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(it) Orbassano: presidio contro la repressione e per la libertà di espressione

Date Thu, 11 Sep 2008 12:20:16 +0200



Orbassano: presidio contro la repressione e per la libertà di espressione
Al CPT/CIE chi si ribella viene pestato, umiliato, espulso: l'ultimo
pestaggio, l'ultima rivolta è dello scorso 18 agosto, quando un
detenuto che protestava contro l'ennesimo sopruso viene picchiato e,
in risposta, per qualche ora i reclusi spaccano tutto.
Qualche giorno dopo Orbassano un antirazzista distribuisce volantini
di denuncia del pestaggio, dove è scritto "la polizia picchia".
Fermato dai carabinieri e portato in caserma viene insultato e
denunciato per "oltraggio a corpo politico amministrativo". Gli viene
detto che non si può scrivere che "la polizia picchia" e passarla
liscia. Per condire il tutto gli viene fatta una multa di 800 euro per
affissione abusiva.
Giovedì 11 settembre l'Ereticocollettivo di cui fa parte il compagno
denunciato e multato ha indetto un presidio contro la repressione e
per la libertà di dissentire in piazza dei caduti a Orbassano alle
18,30.
Saranno presenti anche compagni e compagne dell'Assemblea Antirazzista.
La violenza di polizia e carabinieri contro immigrati, rom e sinti è
quotidiana dimostrazione che il razzismo di Stato non si esprime solo
nelle leggi ma anche nella pratica quotidiana delle forze del
disordine.
Per chi arriva da Torino: usciti dall'autostrada proseguire dritto
fino alla rotonda di Pasta, svoltare a sx in direzione Orbassano e
proseguire dritto fino al centro cittadino, la prima rotonda
proseguire dritto (non svoltare a dx perchè c'è la ztl) alla seconda
girare a destra e si arriverà poco dopo a una seconda rotonda dove
proseguendo dritto sulla destra si può vedere la piazza (si riconosce
dai cannoni e dal monumento ai caduti).
L'ultimo episodio in cronaca – avvenuto a Bussolengo in provincia di
Verona – è sintomatico del lavoro che le squadracce in divisa fanno
nel nostro paese.
Chi dice che rischiamo il fascismo non vede che il fascismo non è un
fantasma del passato ma una realtà del presente.
Un'anziana sinta racconta in un'intervista "arrivavano e fascisti e
noi scappavamo perché quelli, se ci prendevano, ci ammazzavano tutti."
Chi pensa che è storia di ieri legga di il racconto di Cristian, uno
dei sinti pestati a sangue dai carabinieri a Bussolengo, dove tre
famiglie di sinti di nazionalità italiana si erano accampate venerdì 5
settembre.
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili
urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di
ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito
ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di
sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi
cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
La voce si incrina per l'emozione: «Hanno subito tentato di
ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha
cominciato a chiedere aiuto urlando 'non abbiamo fatto nulla'. Il
carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia
sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono
messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. 'Stai
zitta puttana', ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia
di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta 'altrimenti
l'ammazziamo di botte' mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio
di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo
sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto
circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono
riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l'ora, le 14,05, e
ho chiamato il 113 chiedendo disperato all'operatore di aiutarci
perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno
strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a
scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare
in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due
dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati
nella caserma di Bussolengo dei carabinieri». «Appena siamo
entrati,erano circa le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e
le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai
calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul
volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei
carabinieri ha urlato alla mia compagna: 'Mettiti in ginocchio e
pulisci quel sangue bastardo'. Ho implorato che si fermassero, dicevo
che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il
manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna
'Devi dire, io sono una puttana', cosa che lei, piangendo, ha fatto
più volte».
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei
figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello
Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con
cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un'ora, ci
hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi.
Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino.
Poi un altro si è denudato e ha detto 'fammi un bocchino'». Alle 19
circa, dopo cinque ore, finisce l'incubo e tutti vengono rilasciati,
tranne Angelo e Sonia e Denis, accusati di resistenza a pubblico
ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono
trasferiti alla caserma di Peschiera del Garda per rilasciare le
impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare
all'ospedale di Desenzano [Brescia].
Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre
«accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le
violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di
Verona – dice ancora Cristian – L'avvocato ci ha detto che potrebbero
restare nel carcere di Verona per tre anni».
Sulla stampa nazionale non è uscito un rigo. Solo il sito di Carta
riporta la notizia
Facciamo appello a tutti gli antirazzisti ad essere presenti ad
Orbassano al presidio di domani. Vogliono tappare la bocca a chi
denuncia le violenze della polizia e dei carabinieri: non ci
riusciranno!
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – la sede è aperta ogni giovedì dopo le 21
338 6594361 fat@inrete.it
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