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(it) FdCA: Primo giorno di una scuola che chiude

Date Fri, 12 Sep 2008 16:46:16 +0200



Primo giorno di una scuola... che chiude
Si sta aprendo l'anno scolastico 2008-2009. Secondo la ministra
Gelmini, l'ultimo di una scuola pubblica che, dalla fine degli anni
'60 alla seconda metà degli anni '80 del secolo scorso, aveva ampliato
e reso significativi i tempi di apprendimento, allargato ed
ammodernato le discipline e le attività, aumentato di conseguenza il
numero degli insegnanti, garantito il diritto allo studio per tutti i
soggetti prima discriminati nelle classi speciali o differenziali
(sconfiggendo così quell'odiosa selezione di classe figlia della
scuola fascista), quella scuola pubblica che si stava da tempo
impegnando – coerentemente con questa tradizione laica, pluralista ed
antirazzista – all'accoglienza ed all'inclusione paritaria degli
studenti figli di lavoratori immigrati.
Ma il DL 137 dell'1 settembre 2008, emanato dal consiglio dei ministri
del governo Berlusconi e fortemente voluto dalla ministra Gelmini
potrebbe molto seriamente mettere fine alla scuola della repubblica,
per sostituirla con un mero servizio di accudimento e badantato per
bambini/e e con una fucina per (de)formare adolescenti resi ignoranti
e flessibili al mercato del lavoro, i cui costi sono da scaricare al
più presto sulle spalle delle Regioni.
Quello della Gelmini appare come l'ultimo di una serie di attacchi
alla scuola della repubblica che erano iniziati già negli anni '90 con
i primi tagli agli organici (mai più interrotti ed anzi incrementati)
dovuti alle dure politiche neoliberiste di contenimento della spesa
pubblica e alla privatizzazione dei servizi comunali. Il sistema delle
scuole paritarie, introdotto dal ministro Berlinguer con la L.62/2000
aveva poi mercificato l'istruzione spostando ingenti risorse pubbliche
verso le scuole religiose e/o private. La stessa riforma Berlinguer
del 1997 e quella speculare della Moratti del 2003 avevano portato
all'incertezza più totale sul ruolo e funzione della scuola pubblica.
In tutti questi anni non vi è stata una sola legge finanziaria che non
abbia tagliato decine di migliaia di posti, non vi è stato più alcun
interesse da parte dello Stato e del capitalismo italiano ad investire
nella formazione pubblica dei cittadini italiani e dei nuovi
cittadini. L'istruzione e la cultura sono ormai una merce che si
compra sul mercato, con soldi propri, ed ognuno si faccia la
formazione che può, magari aprendo un mutuo-scuola per suo figlio.
Ritorna strisciante la scuola di classe...
Il DL della Gelmini ed il decreto fiscale di Tremonti sono forse
l'ultima stretta del nodo scorsoio che sta tirando il collo alla
nostra scuola. Dalla primaria alle superiori, passando per le medie, è
una strage di posti di lavoro (40mila alle elementari, 13mila alle
medie, 35mila alle superiori; 200mila precari senza più prospettive;
si prevede che nelle regioni del sud – che caso! – non si assumerà più
e non si daranno più incarichi e supplenze fino al 2013!). Solo il
ritorno del maestro unico si porta via 40mila posti, cancella
centinaia di ore di laboratori, di attività di gruppo, di
cooperazione, di classi aperte, di esperienze di apprendimento aperto
e molteplice. Si ritorna al grigiore del tuttologo, al voto che
sanziona, alla divisa perché trionfi la gerarchia e l'autoritarismo...
tanto l'Italia non ha votato ancora una volta per l'ordine e la
disciplina?!
Quando giungerà in dirittura finale anche il DDL Aprea sulla
riorganizzazione degli istituti scolastici scopriremo che i requisiti
per diventare insegnanti saranno la vocazione e gli "attributi"
(sic!), che sarà un dirigente scolastico a testare l'aspirante, in una
scuola che sarà diventata (in barba alla Costituzione) fondazione con
le pezze al culo e senza più quelle scocciature sindacali delle RSU.
Il DL Gelmini, infine, segna così un ulteriore passo verso l'autonomia
e la imprescindibilità del potere esecutivo dal parlamento,
all'interno di quel processo di svuotamento delle istituzioni
cosiddette "borghesi", in cui la democrazia delegata è diventata una
tragica finzione ed il governo un luogo di accentramento del potere
avulso da ogni critica e verifica. Tale processo, che noi comunisti
anarchici denunciamo da tempo, è ormai irreversibile, con buona pace
degli inguaribili aspiranti da sinistra agli scranni parlamentari.
Allora, così come il super-docente del concorsone di Berlinguer (e di
CGIL-CISL-UIL) ed il "tutor" della Moratti sono stati battuti e mai
attivati grazie alla mobilitazione dal basso del mondo della scuola e
dai tanti comitati a democrazia diretta nati in tutta Italia; così
come il tempo pieno ha resistito alla riforma Moratti grazie a quegli
stessi comitati misti di genitori-docenti che si sono auto-organizzati
ed hanno direttamente manifestato la loro opposizione e la loro
determinazione a difendere la scuola pubblica come diritto ed
interesse immediato per le proprie condizioni materiali di vita, anche
oggi è necessaria una grande mobilitazione dal basso nelle scuole,
nelle città, nelle regioni, che coinvolga le famiglie, i docenti, le
associazioni professionali e culturali per impedire l'annichilimento
della scuola pubblica nel buco nero di questa legislatura.
La FdCA sostiene tutte le iniziative sindacali di base e di massa
(dagli scioperi del 3 e 17 ottobre ai volantinaggi davanti le scuole
il primo giorno) perché siano l'inizio di un movimento, ampio ed
unitario, di difesa e di riconquista del diritto all'istruzione, alla
migliore istruzione pubblica possibile.

Commissione Sindacale
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
www.fdca.it
12 settembre 2008
da fdca@fdca.it
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