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(it) Comunicato del CdD-FdCA: Campania - 14 anni di emergenza e di affari dei potenti!

Date Tue, 29 Jan 2008 14:45:02 +0100 (CET)



Tempo fa, quando esplose la protesta a Serre, in un nostro comunicato ci
domandavamo: "Perché non ci spiegano questi paladini degli interessi nazionali
come mai dopo decenni non ci sia ancora in Campania una politica adeguata al
trattamento dei rifiuti?"
Perché dopo 14 anni di emergenza rifiuti (sic!) la maggior parte delle comunità
campane sono ancora costrette a subire l'arroganza di un sistema che non
permette loro di avere accesso a diritti primari quali: avere una strada
accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media
di un paese europeo?
Perché dopo 14 anni di emergenza rifiuti queste comunità sono costrette a
vivere in una delle aree più inquinate del pianeta, dove il tasso di incidenza
delle malattie tumorali, peraltro in continua e vertiginosa crescita , a detta
dell'OMS, è più alto del 12% rispetto a quello medio italiano?

Gia nell'allora comunicato una bozza di risposta ce la davamo: "...Forse non
possono farlo, perché significherebbe smascherare anni di connubi con le mafie
locali o perché significherebbe dipanare una intricatissima matassa di intrecci
morbosi tra Stato legale e illegale e potere economico."

In 14 anni di quella che chiamano, senza alcuna vergogna, "emergenza rifiuti",
i burocrati Statali di turno, sia di destra che di sinistra, non hanno fatto
nulla per dare alla Campania un minimo di organizzazione del ciclo dei rifiuti
degno di questo nome, intenti com'erano ad ingrassare loro e i loro amici
camorristi.

Quindici anni fa il "mago" Rastrelli (giunta di Alleanza Nazionale) compie una
grande alchimia e vara un piano di gestione dei rifiuti che, guarda caso,
accolla la parte onerosa del ciclo, ossia la raccolta dei rifiuti, ai Comuni, e
la parte in cui si guadagna, ossia gli impianti, ai privati. Risultò allora una
sola impresa privata, la FIBE (sigla ottenuta dai nomi delle imprese Fisia,
Impregilo, Babcok, Evo Oberrhausen) con capofila Fisia del gruppo Impregilo (e
quindi FIAT!), che si aggiudicò, attraverso un'unica gara (truccata secondo
molti) la costruzione e la gestione di tre inceneritori e di cinque impianti
di trattamento meccanico-biologico, scegliendo come area dove costruire gli
impianti: Acerra, quella più infestata dai tumori in tutta Europa.

Ma anche le due successive giunte Bassolino (giunta di centrosinistra)
rimangono allineate a queste metodologie di gestione della cosa pubblica. Con
la privatizzazione dei servizi sono diverse le società di gestione anche
blasonate che, con mire di espansione, si propongono dal resto d'italia ai vari
comuni per organizzare la raccolta dei rifiuti: alcune cittadine raggiungono
anche punte di eccellenza nella raccolta differenziata, ma tutto deve cedere le
armi di fronte alle carenze della situazione impiantistica e alla gestione
clientelare e ricattatoria di poteri forti strettamente intrecciati tra loro a
tutti i livelli, dal politico all'amministrativo al gestionale.

Tutto questo non impedisce certo alla Campania di mantenere un ruolo
assolutamente centrale nell'economia italiana all'interno del settore rifiuti:
numerose imprese, del Nord e non, risparmiano e continuano a risparmiare sullo
smaltimento di rifiuti speciali, facendoli "gestire" dalla Camorra a prezzi
stracciati rispetto ai canali ufficiali, aumentando così la propria
concorrenzialità. Si parla di risparmi netti del 80% rispetto ai costi del
mercato legale e di tonnellate e tonnellate di rifiuti speciali finiti nelle
discariche illegali e, qualcuno afferma, anche in quelle legali della Campania.


Per 14 anni lo Stato ha lasciato che tutto precipitasse verso il baratro, ma
non per inettitudine, come qualcuno cerca di far passare, semplicemente per gli
interessi in comune con la Camorra e con l'imprenditoria locale, fino al
possesso diretto di imprese ecologiche come l'Ecocampania da parte di dirigenti
di enti locali. Così in 14 anni non si è riusciti a dare a molti Comuni campani
percentuali di raccolta differenziata superiori al 3%, con la conseguente
produzione di milioni di "ecoballe", cioè balle di immondizia, delle vere e
proprie bombe ecologiche accatastate in immense piramidi, che non potranno
essere utilizzate nemmeno come CDR, perché in realtà non trattate.
L'unico regalo fatto alla popolazione è stato quello delle mille discariche
illegali, di rifiuti industriali e ospedalieri provenienti da mezza Italia e
gestite dalla Camorra.

