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(it) Comidad, le news del 20 agosto 2009

Date Thu, 20 Aug 2009 23:18:26 +0200



Comidad, le news del 20 agosto 2009
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce “Commentario” e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
LA BASE USA PRIMA INQUINA E POI TI ACCUSA
La notizia riportata da alcuni giornali il 14 agosto, è che undici -
secondo altri diciassette - famiglie di militari della Marina
americana lasceranno le loro case in fitto a Casal di Principe, in
provincia di Caserta, poiché, secondo rilevamenti effettuati dalle
stesse autorità militari statunitensi, l’acqua del luogo sarebbe
inquinata. Le autorità militari statunitensi non avrebbero ritenuto
adeguati i controlli fatti effettuare a sua volta dal sindaco di Casal
di Principe, perciò la decisione è risultata definitiva.
La notizia che alcuni militari americani se ne vadano, non è di quelle
che muovono alle lacrime, ma in tutta la rappresentazione proposta dai
giornali c’è qualcosa di sbagliato, che lascia intravedere
qualcos’altro.
Che i militari americani eseguano in prima persona dei loro controlli
sulle acque del luogo è plausibile, poiché, notoriamente, fanno il
comodo loro ovunque si insedino; ma ciò che risulta strano è che il
loro interlocutore in queste faccende sia un sindaco e non il governo.
Ancora più strano è che su questioni militari si apra poi un confronto
pubblico, quando i militari americani potevano semplicemente andarsene
senza fornire spiegazioni, dato che le autorità militari non soltanto
non sono tenute a dare chiarimenti sulle loro scelte, ma, in base ai
loro regolamenti, non li devono proprio dare.
Si è quindi di fronte ad una vera e propria ingerenza da parte degli
Stati Uniti negli affari interni di un Paese “alleato” - in realtà
colonizzato -, di un Paese “ospitante” - in realtà occupato - ; ma non
consiste neppure in questo l’aspetto eclatante, ma nel fatto che tale
ingerenza venga operata in modo palese, chiassoso e plateale, senza
che ciò susciti reazioni ufficiali da parte del governo italiano.
È evidente che ci troviamo in una di quelle situazioni in cui il
colpevole si crea un alibi recitando la parte dell’accusatore, ed
anche della vittima. Che in Campania ci sia un inquinamento delle
falde acquifere, i militari americani non lo hanno scoperto tramite i
loro controlli, ma semplicemente perché sono proprio le loro basi la
principale fonte di rifiuti tossici della regione. Non a caso, il
governo Berlusconi è stato costretto dalla NATO a porre sotto segreto
militare, con la Legge 123/2008, tutta la gestione dei rifiuti in
Campania; per cui, ora in Campania, chiunque si avvicini ad una
discarica o ad un inceneritore, incorre nelle sanzioni dell’articolo
682 del Codice Penale.
In questa vicenda dell’addio a Casal di Principe, vi sono anche indizi
di prove tecniche di guerra psicologica, quella che i tecnici
statunitensi del settore chiamano “psywar”. Per la prima volta dopo
molti anni, le autorità militari statunitensi cominciano a
relazionarsi esplicitamente come una forza di occupazione, saltando la
mediazione governativa e intrattenendo pubblici rapporti con le
amministrazioni locali. Il tutto viene fatto passare in modo
inavvertito, come normalità, in modo da creare precedenti e abitudine.
Ci sono molti segnali che lo Stato italiano così com’è, sia in via di
liquidazione, in vista della balcanizzazione, cioè della formazione di
repubblichette “indipendenti” - delle Basi Nato Republic -, che
costituiscano la facciata per la presenza di basi militari USA, con
traffici illegali annessi; ivi compresi i traffici e lo smaltimento
illegale di scorie militari, nucleari e industriali. Insomma,
un’Italia ridotta a tanti piccoli Kosovo.
All’opinione pubblica italiana è stato celato che in effetti un
progetto del genere era già in atto da parte anglo-americana nel 1943,
e fallì per l’intervento di Stalin.
Il 14 marzo 1944 - una data fatidica, che però oggi non dice niente a
nessuno - pervenne al Regno del Sud il primo riconoscimento
diplomatico dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, allorché il
governo Badoglio aveva accettato la resa senza condizioni nei
confronti degli Anglo-Americani. Questo primo riconoscimento, con
tanto di scambio di ambasciatori, pervenne al Regno da parte
dell’Unione Sovietica.

