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(it) Venezuela: Nessun mito chavista, anzi

Date Wed, 25 Feb 2009 08:53:28 +0100



Nessun mito chavista, anzi
* In un’intervista alla redazione del periodico anarchico venezuelano El
Libertario www.nodo50.org/ellibertario, la critica radicale degli
anarchici al presidente Hugo Chavez e ai suoi disegni politici, compreso
il suo strumentale “comunalismo”.
Questa è la nostra risposta alle contestazioni che ci vengono solitamente
rivolte sia dalla destra volgare che dalla sinistra tollerante, quella
stessa sinistra che, dentro e fuori del Venezuela, ammette di sentirsi
impressionata dal miraggio della pseudo-rivoluzione di Chavez. Vorremmo e
potremmo dire molto di più sull’argomento, tuttavia questi sono gli
aspetti essenziali del nostro pensiero, che vale la pena ribadire anche se
è stato già espresso più volte.

º Hugo Chavez parla di socialismo, sovranità popolare e partecipazione.
Perché dunque mostrare dissenso se questi ideali concordano con
l’anarchismo?

- Chavez dice molte cose, anche che bisogna fare attenzione a ciò che fa e
non solo a ciò che dice. Se accettiamo l’invito, ci accorgeremo che il suo
“Socialismo del Ventunesimo Secolo” non è altro che puro e semplice
populismo e capitalismo di Stato basato sulla ricchezza e sui redditi del
petrolio. La sua sovranità popolare è la sovranità di un’elite fatta di
militari, multinazionali e la nascente “borghesia boliviana”. E per avere
un’idea di cosa il comandante intenda per partecipazione, basta ricordare
la recente concessione di poteri straordinari alla presidenza, o che i
suoi alleati si sono mostrati stupiti per le critiche alla loro decisione
di costituire un partito unico filo-governativo. Nell’anarchismo, non è
ammesso alcun tipo di leadership permanente e onnipotente, ma solo quella
che viene costantemente ratificata da coloro che essa rappresenta in una
particolare circostanza, espressione di sovranità e partecipazione. E ciò
non è presente in questo processo né in altri sostenuti dal potere
gerarchico e permanente dello Stato.

ºÈ evidente l’intenzione di questo governo di fare una rivoluzione
pacifica e democratica. Quindi, perché non lasciare che il processo
proceda per suo conto prima emettere giudizi su di esso?

- Chavez parla di “rivoluzione”, ma ciò non significa che sia vero e si
debba concedergli il nostro appoggio. Troppi tiranni e demagoghi di questo
continente hanno detto le stesse cose. Nel nostro caso, è vero che c’è
stata una rivoluzione, nel senso che il nostro modo di vivere è stato per
molti aspetti messo sottosopra, ma le manifestazioni “positive” di essa
non sono tali da indurci a sostenerla. Permettere che si consolidi
significa rendere qualunque cambiamento sempre più difficile, perché i
cambiamenti che gli anarchici desiderano vanno in una direzione del tutto
diversa da quella in cui va questo “processo”, che dopo otto anni di
governo si mostra carico di autoritarismo, inefficienza burocratica,
corruzione, con percorsi, personaggi e atteggiamenti che non possiamo
condividere.

_Smantellare lo Stato_

º Anche se il suo progetto è diverso da quello libertario, Chavez comunque
invita a opporsi all’oligarchia e all’imperialismo. Che male ci sarebbe ad
allearsi a lui e poi, sconfitti i cospiratori oligarchici e l’aggressione
imperialista, cercare insieme di fare una rivoluzione anarchica?

