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(it) Editoriale Anarkismo.net: Le due principali tendenze nell'anarchismo, di Wayne Price
Date
Fri, 26 Jun 2009 18:35:14 +0200
Editoriale Anarkismo.net: Le due principali tendenze nell'anarchismo,
di Wayne Price
Le due principali tendenze nell'anarchismo
Tendenze alternative dell'anarchismo
**Uri Gordon (2008). Anarchy Alive!**
**Michael Schmidt & Lucien van der Walt (2009). Black Flame.**
E' stato scritto da vari teorici che ci sono due principali tendenze
nell'anarchismo moderno. Il come esse vengano concettualizzate dipende
poi da chi ne scrive. Cercherò di dire la mia sulle due principali
tendenze nell'anarchismo moderno, usando i due libri summenzionati per
illustrare le due tendenze (senza farne una recensione di Black Flame
in particolare). Ne metterò in evidenza le differenze in relazione
alle questioni di rivoluzione o riformismo, della democrazia, del
significato delle "politiche prefigurative" e del rapporto con la
classe lavoratrice.
Quasi all'inizio di un suo recente libro sull'anarchismo (2008), Uri
Gordon, un anarchico israeliano, discute della "divisione più
evidente" tra gli anarchici. Inizia col citare David Graeber (2002),
statunitense, il quale vede questa divisione tra "una tendenza
minoritaria di gruppi 'settari' o della 'A maiuscola'", i quali hanno
sviluppato programmi politici dogmatici, ed "una tendenza
maggioritaria di 'anarchici con la a-minuscola' ... i quali 'sono il
punto del dinamismo storico oggi'" e che sono molto più aperti
programmaticamente (Gordon 2008; pp.23-24; per le mie opinioni
sull'anarchismo di Graeber, vedi Price, 2007). Il solo gruppo
anarchico che Graeber individua come settario, dogmatico e con la
A-maiuscola, è la North-Eastern Federation of Anarchist Communists (e
della NEFAC faccio parte anch'io, anche se non ne sono un portavoce
ufficiale).
Gordon ritiene che vi è "della sostanza" nella distinzione di Graeber,
ma che questa dovrebbe essere più "sottilmente" interpretata. Prima di
tutto, "i gruppi con la A-maiuscola raramente sono una tendenza
minoritaria ... [avendo] molte migliaia di militanti" (p. 24). Il che
è vero se ci mettiamo anche i militanti anarcosindacalisti in Europa e
altrove. Contrariamente alle accuse di "settarismo" e "dogmatismo,"
Gordon fa notare che la maggior parte dei "piattaformisti" non
considera la Piattaforma Organizzativa di Makhno del 1926 come un
testo sacro, anzi la tratta come un inizio per la discussione.
(Spesso, dare del "dogmatico" a qualcuno è un modo dello scrittore per
dire che c'è qualcuno che non è d'accordo con lui e che si rifiuta
testardamente di accettare le sue opinioni.)
Invece, Gordon vede la distinzione tra le due tendenze come un
discorso di "cultura politica" (il che è un modo non ideologico per
affrontare le differenze). Una tendenza (gli anarchici con la
A-maiuscola) si identifica con "la tradizionale cultura politica del
movimento anarchico affermatasi prima della Seconda Guerra Mondiale"
(p. 25), quando vi erano strutture formali con delegati eletti e con
decisioni spesso prese tramite votazione. Si dava molta importanza
all'organizzazione sul posto di lavoro, alle attività contro la
guerra, all'editoria. L'altra tendenza (a-minuscola) non si cura molto
delle tradizioni anarchiche, ha solo gruppi informali, prende
decisioni consensuali e, scrive Gordon, si occupa principalmente di
ecologia, politiche identitarie, comunità sperimentali, spiritualità
orientale.
