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(it) Comidad, le news del 26 febbraio 2009

Date Thu, 26 Feb 2009 08:48:07 +0100



NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce “Commentario” e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
“LA REPUBBLICA“ DI BERLUSCONI: UN’ARMA DELLA PSYCHOLOGICAL WAR
Il governo Berlusconi ha deciso di legalizzare lo squadrismo
attraverso l’istituzione delle ronde di cittadini. La scelta è stata
probabilmente presa per offrire una copertura istituzionale alle bande
di “Camicie Verdi” della Lega Nord, organizzate a parodistica
imitazione delle SA naziste (quelle i cui vertici vennero fatti fuori
da Hitler ed Himmler nel 1934, nella famosa “Notte dei Lunghi
Coltelli”).
Comunque sia, il fatto ha la rilevanza di un colpo di Stato, di una
eversione dello Stato di Diritto, e non di una sua semplice
“abdicazione”, così come avevano affermato alcuni commentatori
vaticani, peraltro prontamente smentiti e isolati dai loro vertici.
Noam Chomsky e Edward S. Herman, nel loro libro “La Fabbrica del
Consenso”, hanno affermato che i media non decidono soltanto quale
notizia dare o non dare, ma anche quale atteggiamento tenere davanti
alle notizie: se enfatizzare o minimizzare; e, quando la gravità del
fatto sia evidente ed incontrovertibile, se chiamare all’indignazione
o stemperare gli animi mettendosi a filosofeggiare sulla natura umana
e sui tempi che corrono.
La stampa definita impropriamente di opposizione - ad esempio, “La
Repubblica” -, ha deciso di sintetizzare l’evento dell’istituzione
delle “ronde” attraverso un titolo amaramente riflessivo, di quelli
che diluiscono l’evento stesso in una sorta di proiezione verso un
incerto futuro: “a piccoli passi verso l’inciviltà”. Attraverso questo
titolo, anche quel po’ di allarme che l’articolo di Gad Lerner
conteneva, è stato ricondotto ad una serena prospettiva storica di
ineluttabile decadenza.
La “colpa” del governo si riduce così ad aver interpretato lo “spirito
dei tempi”, andando cioè a compiacere gli istinti facinorosi e
forcaioli delle masse. A questo punto, “La Repubblica” può ritenere di
aver assolto alla sua missione di giornale di “opposizione”, per
tornare così alle sue occupazioni preferite, cioè riferire
puntigliosamente le nefandezze, vere o presunte, di Chavez e Putin.
I media hanno infatti un’altra prerogativa. Oltre a decidere se aprire
o meno il rubinetto delle notizie o il rubinetto dell’indignazione,
stabiliscono anche se sia lecito aprire il rubinetto dei sospetti. Se
avanzi sospetti sul presidente degli Stati Uniti, allora sei un
paranoico seguace delle teorie cospirazionistiche; se invece esprimi
sospetti su Putin o Mugabe, allora stai facendo vigilanza democratica
e difesa dei diritti umani.
Nella vicenda dell’assassinio della giornalista russa Anna
Politkovskaja, Putin è oggi chiamato dai media occidentali a
scagionarsi dall’accusa di essere lui il mandante del delitto. A
fronte dell’ atteggiamento dei media verso Putin, si può considerare
invece quale fu il loro comportamento allorché il primo ministro
israeliano Rabin nel 1995 fu ucciso tra l’indifferenza delle sue
guardie del corpo: in quell’occasione chi fece troppe domande fu
immediatamente liquidato come dedito alla “dietrologia”.
Ma tutto ciò riguarda ancora il funzionamento “fisiologico” dei media,
mentre è nell’analisi della stampa di “opposizione” che si riscontrano
gli aspetti più sconcertanti. Qui quell’attitudine che Chomsky ed
Herman chiamano del “filosofeggiare”, viene spinta al punto da
rovesciare le responsabilità e trasformare la critica in panegirico.
Il Berlusconi superstar degli ultimi mesi è, paradossalmente,
soprattutto un prodotto di quei settori dell’informazione che la
destra etichetta invece come “faziosi”, cioè di “sinistra”. La
desolazione umana e politica del governo in carica non viene nascosta
dai media di “opposizione”, poiché sarebbe impossibile; ma, al tempo
stesso, essi vanno a sottolineare un presunto consenso pressoché
unanime di cui il governo godrebbe tra la mitica “gente”.
L’idea che si vuole insinuare è che esista una affinità elettiva fra
Berlusconi ed il popolo italiano, ovvero che Berlusconi sia ciò che il
popolo italiano si meriti. Berlusconi vince, avanza, travolge gli
avversari, perciò egli è ciò che gli Italiani vogliono, quindi ciò che
gli Italiani realmente si meritano.