- Le alleanze strategiche sono metodi di azione politica per la conquista
del potere statale da parte dei gruppi che si alleano. Gli anarchici
invece, vogliono smantellare lo Stato attraverso la partecipazione di
tutti, uomini e donne. La sconfitta delle cosiddette reazione e oligarchia
(che sono solo termini propagandistici) servirà solo a consolidare al
potere i vincitori, che diventeranno inevitabilmente una nuova oligarchia
perché questa è la logica del controllo statale, come è successo in Unione
Sovietica, in Cina o a Cuba. E la rivoluzione anarchica diventerebbe
ancora più difficile, come dimostra l’esempio della Spagna nel 1936. È del
tutto sbagliato identificare il progetto chavista come qualcosa di
antitetico alla cospirazione golpista, visto che il primo obbiettivo degli
chavisti, che continuano a ostentare linguaggio e azioni da caserma, era
un colpo di Stato. La lotta di una minoranza (oligarchia) contro il
governo all’interno dei regimi statali si riduce a una lotta tra una
minoranza e un’altra minoranza. Quanto alla lotta contro l’imperialismo,
se andiamo a vedere le politiche che il governo offre e mette in pratica
nel settore petrolifero, minerario, agricolo, industriale, oppure nel
campo del lavoro, è chiaro che servono a sostenere l’Impero, non a
combatterlo. (Per maggiori dettagli sui rapporti con il capitalismo
transnazionale e gli interessi imperialistici, si veda
www.nodo50.org/ellibertario).

º Il governo venezuelano ha appena annunciato un’esplosione di potere
comunitario, con la massiccia istituzione di Consigli Comunali,
organizzazioni comunitarie e orizzontali del potere popolare. Gli
anarchici appoggiano questo tipo di strutture di base?

- Diciamo subito che i Consigli Comunali dovranno la propria esistenza e
capacità di funzionare alla propria lealtà verso lo Stato, che si basa sul
fatto che il Presidente ha la facoltà giuridica di approvare o no tali
organizzazioni, secondo quanto è stabilito dalla legislazione in materia.
In Venezuela ci sono situazioni simili (quella dei sindacati, tanto per
dirne una) in cui le organizzazioni di base sembrano da sempre dei tram,
che ricevono la corrente che li fa muovere dall’alto. Però ci sono anche
tentativi di vere organizzazioni di base, a livello locale, oppure tra
contadini o popolazioni native, o anche in campo ecologico, studentesco,
culturale, ma queste non ricevono la simpatia del governo. Riteniamo che
la sottomissione legale, funzionale e finanziaria dei Consigli Comunali al
potere dello Stato costituisca un notevole ostacolo a che da esse prenda
origine un movimento autonomo di base. Questo vale anche per l’istituzione
nelle fabbriche dei preannunciati Consigli Operai, che sembrano un
tentativo di spazzar via il sindacalismo libero.

_Né esercito né nazionalismo_

º Perché gli anarchici criticano le Forze Armate venezuelane, che hanno
radici inequivocabilmente popolari e nazionaliste, e la loro capacità di
sostenere il progetto rivoluzionario?

- In tutti gli eserciti moderni, dall’Europa del Diciassettesimo e
Diciottesimo secolo fino all’America Latina di oggi, la componente
principale delle truppe è rappresentata da coscritti provenienti dai
settori popolari. Tuttavia, a dispetto di ciò, la ragione d’essere
dell’esercito è la difesa di una struttura di potere e dei suoi
sostenitori, e questo è il motivo per cui una organizzazione militare non
potrà mai appoggiare una rivoluzione a favore degli oppressi. Può esserci
la sostituzione di un personaggio con un altro, oppure qualche
modificazione nella struttura del potere, ma non l’abolizione di esso,
perché comando e obbedienza ne sono l’essenza. Questo è il motivo per cui
non appoggiamo le Forze Armate, la Polizia o qualunque entità privilegiata
che potrebbe usare la forza delle armi contro il popolo. Il nazionalismo,
poi, non è un atteggiamento benvisto dagli anarchici perché implica la
difesa degli interessi solo di un certo gruppo di persone, confinate
artificialmente entro un territorio nazionale e convinte di essere diverse
e anche migliori delle altre. Noi siamo nemici di ogni tipo di privilegio,
sia esso di censo, razza, cultura, religione o luogo di nascita. Inoltre,
la disgraziata storia della struttura militare venezuelana parla da sola:
essa è stata istituita dal tiranno Gomez per soffocare le aspirazioni
federaliste delle regioni, si è poi consolidata nella sua vocazione
repressiva durante la lotta contro i movimenti insurrezionali di sinistra
degli anni Sessanta, e ha fatto da boia nel massacro del 1989.

_Non appoggiamo Chavez né i suoi oppositori_

º Gli anarchici venezuelani sono degli escuálidos (squallidi, soprannome
con cui gli chavisti chiamano i propri avversari) e dunque appoggiano la
socialdemocrazia e l’opposizione di destra?