"La differenza tra i due anarchismi è generazionale - una 'Vecchia
Scuola' ed una 'Nuova Scuola'" (ibidem). Senza voler denunciare gli
anarchici di Vecchia Scuola, Gordon (come Graeber) si pone pienamente
dalla parte dell'anarchismo di Nuova Scuola. (Gordon però non è sempre
così non settario; sempre nel suo libro giungerà a denunciare con
rabbia le mie opinioni su Israele/Palestina - argomento che non è in
relazione con il tema in questione qui; vedi pp. 149-151; risposta a
Gordon in Price, 2009).
Sebbene io pensi che Gordon abbia accuratamente individuato le due
principali tendenze nell'anarchismo attuale, non penso però che
contrapporre il Vecchio al Nuovo sia utile per comprendere dove sta la
divisione. Molte delle idee della cosiddetta Nuova Scuola che egli
cita si ritrovano nella storia anarchica, a cominciare da Proudhon e
Stirner ed altri. Gordon specificatamente cita le idee di Gustav
Landauer dal 1911, per illustrate le sue. Molte di queste idee sono
state riprese da Paul Goodman e Colin Ward, tra altri anarchici, negli
anni '60 e '70. Sono poche le idee nuove della Nuova Scuola.
La grande tradizione anarchica
Tuttavia la distinzione così espressa resta valida. Ciò che Gordon
chiama la Vecchia Scuola e che Graeber chiama anarchismo con la
A-maiuscola viene individuata da Schmidt e Van der Walt dello Zabalaza
Anarchist Communist Front del Sud Africa, come la "grande tradizione
anarchica" [broad anarchist tradition]. Si tratta della tradizione
dell'anarchismo che va da Mikhail Bakunin a Pjotr Kropotkin a Emma
Goldman a Nestor Makhno, compresi i comunisti anarchici e gli
anarcosindacalisti. La maggior parte di coloro che si sono definiti
anarchici si sono posti storicamente in questa tradizione.
L'unica cosa su cui non sono del tutto d'accordo nel libro Black Flame
è quando i due autori considerano come non "anarchici" coloro i quali
si pongono fuori della grande tradizione anarchica, concedendo che
possano definirsi almeno "libertari." "L'anarchismo di classe, a volte
chiamato anarchismo rivoluzionario e comunismo anarchico, non è un
TIPO di anarchismo; secondo noi è l'UNICO anarchismo" (Schmidt & Van
der Walt, 2009; p. 19). Dal momento che Proudhon non era né per la
lotta di classe, né per la rivoluzione, né per il comunismo, nemmeno
lui vi rientra: ha solo "influenzato" l'anarchismo similmente a Marx.
Questo approccio non porta a niente. Ci sono e ci sono stati tanti che
si sono dichiarati "anarchici", ma che non c'entrano niente con la
grande tradizione anarchica. Magari sono anti-statalisti ed
anticapitalisti, spesso si ritengono dei "rivoluzionari." Eppure vale
la pena puntualizzare che essi non fanno parte della tradizione
principale, ma è utile argomentare se essi sono veramente
"anarchici"? La cosa potrebbe farci apparire come settari e dogmatici.
Dovremmo piuttosto argomentare sul contenuto delle loro tesi (sui loro
errori politici) piuttosto che sulla loro etichetta.
Del resto, Gordon non nega che la cosiddetta Nuova Scuola non segue
"la cultura politica tradizionale del movimento anarchico." Ma non
gliene importa affatto, anzi pensa che sia una virtù.
Differenze politiche tra le due tendenze: sulla rivoluzione
Per cogliere le reali differenze tra le due tendenze dell'anarchismo,
è necessario soffermarci sulle serie differenze politiche tra loro -
non sulla base di una "cultura" non ideologica, ma sulla politica
reale.
La grande tradizione anarchica (anarchismo comunista di classe oppure
anarchismo della Vecchia Scuola o quello che sia) è sempre stata
rivoluzionaria. Cioè, i suoi militanti hanno ritenuto che la classe
dominante difficilmente lascerà il potere senza resistere, e che
questa resistenza si effettuerà principalmente tramite lo Stato. Un
vasto movimento degli oppressi e degli sfruttati deve insorgere ed
abbattere lo Stato e smantellare l'economia capitalista e tutte le
forme di oppressione. Al loro posto devono sorgere nuove forme di
autogestione ed auto-organizzazione popolare. Questo non contraddice
la lotta per riforme e miglioramenti nel presente, anzi ne costituisce
uno fine strategico.