Dopo 14 anni di questo sistema era inevitabile che si arrivasse a questo punto
e non basteranno le misure speciali come quelle di trasportare i rifiuti in
altre regioni italiane. Con questi presupposti di connivenze tra Stato e poteri
economici privati, legali ed illegali, il territorio campano difficilmente
uscirà dalla notte in cui è piombato. Da una parte con lo Stato che addirittura
scomoda il "pluripremiato" De Gennaro, che si è conquistato gli onori sul campo
di battaglia genovese, e dall'altra una numerosa congrega di affaristi che
difficilmente mollerà il prezioso osso.

Ma l'emergenza Campania rivela la fragilità del sistema rifiuti in Italia.
Anche in diverse altre regioni dove la gestione è meno scandalosa, e dove per
il momento il sistema sembra reggere, le prime crepe cominciano a manifestarsi
e lo dimostrano le risposte che le varie regioni, al di la di considerazioni
politiche strumentali, hanno dato alla richiesta di accogliere i rifiuti
campani: anche le regioni con governi "amici" hanno dato disponibilità per
quantitativi assolutamente simbolici, pena la messa in crisi di equilibri
assolutamente fragili.

Contrariamente ai buoni propositi ambientali, ma perfettamente in linea con le
necessità capitalistiche, il flusso dei rifiuti anche urbani prodotti aumenta
di anno in anno in maniera continua e consistente. La raccolta differenziata
non riesce ad incidere in maniera significativa, e anche se aumentasse allo
stesso ritmo della produzione dei rifiuti, cosa che non è, le quantità da
smaltire crescerebbero solo più lentamente, ma continuando comunque a crescere.


Nascondere il problema sotto il tappeto, ovvero lo smaltimento in discarica tal
quale, è sempre meno facile per la scelta dei siti e giustamente sempre più
costoso. L'unica soluzione proposta è quella di inceneritori sempre più voraci,
che agiscono sulla riduzione volumetrica del problema ma non lo risolvono,
mentre rischiano di peggiorare la qualità ambientale e la sicurezza sanitaria
delle nostre regioni. Risolvere il problema dei rifiuti in Campania, così come
in altre regioni italiane, significherebbe incidere su interessi enormi,
significa prima di tutto intervenire sulla parte più importante e più
resistente della filiera, ossia quella della produzione a monte. Ormai è
appurato che da soli, gli imballaggi costituiscono il 40% in peso dell'intera
massa dei rifiuti urbani, e fino al 60-70% in volume. Pensate quindi a quanto
si potrebbe fare, ma pensate a quali e quanti sono gli interessi economici da
colpire. Ad esempio nel 2005, il settore dell'imballaggio italiano ha
rappresentato circa il 3% del fatturato totale registrato all'interno
dell'industria produttiva e approssimativamente l'1,5% del PIL, impiegando
106.150 addetti in circa 7.110 aziende.

D'altra parte gia sarebbe qualcosa se si obbligasse la rete di distribuzione al
dettaglio, e le relative associazioni di categoria, a spacchettare i beni
venduti e di avviare gli imballaggi agli impianti di recupero. Altro si
potrebbe fare ad esempio intervenendo sulla pubblicità, impedendo che vengano
prodotte tutte quelle cartacce che invadono inutilmente i nostri quartieri.
Seconda cosa, necessaria ma certo non sufficiente in assenza di una radicale
modifica dell'attuale modello di sviluppo, l'impostare una raccolta
differenziata porta a porta, per la raccolta e il trattamento della frazione
putrescibile, da compostare e/o utilizzare per produrre metano, e delle altre
frazioni riciclabili, cosa che in pochi mesi potrebbe portare la percentuale di
recupero ad oltre il 60%, anche con la conseguente creazione di posti di lavoro
reali, e il potenziamento del sistema impiantistico, mantenuto sotto stretto
controllo pubblico.

Tuttavia crediamo che qualsiasi scelta verrà presa in Campania, il suo
principio base non sarà certamente orientato a migliorare la qualità di vita
delle comunità regionali, ma sarà piuttosto nell'ottica di comporre gli
interessi economici dei vari potenti. Anche perché, come abbiamo visto in
questi anni, gli interessi in gioco sono enormi.

Ancora una volta in Campania avranno voce solo i poteri forti, da quelli
cosiddetti legali a quelli dei clan camorristi. La voce di quei potenti che
hanno contribuito ad avvelenare un territorio meraviglioso che dovrebbe
appartenere alla comunità intera e non essere ostaggio dei loro nefandi affari.


Ancora una volta queste vicende dimostrano quanto lo Stato sia incapace di
garantire una vita dignitosa alle comunità locali e quanto sia dannosa la
delega della gestione di un territorio.

Ancora una volta vicende di questo tipo dimostrano di quanto sia necessario che
i lavoratori e le lavoratrici prendano in mano le loro vite e decidano assieme
e pariteticamente della gestione delle risorse del loro territorio, gettando
nell'immondezzaio della storia e senza possibilità di riciclo, l'autorità dei
poteri statale ed economico.


Consiglio dei Delegati
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
Pesaro, 27 Gennaio 2008

http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca -A- fdca.it>

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