Un giornalista de “La Repubblica”, Massimo Giannini, ha pubblicato un
libro che, spacciandosi per una critica, è in realtà un vero e proprio
manuale per il culto della personalità di Ber lusconi: “Lo Statista”.

Tra le tesi del libro c’è quella che in questi ultimi decenni le
televisioni berlusconiane avrebbero forgiato un pubblico che
corrisponde perfettamente al suo leader. Insomma, come il Dio della
Genesi, Berlusconi sarebbe stato capace di creare un popolo a sua
immagine e somiglianza. Rimarrebbe comunque da spiegare come mai poco
meno di tre anni fa le masse - che, secondo Giannini, sarebbero
berlusconizzate da Mediaset -, siano state disposte a votare
plebiscitariamente un Nichi Vendola pur di esprimere il loro desiderio
di liberarsi di Berlusconi. In realtà, l’istupidimento provocato dalle
TV berlusconiane può servire a spiegare il successo di Maria De
Filippi, ma non quello di Berlusconi.

Non è Mediaset, ma “La Repubblica”, che sta forgiando un’area di
opinione pubblica “di sinistra” del tutto supina al mito
berlusconiano. Nessun sospetto sui metodi e sulle effettive
circostanze con cui gli attuali trionfi berlusconiani vengono
ottenuti, nessuna verifica dell’attendibilità dei criteri con cui
viene rilevato il presunto consenso, devono turbare la celebrazione
delle nozze mistiche fra il premier ed il suo popolo. Anche quando
l’intimidazione personale del governo è stata esercitata su un ceto
privilegiato come quello dei docenti universitari, non è stata fornita
a riguardo dai media la benché minima informazione che potesse
smentire il mito del consenso.

Di conseguenza, nessuna domanda è ammissibile nei media neppure sul
perché tutti coloro che si erano candidati a sostituire Berlusconi - a
cominciare dal divo Luca di Montezemolo - si siano fatti
misteriosamente indietro. Neanche Marco Travaglio si scomoda per
informarci sul perché la sua amata magistratura abbia fatto cadere il
governo Prodi, e perché ora la stessa magistratura sia disposta a
violare le proprie regole, pur di consegnare tutte le amministrazioni
locali a Berlusconi, il tutto con il moralistico plauso de “La
Repubblica”.

Le spiegazioni ufficiali sull’inspiegabile potere personale di
Berlusconi si riducono perciò al razzismo anti-italiano. Berlusconi è
agitato dai media come un’icona dell’autorazzismo ad uso del popolo
italiano, il quale, disprezzando lui, è costretto a disprezzare se
stesso.

Anche la grossolanità delle “gaffe” del governo, che compromettono in
continuazione i rapporti con altri Paesi, fa parte di questa
ritualità, per la quale ad un comportamento scomposto e insolente, fa
immediatamente seguito un atteggiamento di vittimistica minimizzazione
nei confronti delle ovvie reazioni suscitate. Insomma, il chiedere a
Berlusconi ed ai suoi ministri di tenere un contegno meno sbracato e
meno sguaiato, diventa un pretendere troppo, perché più di tanto il
nostro Paese non potrebbe esprimere.

La domanda che sorge a questo punto è: Berlusconi è davvero una
espressione dell’avvilimento dell’Italia, oppure costituisce proprio
lui uno strumento per avvilirla?

Un modo in cui Berlusconi potrebbe essere interpretato è quello di
individuarlo, nell’ambito dell’attuale offensiva colonialistica
statunitense, come un’arma di guerra psicologica contro l’Italia;
un’arma che funziona però soltanto con il supporto di un utensile
complementare: il quotidiano “La Repubblica”.

26 febbraio 2009
da "Italiano" <italianovinc-a-alice.it>
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