Gordon è un tipico anarchico della Nuova Scuola (o quello che sia)
quando respinge l'approccio rivoluzionario. Gli anarchici
tradizionali, scrive, erano soliti argomentare su come organizzare la
società dopo la rivoluzione. "Oggi, in contrasto, il discorso
anarchico non punta più sull'attesa di una eventuale rottura
rivoluzionaria..." né ha interesse per prevedere una società
post-rivoluzionaria (Gordon, 2008; p. 40). Inoltre, "gli anarchici
oggi tendono a non pensare alla rivoluzione - ammesso che ancora usino
questo termine - come ad un evento futuro quanto piuttosto ad un
processo nel presente..." (p. 41). Invece di cambiare tutta la
società, cosa che potrebbe o non potrebbe essere possibile - scrive -
gli anarchici dovrebbero promuovere "l'anarchia come cultura" che
possa comprendere sì grandi eventi ma anche "momenti passeggeri di
non-conformismo e di ugualitarismo disinteressato" (ibidem). Vengono
citate le TAZ [Zone temporaneamente
autonome] di Hakim Bey, le quali - dice Gordon - potrebbero includere
"fare una trapunta in gruppo" o una "cena con amici".
Non che il non-conformismo o le feste mangerecce non vadano bene;
anzi. Ma non sono una strategia per un cambiamento popolare dello
Stato capitalista. Me nemmeno Gordon se ne preoccupa. "Lo sviluppo
delle strutture non gerarchiche ... è, per la maggior parte degli
anarchici, un fine in sé" (p. 35). Gordon non dice mai chiaro e tondo
che la sua tendenza l'ha fatta finita con la rivoluzione, eppure io
non saprei come leggerla altrimenti.
Per sentirsi radicali, Gordon ed altri anarchici insistono che non è
da anarchici fare richieste allo Stato, cercare di conquistare
benefici lottando contro lo Stato o la classe capitalista. "...Una
'politica di richieste' ... comporta un non dovuto riconoscimento ed
una non dovuta legittimazione del potere dello Stato ... una strategia
lontana dall'anarchismo" (p. 151). Invece, si suppone che gli
anarchici possano creare un mondo migliore agendo differentemente uno
verso l'altro.
Ma gli anarchici hanno sempre fatto richieste allo Stato, come mettere
fine alle guerre oppure liberare i prigionieri o provvedere a benefici
sociali. E' un modo per dimostrare ai non anarchici che non si può
contare sullo Stato e deve essere sfidato se si vuole ottenere dei
vantaggi. Ma noi facciamo richieste anche ai capitalisti, lottando per
il riconoscimento sindacale o per migliori condizioni. Rifiutarsi di
fare richieste allo Stato o ai capitalisti può suonare come una cosa
radicale (come se a loro importi qualcosa se gli anarchici gli danno
"riconoscimento e legittimazione"!) ma in realtà è una piega
riformista, un'abdicazione della lotta.
Gordon mette l'enfasi sulle "politiche prefigurative." Tutte e due le
"scuole" dell'anarchismo sarebbero d'accordo sulla costruzione di
istituzioni non gerarchiche qui ed ora. Ma per Gordon e per la sua
tendenza ciò che importa è la dinamica interpersonale delle reti
informali degli anarchici, al di là se siano veramente efficaci per
ulteriori scopi.
Per la grande tradizione anarchica, quello che conta è costruire una
controcultura della resistenza, democratica e popolare. Riferendosi a
"scioperi degli affitti ed organismi sul territorio", Schmidt e Van
der Walt (2009) dicono: "in quanto parte del progetto di costruzione
del contropotere, gli anarchici di massa costruiscono reti a maglie
strette e sovrapposte di vita popolare associativa. Tra cui compagnie
teatrali, comitati di quartiere, scuole serali per lavoratori, ed
anche università popolari..." (p. 180).
