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(it) Comidad: Gli Stati fantocci dell'affarismo criminale
Date
Thu, 28 Feb 2008 10:39:17 +0100 (CET)
NEWSCOMIDAD : Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le
news precedenti, può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"Commentario" .
*********************************************
GLI STATI FANTOCCIO DELL'AFFARISMO CRIMINALE
La notizia secondo cui Fidel Castro sarebbe uscito definitivamente di scena
per motivi di salute, ha determinato la prevedibile ondata di commenti, in cui
si è distinta la stampa ufficiale europea e americana, tesa a dipingere il
leader cubano come un tiranno ormai fuori dal mondo, aggrappato sino alla fine
alla sua ideologia. Questa rappresentazione propagandistica aggira però la
questione essenziale, e cioè che la popolarità di Castro in America Latina, in
particolare tra le nuove generazioni, è iniziata dopo la fine del socialismo
reale e la dissoluzione dell'Unione Sovietica, e molto dopo il definitivo
tramonto del modello di socialismo cubano, quando i limiti umani e politici
dello stesso Castro erano ormai evidenti.
Gli anni '90, e non gli anni '60, sono stati il periodo in cui il prestigio
personale di Castro ha cominciato a costituire un elemento di inciampo per la
politica latino-americana; tanto che il papa Karol Woytila nel 1998 fu
costretto ad organizzarsi una visita a Cuba per rifarsi una verginità di
fronte all'opinione pubblica latino-americana, essendosi troppo esposto a
favore del colonialismo statunitense con le sue prese di posizione contro
Ortega in Nicaragua e a favore di Pinochet in Cile, mollando inoltre Noriega
nel 1990 a Panama quando questi, per sfuggire ai soldati statunitensi, aveva
chiesto asilo nella Nunziatura Apostolica, cosa che gli sarebbe stata dovuta,
secondo il Diritto internazionale.
Contrariamente a quanto si vuol far credere all'opinione pubblica europea, la
popolarità di Castro in America Latina non è dovuta ad un'attrazione
ideologica del castrismo, anzi di castrismo non si parla nemmeno più. Le
giovani generazioni latino-americane che vedono in Castro un punto di
riferimento, non sanno nulla dello "Hombre Nuevo" e di tutte le altre palle al
piede di carattere ideologico che si produssero a Cuba quaranta anni fa.
Negli anni '60 e '70 era dato per scontato che chi si opponeva
all'aggressione colonialistica, avesse come minimo il dovere di creare il
paradiso in terra, cosa che ha determinato da parte del regime cubano una
serie di stupidaggini ed efferatezze che avrebbe potuto tranquillamente
risparmiarsi.
Quel che rimane oggi di Cuba è solo l'immagine di un Paese che ha dimostrato
di poter reggere per mezzo secolo all'aggressione militare, economica e
terroristica da parte di una superpotenza coloniale, perciò Cuba, per il resto
dell'America Latina, non costituisce un modello, bensì l'esempio della
possibilità di resistenza allo strapotere del colonialismo degli USA e delle
multinazionali.
Questa concretezza dei Latino Americani è ciò che oggi manca ai commentatori
"occidentali", i quali vorrebbero farci credere che il ritiro di Castro dalla
scena politica ponga le condizioni per libere elezioni a Cuba e quindi per un
superamento del contrasto con gli USA. In realtà, qualunque regime vi fosse a
Cuba, rimarrebbe quanto già scritto da Thomas Jefferson più di due secoli fa,
e cioè che Cuba costituisce geopoliticamente una tappa essenziale della
espansione coloniale degli Stati Uniti verso l'America Latina.
Sino alla rivoluzione del 1959, Cuba aveva svolto, a causa della sua posizione
a ridosso della penisola della Florida, il ruolo di ponte dell'economia
illegale statunitense. Le multinazionali sono organizzate su un livello legale
ed un altro illegale, ed è l'intreccio tra questi due livelli a creare il
maggior numero di occasioni affaristiche. Ad esempio, il petrolio iracheno,
acquistato sul mercato illegale a meno di venti dollari, può esser rivenduto
sul mercato legale al prezzo ufficiale di cento dollari. A sua volta, il
livello illegale delle multinazionali è agganciato alle classiche
organizzazioni malavitose che svolgono una funzione di manovalanza e di
copertura.
Il Proibizionismo dell'alcol negli Stati Uniti fu imposto nel 1919 con
motivazioni moralistiche da organizzazioni create dal businessman Pierpont
Morgan, ritenuto allora l'uomo più ricco del mondo; la maggiore entità del
traffico era svolta da un altro businessman di chiara fama, Joseph Kennedy -
padre del futuro presidente John Kennedy -, anche se alla fine erano
personaggi come il gangster Al Capone a risultare evidenti all'opinione
pubblica. Allo stesso modo, in Campania è oggi la camorra a risultare in primo
piano, anche se questo "sistema" camorristico non è certamente all'altezza
degli affari che gli vengono attribuiti, come lo smaltimento dei rifiuti
tossici prodotti dalle multinazionali statunitensi, che passano attraverso i
porti militari della basi americane.
Nel momento in cui tornasse nella sfera d'influenza statunitense, anche Cuba
riprenderebbe perciò quel ruolo di Stato fantoccio dell'affarismo criminale
che già svolgeva negli anni '50.
Il mito della democrazia americana è servito da sempre a mettere in ombra il
vero problema, e cioè che monstrum costituiscano gli Stati Uniti dal punto di
vista geopolitico: un Paese che, per posizione geografica, è in grado di
minacciare, aggredire e destabilizzare tutto e tutti, pur di realizzare i
propri scopi affaristici camuffati di idealismo, senza avere però altrettanto
da temere, grazie al suo isolamento continentale.
È l'Europa oggi a trovarsi minacciata e destabilizzata dall'indipendenza del
Kosovo, imposta da Clinton ancora prima che da Bush. È l'Europa inoltre ad
essere costretta a dover mantenere un altro staterello fantoccio
dell'affarismo criminale, un Paese privo di vera autosufficienza economica, ma
che già possiede quasi più banche che abitanti, e che è stato definito
giornalisticamente una "Mafialand", anche se, tecnicamente, è più una
"N.AT.O.land".
È infatti la presenza delle truppe NATO a garantire in Kosovo la zona franca
per le organizzazioni criminali, e non accorgersene costituisce lo stesso tipo
di svista per cui in Campania si nota il potere della camorra e non le
tredici basi americane, come se queste fossero una componente del paesaggio.
Il Kosovo è oggi uno specchio in cui l'Italia può intravedere molti dei suoi
stessi lineamenti.
L'imprinting dei gruppi dirigenti europei è la loro incapacità di opporsi agli
Stati Uniti, perciò essi devono sperare che qualcun altro lo faccia per loro,
riservandosi peraltro di condannarlo ufficialmente per tanta arroganza. La
situazione paradossale è che oggi pare che siano proprio i gruppi dirigenti
europei a dolersi maggiormente del fatto che le minacce di intervento militare
in Kosovo da parte del presidente russo Putin abbiano uno scopo puramente
rituale. È molto difficile infatti che Putin si lasci davvero distrarre dai
suoi obiettivi affaristici in un momento in cui i prezzi del suo petrolio e
del suo gas sono alle stelle, così in Europa non vi sarà nessuno a contrastare
l'ennesima offensiva colonialistica statunitense.
28 febbraio 2008
Da: "Italiano" <italianovinc -A- alice.it>
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