- Il termine escuálidos indica solo una categoria inventata dai media per
un uso politico offensivo. Ma è solo uno slogan che non dice nulla di
coloro che vorrebbe descrivere. Comunque, se vogliono usare questo termine
per indicare chi non vuole rinunciare alla propria libertà e autonomia per
sottomettersi all’autorità di una persona, di un partito o di
un’ideologia, allora sì, siamo degli escuálidos. Ma se con questa parola
si vuole dire che appoggiamo il liberismo economico, il disprezzo quasi
razzista che le elite nutrono per la maggioranza dei cittadini, la truffa
della democrazia rappresentativa o il ritorno a forme socio-politiche
ormai battute dalla Storia, allora non lo siamo. Di fatto, non appoggiamo
né Chavez né i suoi competitori elettorali. Possiamo trovarci d’accordo
con alcune delle azioni di questo o di quello, con qualche singolo
discorso, ma nel complesso critichiamo profondamente le azioni e i
discorsi di tutti loro. Rifiutiamo la continua frustrazione delle speranze
del popolo che ha sostenuto Chavez, ma anche rifiutiamo di avvalorare le
tattiche demagogiche della cricca opportunista di quanti agiscono come sua
opposizione istituzionale. E, più importante, i nostri principi non ci
permettono di appoggiare chi dice di voler costruire una società migliore
basandola sulla subordinazione totale del popolo alla gerarchia statale,
come fanno entrambe le fazioni.

º C’è gente che si considera libertaria eppure appoggia il processo di
Chavez. Considerare costoro meno anarchici, non sarebbe in contrasto con
lo spirito anti-dogmatico dell’anarchismo?

- L’anarchismo non è un atteggiamento dell’anima. È un modo di affrontare
situazioni sociali in evoluzione, cercando di ottenere il bene di ognuno
nell’ambito del bene collettivo, con proposte che provengono da gruppi
sociali reali e vengono discusse, accettate o rifiutate dal popolo in
determinate circostanze di spazio e di tempo. Chiunque può dichiararsi
anarchico perché non abbiamo tessere o battesimi per identificarci. È solo
la reciproca interazione che ci identifica, quindi sono gli altri
anarchici che ci riconoscono come anarchici o non anarchici, in base al
nostro comportamento e alle nostre idee. Tuttavia non siamo perfetti e
dunque possiamo adottare idee che possono non corrispondere alle idee
accettabili dagli altri. Questo non ci rende migliori o peggiori, solo
diversi, al punto che in qualche caso le idee di questo e di quello sono
tanto diverse tra loro che la reciproca identificazione viene meno.

_Azione diretta e autogestione_

º Gli anarchici parlano ma non portano alcun contributo. Cosa proponete
per trasformare positivamente la realtà venezuelana odierna?

- La nostra lotta non riguarda una singola situazione o circostanza, è una
lotta per un nuovo modo di vivere a livello sia individuale che
collettivo, dove l’azione diretta e l’autogestione ci permetta di avere il
controllo della nostra vita, sinceramente e onestamente, studiando come
rapportarci con gli altri, uomini e donne, rispettando l’equità ma anche
le nostre differenze. Queste non ci rendono migliori o peggiori degli
altri, se esistiamo è grazie agli altri e quindi dobbiamo salvaguardare
gli interessi altrui tanto quanto i nostri, cui non dobbiamo rinunciare se
vogliamo un’esistenza felice. Ognuno vive la propria vita e ne è
responsabile davanti a se stesso e agli altri, ma nessuno può assumersi il
compito della nostra “salvazione”. Questo è il motivo per cui non esiste
una ricetta adatta a questa o quella particolare realtà sociale, perché le
proposte e le azioni per trasformarle devono risultare da uno sforzo
collettivo attento e continuo cui tentiamo di contribuire con la nostra
partecipazione, promuovendo e realizzando l’autonomia dei movimenti
sociali del paese dove sarà possibile ottenere lo spazio necessario per lo
sviluppo e l’influenza delle idee anarchiche di libertà, equità e
solidarietà.

[Per consultare i documenti sull’anarchismo e anarchici del Venezuela in
italiano, andare alla sezione “ others languages” nella pagina web
www.nodo50.org/ellibertario]
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