Gordon non accetta questa concezione, in parte perché lui non crede
nella democrazia, nemmeno nella versione più radicale, più
partecipativa, della democrazia diretta. Pochi anarchici di questa
tendenza sono così schietti nel respingere la democrazia. (Graeber
[2002], per esempio, è per la democrazia che lui identifica nel
consenso.) "L'anarchismo ... non rappresenta la forma più radicale di
democrazia..." ma qualcos'altro (p. 70). Con questo Gordon sembra
inizialmente riferirsi al consenso, ma ben presto spiega che egli
pensa ad una leadership in mano ad una elite nascosta
nell'organizzazione del movimento. "Gli anarchici sono portati a
riconoscere come questo invisibile, sotterraneo e quindi
irriconoscibile uso del potere sia non solo inevitabile ... ma anche
utile da impiegare, dal momento che è coerente con la loro visione del
mondo sotto alcuni aspetti importanti" (p.75). Questo è coerente con
gli aspetti peggiori e più antidemocratici del
pensiero di Proudhon e di Bakunin, che la gran parte dell'anarchismo
ha da un pezzo abbandonato.
In contrasto, la visione degli anarchici di classe e rivoluzionari
dice che, "l'anarchismo non sarebbe altro che la più completa
realizzazione della democrazia - la democrazia nei campi, nella
fabbriche, nei quartieri, coordinati attraverso le strutture federali
ed i consigli dal basso verso l'alto..." (Schmidt & Van der Walt,
2009; p. 70). L'uso del consenso o del voto rientrano nelle questioni
pratiche e non diventano questioni di principio.
Differenze politiche: sulla classe
Per la grande tradizione anarchica, il centro della sua politica è la
classe: si radica ed agisce all'interno della classe operaia e
contadina. Parimenti sostegno alle lotte su base non di classe come il
genere, la razza, la nazionalità, l'orientamento sessuale, la guerra e
l'ecologia - tutti ambiti che si sovrappongono ed interagiscono con la
classe. Ma la nostra tradizione ha visto la classe lavoratrice come
dotata di un potere particolare, perlomeno potenziale, in grado di
fermare la macchina del sistema per farla ripartire del tutto
modificata. (Un'eccellente difesa della prospettiva di classe la si
può trovare in Meiksins Wood, 1998.) Per questa ragione, la grande
tradizione anarchica dell'anarchismo di classe si sovrappone alla
interpretazione libertaria di Marx.
Mai Gordon fa un'analisi di classe della tendenza anarchica a cui si
richiama, né di altri temi. Anzi dice che il movimento per la
"liberazione animale" tra gli altri è "tanto prominente quanto le
lotte operaie. In quest'ultima area, il settore industriale ed il
sindacalismo tradizionale vengono sostituiti dai McJobs e da sindacati
auto-organizzati di lavoratori precari" (p. 5). Questo bel pezzo di
ignoranza sarebbe quasi tutto quello che la sua versione
dell'anarchismo offre a milioni di lavoratori in tutto il globo.
Bookchin e altre differenze
Chi mi legge si chiederà se la mia concezione delle due tendenze
dell'anarchismo abbia a che fare con la distinzione fatta da Murray
Bookchin (1995) tra "anarchismo sociale" e "anarchismo come stile di
vita". Lasciando da parte lo stile al vetriolo che aveva Bookchin
nell'argomentare, ci sono alcune somiglianze. L'anarchismo sociale di
Bookchin è anch'esso radicato nel comunismo anarchico ed è a favore
della democrazia diretta. Molte delle sue critiche rivolte a ciò che
egli chiama anarchismo come stile di vita, sono appropriate anche per
l'anarchismo di Nuova Scuola pensato da Gordon.