Sino a quel momento, in base alle clausole dell’armistizio - rimaste
segrete -, l’Italia doveva considerarsi come territorio occupato, puro
e semplice; perciò Stato e governo dovevano considerarsi senza più
personalità giuridica propria, ma come mere cinghie di trasmissione
degli occupanti.

Stalin capì che ciò preludeva ad una suddivisione dell’Italia in
staterelli minori, più gestibili dalle forze di occupazione
anglo-americane. In Sicilia era già pronto un movimento
indipendentista, il MIS.

Di tutto questo il CLN non aveva ancora recepito nulla, poiché non
sapeva nulla neanche del contenuto del documento di armistizio, e
inoltre si baloccava con la leggenda di una “Carta Atlantica”, firmata
dagli Alleati; un documento mitico che, secondo le dicerie
propagandistiche, avrebbe garantito l’integrità degli Stati, e dei
loro confini, nei termini prebellici. Soltanto nel 1945, poco prima di
morire, il presidente USA Roosevelt si decise a rivelare che, in
realtà, non era mai esistito alcun documento del genere. La
sconcertante rivelazione però non diminuì per nulla la popolarità di
Roosevelt, e neppure incrinò il mito degli Americani “liberatori”;
così come, probabilmente, oggi non creerà particolare delusione negli
adoratori di Obama la sua rivelazione che la promessa dell’istituzione
di una sanità pubblica negli USA fosse tutto uno scherzo.

L’episodio del riconoscimento dello Stato italiano da parte dell’URSS,
venne quasi immediatamente banalizzato e occultato dalla propaganda
ufficiale, presentandolo come una questione interna all’Italia, e
diventò la “svolta di Salerno”, in cui il segretario comunista
Togliatti accettava di collaborare col re e con Badoglio. Per come la
mise Togliatti, il tutto davvero si risolse, in politica interna, in
una mera svolta a destra del PCI, il quale, col solito autolesionismo,
tacque sulla decisiva importanza del gesto diplomatico di Stalin. Se
ne accorsero perciò, con disappunto, solo quelli della Repubblica
Sociale, la quale, sino a quel momento, era l’unico Stato italiano a
poter vantare dei riconoscimenti diplomatici.

In realtà Stalin aveva rotto le uova nel paniere agli Anglo-Americani,
poiché, con il suo riconoscimento diplomatico, aveva resuscitato uno
Stato italiano seppellito dalle clausole dell’armistizio, liquidando
così i progetti separatistici nati in funzione dell’occupazione
militare statunitense.

La questione delle basi militari americane costituisce il segnale che
svela il carattere pretestuoso e provocatorio dei progetti
separatistici tipo Lega Nord. Si vuole una Padania indipendente da
Roma ladrona e dal Sud-zavorra, ma non dall’occupazione militare della
NATO; cosa che suggerisce che si tratti di un indipendentismo
funzionale agli interessi della stessa NATO.

Del resto basta vedere chi siano i veri ideologi del gruppo dirigente
della Lega Nord. Ad esempio, dove ha preso Bossi la proposta delle
gabbie salariali per il Sud?

L’ha presa da una vecchia intervista di Edward Luttwak, tecnico
statunitense di psywar. In questa intervista, che circola ancora su
internet, Luttwak, dopo essersi profuso in elogi sperticati e subdoli
sulle mirabolanti virtù dei Meridionali e sull’eccezionale potenziale
di sviluppo del Sud, alla fine arriva al sodo, cioè alla proposta di
salari più bassi per i lavoratori meridionali, in modo da favorire gli
investimenti.

È l’eterna storia del corvo e della volpe, narrata da Esopo; in cui
la volpe riesce a far mollare al corvo il pezzo di formaggio che ha
nel becco chiedendogli di ascoltare la sua bellissima voce. È segno
che, per gli USA, nel Sud indigente c’è ancora qualche pezzo di
formaggio da rubare.

20 agosto 2009
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