che
viene oppresso e schiacciato. E allora “intifada” contro la teocrazia
di Tehran, resistenza popolare contro gli oppressori e gli assassini.
La rivolta iraniana è una rivolta per una speranza di libertà e di
giustizia sociale. Ha bisogno di tutta la solidarietà internazionale
laica, antistatalista, antiautoritaria
Federazione dei Comunisti Anarchici
giugno 2009
www.fdca.it
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