Ma ci sono anche dei problemi. Non sarebbe corretto ridurre le
opinioni di Gordon ad un semplice "stile di vita". Egli, come altri,
crede di far parte di movimenti popolari contro il capitalismo e
contro lo Stato. Egli inizia il suo libro con la sua partecipazione
alle manifestazioni del 2005 contro il G5. Bookchin, d'altro canto,
condivide fin troppo le idee degli anarchici riformisti. "Bookchin ...
ha cercato di erigere una nuova strategia 'anarchica' - liberata dalla
lotta di classe ed ostile alla classe operaia organizzata..." (Schmidt
& Van der Walt, 2009; p. 79). La sua strategia ("il municipalismo
libertario") era basato sulle elezioni del governo locale. Cosa che è
persino più riformista degli anarchici con la a-minuscola". In tutti i
modi, Bookchin smise più tardi di definirsi un anarchico.
Vi è, allora, una tendenza - l'anarchismo rivoluzionario - che promana
dal grande movimento anarchico storico, che è rivoluzionaria nei
metodi e negli scopi, che è radicalmente democratica nei mezzi e nei
fini prefigurati, che è centrata sulla classe lavoratrice ma sostiene
al tempo stesso ogni altra lotta contro l'oppressione, e che punta ad
una società socialista (comunista) libertaria.
Da parte sua invece, Gordon sostiene una consistente tendenza
nell'anarchismo moderno che io chiamerei "anarchismo riformista" dal
momento che esso è non rivoluzionario nei metodi e nella strategia
(per quanto comunque esso possa eventualmente prevedere una nuova
società). Esso non nasce dalle maggiori acquisizioni dell'anarchismo
tradizionale. E' spesso non democratico, almeno in teoria. Sminuisce
le questioni di classe o le ignora del tutto nella pratica. Esso è
apertamente anticapitalista e presumibilmente socialista o comunista,
ma, senza una strategia per la rivoluzione per creare una società,
tutto questo non ha molto significato pratico.
Vi sono altre questioni fra le due tendenze, come pure in ciascuna
delle due, di cui non mi sono occupato. Gordon, per esempio,
simpatizza con l'anarco-primitivismo e con l'anarco-pacifismo, ma non
è pienamente d'accordo con nessuno dei due. E, come Schmidt e Van der
Walt fanno notare, la grande tradizione anarchica ha al suo interno
una separazione tra gli anarchici insurrezionalisti e gli anarchici
per la lotta di massa (vedi capitolo 3), come pure tra coloro con ogni
sorta di idea sul fatto se gli anarchici debbano organizzarsi
separatamente (capitolo 8 sul "piattaformismo"), se stare nei
sindacati (capitoli 6 e 7), se difendere l'autodeterminazione delle
nazioni oppresse (capitolo 10), ecc. E' proprio per questo che viene
chiamata la GRANDE tradizione anarchica! Ma le idee di fondo sono
chiare.
Wayne Price
BIBLIOGRAFIA
Murray Bookchin, Social Anarchism or Lifestyle Anarchism: An
Unbridgeable Chasm, AK Press, San Francisco 1995.
Uri Gordon, Anarchy Alive! Anti-authoritarian Politics from Practice
to Theory, Pluto Press, London/Anne Arbor MI 2008.
David Graeber, "The New Anarchists", New Left Review 13, 2002.
http://newleftreview.org/A2368
Ellen Meiksins Wood, The Retreat from Class: A New "True" Socialism,
Verso, London/New York 1998.
Wayne Price, "The Palestinian Struggle and the Anarchist Dilemma;
Comments on Gordon's Anarchy Alive!", 2009.
http://www.anarkismo.net/article/12856
Wayne Price, "Fragments of a Reformist Anarchism: A Review of David
Graeber's (2004) Fragments of an Anarchist Anthropology", 2007.
http://www.anarkismo.net/article/4979
Michael Schmidt & Lucien Van der Walt, Black Flame: The Revolutionary
Class Politics of Anarchism and Syndicalism. Vol. 1., AK Press,
Oakland CA 2009.
Articolo scritto per www.anarkismo.net
Traduzione italiana a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali
Da http://www.anarkismo.net
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